Il tecnico del braccialetto elettronico non c’è, detenuto si fa tre giorni di carcere in più

AGI – Tre giorni di carcere non dovuti perché il tecnico di Fastweb, la società che gestisce i braccialetti elettronici, non si è presentato all’appuntamento per applicarglielo. Col paradosso, commenta il legale dell’uomo protagonista della vicenda, che in quel lasso di tempo “a decidere della libertà di una persona è stato un tecnico, non un magistrato“.

Dettagli dell’arresto e del ritardo

È successo a un cittadino italiano, arrestato nel maggio scorso in esecuzione di un mandato europeo, che avrebbe dovuto lasciare la casa circondariale di Busto Arsizio il 17 giugno quando la Corte d’Appello di Milano aveva notificato ai suoi difensori l’ordinanza di concessione dei domiciliari con applicazione del braccialetto. “Il nostro cliente è stato prelevato dal carcere scortato da mezzi e agenti della polizia penitenziaria e portato a casa sua dove si sarebbe dovuto presentare all’appuntamento il tecnico – spiega all’AGI l’avvocata Laura Gusmeroli che si è occupata del caso assieme al collega Giovanni Tavernari -. Ma il tecnico non si è presentato senza nemmeno motivare la ragione dell’assenza né quel giorno e nemmeno in seguito. Solo tre giorni dopo il nostro assistito ha potuto lasciare il carcere quando si è riusciti ad applicargli il braccialetto“.

Le tappe della vicenda

Gusmeroli ricostruisce le tappe della vicenda: “lui era detenuto da maggio, il 17 giugno è arrivato l’ok dei giudici al braccialetto ma l’applicazione non era disponibile e abbiamo dovuto aspettare il 5 luglio. Finalmente siamo riusciti a organizzare tutto e si può anche immaginare il trambusto tra agenti e camionetta creato in un piccolo paese in provincia di Varese. È possibile che un tecnico possa decidere sulla libertà di una persona scavalcando un’ordinanza dei giudici?”.

Precedenti e costi del ritardo

A quanto pare non solo è possibile ma anche frequente. Antigone, l’associazione impegnata nella tutela dei diritti dei carcerati, riferisce che “situazioni di questo genere sono tutt’altro che rare e sono state denunciate diverse volte nel tempo. È un problema per la persona, che è dovuta rimanere in carcere più del tempo previsto, ma anche un costo economico e di personale per lo Stato nell’organizzare per due volte il servizio di scorta”.

Scrive ‘negro’ sul suo fascicolo, sospeso un avvocato

AGI - Un avvocato di Forlì è stato sospeso per due mesi dal Consiglio Nazionale Forense per aver scritto 'Negro' sul fascicolo per indicare la controparte di origine nigeriana in un procedimento davanti a un giudice di Ravenna nel 2020. Il comportamento tenuto dal legale, si legge nel documento che commina la sanzione riportato dal blog terzultimafermata.com e letto dall'AGI, comporta un "grave pregiudizio per l'immagine e la dignità della professione forense".

Violazione dei doveri professionali

In particolare, denota "la macroscopica mancanza di correttezza e di stile professionale anche per le modalità di conservazione del fascicolo con la relativa catalogazione, integra violazione dei doveri di probitàdignitàdecoro e indipendenza cui l'avvocato deve ispirare la propria attività sia professionale". Il legale 'imputato' si è difeso anche sostenendo di essere vittima della 'cancel culture'.

Ricorso e difesa dell'avvocato

L'avvocato romagnolo aveva presentato un ricorso al Consiglio Nazionale Forense dopo che il consiglio distrettuale di disciplina di Cesena l'aveva già sanzionato. Nella memoria in sua difesa, l'incolpato "dedica ben dieci pagine alla dimostrazione dell'asserita non offensività del termine 'Negro' con diversi argomenti e, in particolare, "la difesa sembrerebbe ricondurre la motivazione della decisione impugnata e la sanzione a carico dell'avvocato agli eccessi della 'cancel culture', vale a dire a un'insistenza ossessiva sugli aspetti formali della correttezza politica del linguaggio impiegato".

