Vittoria in rimonta per l’Inter

La squadra di Antonio Conte soffre a Verona, ma alla fine conquista i tre punti e, in attesa di Juve-Milan, la testa della classifica.

Dall’incubo alla festa: nella prima vera giornata di freddo a Milano, l’Inter sconfigge in rimonta il Verona e riscalda i 60 mila di San Siro. Prima il vantaggio degli ospiti su rigore, poi accorcia Vecino e infine il gol partita di Barella che vale la leadership, in attesa di Juventus-Milan. Questione di feeling per i nerazzurri che si battono con tutto il cuore per la maglia, i tifosi e soprattutto per Antonio Conte, tarantolato a bordo campo. 95 lunghissimi minuti per lo show dell’allenatore che sbuffa, si dispera, si sbraccia, urla e incoraggia i suoi giocatori stanchi. Una fatica che viene coronata dal risultato per un’ Inter caparbia e indomita, capace di non mollare mai e di prendersi la vetta sicuramente per una notte.

L’ENTUSIASMO DI ANTONIO CONTE A FINE PARTITA

L’Inter in piena emergenza infortuni si affida ai soliti noti, portando in panchina, a sorpresa, Sensi. Le parole di Conte, dopo la sconfitta di Dortmund, hanno caricato ancora di più la squadra che domina la partita senza però trovare il varco giusto fino a metà del secondo tempo. Il Verona si chiude in difesa, proteggendo il vantaggio guadagnato su rigore al 18′ da Verre. L’Inter reagisce, cerca subito il pari, tanto che la partita si gioca nella metà campo del Verona. Lukaku va vicino al gol in due occasioni: prima è bravo Sivestri opponendosi d’istinto ad una deviazione sottoporta, poi il bomber sfiora il palo con una conclusione defilata di sinistro. Tre minuti dopo, scheggia la traversa Brozovic con un tiro dalla distanza. L’Inter non è fortunata. Al 37′ ci prova De Vrij da fuori area e Silvestri devia in angolo. Allo scadere, il pari sfuma per millimetri: Vecino impatta un cross dalla sinistra, il portiere del Verona trattiene a fatica ma la palla non supera la linea di porta. Ritmo altissimo anche nella ripresa, con l’Inter che prova da ogni posizione e con ogni giocatore a cercare di bucare la rete del Verona che sembra stregata. Conte richiama Biraghi per Candreva, alzando il tasso offensivo. Al 20′ bella apertura di Bastoni per Lazaro che da fondo campo crossa al centro, impatta di testa Vecino che trova l’angolo basso per l’1-1. L’Inter continua l’arrembaggio, anche Bastoni cerca la conclusione neutralizzata in tuffo da Silvestri. Non intercetta di un soffio Lukaku su una palla che scorre nell’area piccola. Ma l’errore più evidente del belga arriva a 10′ dalla fine: leggerezza in disimpegno del Verona. Palla alta, colpita di testa da Lukaku che però la consegna al portiere. A firmare il vantaggio al 38′ è Barella con un gran tiro a giro, accentrandosi dalla sinistra. Incontenibile l’entusiasmo del centrocampista e di San Siro. E soprattutto quello di Conte che a fine partita entra in campo e abbraccia uno ad uno i suoi giocatori. Si scioglie la tensione, si può rifiatare almeno fino alla prossima battaglia.

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Imbrattato a Milano il Giardino dei Giusti

Scritte e vernice rossa contro lo spazio che celebra coloro che hanno lottato in difesa dei diritti umani e contro i genocidi e i totalitarismi. Era stato inaugurato da Liliana Segre.

Scritte e vernice rossa contro il Giardino dei Giusti a Milano, il luogo simbolo nato per celebrare gli uomini e le donne che hanno lottato in difesa dei diritti umani e contro i genocidi e i totalitarismi, che è stato inaugurato a ottobre 2019 dalla senatrice a vita e testimone della Shoah Liliana Segre, sotto scorta per le minacce e gli insulti ricevuti via social. I vandali hanno imbrattato l’illuminazione dell’anfiteatro e scritto sulla segnaletica «Via le ruspe dal Monte Stella». A denunciare l’accaduto è stato, la mattina del 9 novembre 2019, il presidente del Municipio 8, Simone Zambelli, annunciando un esposto contro ignoti.

