Perché nausea e vomito scoraggiano le donne in gravidanza

AGI - Tra le donne che soffrono di iperemesi, ovvero nausea e vomito estremi, in gravidanza, la metà ha dichiarato di aver preso in considerazione l'interruzione della gravidanza e 9 su 10 hanno preso in considerazione l'idea di non avere più figli. Lo rivela un sondaggio australiano guidato da Luke Grzeskowiak, della Flinders University, pubblicato su PLOS One.

Dettagli dello studio australiano

Lo studio, condotto tra luglio e settembre 2020, ha anche rilevato che solo la metà ha valutato i trattamenti più diffusi come efficaci. I ricercatori hanno analizzato le esperienze di 289 donne australiane attualmente o precedentemente affette da gravi nausea e vomito gravidico, NVP, o iperemesi gravidica, HG.

Conseguenze sulla qualità della vita

La ricerca ha evidenziato l'impatto profondo di tali condizioni su qualità di vita, relazioni sociali, capacità di svolgere compiti quotidiani, alimentazione, lavoro e salute mentale. Più della metà delle partecipanti ha riferito impatti gravi in queste aree, con il 62% che ha spesso o sempre sperimentato depressione o ansia a causa dei sintomi. Il 54% ha contemplato l'interruzione della gravidanza e il 90% ha considerato di non avere altri figli.

Farmaci e trattamenti utilizzati

I farmaci antiemetici più utilizzati sono stati ondansetron (91%), piridossina (62%), doxilamina (62%) e metoclopramide (61%), con ondansetron spesso usato già nel primo trimestre e come terapia di prima linea nel 55% dei casi. Gli effetti collaterali riferiti più comuni includevano cefalea, stipsi, sedazione e problemi cognitivi, con un abbandono maggiore per metoclopramide (31%) rispetto a ondansetron (14%) e doxilamina (10%).

Efficacia percepita dei trattamenti

Ondansetron, doxilamina e corticosteroidi sono risultati tra i più efficaci secondo le percezioni delle donne. Inoltre, metà delle partecipanti ha utilizzato anche terapie per la riduzione dell'acidità gastrica e trattamenti complementari o alternativi. Lo studio sottolinea una grande variabilità nelle risposte ai trattamenti e evidenzia la necessità di un approccio individualizzato alla gestione di NVP e HG per migliorare gli esiti e la qualità della vita delle pazienti.

A Roma t-shirt sulla pace create da una start-up di rifugiate ucraine

AGI - Lunedì 8 settembre, a Roma, verranno presentate in anteprima delle creazioni di una start-up femminile di moda fondata da ucraine rifugiate in Italia. La mostra celebra la resilienza e la creatività delle donne in un contesto di ricostruzione e speranza.

La storia di Giove - questo il nome della start-up - nasce dalle ceneri della guerra e dallo stesso concetto di ricostruzione, della vita e di un nuovo inizio. In mostra 12 t-shirt inedite che raccontano la capacità e la forza di rigenerazione delle donne. Parlano di speranza, di coraggio e di resilienza e portano con loro un messaggio di bellezza e armonia universale. Un sogno di pace che si realizza insieme ed esprimono una preziosità che va oltre la materia.

 

 

Il programma dell'evento

L'appuntamento inaugurale è per le 11 a Palazzo Valentini, ma le t-shirt assieme a suggestivi scatti fotografici d'autore saranno visibili fino al 19 settembre. L'evento pubblico è promosso dall'Associazione Donne For Peace Ets ed è organizzato con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma. La mostra è curata nell'allestimento da Camilla Bolfe, con l'esposizione delle opere fotografiche di Davide Valente.

 

 

Un team internazionale per la rinascita

Un percorso creativo che è risultato possibile grazie al lavoro sinergico di un team internazionale che ha unito professionalità e visioni: dall'ispirazione e passione dell'artista e ricamatrice Firych Uyana, alla altrettanto appassionata elaborazione visual e grafica a cura di Anouk Rapaport, Davide Piras e Sara Verdone.

La bellezza come strumento

"In un momento storico segnato da profonde fratture e conflitti, iniziative come questa ci ricordano il potere della bellezza, dell'arte e della moda come strumenti di dialogo e ricostruzione", ha sottolineato l'On. Mariano Angelucci, presidente della commissione Turismo, Moda e Relazioni Internazionali di Roma Capitale nonché consigliere della Città Metropolitana di Roma. "È un onore sostenere un progetto che non solo valorizza il talento femminile, ma promuove un messaggio universale di pace, speranza ed empowerment. Queste donne, con la loro forza creativa, dimostrano che l'autonomia e la rinascita passano anche attraverso l'arte, il lavoro e la condivisione di valori", ha aggiunto.