In questo quadro, scrivono i componenti del Consiglio chiamato a valutare gli illeciti disciplinari dei colleghi, "la vicenda è ricondotta - da un lato - alla libertà di manifestazione del pensiero dell'avvocato e, dall'altro, a un asserito intento persecutorio da parte dei magistrati del procedimento in cui l'avvocato era difensore, intento dovuto nella sostanza a divergenze di carattere politico". Argomenti che tuttavia non hanno convinto il Consiglio che ha confermato la decisione del Consiglio di Disciplina.

Sposo muore d’infarto durante il matrimonio nel Pavese

AGI - Lunedì mattina Antimo Squillace aveva postato su Facebook il cuscino con le due fedi nuziali intrecciate taggando Federica Vespa, la ragazza bionda di 31 anni che stava per diventare sua moglie. Poche ore dopo lo scambio degli anelli nel Comune di Bornasco, Antimo Squillace, 49 anni, è crollato a terra trafitto da un infarto mentre si stava cambiando d'abito nell'agriturismo della cascina Roveda di Montebello della Battaglia, nel Pavese.

Si preparava a raggiungere amici e parenti e a godersi la parte più 'leggera' della festa quando la sua vita si è fermata. Federica stava per uscire dalla stanza accanto, felice e leggera, pronta al 'secondo tempo' del matrimonio, ignara di tutto. Dopo il malore, sono stati chiamati i soccorsi ma i tentativi di rianimare Antimo si sono rivelati lunghi e vani. I social, in una 'cronaca' crudele, rimandano le foto del bacio al momento delle nozze, lei in vestito bianco e lui in abito scuro e in rapida sequenza la disperazione di tanti amici di Antimo.

"Ho perso un amico di quelli veri con cui sono cresciuto giocando e ridendo. Oggi non ci sei più e fa male. La vita ci ricorda che siamo di passaggio ma i ricordi resteranno per sempre. Ciao Antimo". Parole semplici, quelle di Davide, amico dello sposo, a ricordare quanto vita e morte siano intrecciate proprio come le fedi sul cuscino fotografato dallo sposo.

 

La procura di Roma apre una maxi inchiesta sui siti sessisti

AGI - Si allarga l'inchiesta della procura di Roma su siti sessisti e pagine Facebook con all'interno foto di donne pubblicate senza il loro consenso.

I pm, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, hanno aperto un fascicolo di indagine in relazione al gruppo Facebook 'Mia Moglie' in cui gli utenti pubblicavano immagini private di ragazze e signore. L'ipotesi di reato è quella di revenge porn. Sono in corso accertamenti della Polizia Postale.

Phica e l'ipotesi di tentata estorsione

E in questo procedimento potrebbe confluire anche l'altra indagine della procura sul sito internet Phica sul quale, al momento, i magistrati non hanno aperto un fascicolo di inchiesta. I pubblici ministeri sono, infatti, in attesa di una prima informativa delle forze dell'ordine. Al reato di revenge porn potrebbe quindi aggiungersi anche la tentata estorsione.

Vittorio Vitiello e il coinvolgimento di Sara Funaro

Nell'incartamento sarà citato Vittorio Vitiello, 45 anni, imprenditore fiorentino ma nato a Pompei, il presunto gestore del sito. Su di lui si concentrano ora le indagini nella vicenda delle foto di donne politiche, attrici, cantanti, volti tv finite sul sito a loro insaputa. A condurre alla sua identità ha contribuito la denuncia della sindaca di Firenze, Sara Funaro, finita nella lista di personaggi pubblici che diventavano oggetto di insulti e commenti di ogni tipo sotto le loro foto prese dai social. E proprio in relazione a questa vicenda si muove anche la procura di Firenze che ha aperto un fascicolo per diffamazione ai danni della sindaca Funaro.

Scontro tra Stefano De Martino e Jerry Scotti a colpi di share

AGI - 'Affari tuoi' contro 'La ruota della fortuna', una sfida a colpi di share. La stagione televisiva di Rai 1 e Canale 5 riparte con uno scoppiettante testa a testa tra i due programmi della fascia access prime time. Con Stefano De Martino rientrato in anticipo rispetto alle previsioni per fronteggiare Jerry Scotti che stava ottenendo ottimi risultati già da settimane.

Ma chi ha vinto ieri sera tra i due competitor televisivi? I dati messi in evidenza dalla Rai parlano, per l'esordio della nuova stagione di 'Affari tuoi', di 4 milioni 222 mila spettatori con il 22,6% di share.