FRANCESCHINI: «ATTACCO ALLA REPUBBLICA ITALIANA»

Non è la prima volta che nella zona compaiono scritte simili, dato che l’ampliamento del Giardino è stato sempre contestato da una parte dei cittadini del quartiere, ma per Gabriele Nassim, il presidente di Gariwo, l’associazione che lo gestisce, «non è un caso che questa provocazione sia avvenuta il giorno dopo la decisione del Prefetto di affidare una scorta alla senatrice», per mano di «quanti cercano di creare un clima d’odio nel Paese». Di «tempistica sospetta» ha parlato anche il Pd milanese, mentre l’assessore comunale all’Urbanistica Pierfrancesco Maran ha paragonato l’accaduto a un atto di fascismo. Dura anche la reazione del ministro della Cultura Dario Franceschini, secondo cui «ogni violenza, minaccia o atto vandalico contro persone e luoghi che rappresentano la diversità culturale e religiosa nel nostro Paese è un attacco alla Repubblica Italiana e non può essere sottovalutato».

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Taranto accende lo scontro Confindustria-Cgil sugli esuberi

Per Vincenzo Boccia sarebbe un errore tenerli e quindi finanziare la disoccupazione. Parole che secondo Maurizio Landini della Cgil sono senza senso.

Di fronte alla crisi dell’ex Ilva, che il colosso ArcelorMittal non vuole più gestire restituendola ai commissari, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha chiesto di agire con «buon senso e serietà» invitando a non pretendere che di fronte a «crisi congiunturali le imprese debbano mantenere i livelli di occupazione, quindi finanziare disoccupazione. Così facciamo un errore madornale». Una dichiarazione a cui hanno risposto subito i sindacati. A infiammare la polemica è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che prima era stato a capo delle tute blu del sindacato di Corso d’Italia.

BOCCIA: «CI SONO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI»

Boccia ne ha parlato ad un convegno di Confindustria presso Ansaldo Energia a Genova commentando i cinquemila esuberi chiesti da ArcelorMittal per rimanere nell’ex Ilva. «Se c’è una crisi congiunturale legata all’acciaio, è inutile far finta che non ci sia. Bisogna capire come gestire questa fase permettendo di ‘costruire’, come accade in tutte le aziende del mondo», ha detto il numero uno degli industriali italiani. Ci sono gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione «che si attivano in momenti negativi delle imprese». Secondo Bocca la soluzione è creare sviluppo in quel territorio, costruire altre occasioni di lavoro, ma non sostitutive, complementari.

LANDINI: «C’È UN ACCORDO DA FAR RISPETTARE»

Di tutt’altro avviso Landini che, durante un convegno a Firenze, ha definito «senza senso» le parole del presidente di Confindustria: «C’è un accordo da far rispettare, firmato nel 2018, che prevede degli impegni». Secondo il leader della Cgil, inoltre, «non sono cali temporanei di mercato che modificano piani strategici che prevedono quattro miliardi di investimenti. Quegli accordi lì vanno fatti rispettare: e anche lui dovrebbe chiedere alla multinazionale di rispettare il nostro Paese, e di rispettare gli accordi. Credo che l’affidabilità nel rispetto degli accordi sia una regola delle parti sociali».

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Cosa sapere delle elezioni in Spagna del 10 novembre

Il 10 novembre il Paese torna al voto. I socialisti di Sanchez in vantaggio sono ancora lontani dalla maggioranza. Occhi puntati sull'estrema destra di Vox che potrebbe diventare la terza forza del Paese cavalcando la crisi catalana. Una guida.

Domenica 10 novembre la Spagna torna al voto per la seconda volta nel 2019 (e per la quarta in 4 anni). Il socialista Pedro Sanchez, vincitore alle elezioni dello scorso aprile, non è infatti riuscito a formare un governo con la coalizione di sinistra Unidas Podemos.

Pedro Sanchez, leader socialista e premier uscente.

I CANDIDATI IN CORSA

A sfidare il premier uscente Pedro Sánchez (Partito socialista), ci sono: Pablo Casado (Partito Popolare), Pablo Iglesias (leader di Podemos), Albert Rivera (che guida i liberali di Ciudadanos) e Santiago Abascal, fondatore del partito di estrema destra Vox.