Donne for Peace e l'arte del ricamo

 

 

"Piccoli frammenti sparsi, scintille di fuoco che schioccano nella notte. Visioni isolate che barcollavano nel buio", ha dichiarato Volha Marozava, presidente di Donne for Peace, tra le ideatrici della startup. "Cerco semplicemente - prosegue - di mettere insieme ogni manifestazione della purezza e dell'autenticità che queste creazioni raccontano e di farle conoscere a tutti affinché riacquisiscano il loro degno valore. Un valore che esprime impegno, sostegno reciproco e unicità". "Il ricamo per me è una passione che prende vita in ogni punto. È un mondo interiore che scelgo di condividere con le persone", ha raccontato Firych Uyana. "Dopo l'inizio della guerra - ha proseguito - l'Italia è diventata la mia ispirazione: mi ha riportata a me stessa, al mio talento, permettendomi di immergermi di nuovo in esso e, attraverso la bellezza, di svelare la profondità delle emozioni capaci di toccare il cuore di chiunque".

Made in Italy e tradizione ucraina, un incontro creativo

Coniugando il made in Italy, l'antica tradizione sartoriale ucraina con ispirazioni e tecniche da diversi paesi e culture, le creative di Giove sono donne rifugiate che hanno trovato in Italia un approdo, superando il loro dolore. "Ho posato la macchina fotografica sul tavolo da lavoro di Ulyana", spiega Davide Valente. "Le perline colorate - aggiunge - erano già sparse, pronte a essere selezionate e ricamate dalle sue abili mani. Lei ha sorriso, le ho chiesto cosa la rendesse felice del progetto Donne for Peace. Gli occhi dell'artigiana si sono illuminati. C'era amore nelle sue parole. A questo punto, ho iniziato a scattare".

"Il ricordo di queste donne è mosso, il fotografo ha scelto il bianco e nero per catturare un istante che racconta una storia di rinascita, l'errore come opportunità creativa, la resilienza di donne imprenditrici straordinarie", conclude la curatrice Camilla Bolfe. Presenti in sala per accogliere il progetto, condividendo un pensiero per la pace in Europa e nel mondo, saranno rappresentanti di istituzioni, istituti e accademie, tra i quali: Silvio Salini, amministratore unico Euitalia; Luca Fratini, coordinatore Agenda Donne Pace e Sicurezza Maeci; il neo Amb. d'Italia in Malesia Raffaele Langella; Cesare Salerno, Ceo Lazio Crea; Maria Antonia Sparta', vice questore Polizia di Stato; Luisa Laurelli, assessore alle politiche sociali del Municipio Roma IX Eur; Patrizio Chiarappa, assessore allo Sport e ai Grandi Eventi Municipio Roma IX; Patrizia De Vivo, presidente Commissione Politiche Sociali IX Municipio; Luigi Gallo, presidente Cedas - Camera Europea dell'Alta Sartoria; Avv. Giuliana D'Antuono, membro del Consiglio Direttivo Aerec -Project Leader World Life Strategies; Eleonora Droghei, consigliere Regionale Partito Democratico; Lucia de Grimani, presidente Cna Impresa Donna Roma e Lazio; Mattia di Tommaso, presidente Idea Europa; Carlo Casillo, presidente Federazione Nazionale Moda Cnl; Vincenzo La Barbera, Investor Relations e Public Affairs Mexedia e Souad Sbai, politica e saggista.

 

 

 

Decaro sarà candidato in Puglia. L’annuncio con Elly Schlein

AGI - "Io da oggi ho la responsabilità di guidare un nuovo progetto politico. Parlerò della Puglia e dei pugliesi". Lo ha detto Antonio Decaro sul palco della festa dell'Unità di Bisceglie, annunciando la sua candidatura come governatore della Regione Puglia.

"Non potevo girare le spalle alla mia terra, alla mia terra e non lo farò mai. Ho vissuto - ha aggiunto - una estate complicata. Ho scritto quel libro 'Vicino' e ho girato tutte le piazze della Puglia, incontrare migliaia di persone, toccare con mano il vostro affetto e abbraccio".

