Sfuma l'accordo per sostenere Bonomi. Colpa della fuga in avanti del presidente partenopeo Grassi. Così si è sbriciolata l'unità d'intenti degli industriali del Mezzogiorno.
È durato poco l’accordo di unità delle Confindustrie del Sud per sostenere Carlo Bonomi e, come sta avvenendo per le territoriali lombarde, ci si avvia in ordine sparso al confronto per la designazione del nuovo presidente di Confindustria. Ma facciamo un passo indietro. Al Mezzogiorno spetta di diritto un posto nella squadra del presidente, frutto dell’alternanza Nord/Sud prevista dalla riforma Pesenti. Nell’ultimo quadriennio nella squadra di Vincenzo Boccia era stato designato per il Nord il presidente di Bolzano, Stefan Pan. Nel prossimo mandato toccherà dunque a un presidente di una territoriale del Sud.
L’OK A BONOMI IN CAMBIO DI DUE POSIZIONI DI VERTICE
Un paio di mesi fa ci fu il “patto della sfogliatella“. Tutti i presidenti delle territoriali meridionali si ripromisero unità nella corsa al successore di Boccia, promettendo di avere un occhio benevolo verso il lombardo Bonomi, in cambio di due posizioni di vertice, quella di diritto e quella frutto dello scambio per portare compatti i voti del Sud. L’importante è stare uniti e non fare fughe in avanti, si dissero convinti. Strette di mano, pacche sulle spalle e tutti tornarono nelle proprie territoriali. Ma come spesso sanno i cultori delle materie confindustriali, spesso queste intese durano lo spazio di un mattino.
LA FUGA IN AVANTI DI NAPOLI
Passata qualche settimana, la prima a smarcarsi è stata Napoli: il posto di diritto spetta a noi, ha detto all’orecchio di Bonomi il presidente partenopeo Vito Grassi, che tra l’altro si è fatto votare dai suoi iscritti una proroga per non arrivare scaduto al maggio prossimo quando si incoronerà il nuovo leader degli imprenditori italiani. È allora che pugliesi, calabresi, siciliani e tutti gli altri del patto della sfogliatella sono insorti. Ma come, hanno obiettato irritati, noi ci impegniamo a essere uniti e Grassi negozia per conto suo con Bonomi?
Dal Sud sussurrano che a mettere pepe nel sistema ci si sia messo anche il past president D’Amato che ha fatto filtrare la disponibilità di Illy a scendere in campo
Risultato? Si è sbriciolata l’unità di intenti del Sud con grande scorno del presidente di Assolombarda e con il sorriso degli altri contendenti, il bresciano Giuseppe Pasini, il re del legno emiliano Emanuele Orsini, e l’industriale orafa torinese Licia Mattioli. E dal Sud sussurrano che a mettere pepe nel sistema ci si sia messo anche il past president Antonio D’Amato che ha fatto filtrare la disponibilità del triestino Andrea Illy (il più importante cliente della sua società, la Seda) a scendere in campo nella corsa alla presidenza di Confindustria.
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In arrivo due Ceo, uno dei quali concentrato sulle attività estere. Vendita di una quota di Aeroporti di Roma. E futuro da scrivere per Mion. le indiscrezioni del Sole 24 Ore.
Un processo di rafforzamento della governance di Atlantia, con l’arrivo di due Ceo, uno dei quali focalizzato sulle attività estere. E poi l’avvio della procedura per la vendita di una quota di Aeroporti di Roma, fino al 49%, insieme a un percorso per la valorizzazione di un pacchetto di Telepass, anche in questo caso rilevante. Sarebbe questa, secondo quanto riportaIl Sole 24 Ore, la strategia messa a punto dalla famiglia Benetton che ha tenuto a Treviso un Consiglio d’amministrazione di Edizione e che si prepara a riscrivere la governance di Atlantia guardando anche ai mercati esteri.
LA POSSIBILE USCITA DI SCENA DI MION
L’articolo racconta che per la famiglia Benetton il prossimo anno rappresenta sotto diversi aspetti un banco di prova e ipotizza anche che, finito il mandato la prossima estate, il presidente di Edizione, Gianni Mion, decida di uscire di scena, con una scelta che sarà definita in prossimità del passaggio di consegne. La famiglia Benetton, invece, «seppure in un sistema che resterà collegiale, dovrà decidere un rappresentante interno che possa sostituire lo storico braccio destro di Gilberto Benetton. Improbabile l’innesto di un manager esterno». È evidente che su Atlantia potranno pesare le decisioni che il governo prenderà sulle concessioni di Autostrade per l’Italia ma gli azionisti si starebbero preparando a riscrivere – riporta Il Sole 24 Ore – governance e struttura di controllo di Atlantia ma anche a rivederne ruolo e obiettivi in termini di investimenti attuali e futuri.
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La multinazionale ha siglato una partnership con il museo trentino per un programma di attività al fine di responsabilizzare i cittadini. A partire da Circular evolutions, installazione visitabile fino a marzo 2020.