LA CRESCITA DELL’ESTREMA DESTRA DI VOX NEI SONDAGGI

Secondo i recenti sondaggi di Politico.eu difficilmente dalle urne uscirà una maggioranza chiara. I blocchi di centrodestra e centrosinistra sostanzialmente si equivalgono: i primi veleggiano intorno al 44% e i secondi al 42%. Il Psoe è dato comunque per favorito al 27%, i Popolari sono al 21%, Podemos al 12% e Ciudadanos al 9%. La vera novità di questa tornata elettorale è però rappresentata da Vox che potrebbe passare dal 10% delle scorse elezioni al 14%. Se così fosse scalzerebbe Ciudadanos diventando la terza forza politica del Paese. Dopo una frenata alle Europee, Vox ha ripreso a crescere nei sondaggi con l’inasprirsi, sostengono diversi osservatori, della crisi catalana.

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LA CATALOGNA AL CENTRO DEL VOTO

La nuova ondata di proteste indipendentiste, dopo le pesanti condanne ai 12 leader indipendentisti protagonisti dell’insurrezione dell’ottobre 2017, ha catalizzato il dibattito nazionale. E sarà l’ago della bilancia di queste elezioni. Sanchez, rivendicando la linea della fermezza, ha insistito sulla necessità di dialogo. «Abbiamo bisogno di aprire un nuovo capitolo basato sulla coesistenza pacifica in Catalogna attraverso il dialogo nei limiti della legge e della Costituzione spagnola», aveva detto in tivù a metà ottobre. «Nessuno è al di sopra della legge. In Spagna non ci sono prigionieri politici ma piuttosto alcuni politici in prigione per aver violato leggi democratiche». Sul tema Ciudadanos e Vox hanno mostrato i muscoli. Abascal, nell’ultimo confronto tivù, si è spinto oltre: non solo ha chiesto di revocare l’autonomia alla Generalitat ma ha anche accusato Sanchez di appoggiare di fatto un «colpo di Stato permanente» in Catalogna.

La bandiera catalana all’aeroporto di Barcellona durante la manifestazione del 14 ottobre.

Non solo. La recente proposta di Vox di bandire i partiti indipendentisti è stata approvata dall’Assemblea di Madrid con i voti del Partido Popular e di Ciudadanos, in una sorta di patto delle destre che ha fatto scattare più di un allarme in casa socialista. «Cominciamo a essere testimoni di cose preoccupanti», ha commentato il primo ministro in un’intervista a Cadena Ser, definendo la risoluzione una «deriva reazionaria molto pericolosa».

INCOGNITA ASTENSIONISMO

Sanchez deve vedersela anche con un altro concorrente: l’astensionismo, vista l’esasperazione degli elettori dopo il mancato accordo di governo tra Psoe e sinistra. L’affluenza dal 76% di aprile potrebbe così scendere intorno al 70% e a farne maggiormente la spese potrebbe essere proprio il Psoe di Pedro Sanchez.

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Conte sull’ex Ilva: «Troveremo una soluzione»

Dopo la visita a Taranto del presidente del Consiglio, il governo potrebbe trattare sugli esuberi secondo quanto riportato dall'HuffingtonPost.

È terminata dopo l’una della notte tra l’8 e il 9 novembre la visita a Taranto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier che ha incontrato prima cittadini e portavoce di comitati e movimenti, poi ha avuto un confronto con lavoratori e sindacati nel consiglio di fabbrica dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, quindi si è recato in prefettura e dopo un punto stampa ha incontrato il procuratore, Carlo Maria Capristo, i sindaci dell’area tarantina e gli ambientalisti. Infine, si è recato al rione Tamburi, il più esposto alle emissioni del Siderurgico. Le associazioni hanno consegnato al premier copia del ‘Piano Taranto‘, una piattaforma di rivendicazioni che chiede la chiusura delle fonti inquinanti e la bonifica del territorio con il reimpiego degli stessi operai e lo sviluppo di una economia alternativa.