Arrivo e accoglienza alla Festa dell'Unità

Sono arrivati in auto, superando il cordone dei volontari, senza rilasciare dichiarazioni ai tanti cronisti presenti. Elly Schlein e Antonio Decaro sono entrati direttamente nel backstage della Festa regionale de l'Unità, accolti da un lungo abbraccio con i presenti, tra cui il senatore biscegliese Francesco Boccia, padrone di casa. Schlein è salita sul palco per prima, seguita a pochi passi da Decaro. La segretaria ha preso posizione al centro della scena, mentre l'ex sindaco di Bari si è attardato a salutare i numerosi cittadini radunati dietro il palco. Occhi lucidi, strette di mano, pacche sulle spalle. Qualcuno, tra il pubblico, lo ha richiamato e ha detto: "Allora, Antò?". Decaro ha annuito, silenziosamente. Un cenno che vale una conferma: sarà lui il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia.

Un camion investe alcuni operai nel Reggino, un morto e due feriti

AGI - È di un morto e due feriti il bilancio di un incidente sul lavoro a Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria

I tre operai, impegnati nei lavori per la posa del cavo della fibra ottica nel centro abitato del Reggino, in un tratto in discesa sono stati travolti da un camion della ditta impegnata negli stessi lavori.

Indagini in corso

Sul posto, per accertare la dinamica dei fatti, sono intervenuti i carabinieri delle stazioni di Sinopoli e Sant'Eufemia d'Aspromonte. Impegnati anche i vigili del fuoco, che assieme agli operatori sanitari del servizio di emergenza medico 118 hanno lavorato per i soccorsi alle tre vittime e per mettere in sicurezza la zona dell'incidente. Intervenuto anche un mezzo del servizio di elisoccorso con il quale l'operaio in gravissime condizioni è stato trasportato agli ospedali riuniti di Reggio Calabria, dove però è morto poco dopo l'arrivo. 

Sos Mediterranee denuncia un attacco libico a Ocean Viking

AGI - Sos Mediterranee ha annunciato di aver presentato una denuncia ai magistrati italiani a seguito di "un attacco armato" contro la nave di soccorso Ocean Viking "da parte della Guardia costiera libica" il 24 agosto. Sarebbe stata avviata già una indagine. Almeno cento i fori di proiettili individuati. Si tratta del primo passo di una serie di azioni legali volte a perseguire sia gli autori dell'aggressione sia coloro che l'hanno resa possibile.

La denuncia chiede il perseguimento penale per tentato omicidio plurimo, tentato naufragio, danneggiamento di un'imbarcazione, nonché qualsiasi altro reato che l'autorità giudiziaria ritenga applicabile. Saranno intraprese azioni legali, viene annunciato, anche a livello internazionale per affrontare la responsabilità della catena di comando all'interno della Guardia Costiera libica e delle istituzioni e degli Stati che continuano a finanziarla, equipaggiarla e addestrarla.

Nuove prove dell'aggressione

Nuove prove confermano l'aggressione deliberata nonostante la comunicazione continua con le autorità. Sos Mediterranee ha anche presentato nuove prove audiovisive che confermano che l'Ocean Viking è stata oggetto di "un attacco armato deliberato, mirato e senza precedenti che ha messo in pericolo di morte immediato i sopravvissuti, gli operatori umanitari e i marittimi, nonostante la nave rispettasse rigorosamente il diritto marittimo internazionale e fosse in costante coordinamento con le autorità italiane".

Appello per la protezione

"Questo attacco deve servire da monito. Gli operatori umanitari e i sopravvissuti non possono essere lasciati senza protezione in mare mentre gli Stati europei continuano a esternalizzare il controllo delle frontiere a un'autorità libica che ha ripetutamente dimostrato il suo disprezzo per il diritto internazionale", afferma Bianca Benvenuti, responsabile dell'advocacy internazionale.

Richieste della ONG

La ONG chiede una "indagine indipendente e trasparente sull'attacco e l'assunzione di responsabilità sia da parte dei responsabili che di coloro che li hanno aiutati; la sospensione del sostegno dell'UE e dell'Italia - finanziario, materiale e operativo - alla Guardia costiera libica; l'abolizione del Memorandum d'intesa Italia-Libia del 2017 e la cessazione del programma Sibmmil; la sospensione e la revisione del riconoscimento della regione di ricerca e soccorso libica da parte dell'Organizzazione marittima internazionale attraverso un audit nell'ambito del programma di audit degli Stati membri.; la protezione delle ONG umanitarie di ricerca e soccorso, "compresa la fine della criminalizzazione e dell'ostruzionismo amministrativo".