Efficienza
energetica, meno sprechi e tecnologie innovative. C’è questo alla base del
concetto di economia circolare. E questi intendimenti sono l’anima di “Circular
Evolutions”, l’installazione di Eni gas e luce che dopo essere stata all’Orto
Botanico di Milano, al Fuorisalone 2018 e a Videocittà a Roma, adesso sbarca al
MUSE. Il museo delle scienze di Trento, infatti, ha siglato un accordo di
collaborazione con Eni, che ha acquisito la qualifica di “Circular Partner”,
all’interno di un articolato programma di attività. La prima declinazione di
questa collaborazione è appunto “Circular Evolutions”, che ha
inaugurato lo scorso 12 dicembre e sarà visitabile nel giardino del MUSE fino a
marzo 2020.
UN’INSTALLAZIONE DI 405 CASETTE
Circular Evolutions, frutto di una più ampia collaborazione tra Eni e MUSE sul tema dell’economia circolare, è un’installazione diffusa formata da 405 casette – realizzata da Eni ed Eni gas e luce e ideata dallo studio internazionale di architettura Mario Cucinella Architects in collaborazione con SOS – School of Sustainability – recuperando e rilanciando, in modo circolare, nel nuovo allestimento di Trento, le casette utilizzate in occasione del FuoriSalone 2018. Protagonista dell’installazione è la casa, intesa come luogo di protezione ma anche crescita ed educazione delle persone. Ogni casa rappresenta, infatti, un laboratorio continuo di scelte che possono contribuire ad aumentare la consapevolezza energetica.
L’OBIETTIVO È RESPONSABILIZZARE I CITTADINI
Metafora dell’evoluzione circolare delle risorse, Circular Evolutions parte quindi dal micro – dall’azione virtuosa del singolo all’interno della propria casa e nei confronti dell’ambiente – e arriva al macro, dove genera effetti positivi creando nuove sinergie con le aziende per le città, i territori, le risorse idriche, forestali e agricole. L’individuo, consapevole e responsabilizzato, diventa quindi il principale attore del cambiamento, mentre la città si trasforma in un vero e proprio ecosistema formato da differenti livelli di comunicazione e da un ritrovato rapporto simbiotico con gli elementi naturali che la circondano. Nasce così uno scenario dove i concetti dell’economia circolare vengono applicati dalle persone, nei loro gesti quotidiani, e dalle aziende, nelle loro strategie, dando così impulso a un nuovo sistema di sviluppo e crescita sostenibile.
UN PALINSESTO DI INCONTRI SULL’ECONOMIA CIRCOLARE
Nell’ambito della collaborazione con Eni, il MUSE sta realizzando alcuni contenuti per il portale web EniScuola, sempre dedicati al tema dell’economia circolare e specialmente inerenti ai rifiuti come risorsa, al ciclo di vita della plastica, ai Repair Café per imparare a riparare e riutilizzare e sta ideando un laboratorio-gioco “Chi vuol essere sostenibile”, erogato nelle scuole primarie coinvolte dal progetto Circular School di Eni, incentrato sulle dinamiche di cooperazione tra i ragazzi e supportato da un videotutorial di approfondimento per i docenti. La collaborazione tra MUSE e Eni prevede, per il prossimo anno, un palinsesto di incontri e appuntamenti sui principi dell’economia circolare e delle relative aree di sviluppo, con un format di dialogo a più voci, allo scopo di ispirare e innescare la presa di coscienza della responsabilità personale nel “fare la differenza” tutti insieme.
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Il ministro degli Esteri arriva in un Paese dilaniato dalla guerra. Previsti bilaterali con Serraj e Haftar. E sul terreno si muovono anche Turchia e Libia. Lo scenario.
Il ministro degli Esteri Luigi di Maio è in Libia. A quanto si apprende, il titolare della Farnesina è atterrato nella mattinata del 17 dicembre a Tripoli dove vedrà Fayez al Sarraj, il vicepresidente del consiglio presidenziale Ahmed Maitig, il ministro degli Affari esteri Mohamed Siala e il ministro degli Interni Fathi Bashaga. Subito dopo si sposterà a Bengasi per incontrare Khalifa Haftar. Infine Tobruk, per vedere il presidente della Camera dei rappresentanti Aghila Saleh. Al centro dei colloqui il conflitto in corso, la conferenza di Berlino, il memorandum e altri temi centrali. L’ultima visita di un esponente di governo italiano in Libia fu quella del presidente del Consiglio il 23 dicembre dell’anno scorso, quando Conte si recò prima a Tripoli e poi a Bengasi.
UN CONTESTO DI GUERRA PERMANENTE
Sul terreno la tensione è alle stelle: per ore si sono rincorse indiscrezioni da fonti vicine ad Haftar, rilanciate anche dalla tv panaraba Al Arabiya ma non confermate, di un attentato a colpi di arma da fuoco contro il ministro dell’Interno libico Fathi Bashagha nella notte a Misurata, poi fotografato in mattinata sotto l’ombrellone di un caffè di Tripoli. La città a est della capitale, detta ‘la Sparta di Libia’ per la sua potenza militare che garantisce quasi la metà (7.500) dei miliziani impegnati nella difesa di Tripoli, ha annunciato «la dichiarazione dello Stato d’emergenza generale» e la volontà di mobilitare «tutte le proprie capacità» a sostegno di Sarraj e contro «il totalitarismo» incarnato da Haftar.