«Ho visto lavoratori che lavorano ma allo stesso tempo pensano di fare qualcosa di sbagliato e vivono con disagio nella comunità dei parenti che li attacca perché contribuiscono a tener vivo uno stabilimento che altri in famiglia vorrebbero chiudere. Si deve aprire un cantiere e tutti dobbiamo lavorare per portare contenuti», ha detto il presidente del Consiglio. Quando ha terminato la sua visita Conte ha scritto un post su Facebook precisando di aver deciso di incontrare lavoratori e cittadini per rendersi conto personalmente della situazione che vive la comunità tarantina.

Sono venuto a Taranto per rendermi conto personalmente e vedere con i miei occhi. Ho visitato lo stabilimento, ho ascoltato gli operai, i cittadini, gli esponenti di associazioni e di comitati, gli amministratori locali. Ho voluto questo confronto per capire meglio, per ascoltare le ragioni di tutti. Mi sono confrontato con il dolore di chi piange la perdita dei familiari, con l’angoscia di chi sente di vivere in un ambiente insalubre, con la sfiducia di chi ha perso un lavoro, con l’incertezza di chi ha il lavoro ma non è certo di conservarlo domani. Non sono venuto con una soluzione pronta in tasca, non ho la bacchetta magica, non sono un supereroe. Quello che posso dirvi è che il Governo c’è e con l’aiuto e la collaborazione di tutti, dell’intero “sistema-Paese”, farà di tutto per trovare una soluzione. Di tutto.Sto rientrando adesso a Roma. Ma tornerò presto a Taranto.

Posted by Giuseppe Conte on Friday, November 8, 2019

«Ho visitato lo stabilimento, ho ascoltato gli operai, i cittadini, gli esponenti di associazioni e di comitati, gli amministratori locali. Ho voluto questo confronto per capire meglio, per ascoltare le ragioni di tutti. Mi sono confrontato con il dolore di chi piange la perdita dei familiari, con l’angoscia di chi sente di vivere in un ambiente insalubre, con la sfiducia di chi ha perso un lavoro, con l’incertezza di chi ha il lavoro ma non è certo di conservarlo domani. Non sono venuto con una soluzione pronta in tasca, non ho la bacchetta magica, non sono un supereroe», si legge nel post. «Quello che posso dirvi è che il Governo c’è e con l’aiuto e la collaborazione di tutti, dell’intero ‘sistema-Paese’, farà di tutto per trovare una soluzione. Di tutto». Per poi assicurare: «Tornerò presto a Taranto».

IL GOVERNO PRONTO A TRATTARE SUGLI ESUBERI

Qualche ora dopo, nella mattinata del 9 novembre, una fonte di governo di primo livello avrebbe detto all’HuffingtonPost: «Stiamo lavorando, non c’è ancora una proposta definitiva, ma è evidente che la strada che abbiamo deciso di intraprendere è quella di trattare anche sugli esuberi». Un segnale che potrebbe sbloccare la trattativa con ArcelorMittal dopo che l’ultimatum di 48 ore lanciato il 6 novembre da Giuseppe Conte al colosso franco-indiano dell’acciaio è caduto nel vuoto. 

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Le parole di Renzi al Festival de Linkiesta

Il leader di Italia Viva allontana il voto e auspica che il governo vada avanti. Poi si rivolge a Mara Carfagna: «Porte aperte per tutti, è solo questione di tempo».

Il governo non deve morire. Perché «andare a votare ora significa consegnare il Paese a Salvini, si chiama masochismo». Ad affermarlo è stato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, dal palco di Linkiesta Festival. «Se il Pd e il M5s scelgono di andare a votare oggi di fatto disintegrano la propria rappresentanza in parlamento», ha aggiunto. «Spero che il governo non crolli, lavoro perché vada avanti. Se ci sarà una crisi di governo seguiremo la Costituzione ma ora dobbiamo pensare a risolvere i problemi».

«ITALIA VIVA, UN GRANDE CAMBIAMENTO»

Renzi ha rivendicato il ruolo svolto dal suo partito nel portare «un grande cambiamento nella politica italiana». Italia Viva, ha detto, «sta provocando scossoni più profondi di quello che sembra. Quando sarà chiaro cosa accadrà a febbraio e marzo, sarà sempre più evidente che è in corso un riposizionamento anche nella destra». Persino «Salvini, che ha fatto i conti, sa perfettamente che non si va a votare. Noi cresceremo molto, ed è il motivo per cui sono molto preoccupati». E «siccome si aprirà, Italia Viva emulerà ciò che ha fatto Macron negli anni scorsi, indipendentemente da me. Lo ha capito Salvini e non l’ha capito qualche mio ex compagno di partito…».