Ma 'La ruota della fortuna' raccoglie ben 4.514.000 spettatori pari al 24,2% di share dalle 20.49 alle 21.39. Quindi, dati alla mano, il prime time sarebbe da aggiudicarsi a Scotti.

La Rai però tiene a precisare che nel periodo di sovrapposizione tra le due trasmissioni, tra le 20.41 e le 21.25, l'ascolto di 'Affari Tuoi' è stato di 4 milioni e 237 mila spettatori con il 22,7% di share, mentre sono stati 3 milioni e 984 mila, con uno share del 21,2%, quelli che hanno seguito il programma concorrente.

Jerry Scotti intanto commenta, ironicamente, a modo suo con un post su Instagram: "Ehhh già..." e in sottofondo Vasco Rossi che canta "E siamo ancora qua, eh già". Chiunque abbia vinto, stasera è già tempo di rivincite. 

Per Gimbe solo 13 Regioni ‘promosse’ sulle cure essenziali

AGI - Solo 13 Regioni italiane su 21 hanno raggiunto gli standard essenziali di cura nel 2023, un dato in linea con l'anno precedente. Lo rivela il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) condotto dal ministero della Salute e analizzato dalla Fondazione Gimbe. Nonostante il numero di Regioni promosse sia rimasto invariato, i dati mostrano che otto Regioni hanno peggiorato le loro performance rispetto al 2022. Il divario tra Nord e Sud rimane marcato.

Tra le Regioni adempienti, solo tre si trovano nel Mezzogiorno: Puglia, Campania e Sardegna. In particolare, la Campania e la Sardegna sono riuscite a passare da inadempienti ad adempienti rispetto al 2022. Basilicata e Liguria sono retrocesse, mentre Calabria, Molise e Provincia Autonoma di Bolzano rimangono inadempienti in una sola area, e Abruzzo, Sicilia e Valle d'Aosta in due aree.

La classifica totale, elaborata dalla Fondazione Gimbe sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree (prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera), mette in luce ancora di più le disparità. Le prime posizioni sono occupate da Regioni del Nord e del Centro, con il Veneto in testa (288 punti), seguito da Toscana (286) ed Emilia-Romagna (278). Le ultime sette posizioni, con l'eccezione della Valle d'Aosta, sono occupate esclusivamente da Regioni del Sud.

Un dato "preoccupante" è il peggioramento delle performance in otto Regioni, anche in alcune "storicamente solide". Le più significative perdite di punteggio sono registrate da Basilicata (-19), Lombardia (-14), Sicilia (-11) e Lazio (-10). Allo stesso tempo, due Regioni del Sud hanno mostrato un netto miglioramento: la Calabria, che ha guadagnato 41 punti, e la Sardegna, che ne ha guadagnati 26. Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, la valutazione Lea non riflette in modo accurato la qualità dell'assistenza, dato che si basa su pochi indicatori e soglie di promozione troppo basse. La Fondazione chiede un ampliamento del numero di indicatori e una revisione radicale dei Piani di rientro e dei commissariamenti, strumenti che, pur avendo migliorato i bilanci regionali, non hanno ridotto in maniera significativa i divari tra Nord e Sud. 

Processo Grillo: morto il figlio del presidente del collegio, slitta la sentenza al 22 settembre

AGI - È stata annullata e rinviata l'udienza per la sentenza di primo grado del processo per la presunta violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa italo norvegese e di una sua amica che ha come imputati Ciro Grillo e tre suoi amici, Vittorio Lauria, Francesco Corsiglia e Edoardo Capitta.
Il motivo è legato a un improvviso lutto che ha colpito il presidente del Collegio dei giudici del tribunale di Tempio Pausania (Sassari), Marco Contu. Suo figlio., è il ragazzo di 22 anni che ieri si è suicidato nella metro B di Roma. 

L'udienza era iniziata ieri, dopo mezzogiorno. I quattro giovani non erano presenti in aula. Il pubblico ministero Gregorio Capasso ha chiesto per loro una condanna a 9 anni. La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Ciro Grillo e i suoi tre amici risale al 16 luglio del 2019. Secondo quanto riportano i quotidiani locali, alla lettura della sentenza potrebbe assistere anche la presunta vittima della violenza sessuale di gruppo.