LA TENUTA DI MISURATA E L’INTERVENTISMO DELLA TURCHIA
Il sostegno di Misurata è la spiegazione più diffusa all’incapacità di Haftar di prendere Tripoli anche dopo aver annunciato, all’inizio di dicembre, lo scoccare dell’ “ora zero” della battaglia decisiva. In un conflitto già trasformatosi in una guerra per procura con l’impiego semi-segreto di forze di altri Stati, la possibilità di un coinvolgimento diretto turco si è fatta ancora più concreta con l’approvazione – da parte della Commissione Esteri del Parlamento di Ankara – della parte sulla “cooperazione militare” del memorandum d’intesa siglato a fine novembre dal presidente Recep Tayyip Erdogan con Sarraj. L’altro accordo invece, quello che stabilisce la controversa demarcazione dei confini marittimi tra i due Paesi, è già stato approvato dal Parlamento turco.
ANCHE L’EGITTO PRONTO A INTERVENIRE
In questo quadro il governo Sarraj ha dichiarato di considerare una «minaccia» di voler intervenire in Libia le frasi pronunciate domenica da Abdel Fattah al-Sisi. Il presidente egiziano ha detto che l’Egitto «sarebbe dovuto intervenire direttamente in Libia» e che è «in grado di farlo», pur aggiungendo di «non averlo fatto perché il popolo libico non dimenticherebbe mai un intervento». Ancora prima della missione di Di Maio, la diplomazia internazionale si era mossa con una telefonata fra il presidente russo Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel che hanno «sottolineato l’importanza di evitare un’ulteriore escalation» in Libia. «Solidarietà politica e comune visione in vicende come quelle che coinvolgono da troppo tempo la Libia sono indispensabili e sarebbero giovevoli», ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia degli auguri al Corpo diplomatico.
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Non ci sono le condizioni per un governo di tutti. Che richiederebbe una tregua inimmaginabile da parte del leader leghista. E porterebbe a un disastro peggiore di questo esecutivo con Di Maio.
Quando un partito che si appresta a vincere le elezioni politiche (secondo i sondaggi) propone agli altri partiti un governo di tregua diretto da un personaggio indiscutibile come Mario Draghi, si dovrebbe sviluppare una gran discussione. Invece accade che Matteo Salvini, su suggerimento di Giancarlo Giorgetti, proponga questo governo e quel primo ministro e nessuno ne parli tranne Matteo Renzi. Su quel “tranne Renzi”, anzi, si è sviluppato un retroscena secondo cui la proposta salviniana è il primo passo per una marcia di avvicinamento reciproca fra i due Matteo, i gemelli separati alla nascita. È probabile.
UNA LUNGA STORIA DI FALLIMENTI
Resta il fatto che la proposta di Salvini è caduta, finora, nel vuoto. Forse la ragione sta nel fatto che questo Paese ha discusso decine di volte di governo di emergenza o solidarietà nazionale o come diavolo volete chiamarli. Alcune discussioni, come quella sul compromesso storico, furono molto alte, altre dettero vita a piccolo cabotaggio parlamentare. Quasi sempre queste esperienze hanno fallito. La sinistra, che avrebbe potuto vincere le elezioni con Pier Luigi Bersani, fu costretta dal Quirinale a ingoiare il governo Monti che, con i suoi esodati e altre decisioni anti-popolari, fece perdere milioni di voti. Quindi, come si dice, “anche basta”. Basta governi di solidarietà nazionale. Tu vinci e governi e io mi ti oppongo fino a farti cadere.
Un governo di tutti, o quasi tutti, richiede la rinuncia ai toni da guerra civile. Salvini non è in grado di prendere questo impegno
C’è però un dato innegabile nella proposta di Giorgetti mal raccontata da Salvini ed è che la situazione italiana è effettivamente quella che richiederebbe la Grossa coalizione. Soprattutto lo richiederebbe lo spirito pubblico. E già qui ci scontriamo sulle ragioni per cui la Grossa coalizione non si può fare. Un governo di tutti, o quasi tutti, richiede una tregua fra le parti, non una pace fra i partiti né la rinuncia alla propria identità e alla polemica fra i partiti, ma la rinuncia ai toni da guerra civile. Salvini non è in grado di prendere questo impegno. Il giorno che Salvini diventasse civile come una sardina, si ridurrebbe al 5%, cioè sarebbe un Renzi qualsiasi. È la fantasia della guerra civile che alimenta il suo successo oggi minacciato solo dal ritorno a casa della destra tradizionale che vede in Giorgia Meloni la leader dura che sognava.