Dettagli dell'attacco

Secondo quanto ricostruito dalla ONG, al momento dell'attacco, la Ocean Viking aveva a bordo 87 sopravvissuti salvati in due precedenti operazioni e, con l'autorizzazione del Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano, aveva temporaneamente deviato la rotta dal porto di sbarco assegnato per cercare una terza imbarcazione in difficoltà in acque internazionali. Le persone con volto coperto a bordo della motovedetta libica Houn 664, "si è avvicinato in modo aggressivo alla Ocean Viking, impartendo istruzioni illegali di lasciare la zona". Senza alcun preavviso, "hanno aperto il fuoco, anche se la Ocean Viking stava già cambiando rotta. Le persone mascherate hanno continuato a sparare, insultando e minacciando di uccidere il team di Sos Mediterranee, mentre un membro del team di lingua araba a bordo della Ocean Viking supplicava gli aggressori di lasciare che la nave lasciasse la zona". L'attacco ha causato la frantumazione di quattro finestre del ponte, la distruzione di diverse antenne di comunicazione e navigazione e il grave danneggiamento di tutte e quattro le imbarcazioni di soccorso veloce e di altre attrezzature SAR. L'attacco ha provocato più di 100 fori di proiettile su tutta la Ocean Viking, alcuni dei quali all'altezza della testa all'interno del ponte. "Sebbene non siano stati segnalati feriti, sia i sopravvissuti sia l'equipaggio - conclude la ONG - sono stati esposti a un pericolo mortale immediato, subendo un impatto psicologico significativo. Per la prima volta nei dieci anni di storia della Ocean Viking è stato dichiarato il massimo livello di allerta sicurezza: un incidente di sicurezza di livello 3".

Oleg Orlov: “La pace in Ucraina? Solo facendo più pressione su Putin”

AGI - La Russia, l'Ucraina, la pace, la triade Putin-Xi-KimTrump. E il carcere. Parla a tutto campo Oleg Orlov, tra i fondatori e tra i volti più importanti di Memorial, l'associazione russa impegnata da quasi quarant'anni nel campo della memoria e dei diritti umani che nel 2022 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

La necessità di pressioni concrete su Putin per la pace

"La pace in Ucraina si può ristabilire solo esercitando pressioni concrete su Putin. Nient'altro potrà funzionare", dice convinto l'attivista russo. A Palermo per prendere parte a un incontro della prima Summer school di Memorial Italia, ha raccontato di avere "trascorso del periodo in carcere in Russia per avere scritto un articolo nel quale descrivevo un potere fascista che vive anche di guerre che sono un aspetto fondamentale di quel regime". La vittoria della Russia sarebbe - Orlov ne è certo - "un disastro non solo per l'Ucraina, ma anche per la Russia, e per l'Europa che dovrebbe convivere con un governo di tale natura". Per cui, "sì, la pace è necessaria: per l'Ucraina e per la Russia reale, non quella di Putin. Per questo è importante esercitare un'autentica pressione".

Il ruolo dell'Europa e l'incontro Putin-Kim-Xi

Sul ruolo dell'Europa, l'attivista ha un giudizio chiaro: "Non mi sembra che sia stata debole riguardo alla risposta al conflitto, ma il pressing esercitato non è sufficiente. Mi sembra che la posizione assunta dall'Unione europea sia assolutamente giusta; nell'incontro con Trump in Alaska si è espressa con chiarezza, ma questa posizione occorre sostenerla concretamente con l'azione e, insisto, con una adeguata pressione". L'incontro tra PutinKim e Xi non ha cristallizzato un fronte che potrebbe rendere tutto più difficile sul versante dei conflitti e degli equilibri nel mondo? A suo parere "se ne dà un peso eccessivo. Certamente dal punto di vista della rappresentazione e dell'impatto mediatico è stato molto impressionante e molto forte, ma è solo un'azione di propaganda. Da questo punto di vista, ma solo da questo, gli organizzatori hanno ottenuto quello che volevano e gli è andata molto bene". E su Trump: "A Putin è necessario come oggetto di manipolazione: finora lo ha manipolato come voleva".