L'ha detto prima di entrare nel palazzo di giustizia Giulia Bongiorno, avvocata della studentessa italo norvegese che, però, ha anche aggiunto che per il momento la presenza della giovane non è confermata. Oggi sono attese le repliche del procuratore Gregorio Capasso e delle parti civili e le controrepliche del pool difensivo. Dopo si terrà la Camera di consiglio, al termine della quale verrà emessa la sentenza di primo grado. 

Addio a Emilio Fede, giovedì i funerali a Segrate

AGI - Si è spento a Milano, all'età di 94 anni Emilio Fede. Era ricoverato nella Residenza San Felice di Segrate. I funerali si terranno giovedì nella chiesa di Dio Padre a Milano 2 in un orario ancora da stabilire. Lo si legge in una nota del Fan club amici di Emilio Fede, vicina alla famiglia della figura storica del giornalismo italiano.
 

Da direttore del Tg1 a volto iconico del Tg4 per 20 anni consecutivi. Una carriera quasi tutta televisiva quella di Emilio Fede, giornalista siciliano - nato a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, il 24 giugno del 1931 - 'caduto in disgrazia' nel 2011 con il coinvolgimento nel caso Ruby: indagato per induzione e favoreggiamento della prostituzione, insieme con Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti, nel 2019 viene condannato in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione dell’ex modella marocchina.

A causa dell'età avanzata e delle condizioni di salute, Fede sconta la pena in detenzione domiciliare, ma il 22 giugno 2020 'evade' e viene arrestato a Napoli mentre sta cenando con la moglie Diana de Feo in un ristorante per festeggiare il suo 89esimo compleanno. La moglie, giornalista Rai e senatrice Pdl dal 2008 al 2013, sposata nel 1965 e dalla quale Emilio Fede ha avuto due figlie, Sveva e Simona, è morta poi il 23 giugno nel 2021 a causa di una malattia.     

I guai giudiziari di Fede 'rovinano' l'immagine di un cronista che conosce tappe importanti nel giornalismo. Esordisce da giovane nella carta stampata - prima a 'Il Momento-Mattino' di Roma, poi alla Gazzetta del Popolo a Torino - ma quasi subito si orienta verso la tv: nel 1954 inizia a collaborare con la Rai e dal 1961 il rapporto diventa esclusivo. Fa l'inviato in Africa per 8 anni ma l'esperienza termina per una malattia e un contenzioso relativo alle spese di viaggio. Dal 1976 diventa conduttore del Tg1 per 5 anni e poi dal 1981 lo dirige per 2 anni. Conduce anche programmi di intrattenimento di successo come 'Test' ma dal 1987 termina il rapporto con la Rai in seguito a un processo per gioco d'azzardo finito con l'assoluzione e, come lui stesso poi dichiarò, per il cambiamento degli accordi politici sulle poltrone Rai. 

 

 

Nel 1989 passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Videonews delle tre reti, poi di Studio Aperto, che il 16 gennaio 1991 è il primo telegiornale in Italia ad annunciare in diretta l'inizio dell'operazione 'Desert Storm' durante la Guerra del Golfo, proprio nel giorno della sua prima messa in onda su Italia 1. Nel 1992 lascia e accetta la direzione del TG4, il nuovo telegiornale di Rete 4: qui resterà fino al 2012, quando, a seguito di una trattativa con Mediaset non andata a buon fine, la società lo solleva dalla direzione spiegando in un comunicato che non è stato possibile arrivare a una risoluzione del rapporto in modo consensuale.   

Fede lascia anche Mediaset e da quel momento tenta diverse strade, così come anche nella politica, ma con scarso successo. Con Mediaset, però, Fede continua ad avere un rapporto di consulenza che si interrompe definitivamente il 30 ottobre 2014 quando gli viene comunicata la rescissione unilaterale, a partire dal giorno successivo, del contratto in scadenza a giugno. Fede guadagnava 27.000 euro al mese, oltre a beneficiare di una casa a Milano 2 a carico dell'azienda, di due autisti, di una segretaria e di un ufficio. Quindi, a dicembre fa ricorso al tribunale civile di Milano per chiedere a Mediaset il reintegro e il pagamento di 8.411.000 euro come risarcimento. Rti motiva la scelta sottolineando che Fede è indagato per associazione a delinquere a scopo di diffamazione per il presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset con un fotomontaggio a luci rosse. Il 9 aprile 2015 il Tribunale civile di Milano respinge la sua richiesta di risarcimento e gli impone di versare a Mediaset circa 10.000 euro per le spese di causa.   