UN GOVERNO CON SALVINI SAREBBE DISTRUTTIVO
Per la sinistra un governo con Salvini sarebbe distruttivo, peggio di questo governo con Luigi Di Maio. Il prezzo potrebbe essere pagato solo se ci fosse un vero breve programma e una intesa di ferro attorno a ciò che può fare Draghi senza che gli rompano i maroni. Sprecare una grande alleanza e un uomo come Draghi per i postumi di una serata in birreria non vale proprio la pena. Di più: quando si propone un governo di tutti, si propone una analisi della situazione e quello che si pensa debba diventare l’Italia nel caso di successo di questo governo. Solo così la proposta sarebbe credibile. Dire solo che c’è grande casino e quindi bisogna chiamare il pompiere Draghi pronti a incendiargli l’autobotte è pura follia. Se poi Renzi e Salvini vogliono una discussione o addirittura una esperienza di governo che li aiuti a vivere assieme, non cerchino scorciatoie. In fondo viviamo in tempi di amori liberali. Se si vogliono bene, si mettano assieme.
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Giunto alla fine della seconda fase, il progetto del DiPE, Invitalia e Sogei mette a disposizione i dati sugli investimenti pubblici.
Si
è tenuto il 16 dicembre 2019 a Roma presso il Talent Garden, l’evento
conclusivo del progetto OpenCUP, dati che creano valore.
L’iniziativa,
nata dall’idea del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento
della politica economica (DiPE), ha voluto valorizzare la banca dati del
Sistema Codice Unico di Progetto – CUP con la pubblicazione in formato open
dell’Anagrafe dei progetti d’investimento pubblico sulPortale
OpenCUP. All’indirizzo opencup.gov.it,
il portale, infatti, mette a disposizione di tutti, cittadini, istituzioni ed
altri enti, i dati, in formato aperto, sulle decisioni di
investimento pubblico finanziate con fondi pubblici nazionali, comunitari o
regionali o con risorse private registrate con il Codice Unico di Progetto.
L’iniziativa
è giunta al compimento della sua seconda fase ed è finanziata dai fondi europei
(PON Governance e Capacità istituzionale 2014-2020): l’evento è stato
l’occasione per condividere l’esperienza maturata negli ultimi tre anni anche nell’ambito delle solide collaborazioni che si sono instaurate con
i partner Invitalia e Sogei; illustrare i risultati raggiunti e prospettare gli sviluppi futuri del progetto OpenCUP.
Tra
i presenti, oltre ai protagonisti dell’iniziativa, l’Autorità di Gestione del
PON finanziatore del progetto, Invitalia S.p.A. e Sogei S.p.A, i testimonial
del riuso dei dati OpenCUP, da Bankitalia fino al caso di Tom Tom che
attraverso i dati OpenCUP può creare servizi di geo-referenziazione ad alto
valore aggiunto. Presente anche il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, Mario Turco, che ha dichiarato: “I sistemi di monitoraggio degli investimenti pubblici sono
diventati strumenti cruciali nell’attuazione degli interventi programmati,
perché consentono sia di seguirne i progressi, che di evidenziare i casi di
blocco nei processi e di effettuare le opportune riprogrammazioni di risorse.
Bisogna però precisare che in questo ambito, ci sono ad oggi delle criticità a
più livelli che ne impediscono una piena operatività. Il rafforzamento del
monitoraggio deve necessariamente passare per un cambiamento culturale che
porti gli attori coinvolti, monitoranti e monitorati, ad un dialogo tra centro
e periferia per ritenere tale azione non solo come un onere ma anche come
un’opportunità.”
I
NUMERI DEL PORTALE OPENCUP
La
seconda fase del progetto ha ingrandito e ampliato il pannel dei dati.
Opencup.gov.it, online dal dicembre del 2015, ha reso disponibili ad
oggi i dati su 3,3 milioni di interventi pubblici (tra questi 1
milione di records riguardano i lavori pubblici (erano già 800mila
nel 2015); 2,2 milioni di dati sugli incentivi alle imprese e circa 100mila
records sui contributi per la ricostruzione post eventi sismici. Tutto è
rilasciato in formato aperto e scaricabile in un unico dataset complessivo.
Durante
l’evento il DiPE ha annunciato anche la consegna delle chiavi di accesso al
sistema MGO per il monitoraggio delle grandi opere a favore della DIA,
per aumentare la legalità e contrastare le infiltrazioni mafiose negli appalti.
Attualmente sono monitorate 67 grandi opere per 66 miliardi di euro.
IMPORTANTI COLLABORAZIONI
Un portare che propone, dunque, uno sguardo d’insieme sugli investimenti pubblici. Tutto questo è stato possibile grazie all’interoperabilità tra diversi sistemi informativi e all’ottimizzazione del corredo informativo. Tramite il portale OpenCUP, infatti, è possibile ricercare un determinato progetto e se esistono dati su quest’ultimo, si può cercare anche su altri portali. Le cooperazioni già attive sono con OpenCoesione, OpenCantieri e Italia sicura scuole. Collaborazioni come quella con il Centro Nazionale delle ricerche e il Politecnico di Milano hanno contribuito, infine, all’innalzamento della qualità dei dati.
«Oggi
tradurre le esigenze di innovazione del Paese in benefici per i cittadini
significa mettere il cittadino stesso al centro dei servizi pubblici e
consentirgli di interagirecon lo Stato in trasparenza anche
attraverso canali e strumenti digitali di Open Government – ha dichiarato Andrea
Quacivi, Ad di Sogei. #NoidiSogei supportiamo i nostri Clienti in progetti
reali, Open Cup rappresenta una eccellenza dell’Italia, un esempio di progetto
innovativo digitale, oltre ad essere un servizio pubblico precursore
nell’uso degli Open data, creato e sviluppato per favorire la conoscenza e la
consapevolezza dei cittadini sulle decisioni di investimento pubblico. L’Italia
si posiziona al 4’ posto nell’ambito della componente Open data
dell’indice DESI 2019, dietro solo all’ Irlanda, alla Spagna e alla
Francia, questo è un risultato significativo di cui si parla troppo poco, gli Open
data costituiscono una risorsa primaria, un bene comune come
l’aria e l’acqua, disponibile senza barriere tecniche, giuridiche, di prezzo».
I RICONOSCIMENTI PER OPERNCUP
Il progetto, per la sua utilità e trasparenza, ha ricevuto importanti riconoscimenti come l’Open Data Maturity Report 2018 – Best practice europea (20 novembre 2018); il Premio “Agenda digitale” dell’Osservatorio del Politecnico di Milano (13 dicembre 2018) e il Premio Innovazione 2018 conferito dal Senato della Repubblica in collaborazione con la Fondazione COTEC (Roma, 4 marzo 2019).
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L'opera di Marco Bellocchio che racconta la storia di Tommaso Buscetta interpretato da Pierfrancesco Favino è fuori dalla shortlist. Ci sono Almodovar e il coreano Parasite.
È finita la corsa italiana per il Best international feature film, nuova definizione dell’Oscar per il miglior film straniero. Il traditore di Marco Bellocchio, che narra le vicende del pentito di mafia Tommaso Buscetta e della sua collaborazione con il giudice Giovanni Falcone, è fuori dalla shortlist diffusa dall’Academy. Una vera delusione per una pellicola che, dopo l’anteprima a Cannes, aveva suscitato molto interesse all’estero, riscuotendo gli applausi del pubblico e di gran parte della critica per la sua capacità di discostarsi dai cliché del “cinema di mafia” e, come ha scritto Liberation, di raccontare i personaggi «non come eroi o antieroi, ma come persone normali, a loro modo perbene, che credono ancora in un’etica all’interno di un mondo dove i valori si sono fatti sempre più rari, ciascuno a modo proprio e ciascuno dalla sua parte».
DELUSE LE SPERANZE DI BELLOCCHIO
Ad alimentare le speranze la superba interpretazione di Pierfrancesco Favino, come di tutto il cast, la ricostruzione fedele dell’epoca, il rispetto e la rivalutazione della lingua siciliana e, soprattutto, il mettere al centro di quest’opera la naturale teatralità, tragicità di questi personaggi degni di un’opera verdiana. Anche Bellocchio sembrava crederci: «Sono contento di questa candidatura. È una possibilità, una chiave per entrare nella grande gara. Non mi faccio illusioni, ma farò tutto il possibile per aiutare Il traditore in questo lungo cammino. Pur da vecchio anarchico pacifista e non violento, sento come un onore e una responsabilità di rappresentare l’Italia in questa sfida», aveva commentato dopo la candidatura.
PARASITE E DOLORE E GLORIA RESTANO IN LIZZA
Dieci i titoli ancora in corsa, tra cui Parasite di Bong Joon-ho (Sud Corea), Dolore e gloria di Pedro Almodovar (Spagna), Atlantics di Mati Diop (Senegal). Se quest’ultimo ricevesse la nomination, sarebbe la prima volta per il Senegal. In maggio Diop è diventata la prima donna di colore a competere per il primo premio a Cannes, andato alla fine a Parasite. Il film ha vinto pero’ il Grand Prix honor.
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Attesa per l'avvio delle contrattazioni a Milano. Spread stabile a 156 punti. I mercati in diretta.
La Borsa italiana riparte dal +0,8% del 16 dicembre. Piazza Affari ha fatto segnare un avvio di settimana positivo, in linea coi mercati europei. Rally di Londra a +2,25% seguita da Parigi (+1,23%), Madrid (+1,22%) e Francoforte (+0,94%) .
SPREAD INTORNO A QUOTA 156 PUNTI
Apertura con poche oscillazioni per lo spread tra Btd e Bund. Il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco si attesta stamani a 156,2 punti mentre il rendimento del Btp è all’1,26%.
I MERCATI IN DIRETTA
8.51 – SHANGHAI CHIUDE IN POSITIVO
Le Borse cinesi chiudono la seduta in rialzo sfruttando la spinta dei nuovi record di Wall Street e dei dati migliori delle attese sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio di novembre, diffusi ieri a Pechino: l’indice Composite di Shanghai sale dell’1,27% a 3.022,42 punti, mentre quello di Shenzhen si porta a quota 1.708,78 (+1,33%). Lo yuan cede 56 punti base sul dollaro dopo che la Banca centrale cinese ha fissato la parità bilaterale a 6,9971: il renminbi, a ridosso della chiusura dei listini azionari, fa segnare uno spot rate di 7,0014 (+0,13%)
8.32 – ASIA SEMPRE IN POSITIVO
Seduta in rialzo sulle Borse asiatiche in un clima di euforia dopo che Wall Street ha raggiunto nuovi massimi tra l’ottimismo sui colloqui commerciali tra le due maggiori economie del mondo. L’indice benchmark della regione ha guadagnato fino allo 0,7% sui massimi da giugno 2018, guidato dal rimbalzo di Corea (+1,27%) e Hong Kong (+1,02%). Bene anche Tokyo che ha guadagnato lo 0,59% e Shanghai l’1,36 per cento.