 

 

Gli obiettivi falliti di Putin in Ucraina

Tornando all'Ucraina, per Oleg Orlov "è evidente" che Putin "non ha raggiunto i suoi obiettivi". Non ha raggiunto quello iniziale che "era prendere tutta l'Ucraina, non come Paese occupato, ma satellite". E non è stato raggiunto neppure l'obiettivo di "esercitare una pressione totale su tutto lo spazio post-sovietico e conseguenzialmente una forte influenza su tutta quanta l'Europa, facendo leva, ad esempio, su gas e petrolio". La vera domanda quindi oggi è: "Arriverà un momento in cui Putin dovrà far vedere e credere di avere raggiunto i suoi obiettivi e fermarsi? Io penso di sì e credo che sia abbastanza pronto, ma non siamo arrivati al punto in cui può vendere qualsiasi accordo come una vittoria. Si arriverà però a questo momento e quando avverrà si fermerà. Il punto preciso in cui si fermerà dipenderà dalla pressione esercitata dall'esterno, se sarà forte si fermerà prima, se non lo sarà tenterà di ottenere il più possibile prima di farlo".

Il terrore e la mancanza di un fronte unito in Russia

Orlov da più di un anno non è in Russia, ma assicura che ogni giorno parla con tante persone, amici e colleghi che vivono in Russia e la tecnologia in questo aiuta. Ebbene, "il terrore non solo esiste in questo contesto di dittatura, ma è ovunque, in qualunque ambito. La gente ha paura e si autocensura continuamente, non solo sui social, ma anche nelle conversazioni, per strada, nei bar... si sa che c'è un controllo. E non parlo solo di attivisti, ma anche di gente comune. Ci sono, però, molte persone che combattono, quotidianamente, anche se sanno che possono essere arrestati. Ma la battaglia continua. I prigionieri politici ricevono spesso sostegno, cibo, soldi dalla gente comune, non sono isolati. Così anche i prigionieri di guerra ucraini che hanno ringraziato i cittadini russi perché, hanno detto, senza di loro non ce l'avrebbero fatta". Se c'è terrore, di certo "non si può parlare di fronte unito. Molti sono scontenti della guerra, delle sanzioni, ma devono stare in silenzio, esprimere un dissenso è pericoloso".

Speranze di cambiamento politico e il ruolo delle sanzioni

È possibile pensare a una soluzione politica che modifichi sostanzialmente la situazione in Russia? All'inizio della guerra, risponde "c'era la speranza che una sconfitta catastrofica avrebbe portato alla fine del regime, ma questa previsione era sbagliata e non si vede nulla che faccia pensare che questa guerra finisca secondo quello scenario. C'era anche la speranza in Europa che le sanzioni avrebbero cambiato tutto, che la distruzione dell'economia avrebbe portato a una rivolta della gente, ma occorre tempo perché le sanzioni possano produrre effetti tali da portare a una ribellione vasta. È vero, i centri commerciali si sono ridotti drasticamente perché l'inflazione è alle stelle e i prezzi sono troppo alti, le principali tre case automobilistiche sono in crisi, ma tutto ciò non basta al momento, la gente preferisce adattarsi e la ribellione resta una prospettiva ancora troppo lontana". L'unica speranza sta nell'uscita di scena di Putin e quando accadrà le varie fronde proveranno a eliminarsi a vicenda per dimostrare di essere i soli in grado di riformare il sistema".

La situazione carceraria e i prigionieri politici

Infine il carcere: "La mia esperienza è stata relativamente semplice; pesante, difficile, umiliante, certo, e poi non bisogna ammalarsi perché chi si ammala muore e sarei morto anch'io se mi fossi ammalato. Ma Io sono stato liberato, mentre in questo momento ci sono migliaia di prigionieri politici e molti rischiano di morire, muoiono, e dobbiamo liberarli. È passato un anno dallo scambio attuato per la mia liberazione, speravamo fosse un modello e che ci fossero altre liberazioni e invece non è accaduto nulla. Sappiamo per certo che ci sono in Europa, anche in Italia hacker, agenti russi" che, conclude il noto attivista, potrebbero essere utilizzati per scambi e in Russia "ci sono molti cittadini europei in carcere con accuse false: nel mio scambio, la Russia ha avuto agenti segreti, hacker, assassini che servivano al regime di Putin e hanno liberato alcuni europei. Oggi il risultato è zero e i prigionieri politici continuano a morire".