 

 

Negli anni d'oro alla guida del Tg4, quando la sua edizione faceva spesso record di ascolti, diverse erano state le accuse di faziosità nei suoi confronti: il suo modo di condurre la testata, sbilanciata a favore di Berlusconi secondo i dati dell'osservatorio di Pavia, lo espone a critiche sulla qualità del notiziario e a interventi dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a partire dal 1998.      

Una delle ultime apparizioni al funerale di Berlusconi

Una delle ultime apparizioni lo vedono particolarmente provato in occasione della morte di Silvio Berlusconi, il 14 giugno 2023: quel giorno Fede non riesce ad arrivare in tempo al funerale per un problema con l’autista, come denuncia lui stesso sui social. Per questo il giornalista va alla villa di Arcore, dove le spoglie di Berlusconi erano state portate dopo la cerimonia al duomo di Milano, e rilascia alcune dichiarazioni commosse.

Il cordoglio della Rai

La Rai ricorda con commozione Emilio Fede. Figura di spicco dei primi anni di attività del Servizio Pubblico, Fede era entrato in Rai nel 1958 come conduttore a contratto e in seguito fu inviato speciale in Africa per otto anni. Da conduttore del TG1, andò in onda nella prima edizione a colori, il 28 febbraio del 1977. Del telegiornale della rete ammiraglia fu direttore per due anni, quindi vicedirettore fino al termine del suo rapporto con l’azienda nel 1987.

 

 

Il fondatore di Phica è stato tradito dai gattini

AGI - Vittorio Vitiello è stato tradito dai gattini. L'esperto di cyberintelligence Alex Orlowski, racconta come, assieme alla collega Jenny Paita e al giornalista Stefano Vergine del 'Domani', è riuscito a individuare l'uomo che gestiva il sito phica.eu sul quale sono state pubblicate foto di donne famose e non esponendole alla gogna sessista. Ricerche che ha condiviso con la Polizia Postale e confermate anche dal lavoro degli investigatori impegnati in questi giorni per ricostruire il 'dietro le quinte' del forum ora chiuso.

"Questa persona in tutto quello che scriveva, dagli screen shot di Phica a telegram ai social agli avatar, pubblicava sempre dei gattini - spiega Alex Orlowski in un'intervista all'AGI -.E anche uno dei suoi nickname, 'Bossmiao', tradiva la passione per i felini. Quando è scoppiato lo scandalo, ci siamo accorti che la prima cosa che ha fatto è stata togliere il gattino dal suo profilo di telegram". Per individuare Vitiello, un passaggio determinante è stata la ricerca di un altro nickname dietro al quale si sarebbe celato, quello di 'Phica master'. 

 

 

"Così abbiamo scoperto che era iscritto ed entrava con la sua mail in siti porno molto brutti, dove le donne venivano umiliate - prosegue l'esperto -. Abbiamo trovato la sua data di nascita, il suo nome, 'Vittorio', e da dove si collegava, cioè tra Firenze e Arezzo. Assieme a Stefano Vergine siamo risaliti alla sua identità e abbiamo scoperto che Vittorio Vitiello è dal 2008 master e admin di phica.eu".

Alex Orlowsky e Jenny Paita sono fondatore e presidente della società Wateronmars, hanno collaborato col Parlamento Europeo e altre istituzioni e si occupano di formare i ragazzi sulle dinamiche dei social media, sulla manipolazione online e sulla disinformazione attraverso laboratori scolastici.