7.45 – CHIUSURA BORSA DI TOKYO IN RALZO
La Borsa di Tokyo termina la seduta in aumento, sulla scia dell’ultimo record degli indici azionari statunitensi, sostenuti dalle notizie incoraggianti che arrivano dalle trattative sul commercio internazionale tra Cina e Usa. L’indice Nikkei mette a segno un guadagno dello 0,47%, assestandosi ai massimi in 14 mesi, a quota 24.066,12, aggiungendo 113 punti. Sul fronte dei cambi lo yen si è indebolito sul dollaro a 109,50, e con l’euro a un livello di 122,10
1.34 – APERTURA BORSA DI TOKYO IN RIALZO
La Borsa di Tokyo avvia gli scambi col segno più, sostenuta dall’andamento positivo degli indici azionari statunitensi, freschi di record, sulla scia delle notizie incoraggianti che arrivano dalle negoziazioni sul commercio internazionale tra Cina e Usa. L’indice Nikkei guadagna lo 0,52% a quota 23.077,62, aggiungendo 125 punti. Sul fronte valutario lo yen si è andato deprezzando, sul dollaro a 109,50 e con l’euro poco sopra a un livello di 122.
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La serie creata da Matt Groening ha debuttato il 17 dicembre 1989. Da allora ha conquistato il mondo diventando un cult. Ecco il nostro modo di celebrare Homer & Co.
Trenta anni de ISimpson: il 17 dicembre 1989 sbarcava in prima serata nelle tivù americane il cartoon firmato da Matt Groeninge James L. Brooks destinato a entrare nella storia.
A fine novembre però un’indiscrezione ha fatto tremare i polsi ai fan: il compositore Danny Elfman, autore della sigla, in una intervista al sito Joe ha lasciato intendere che la serie sarebbe agli sgoccioli. «Da quello che ho sentito», sono state le sue parole, «si avvicina la fine». Aggiungendo che la prossima stagione potrebbe essere l’ultima.
Notizia presto smentita dal produttore esecutivoAl Jean: «Stiamo realizzando la 32esima stagione, non ci sono piani per fermarci». Rasserenati dalla smentita, celebriamo il 30ennale della famiglia gialla di Springfield con 10 curiosità.
Il cast completo dei Simpson (screenshot da YouTube).
1. IL LIBRO CELEBRATIVO DI FINK
I Simpson. Trent’anni di un mito di Moritz Fink è arrivato puntuale in libreria come regalo di compleanno. Il libro (Leone Editore) ripercorre la storia della famiglia che ha fatto da apripista a diverse serie a cartoni come I Griffin, South Park o Bob’s Burger. Questo di Fink non è certo il primo libro che analizza il successo del cartoon. Nel 2012 uscì La vera storia dei Simpson – La famiglia più importante del mondo di John Ortved.
2. L’EPISODIO PILOTA DEDICATO AL NATALE
Era dedicato al Natale l’episodio pilota che andò in onda in America il 17 dicembre 1989 sul canale Fox. Si intitolava Simpson Roasting on an Open Fire, in italiano Un Natale da Cani: 30 minuti di spasso puro, con Homer alle prese con la tredicesima tagliata dal malvagio Signor Burns.
3. DAL FUMETTO ALLA TIVÙ
In realtà, prima di diventare una serie indipendente nel 1989, I Simpson apparvero come cortometraggio animato nel 1987, all’interno del Tracey Ullman Show come adattamento del fumetto underground settimanale Life in Hell ideato da Groening.
4. LA CRITICA DI GEORGE BUSH
I Simpson furono presi di mira dal presidente degli Stati Uniti George Bush che disse di «voler continuare a rafforzare la famiglia americana, renderla più come i Walton e meno come i Simpson». Lo show, neanche a dirlo, continuò con success. E mentre oggi tutti sanno chi sono Bart, Marge, Lisa o Maggie, quasi tutti googolano ‘Walton’ in cerca di lumi.
5. UNA FAMIGLIA PIÙ TRADIZIONALE DI QUELLO CHE SI POSSA PENSARE
Nel saggio di Paul A. Cantor nel libro I Simpson e la filosofia (Isbn Edizioni) la famiglia di Springfield è definita «ri-creazione post moderna della prima generazione delle sit-com familiari televisive». È ovvio, è il ragionamento, «che non si tratti di un semplice ritorno agli Anni 50 ma il programma fornisce elementi di continuità che lo rendono molto più tradizionale di quello che si possa pensare».
I Simpson andarono in onda per la prima volta il 17 dicembre 1989.
