La Popolare di Bari punta a un piano per il salvataggio prima di Natale

Proseguono incontri e contatti con investitori istituzionali.

La Banca Popolare di Bari «conferma che il programma di incontri e contatti con investitori istituzionali» che mira «al rafforzamento patrimoniale» dell’istituto pugliese «prosegue intensamente». L’obiettivo è «pervenire entro le prossime due settimane all’approvazione di un piano industriale e patrimoniale concordato tra le parti».

Tale percorso potrà sostanziarsi ulteriormente con la definizione operativa del provvedimento sulle Dta (attività fiscali differite, ndr) contenuto nel decreto crescita approvato dal parlamento” e che la Banca Popolare di Bari “auspica possa avvenire a breve, nel rispetto delle normative comunitarie”.

La Popolare di Bari rivendica di aver “avviato un processo di discontinuità e di profondo rinnovamento, cominciato ad agosto 2019, ponendo le basi per la stabilizzazione dei requisiti patrimoniali e il rilancio della redditività operativa”. Si tratta, aggiunge, di “un percorso importante per l’intera economia del Mezzogiorno e quindi per l’intero Sistema Paese, che la Banca Popolare di Bari sta portando avanti con la massima serietà ed attenzione, nell’interesse di clienti, dipendenti e Soci”.

Per raddrizzare la sua situazione patrimoniale, il gruppo pugliese ha chiesto aiuto al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, a cui si dovrebbe affiancare la controllata statale MedioCredito Centrale, nell’ambito di un intervento che si stima possa aggirarsi attorno al miliardo.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Banche, per chi suona il valzer delle fusioni

Occhi puntati sul mondo delle Popolari. Per adesso di nozze tra BancoBpm e Ubi, a parte aperture a mezzo stampa, non se ne parla. Più probabile un matrimonio della seconda con Bper. Mentre i dipendenti di Credito Valtellinese si aspettano una mossa da Crédit Agricole.

Chi sarà ad aprire le danze del risiko bancario nel 2020? È la domanda che circola nelle sale operative dove per ora i broker si accontentano di scommettere su fusioni di piccolo-medio taglio. Sotto ai riflettori sono in particolare le mosse di quel mondo Popolare che deve trovare un nuovo centro di gravità permanente magari dando vita al terzo polo del credito in Italia. Per adesso di nozze tra il BancoBpm e Ubi, a parte aperture a mezzo stampa tese più a vedere l’effetto prodotto che ad avviare negoziati concreti, non se ne parla. Più probabile sembra, invece, un matrimonio tra Bper e Ubi con a fare da sensale la Unipol (primo azionista della Popolare emiliana) di Carlo Cimbri. In generale, ha detto l’ad del gruppo assicurativo di via Stalingrado lo scorso 8 novembre, «non potremo che favorire strutture più grandi, più solide e più performanti di quelli attuali». 

LEGGI ANCHE: Perché Mustier ha tanta fretta di vendere

ATTESA AL CREDITO VALTELLINESE

Nel frattempo, però qualcosa potrebbe muoversi anche lungo la strada tra l’Emilia-Romagna e l’alta Lombardia. Nelle filiali del Credito Valtellinese, infatti, i dipendenti sono sempre più convinti che la loro banca finirà prima poi nella rete dei francesi del Crédit Agricole che hanno già la Cariparma. E che del Creval sono già azionisti con una quota del 5% oltrechè partner bancassicurativi. Da Parigi hanno sempre smentito («potremmo salire leggermente, fino a poco meno del 10%», perché l’obiettivo è «la partnership, non il controllo», aveva detto un anno fa il Ceo dell’Agricole, Philippe Brassac) ma il vento potrebbe essere cambiato. 

MANDARINI PER BAZOLI

Per Giovanni Bazoli la Cina è più vicina. Il 12 novembre, in qualità di presidente della Fondazione culturale Cini, il banchiere bresciano ha accolto a Venezia il finanziere cinese Eric Li, fondatore e managing partner di Chengwei Capital e amministratore fiduciario del China Institute della Fudan University. Li è uno dei nuovi Amici di San Giorgio, la “creatura” della Cini che raccoglie soggetti disposti a investire nel suo funzionamento con un impegno triennale e rinnovabile, di 100 mila euro annui. Ad accompagnare Li da Bazoli è stato un amico di vecchia data di entrambi ovvero l’ex premier Romano Prodi, che con la Cina ha da sempre rapporti consolidati e che è anche presidente onorario del Taihu World Cultural Forum, il consesso internazionale legato proprio allo sviluppo dei temi culturali lanciato da qualche anno dalla Cini. Il nuovo sponsor orientale può di certo dare sostegno alla Fondazione che già può contare sui contributi di soggetti privati istituzionali, come Intesa Sanpaolo, Cariplo e Generali. Ed Eni.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it