 

 

Lo smartphone a scuola: 5 consigli per un uso consapevole

AGI - Inizia il nuovo anno scolastico con una novità importante per i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado, regolata da una circolare del ministero dell'Istruzione e del Merito: il divieto di utilizzo di smartphone durante lo svolgimento dell'attività didattica e più in generale in orario scolastico.

L'impatto dell'uso problematico dello smartphone

Dagli esperti del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità arrivano alcuni consigli per non farsi trovare impreparati e gestire al meglio un attaccamento al telefono che in alcuni casi può diventare un vero e proprio utilizzo problematico dello stesso.

"L'uso problematico dello smartphone (Smartphone Addiction), colpisce a livello mondiale oltre il 25% degli adolescenti, con effetti negativi su sonnoconcentrazione e relazioni - sottolinea Adele Minutillo, del Centro nazionale dipendenze e doping dell'Iss - con piccoli passi si può affrontare il problema. L'obiettivo non è eliminare l'uso dello smartphone, ma imparare a gestirlo con consapevolezza".

I 5 consigli 

Ecco i cinque consigli degli esperti Iss per un utilizzo consapevole dello smartphone che aiuta a non perdere momenti importanti.

- Impara a conoscere i segnali di allarme. Un primo passo per gestire l'uso problematico dello smartphone è riconoscere i segnali d'allarme, come il bisogno continuo di controllare il telefono o l'incapacità di disconnettersi.

- Inizia da prima e a piccoli passi il digital detox. Stabilisci una "zona smartphone free" a casa condivisa con la famiglia, come la camera da letto o il tavolo da pranzo, per favorire momenti di qualità e disconnettersi gradualmente. Inizia con piccoli passi, ad esempio 30 minuti di pausa digitale al giorno, usando il tempo per altre attività che ti piacciono.

- Dormi un numero sufficiente di ore, questo aiuta la memoria e rende meno scontrosi. Dormire bene e a sufficienza favorisce l'apprendimento e la memorizzazione a lungo termine e anche la gestione delle emozioni. Per questo il consiglio è che tutta la famiglia (anche i genitori) tenga i dispositivi elettronici fuori dalla camera da letto o comunque spenti almeno un'ora o due prima di andare a letto. È importante anche limitare o eliminare del tutto l'assunzione di caffè o bevande energetiche con caffeina.

- Disattiva le notifiche nei momenti importanti. Durante lo studio, lo sport, i pasti o quando sei con amici e famiglia, disattiva le notifiche, metti il telefono in modalità silenziosa o attiva la modalità "Non disturbare". Le notifiche continue riducono la concentrazione e ti spingono a controllare lo smartphone anche quando non è necessario. Imparare a creare spazi senza distrazioni digitali ti aiuta a essere più presente e produttivo.

- Imposta i limiti di tempo. Stabilisci un tempo massimo giornaliero per l'uso dei social e delle app di intrattenimento. Per aiutarti puoi usare le funzioni integrate negli smartphone che danno informazioni sul tempo di utilizzo e impostano limiti se necessario.

Aperte le iscrizioni per visitare gli impianti Sogin e Nucleco nel Centro Casaccia di Roma

AGI - Sogin ha aperto le iscrizioni per consentire di visitare, venerdì 26 settembre, gli impianti nucleari Sogin e Nucleco presenti nel centro ricerche Casaccia di Roma. 

L’evento è realizzato in occasione della Notte europea dei ricercatori e delle ricercatrici, con l’obiettivo di avvicinare i cittadini al mondo scientifico e far conoscere il lavoro che il Gruppo Sogin svolge per gestire gli impianti nucleari, oggi in fase di dismissione, e i rifiuti radioattivi, dal loro stoccaggio nei depositi temporanei alla sistemazione definitiva nel Deposito Nazionale.

Sono previsti due percorsi di visita, ciascuno della durata di circa un’ora. Il tour Sogin si svolge all’interno delle celle calde dell’impianto Opec-1, nel quale furono svolte le prime attività di ricerca italiane sugli elementi di combustibile nucleare, dove si potranno vedere alcune attrezzature utilizzate nel decommissioning; il tour nei laboratori e impianti della controllata Nucleco, dove vengono gestiti i rifiuti radioattivi prodotti dallo smantellamento degli impianti nucleari italiani e dalle attività svolte ogni giorno nei settori della medicina, dell’industria e della ricerca.  