Non è trascurabile il fatto che i Simpson vivano in una cittadina di provincia. «Nonostante lo show si incentri sulla famiglia nucleare», si legge nel saggio, «mette in relazione la famiglia con le grandi istituzioni della vita americana, con la Chiesa, la scuola e persino le stesse istituzioni politiche, come il governo municipale». E anche i Simpson se ne fanno beffe, facendole sembrare ridicole e prive di valore, il cartoon riconosce la loro importanza rispetto alla famiglia. Anche l’avversione di Bart alle regole sotto sotto rispetta l’«archetipo americano» visto che gli Usa sono fondati su un «atto di ribellione».
6. LA VERA SPRINGFIELD
La cittadina in cui vivono i Simpson, come tutti sanno, è Springfield. Matt Groening ha dichiarato di averla chiamata così proprio perché è un nome piuttosto comune negli States. Per questo, nello spettatore scatta facilmente l’identificazione. Ma Springfield – si è scoperto solo in seguito – è anche la città natale dello stesso Groening. La Spingfield di Groening oggi – grazie ai Simpson – è diventata davvero la Springfield di tutti.
La stella dedicata ai Simpson nella Walk of Fame.
7. UN PALMARES DA RECORD
Nella loro trentennale carriera, i Simpson hanno collezionato un ricco bottino di premi. Il Time li ha definiti la «Miglior serie tivù del secolo»; l’Economist ha scritto che «un qualsiasi fenomeno può dirsi entrato nella cultura di massa solo dopo che è stato rappresentato satiricamente nei Simpson». Del resto, nel suo curriculum, la famiglia gialla vanta 31 Primetime Emmy Awards, 30 Annie Awards e un Peabody Awards. Potevano mai mancare i Simpson sulla Walk of Fame di Hollywood? Certamente no. Ed ecco che Homer&Co si sono beccati la stella. La loro popolarità è sempre stata ripagata dagli ascolti, seppure oggi nettamente inferiori rispetto all’inizio: negli anni 90 veleggiavano su una media di 20 milioni.
8. LA TRASFORMAZIONE DEI PERSONAGGI NEGLI ANNI
Dall’inizio della serie a oggi i personaggi dei Simpson sono parecchio cambiati, sia caratterialmente sia graficamente. I protagonisti hanno acquisito maggiore rotondità. E Homer, in particolare, è lentamente diventato più pigro che irascibile.
9. LA PASSIONE PER LA SCIENZA
Uno degli aspetti più affascinanti della serie sono i tanti rimandi a teoremi, missioni spaziali, e argomenti di attualità tecnico-scientifica. Non a caso fra gli autori della serie ci sono laureati in matematica e fisica. Sull’argomento sono usciti anche due volumi:La formula segreta dei Simpson: Numeri, teoremi e altri enigmi di Simon Singh (Rizzoli, 2014) e La scienza dei Simpson. Guida non autorizzata all’universo in una ciambella di Marco Malaspina (Sirone Editore, 2015). Per lettori un po’ geek.
10. UN ESERCITO DI GUEST STAR
Tante, tantissime le guest star della serie: si parla di più di 600. Da Meryl Streep a Liz Taylor, da Dustin Hoffman a Michelle Pfeiffer passando per Micheal Jackson, Susan Sarandon, Gleen Glose, Katy Perry, Tom Hanks, Ron Howard, Stephen King, tanto per citarne alcuni. Tra i no più eclatanti Bruce Springsteen e Clint Eastwood.
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La serie creata da Matt Groening ha debuttato il 17 dicembre 1989. Da allora ha conquistato il mondo diventando un cult. Ecco il nostro modo di celebrare Homer & Co.
Trenta anni de ISimpson: il 17 dicembre 1989 sbarcava in prima serata nelle tivù americane il cartoon firmato da Matt Groeninge James L. Brooks destinato a entrare nella storia.
A fine novembre però un’indiscrezione ha fatto tremare i polsi ai fan: il compositore Danny Elfman, autore della sigla, in una intervista al sito Joe ha lasciato intendere che la serie sarebbe agli sgoccioli. «Da quello che ho sentito», sono state le sue parole, «si avvicina la fine». Aggiungendo che la prossima stagione potrebbe essere l’ultima.
Notizia presto smentita dal produttore esecutivoAl Jean: «Stiamo realizzando la 32esima stagione, non ci sono piani per fermarci». Rasserenati dalla smentita, celebriamo il 30ennale della famiglia gialla di Springfield con 10 curiosità.
Il cast completo dei Simpson (screenshot da YouTube).
1. IL LIBRO CELEBRATIVO DI FINK
I Simpson. Trent’anni di un mito di Moritz Fink è arrivato puntuale in libreria come regalo di compleanno. Il libro (Leone Editore) ripercorre la storia della famiglia che ha fatto da apripista a diverse serie a cartoni come I Griffin, South Park o Bob’s Burger. Questo di Fink non è certo il primo libro che analizza il successo del cartoon. Nel 2012 uscì La vera storia dei Simpson – La famiglia più importante del mondo di John Ortved.