"Conosco Alessia Morani (eurodeputata del Pd tra le vittime, ndr) e dalla sua foto ho cominciato a indagare. Per me quella contro l'odio online è una missione - dice Orlowsky - anche per questo ho voluto dare un'identità alla persona che stava dietro phica.eu"

 

Appalti pilotati a Fiumicino: 9 misure cautelari. Coinvolti anche assessori e funzionari

AGI - La guardia di finanza ha eseguito 9 misure cautelari in relazione all'inchiesta sugli appalti pilotati a Fiumicino. Lo si legge nella nota firmata dal procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori. Nel comunicato, è scritto, che le indagini hanno 'scoperto' alcuni operatori economici intrattenere "rapporti anomali con diversi funzionari ed esponenti politici del comune di Fiumicino, i quali, pur di soddisfare aspirazioni di carriera e di acquisire visibilità politica" assicuravano loro "l'assegnazione privilegiata di pubbliche commesse mediante gare di appalto pilotate o, più spesso, affidamenti diretti utilizzando l'espediente della parcellizzazione dei lotti di gara in modo da non superare i limiti al di sopra dei quali scatta l'obbligo per la stazione appaltante di procedere nelle forme dell'evidenza pubblica, per poi prorogare contra legem il servizio in precedenza aggiudicato agli imprenditori compiacenti".

Nell'ambito dell'inchiesta, svolta dai militari del Comando Provinciale Roma, la procura di Civitavecchia ha avanzato una serie di richieste di misure cautelari nei confronti di oltre dieci indagati "il cui esame, per ragioni legate alla riforma Cartabia, è stato suddiviso in due diverse fasi temporali, spiega la nota: la prima, ha avuto a oggetto fatti reato per i quali è stata evidenziata l'esigenza di interrompere inquinamenti probatori in corso. In tal caso, il giudice per le indagini preliminari, accogliendo le richieste del pm, si è determinato direttamente senza dover prima espletare gli interrogatori degli indagati.

I bandi sotto la lente di ingrandimento

Il riferimento è alle misure cautelari emesse il 13 giugno scorso che hanno interessato il settore gli appalti legato alle politiche sociali; la seconda, ha invece avuto a oggetto altri due filoni tematici e relativi alla gestione degli appalti pubblici afferenti i settori delle attività produttive e culturali. In particolare, sono stati scrutinati gli eventi culturali dell'estate 2024 di Fiumicino, nelle diverse località di Fregene, Passoscuro, Torre Clementina - Aranova - Corte Villa Guglielmi, cosi' come l'allestimento delle luminarie a Fiumicino paese e all'Isola Sacra in occasione delle festività natalizie 2024 - 2025. Detti filoni d'indagine hanno imposto l'espletamento da parte del gip degli interrogatori preventivi.

All'esito sono state accolte le richieste della procura di Civitavecchia con l'emissione di altre 9 misure cautelari che si aggiungono alle 4 già adottate in precedenza". Per questa seconda fase sono state eseguite 3 misure cautelari personali degli arresti domiciliari per il direttore artistico del Comune di Fiumicino e due operatori economici; 4 misure cautelari coercitive tra obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, divieti e obblighi di dimora nei confronti di due assessori e un funzionario del Comune di Fiumicino e un operatore economico; una misura interdittiva della sospensione dalle funzioni di dirigente del Comune di Fiumicino per 12 mesi; una misura interdittiva per un imprenditore di divieto di contrarree con la pubblica amministrazione per 12 mesi.

Il procedimento è nato da una verifica fiscale effettuata nei confronti di una società che, tra il 2018 e il 2023, ha emesso fatture attive per l'importo complessivo di 1.462.533,71 euro oltre iva pari a 314.835,48 nei confronti di diverse società e associazioni attive nei settori del sociale e dello spettacolo senza mai tenere alcuna contabilità nè presentare la prescritta dichiarazione dei redditi. Le fatture in questione sono pacificamente risultate essere oggettivamente inesistenti, poiché il legale rappresentante della società ha dichiarato di aver cessato da molti anni ogni attività e ha disconosciuto le prestazioni lavorative dedotte nelle fatture nominalmente emesse dalla sua ditta individuale. 

 L'analisi dei movimenti bancari della società emittente ha evidenziato, in concomitanza con il pagamento delle fatture da parte delle sopra indicate società, immediati prelevanti in contanti e trasferimenti su conti esteri degli importi accreditati. Per comprendere la gravità dei fatti, si annota che una delle società cooperative coinvolte ha ricevuto 42 appalti per un importo complessivo di 4.125.814,78 euro, dei quali 26 assegnati mediante affidamento diretto, 8 con procedura negoziata, 5 con procedura negoziata senza pubblicazione, 2 con procedura aperta, ma di fatto riferibili a proroghe di precedenti contratti, senza non sottolineare che detta cooperativa ha emesso fatture notevolmente superiori rispetto al valore degli appalti ricevuti: fatture emesse per 9.464.690,74 contro affidamenti ricevuti per 4.125.814,78. All'appello mancano altri lavori pubblici affidati e fatturati di probabile natura illecita.