PORTE APERTE ALLA CARFAGNA

L’idea di allargare Italia Viva non esclude nessuno: «Porte aperte a chi vorrà venire a far parte del progetto non come ospite ma come dirigente», ha detto Renzi, «vale per Mara Carfagna e altri dirigenti, ma non tiriamo la giacchetta. Italia Viva è l’approdo naturale per tutti, è questione di tempo». Le parole di Renzi sono arrivate poco dopo quelle di Mara Carfagna: «Se Renzi dichiarasse di non voler sostenere più il governo di sinistra ma di avere altre ambizioni, Forza Italia Viva potrebbe essere una suggestione. Oggi io e Renzi siamo in due metà campo diverse. Non so cosa accadrà nei prossimi giorni, ma molti dopo 25 anni non si sentono a proprio agio in Forza Italia, oggi si sentono a casa d’altri».

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Salvini: «Ho ricevuto un altro proiettile»

Il leader della Lega rivela nuove minacce a chi gli chiede se sia più a rischio lui o Liliana Segre. E smentisce di aver incontrato la senatrice.

L’incontro con Liliana Segre? A quanto pare non c’è stato. In compenso Matteo Salvini non sembra avere alcuna intenzione di abbassare i toni del dibattito e pur confermando la proprio solidarietà alla senatrice messa sotto scorta dopo la denuncia delle centinaia di minacce e insulti antisemiti ricevute, informa di essere lui stesso esposto all’odio: «A me è appena arrivato un altro proiettile, non piango», ha detto Salvini al suo arrivo a Eicma a chi gli chiedeva se fosse più a rischio lui o la senatrice sopravvissuta ai campi di sterminio, «in un Paese civile non dovremmo rischiare né io né la Segre».

INCONTRO NON CONFERMATO

Il leader della Lega non ha confermato l’incontro dell’8 novembre a Milano con la senatrice: «Io gli incontri che ho li comunico. Gli incontri che non comunico io, per quanto mi riguarda, non ci sono», ha detto l’ex ministro dell’Interno. «L’incontro con la Segre l’avrò più avanti. Lo chiedo io. Quando avverrà? Presto», ha aggiunto. A chi gli ha chiesto quali saranno i temi che affronterà con Segre, Salvini ha risposto: «Io ascolto ascolto, è una donna estremamente intelligente. Sono giovane, ho voglia di capire, di imparare e di ascoltare». Quanto alla presidenza della commissione contro l’odio, la senatrice «farà le sue scelte a prescindere da quello che suggerisce Salvini. Ritengo che sia una donna estremamente intelligente quindi non ha assolutamente bisogno dei miei consigli».

LEGA IN PIAZZA IL 10 DICEMBRE

La Lega sarà comunque presente in piazza a Milano il 10 dicembre per la manifestazione dei sindaci in sostegno a Segre: «Sì», ha confermato Salvini, «quando c’è qualcosa di democratico che riguarda il futuro lo sosteniamo». Ma «il dibattito tra fascismo e comunismo che sono sepolti dal passato, non mi appassiona» e se Forza nuova e CasaPound si candidano alle elezioni «vuol dire che rispettano la legge e la Costituzione».

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Le parole di Merkel nei 30 anni della caduta del Muro di Berlino

La cancelliera tedesca parla davanti al Memoriale: «Non dimentichiamo le vittime della Ddr. La democrazia non è scontata».

Le rose infilate in una fessura orizzontale del Memoriale del Muro di Berlino dal presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e dai capi di Stato di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia hanno aperto le cerimonie per i 30 anni dalla caduta della barriera di cemento che separò la Germania dell’Ovest da quella dell’Est, il mondo occidentale da quello comunista. Il gesto è stato imitato dagli altri partecipanti alla cerimonia, tra cui la cancelliera Angela Merkel, il presidente del parlamento tedesco Wolfgang Schaeuble e molti giovani. Il Memoriale conserva impianti di confine con tutte le loro installazioni, compresa la striscia della morte, oltre a 212 metri della barriera di cemento che divise Berlino e il mondo per 28 anni.