2. L’EPISODIO PILOTA DEDICATO AL NATALE
Era dedicato al Natale l’episodio pilota che andò in onda in America il 17 dicembre 1989 sul canale Fox. Si intitolava Simpson Roasting on an Open Fire, in italiano Un Natale da Cani: 30 minuti di spasso puro, con Homer alle prese con la tredicesima tagliata dal malvagio Signor Burns.
3. DAL FUMETTO ALLA TIVÙ
In realtà, prima di diventare una serie indipendente nel 1989, I Simpson apparvero come cortometraggio animato nel 1987, all’interno del Tracey Ullman Show come adattamento del fumetto underground settimanale Life in Hell ideato da Groening.
4. LA CRITICA DI GEORGE BUSH
I Simpson furono presi di mira dal presidente degli Stati Uniti George Bush che disse di «voler continuare a rafforzare la famiglia americana, renderla più come i Walton e meno come i Simpson». Lo show, neanche a dirlo, continuò con success. E mentre oggi tutti sanno chi sono Bart, Marge, Lisa o Maggie, quasi tutti googolano ‘Walton’ in cerca di lumi.
5. UNA FAMIGLIA PIÙ TRADIZIONALE DI QUELLO CHE SI POSSA PENSARE
Nel saggio di Paul A. Cantor nel libro I Simpson e la filosofia (Isbn Edizioni) la famiglia di Springfield è definita «ri-creazione post moderna della prima generazione delle sit-com familiari televisive». È ovvio, è il ragionamento, «che non si tratti di un semplice ritorno agli Anni 50 ma il programma fornisce elementi di continuità che lo rendono molto più tradizionale di quello che si possa pensare».
I Simpson andarono in onda per la prima volta il 17 dicembre 1989.
Non è trascurabile il fatto che i Simpson vivano in una cittadina di provincia. «Nonostante lo show si incentri sulla famiglia nucleare», si legge nel saggio, «mette in relazione la famiglia con le grandi istituzioni della vita americana, con la Chiesa, la scuola e persino le stesse istituzioni politiche, come il governo municipale». E anche i Simpson se ne fanno beffe, facendole sembrare ridicole e prive di valore, il cartoon riconosce la loro importanza rispetto alla famiglia. Anche l’avversione di Bart alle regole sotto sotto rispetta l’«archetipo americano» visto che gli Usa sono fondati su un «atto di ribellione».
6. LA VERA SPRINGFIELD
La cittadina in cui vivono i Simpson, come tutti sanno, è Springfield. Matt Groening ha dichiarato di averla chiamata così proprio perché è un nome piuttosto comune negli States. Per questo, nello spettatore scatta facilmente l’identificazione. Ma Springfield – si è scoperto solo in seguito – è anche la città natale dello stesso Groening. La Spingfield di Groening oggi – grazie ai Simpson – è diventata davvero la Springfield di tutti.
La stella dedicata ai Simpson nella Walk of Fame.
7. UN PALMARES DA RECORD
Nella loro trentennale carriera, i Simpson hanno collezionato un ricco bottino di premi. Il Time li ha definiti la «Miglior serie tivù del secolo»; l’Economist ha scritto che «un qualsiasi fenomeno può dirsi entrato nella cultura di massa solo dopo che è stato rappresentato satiricamente nei Simpson». Del resto, nel suo curriculum, la famiglia gialla vanta 31 Primetime Emmy Awards, 30 Annie Awards e un Peabody Awards. Potevano mai mancare i Simpson sulla Walk of Fame di Hollywood? Certamente no. Ed ecco che Homer&Co si sono beccati la stella. La loro popolarità è sempre stata ripagata dagli ascolti, seppure oggi nettamente inferiori rispetto all’inizio: negli anni 90 veleggiavano su una media di 20 milioni.
8. LA TRASFORMAZIONE DEI PERSONAGGI NEGLI ANNI
Dall’inizio della serie a oggi i personaggi dei Simpson sono parecchio cambiati, sia caratterialmente sia graficamente. I protagonisti hanno acquisito maggiore rotondità. E Homer, in particolare, è lentamente diventato più pigro che irascibile.
9. LA PASSIONE PER LA SCIENZA
Uno degli aspetti più affascinanti della serie sono i tanti rimandi a teoremi, missioni spaziali, e argomenti di attualità tecnico-scientifica. Non a caso fra gli autori della serie ci sono laureati in matematica e fisica. Sull’argomento sono usciti anche due volumi:La formula segreta dei Simpson: Numeri, teoremi e altri enigmi di Simon Singh (Rizzoli, 2014) e La scienza dei Simpson. Guida non autorizzata all’universo in una ciambella di Marco Malaspina (Sirone Editore, 2015). Per lettori un po’ geek.
10. UN ESERCITO DI GUEST STAR
Tante, tantissime le guest star della serie: si parla di più di 600. Da Meryl Streep a Liz Taylor, da Dustin Hoffman a Michelle Pfeiffer passando per Micheal Jackson, Susan Sarandon, Gleen Glose, Katy Perry, Tom Hanks, Ron Howard, Stephen King, tanto per citarne alcuni. Tra i no più eclatanti Bruce Springsteen e Clint Eastwood.
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