I tour di visita accoglieranno complessivamente 200 persone. Per partecipare è necessario iscriversi su www.sogin.it entro lunedì 22 settembre e fino ad esaurimento posti. Per consentire la più ampia partecipazione, è possibile prenotarsi a un solo percorso, scegliendo uno dei turni programmati fra le 16.00 e le 20.30, inserendo i propri dati personali e copia del documento di identità. Al tour Nucleco potranno accedere, se accompagnati, anche i minori dai cinque anni in su.

Nel corso degli eventi per la Notte europea dei ricercatori e delle ricercatrici, venerdì 26 e sabato 27 settembre, Sogin sarà presente con uno spazio espositivo anche al NET Village presso la Città dell’Altra Economia a Roma, nell’ambito del progetto NET – Science Togheter, promosso dalla Commissione Europea, a cui la Società aderisce insieme ai principali Enti pubblici di ricerca e alcune Università per avvicinare i cittadini alla scienza in un contesto informale.

Una rinnovata adesione che conferma, dopo il successo dello scorso anno, l’impegno del Gruppo nella divulgazione scientifica e nella diffusione della conoscenza in campo nucleare, con l’obiettivo di avvicinare, in particolare le nuove generazioni, alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), fondamentali per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione nel nostro Paese.
 

È nata la rete “preti contro il genocidio”

AGI - Un gruppo di oltre 200 sacerdoti italiani e di altre parti del mondo, "provati dall’escalation di violenza e dalle stragi ancora in corso a Gaza e nelle aree circostanti", annuncia la nascita della rete "Preti contro il genocidio", un’iniziativa dal basso che intende "raccogliere voci, esperienze e impegni pastorali per promuovere la pace e la tutela di ogni vita, con uno sguardo particolare alla Terra Santa".

"Davanti all’orrore del genocidio che sta colpendo Gaza e il popolo Palestinese, come pastori non possiamo tacere", affermano i promotori, richiamando anche le parole di Papa Francesco ("La guerra è sempre una sconfitta, sempre"). A Roma è prevista una veglia di preghiera e testimonianza pubblica il 22 settembre alla vigilia dell’Assemblea Generale dell’Onu. 

Obiettivi della rete "Preti contro il genocidio" sono:

  • "Pace e riconciliazione: pregare e promuovere una pace 'disarmata e disarmante', come afferma Papa Leone XIV, annunciando il Vangelo della riconciliazione e dell’amore anche per i nemici;
  • Tutela delle vittime e legalità internazionale: dare voce a chi non ne ha, denunciare crimini di guerra, pulizia etnica e ogni forma di genocidio in Palestina e ovunque avvenga;
  • Chiedere il rispetto del diritto internazionale, delle risoluzioni Onu e dei pronunciamenti della Corte penale internazionale;
  • Presenza cristiana in Terra Santa: sostenere le comunità cristiane in Palestina per mantenere una chiesa viva, dove tutti si sentono a casa loro;
  • Verità e responsabilità: promuovere una cultura della riconciliazione fondata sulla giustizia, sostenendo indagini indipendenti sui fatti del 7 ottobre 2023 e su tutti i crimini commessi nell’ambito dell’occupazione israeliana, prima e dopo quella data".

Tra le azioni previste: una dichiarazione pubblica sottoscritta da sacerdoti e vescovi di tutta Italia e di altre parti del mondo; un incontro nazionale a Roma di preghiera e testimonianza pubblica; iniziative locali con catechesi, veglie di preghiera e momenti di sensibilizzazione nelle parrocchie; collaborazioni ecumeniche e interreligiose con realtà impegnate per la pace e la giustizia.

"Chiediamo al Signore il coraggio per i nostri rappresentanti politici di non cedere ai compromessi, la forza di difendere ogni vita umana, la sapienza di costruire una pace fondata sulla giustizia e sulla verità. Che cessi ogni guerra, perché come diceva San Giovanni Paolo II: la guerra è sempre una sconfitta dell’umanità".

Dopo il ritrovamento di armi nuovo blitz della polizia in un B&B del viterbese, cinque fermati

AGI - Sono cinque le persone controllate nel blitz della polizia a Montefiascone, in provincia di Viterbo. Lo apprende l'AGI. Gli agenti si sono recati a Corso Cavour - a distanza di poco più di 24 ore dagli arresti dei due cittadini turchi fermati in un B&B nel giorno della festa di Santa Rosa -, e hanno bloccato altri cinque cittadini provenienti dalla Turchia. La loro posizione è al vaglio e, al momento, su di loro non pende alcuna accusa.