L'inchiesta ha fatto luce sui ruoli chiave, spiega la nota della procura. "Per l'area tecnica e amministrativa, innanzitutto il Direttore Artistico e organizzativo degli eventi culturali, di promozione sociale, sportivi e turistici del Comune di Fiumicino che anziché limitarsi alla direzione artistica, è trasmodato in una sistematica ingerenza volta all'individuazione dell'operatore economico cui affidare di volta in volta la realizzazione dell'evento; affidamento schermato attraverso una formale procedura di gara che si è rivelata una mera farsa poiché l'aggiudicatario era stato prescelto prima ancora della pubblicazione del bando di gara. L'illecita attività del direttore artistico si è dipanata lungo due direttrici, cui corrispondono altrettanti filoni di indagine e corrispondenti contestazioni in merito all'organizzazione degli eventi estivi e alle luminarie natalizie". E ancora. Il Dirigente dell'area Suap, turismo e cultura del Comune di Fiumicino, "è il firmatario della quasi totalità dei provvedimenti amministrativi attraverso i quali sono state dapprima avviate indagini di mercato fittizie e strumentali esclusivamente a fornire una mera parvenza di legalità e successivamente operati affidamenti diretti in favore di imprenditori preventivamente individuati dal Direttore Artistico e dall'assessore alla Cultura.

Il Funzionario dell'ufficio cultura e innovazione tecnologica del Comune di Fiumicino, ha rivestito il ruolo di responsabile del procedimento nella pressoché totalità delle procedure di affidamento che sono risultate essere il frutto di una collusione. È risultato in costante rapporto con il Direttore Artistico, a cui ha rivelato atti amministrativi teoricamente coperti da segreto e nei confronti del quale non ha esitato a operare affidamenti dichiaratamente illegali in favore degli imprenditori da lui prescelti. Tale disponibilità è risultata funzionale alle sue aspettative di carriera, bramoso di entrare nei ruoli della dirigenza".

I politici coinvolti

Per quanto riguarda gli esponenti politici del comune di Fiumicino, l'Assessore alle attività produttive, che riveste il ruolo di assessore al commercio e alle attività produttive del Comune di Fiumicino, "è risultato in strettissimi rapporti con il Direttore Artistico e assiduamente in contatto con lui per la pianificazione degli affidamenti dell'organizzazione degli eventi estivi. È risultato essere il punto di collegamento tra il Direttore Artistico e uno degli imprenditori beneficiari dell'attività collusiva - spiega la procura di Civitavecchia -. L'assessore alla cultura e al turismo del Comune di Fiumicino, è il principale referente politico del Direttore Artistico con il quale si è fattivamente adoperato per parcellizzare artificiosamente l'importo per l'allestimento delle luminarie natalizie e pilotandone l'affidamento illegale in favore dell'imprenditore beneficiario della collusione. È risultato avere un peso politico considerevole in seno alla giunta e una notevole influenza sull'apparato amministrativo che non ha esitato a spendere per ottenere provvedimenti amministrativi in favore di imprenditori compiacenti, distrarre risorse economiche dalle società municipalizzate per finalità a esse estranee e colludere con gli esponenti della locale Pro Loco affinché fungessero da prestanome per l'assegnazione fittizia di finanziamenti". Numerose società e cooperative sono risultate le beneficiarie delle attività illecite degli esponenti amministrativi e politici sopra indicati.

"La messa a disposizione della funzione pubblica nelle mani di taluni imprenditori è stata costante nel tempo: periodo osservato 2024 - febbraio 2025; illegale spezzettamento degli appalti per evitare la gara comunitaria e gare farsa. Affidamenti diretti senza gara e proroghe hanno garantito oligopoli imprenditoriali in cambio di visibilità amministrativa e politica. Pericolosa la commistione tra pubblico e privato, avendo assistito a funzionari comunali che hanno agito in nome e per conto delle imprese sociali coinvolte nell'esternalizzazione di taluni servizi pubblici".