«UN GIORNO FATIDICO DELLA NOSTRA STORIA»

«Il 9 novembre è un giorno fatidico della storia tedesca», ha detto la cancelliera Angela Merkel durante il suo discorso, «oggi ricordiamo anche le vittime dei pogrom di novembre dell’anno 1938, i crimini che furono perpetrati nella notte tra il 9 e il 10 novembre» ai danni «di persone ebree e quello che seguì fu il crimine contro l’umanità e il crollo della civiltà rappresentato dalla Shoah». Parlando nella Cappella della riconciliazione annessa al Memoriale, la cancelliera ha aggiunto che «il 9 novembre, in cui in maniera particolare si riflettono i momenti terribili e quelli felici della nostra Storia, ci ammonisce che dobbiamo contrastare in modo deciso odio, razzismo e antisemitismo. Ci esorta a fare tutto quello che è in nostro potere per difendere dignità umana e stato di diritto».

«NON DIMENTICHIAMO I CRIMINI DELLA DDR»

In particolare, la cancelliera si è soffermata sui crimini del Comunismo: «Troppe persone furono vittima della dittatura della Sed», ha detto riferendosi al partito comunista della Ddr, e «non le dimenticheremo mai. Ricordo le persone che furono uccise su questo Muro perché cercavano la libertà» e «i 75 mila esseri umani che furono incarcerati per ‘fuga dalla Repubblica’», ha aggiunto. «Ricordo le persone» che furono vittima di «repressione perché loro parenti erano fuggiti» all’Ovest, ha detto ancora Merkel volgendo un pensiero anche a chi «fu sorvegliato e denunciato», o «furono oppressi e dovettero seppellire i loro sogni e speranze perché non si volevano piegare all’arbitrio statale». Dopo la caduta del Muro, «il richiamo della libertà creò nuove democrazie nell’Europa centrale ed orientale. La Germania e l’Europa poterono finalmente crescere insieme», ha proseguito ancora la cancelliera nel suo discorso. «Tuttavia i valori su cui si fonda l’Europa, uguaglianza, democrazia, libertà, stato di diritto», difesa dei «diritti umani, sono tutt’altro che scontati, devono essere sempre vissuti e difesi di nuovo».

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Messo all’asta ciò che resta di Rigopiano

In vendita ciò che resta dell'hotel che nel gennaio 2017 fu travolto da una valanga in cui morirono 29 persone. Acquistati i vini della cantina.

Ciò che resta dell’Hotel Rigopiano di Farindola, che il 18 gennaio 2017 divenne tomba per 29 persone rimaste imprigionate da una valanga sul Gran Sasso, è stato messo all’asta. Le bottiglie della cantina, la vasca idromassaggio, i lettini della Spa, i mobili, quadri, sculture, specchi e cornici. Quindici lotti che vanno da un valore di 700 euro fino ai 6 mila del gruppo elettrogeno sono stati messi in vendita dal curatore fallimentare, suscitando indignazione in chi ha subito quel lutto.

LO CHOC DELLE FAMIGLIE

«Un annuncio ha sconvolto le famiglie delle vittime dopo che il 30 ottobre, a Pescara, si è tenuta un’asta delle bottiglie di vino pregiato che si trovavano nell’hotel e che si sono salvate dalla valanga», ha reso noto l’avvocato Romolo Reboa che, insieme ai legali Gabriele Germano, Massimo Reboa, Silvia Rodaro, Maurizio Sangermano e Roberta Verginelli assiste le famiglie di quattro vittime della tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). «Le ha messe in vendita il curatore del Fallimento 70/2010, Del Rosso srl, mentre non è conosciuto chi farà il macabro brindisi al prezzo di aggiudicazione di 1.800 euro e ha partecipato per rilanciare, dato che il prezzo base era di 700 euro. L’annuncio è apparso sul sito Aste Giudiziarie».

«UNA MACABRA ASTA»

Reboa ha sottolineato che «ciò che ha sconvolto i miei assistiti è che vi è stata una macabra asta che ha visto più persone competere per assicurarsi le bottiglie della cantina della morte», aggiungendo come «esca oggi un soggetto nuovo, il Fallimento 70/2010 Del Rosso srl, che risulta proprietario dei mobili dell’Hotel Rigopiano e che, certamente con l’autorizzazione del Giudice Delegato, li ha messi in vendita. Vi è un soggetto nuovo, un curatore fallimentare, mai ascoltato nell’inchiesta penale, che potrebbe rivelare informazioni preziose sullo stato dei luoghi, sulle autorizzazioni e che mi riservo di convocare per una audizione in sede di indagini difensive».

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Italia leader in Europa per il settore delle due ruote

In questi giorni a Milano, presso Rho Fiera, è nel vivo del suo svolgimento EICMA 2019, l’Esposizione Internazionale del Ciclo..

In questi giorni a Milano, presso Rho Fiera, è nel vivo del suo svolgimento EICMA 2019, l’Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo che per quest’anno arriva alla sua 77esima edizione. Un evento di natura fieristica di caratura mondiale che detiene la leadership nel settore delle due ruote. Con la presenza di oltre 1.200 espositori e l’intento di valorizzare e promuovere le realtà produttive che operano nella filiera industriale del settore ciclo, motociclo e accessori, attrae ogni anno centinaia di migliaia di visitatori.

Un settore quello delle due ruote che non solo attrae fortemente ma che, in Italia e in Europa, vola con numeri di produzione e di fatturato davvero importanti. Bici, moto, ciclomotori, scooter, componenti e accessori affascinano il pubblico italiano che ama le due ruote, le studia, le compra e le usa abitualmente. Tutto questo si riversa sul settore delle produttività e del business, vera miniera per il Bel Paese che per l’industria della due ruote si conferma, secondo i dati di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo, Motociclo e Accessori), il punto di riferimento in Europa.

I NUMERI DELL’INDUSTRIA MADE IN ITALY A DUE RUOTE

L’industria delle due ruote impiega circa 20.000 dipendenti diretti e fattura oltre 5 miliardi di euro. La produzione italiana di motocicli (350mila unità) e di biciclette (2,4 milioni unità) occupa saldamente il primo posto a livello europeo. In Italia il settore conta complessivamente più di 5.000 punti vendita: il commercio di bici, moto, ciclomotori, scooter, componenti e accessori, con il loro indotto, dà lavoro a circa 60.000 persone.

+ 6,4% PER IL MERCATO ITALIANO DELLE DUE RUOTE A MOTORE

Che il mercato delle due ruote in Italia funziona lo dicono chiaramente i dati. Nei primi nove mesi di quest’anno le immatricolazioni hanno fatto segnare un + 6,4% rispetto al 2018. Un risultato che deriva da una accelerazione delle moto (+ 8,6%) che ricoprono il 44% del mercato, e da un incremento degli scooter (+ 4,8%) che ne rappresentare il 56%. A perdere volumi sono, invece i “cinquantini”, – 4,2%. Sono 213.500 i pezzi venduti nel mercato due ruote da gennaio a settembre 2019 e le previsioni per l’anno stimano un totale di circa 250.000 veicoli.

IL MERCATO DELLE DUE RUOTE NON A MOTORE RESISTE E FUNZIONA

Non deludono anche i dati dedicati alle due ruote non a motore, con specifiche sull’elettrico e selle bici, comprese anche quelle più moderne come le e-bike. Nel 2018, infatti, in Europa sono stati immatricolati 47.179 motoveicoli elettrici (+ 36% su 2017), corrispondenti al 3,7% del mercato endotermico (1.277.708 unità). Il nostro Paese, con 3.600 veicoli venduti nel 2018 (+ 44% su 2017), raccoglie il 7,6% del mercato europeo. Continua a tenere anche il mercato delle biciclette. Ben 1.595.000 quelle vendute nel 2018 mettendo comunque in conto la straordinaria crescita di bikesharing a postazione fissa e free floating (+ 147% solo nel 2017 e una flotta di circa 40mila mezzi sul territorio). Buoni risultati anche per l’e-bike. Confindustria ANCMA stima una vendita di 173.000 pezzi, pari a +16,8% rispetto al 2017. Va bene anche l’export delle bici a pedalata assistita, che nel 2018 raggiunge un valore di 42 milioni di euro, + 300% sull’anno precedente.

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