"Asservimento della funzione pubblica"

Le intercettazioni telefoniche e gli interrogatori di garanzia "restituiscono un quadro fattuale di sistematico asservimento della funzione pubblica da parte di dirigenti, funzionari comunali e taluni esponenti politici, con l'inserimento diretto di amici imprenditori nelle strutture comunali ai quali dare le anteprime sui bandi in fase di preparazione, sollecitandone la partecipazione e concordando modalità e tempi - si legge nella nota del procuratore -. Corruzioni per l'esercizio della funzione e corruzioni per atti contrari ai doveri d'ufficio si sono susseguite nel tempo, sfociate anche in turbative d'asta, con lesione sia della legalità sia dell'imparzialità dell'azione amministrativa".

"La gravità dei fatti è testimoniata dalle misure custodiali applicate dal gip di Civitavecchia e, soprattutto, dalle prescrizioni a corredo che prevedono il controllo tramite dispositivi elettronici degli indagati e il divieto di comunicare con l'esterno, segno che il pericolo di reiterazione del fatto è attuale e concreto; dalle misure coercitive applicate che a seconda, dei casi impongono domicili coatti, segno dell'attuale e pericolosa rete di rapporti intessuti con 'prenditori' più che imprenditori; dalle misure interdittive applicate, segno dell'elevata e concreta probabilità di continuare a delinquere se lasciati al loro posto pubblico e/o se legittimati a contrarre con la pubblica amministrazione. Il ruolo apicale rivestito dai dipendenti pubblici infedeli - sottolinea la procura di Civitavecchia -, i settori inquinati (servizi culturali e produttivi) e le gravi modalità del fatto impongono il dovere di informare i cittadini del circondario di Civitavecchia, prevenendo fughe di notizie e spettacolarizzazioni dell'azione giudiziaria per garantire il loro diritto di cronaca attingendo a fonti ufficiali". 

Le reazioni

Marotta (Sce), quadro allarmante

“Il quadro che emerge dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia e dalla Guardia di Finanza di Roma sugli appalti del Comune di Fiumicino è allarmante. Le nuove misure cautelari relative alle ipotesi di corruzione, turbativa d’asta e gestione distorta delle risorse pubbliche rappresentano fatti di assoluta gravità, che rischiano di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzione comunale. È necessario fare al più presto piena luce su ogni avvenimento e responsabilità. L’amministrazione deve essere un luogo di legalità, trasparenza, servizio alla comunità e la politica ha il dovere di condotte degne e all’altezza di tali missioni. La bocciatura politica della Giunta Baccini è piena: continuiamo a vigilare affinché tale fallimento non travolga la credibilità delle istituzioni che è un bene primario da difendere con fermezza”. Così in una nota il capogruppo di Sinistra Civica Ecologista alla Regione Lazio, Claudio Marotta.

Bonafoni (Pd), Baccini fa finta di nulla?

"La Guardia di finanza di Roma ha eseguito oggi nove misure cautelari e restrizioni della libertà personale tra funzionari pubblici e amministratori del Comune di Fiumicino ed imprenditori. Tra questi l'ex assessore alla Cultura e l’assessore alle Attività produttive della giunta Baccini. L’inchiesta, che segue i fatti di giugno, riguarda la presunta assegnazione privilegiata di pubbliche commesse mediante gare di appalto pilotate, in particolare nei settori delle politiche sociali, culturali e delle attività produttive. Emerge un quadro avvilente e di una gravità inaudita: il rapporto “incestuoso” tra alcuni operatori economici e determinati esponenti politici e dell’amministrazione comunale avrebbe inquinato la vita pubblica del territorio, soprattutto in quei settori in cui le persone chiedono servizi di qualità e una sana competizione sul mercato. Non saremmo di fronte a episodi sporadici, ma a un vero e proprio “sistema”, in cui malaffare e logiche pattizie - se confermati - avrebbero travalicato il necessario confine tra l'interesse pubblico e la legittima attività privata. Di fronte a questa situazione il sindaco Baccini, che detto neppure tanto per inciso è anche a capo dell'organismo nazionale sul Microcredito, deve valutare seriamente quali effetti abbia un tale coinvolgimento della sua giunta e trarre le dovute conclusioni". Così in una nota Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio e coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico.