Da luglio stop alle auto elettriche gratis nella ZTL di Roma

AGI - Ora è ufficiale: le auto elettriche non potranno più entrare gratis nella Zona a traffico limitato di Roma. La Giunta di Roma Capitale ha approvato l'introduzione, a partire dal 1° luglio, di un permesso annuale a pagamento per l'accesso negli orari di funzionamento della Ztl del centro storico e delle altre Ztl dei veicoli a trazione esclusivamente elettrica, superando l'attuale regime di accesso gratuito per tutte le auto elettriche. Per mantenere un regime di favore verso questo tipo di veicoli il permesso costerà il 50% di quello per i veicoli equivalenti a benzina o diesel, e sarà disponibile per tutti i possessori di auto elettriche e non solo per quelli abilitati a richiedere il permesso per il centro storico.

La scelta, spiega il Campidoglio, si è resa necessaria a fronte del forte aumento delle immatricolazioni di veicoli elettrici registrato negli ultimi anni, cresciute del 350% in quattro anni e in continuo aumento ogni mese. Un andamento che si è riflesso anche sull'impennata delle richieste di accesso alle Ztl presentate a Roma Servizi per la Mobilità, portando il numero complessivo degli autorizzati a circa 75mila, in costante crescita. Già oggi le auto elettriche sono quelle che effettuano il numero maggiore di transiti in centro storico dopo i mezzi del trasporto pubblico. Una quantità di veicoli che incide in modo rilevante sulla congestione del traffico e sulla già limitata disponibilità di spazi e di parcheggi, alterando la funzione originaria delle Ztl come strumento di tutela del centro storico e della sua vivibilità. 

Misure di sostegno e categorie esenti

Restano confermate tutte le altre misure di sostegno alla mobilità elettrica, come le agevolazioni legate alle domeniche ecologiche e la gratuità della sosta sulle strisce blu, oltre al costo dimezzato per il permesso per il centro. Il permesso continuerà a essere gratuito per i possessori di auto elettriche che rientrano in alcune tipologie come residentiartigiani con laboratorio in Ztl, genitori che accompagnano figli nelle scuole del Centro storico, medici convenzionati, aziende ed enti che svolgono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing.

Costi e tempistiche del nuovo permesso

Per le altre categorie che utilizzano veicoli elettrici o a idrogeno, il nuovo permesso annuale costerà poco meno del 50% di quello per veicoli ordinari. Per fare alcuni esempi costerà 1.000 euro, per le tipologie di utenti che con un veicolo a alimentazione tradizionale pagherebbero 2.016, e 500 euro per quanti con un'auto non elettrica pagherebbero 1016 euro e 781 con un'auto ibrida. Gli attuali titolari di autorizzazione riceveranno una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità con modalità e termini per richiedere il nuovo permesso, qualora intendano mantenere l'accesso alle Ztl, mentre per quanto riguarda le nuove immatricolazioni il permesso a pagamento entrerà in vigore non appena sarà operativo il nuovo sistema di rilascio, dal 1° luglio 2026.

La posizione dell'assessore alla mobilità

"La misura - ha dichiarato l'Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè - deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l'accesso alle Ztl. Sebbene si tratti di mezzi a emissioni zero, la loro crescita sta comunque contribuendo in maniera significativa alla congestione del traffico e alla riduzione degli spazi di sosta disponibili, in particolare nel centro storico. Il provvedimento rappresenta dunque una misura di regolamentazione della mobilità cittadina, in linea con quanto già deciso da molte grandi capitali europee che hanno aggiornato le agevolazioni per i veicoli elettrici nelle aree centrali, tutelando i centri storici e garantendo un equilibrio tra sostenibilità ambientale e gestione dei flussi di traffico".

Il commento del sindaco Roberto Gualtieri

"Non è l'unico intervento per decongestionare il centro - spiega il sindaco Roberto Gualtieri - stiamo intervenendo per colpire le truffe legate ai falsi permessi per invalidi, e abbiamo convocato un tavolo con le categorie per migliorare la modalità di consegna delle merci. Un centro storico liberato dal traffico e dal congestionamento e più vivibile è interesse di tutti: di chi ci vive, di chi ci lavora e di chi lo visita. Chi amministra Roma ha il dovere di tutelare questo patrimonio dell'umanità'".

Tram deraglia a Milano, due morti e 50 feriti. Meloni: vicinanza alle famiglie delle vittime [Video]

AGI - Vicino ai giardini 'Montanelli' di Porta Venezia, uno dei parchi più amati dai milanesi per rilassarsi, il tram numero 9 deraglia "con la velocità di un missile", racconterà un testimone, e finisce dritto contro la vetrina di un ristorante giapponese aperto da poco in una zona dalla vivacissima vita notturna. Muoiono Abdou Karim Touré, senegalese di 57 anni senza dimora, alto e brizzolato, uno dei senza dimora volto familiare nella zona, e Ferdinando Favia, commerciante 60enne di Vigevano. Il primo era a bordo del tram e i soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo con un massaggio cardiaco, il secondo camminava quando il mezzo ha fatto irruzione nella tranquillità delle quattro di un pomeriggio semi primaverile, con le persone sedute ai tavolini dei bar o impegnate nello shopping di corso Buenos Aires che si sono sporte dai bastioni di Porta Venezia e radunate attorno all'area transennata per osservare e fotografare una scena tremenda. Il tram accartocciato, decine di ambulanze, i vigili del Fuoco. Il bilancio serale parla di una cinquantina di feriti distribuiti in vari ospedali, due dei quali gravi.

Qualche ora dopo l'autista dice al magistrato e alla polizia locale di avere perso il controllo per un malore, un'ipotesi avvalorata anche dal sindaco Giuseppe Sala, che entra come quella principale nel fascicolo aperto per omicidio e lesioni colpose ma dovrà essere accertata anche alla luce dell'analisi del telefono che è stato sequestrato al conducente. Nell'immediato toccherà a un perito studiare la dinamica. Due testimoni spiegano all'AGI di avere visto questa mattina presto dei tram fermi in fila sul binario dove quello deragliato ha 'preso il volo'. "Sembrava che qualcosa non andasse sulla linea", affermano ma al momento resta una suggestione perché lo scenario che si staglia è quello del malore che potrebbe spiegare anche perché l'autista ha saltato una fermata, cosa che però potrebbe essere successa perché nessun passeggero l'aveva prenotata.

Il video dell'incidente

Altri tranvieri intervistati confermano la tesi di un 'black out'. "La lanterna (il semaforo dei tram, ndr) all'incrocio tra Corso di Porta Vittoria e via Lazzaretto segnava a sinistra. Lo scambio era aperto a sinistra, il 9 andava dritto in viale Vittorio Veneto, da piazza Repubblica, verso Porta Venezia", racconta uno di loro. "Ha preso lo scambio a sinistra a 20-40 all'ora - continua - ed è deragliato. C'è un video dove si vede che letteralmente si inclina uscendo dai binari, taglia l'incrocio e si schianta contro il palazzo di fronte. Lo scambio era aperto a sinistra perché evidentemente il tram prima ha girato a sinistra. Tocca al tranviere manovrare lo scambio e la lanterna ti segnala com'è girato. Il fatto che abbia saltato la fermata 20 metri prima fa pensare a un malore". Il video, ripreso con la dashcam di un automobilista, corre di telefono in telefono e diventa virale. Si vede il mezzo uscire dai binari e ondeggiare paurosamente fino all'urto.

Le conseguenze e la chiusura del ristorante

Anche chi non ha riportato ferite scende sotto choc da quello che resta da uno dei simboli di Milano, seppur nella versione nuova rispetto al tram iconico. Una fotografia, oltre al video, rende l'idea. È quella postata dai titolari del locale giapponese sulla pagina Instagram dove si annuncia la chiusura fino a data da destinarsi. L'immagine in bianco e nero mostra il tram che entra nel ristorante spaccando la vetrina. "Siamo vicini alle persone coinvolte" scrivono i gestori del ristorante.

Meloni, profondo cordoglio. Solidarietà a città di Milano

 "Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime profondo cordoglio per il grave incidente avvenuto a Milano. A titolo personale e a nome dell'intero Governo, manifesta la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, esprime solidarietà alla città di Milano e rivolge un sentito augurio di pronta e completa guarigione ai feriti". È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. 

 

 

 

L’incidente del tram a Milano ripreso da una Dash Cam

AGI - Due morti e 38 feriti, nel deragliamento di un tram della linea 9 in viale Vittorio Veneto, zona Porta Venezia a Milano. Il mezzo, uscito dai binari poco dopo le 16, ha travolto alcuni passanti ed è finito contro la vetrina di un negozio. Tra i feriti si contano sei codici gialli e trentadue codici verdi.

Due uomini sono morti in seguito al deragliamento di un tram nella zona di porta Venezia a Milano. Oltre alla vittime, un italiano di 60 anni e un immigrato, ci sono anche sei feriti in codice giallo e trentadue sono i codici verdi.

I colleghi del conducente: "probabile colpito da malore"

A spiegare le immagini della dash cam sono i colleghi del macchinista che raccontano: "Non si è fermato alla fermata precedente all'incidente. Questo ci fa pensare a un malore". I due tranvieri del conducente del mezzo deragliato a Milano vicino al punto dove c'è un cartello che invita a procedere "a passo d'uomo". "La lanterna (il semaforo dei tram, ndr) all'incrocio tra Corso di porta Vittorio e via Lazzaretto segnava a sinistra. Lo scambio era aperto a sinistra, il 9 andava dritto in viale Vittorio Veneto, da piazza Repubblica, verso Porta Venezia", racconta uno dei tranvieri.

La dinamica dell'incidente

"Ha preso lo scambio a sinistra a 20-40 all'ora - continua - ed è deragliato. C'è un video dove si vede che letteralmente si inclina uscendo dai binari, taglia l'incrocio e si schianta contro il palazzo di fronte. Lo scambio era aperto a sinistra perché evidentemente il tram prima ha girato a sinistra. Tocca al tranviere manovrare lo scambio e la lanterna ti segnala com'è girato. Il fatto che ha saltato la fermata 20 prima fa pensare a un malore". 

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Non di solo referendum costituzionale vive l’elettore. A maggio 2026 sono in programma anche le elezioni amministrative, eh già. Vanno al voto alcuni importanti capoluoghi di provincia, come Venezia, Reggio Calabria, Salerno, ma per il centrosinistra la partita più divertente sarà in Toscana, soprattutto con Arezzo, Pistoia e Prato, senza dimenticare però Sesto Fiorentino, che non fa capoluogo ed è autorevolmente conosciuta come Sestograd per via della sua storia politica di Comune socialista.

Giani e Funaro non si sono mai piaciuti troppo

In queste città regna sovrano il caos nel campo largo. Finito il dopo-sbornia per la (prevedibile) vittoria di Eugenio Giani alla Regione Toscana, ormai ampiamente superato dall’inerzia di governo, il Partito democratico toscano ha deciso di mettersi nei guai da solo. Anzitutto, extra voto amministrativo, c’è un sontuoso scazzo fra Giani e la sindaca di Firenze, Sara Funaro, che fin qui è stata abbastanza impalpabile, non fosse per quella sortita di qualche mese fa contro Francesca Albanese per bloccarne la cittadinanza onoraria.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Eugenio Giani e Sara Funaro (foto Imagoeconomica).

Le grane sul rifacimento dello stadio di Firenze

Giani e Funaro non si sono mai piaciuti troppo, ora però l’idiosincrasia si è palesata. Una rarità per il narcotizzato Pd fiorentino e toscano, almeno dai mitologici tempi delle Primarie a sindaco vinte da Matteo Renzi, allora versione rottamatore. C’è la questione dello stadio Franchi, il cui rifacimento non affronta momenti facili: dopo la ben nota questione dei quattrini del Pnrr, si è verificato un problema tecnico, visto che la seconda trave in acciaio della struttura che sorreggerà i gradoni della nuova curva Fiesole non entra nelle strutture in calcestruzzo armato per via di un’imprecisione; e il problema non è nella trave.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Lo stadio Franchi di Firenze (foto Ansa).

La discussione attorno al famigerato “cubo nero”

Poi non è mancato il caso del “cubo nero” di cui si parla – se non straparla – da mesi in città: c’è un’inchiesta in corso per via di una ormai famigerata struttura, il cubo nero, per l’appunto, realizzata a seguito della ristrutturazione del Teatro Comunale di Firenze, al centro di duelli e polemiche e interventi pubblici. Si è scatenato persino un manipolo di agguerriti nobili del centro storico: il punto chiave è il suo impatto sul paesaggio urbano fiorentino. «È figlio di padre incerto, rigenerazione infelice», ha detto Giani facendo accigliare la sindaca Funaro.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Il “cubo nero” di Firenze (foto Ansa).

Urge scegliere il candidato sindaco a Prato

Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd che sente il fiato sul collo del commissario ombra Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd nazionale, deve mediare. Ma non solo lì. C’è da mediare un po’ dappertutto, in Toscana. Per esempio urge scegliere il candidato sindaco a Prato dopo le dimissioni dell’anno scorso della sindaca Ilaria Bugetti. Furfaro ha unilateralmente indicato Matteo Biffoni, mister 22 mila preferenze, che ci sta pensando. Per lui si è sempre parlato di un ruolo presidenziale, nel senso di presidente della Regione Toscana, fin qui c’era però Giani e la situazione era inamovibile; al prossimo turno, chissà.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Intanto però è appena arrivato il commissario del Pd a Prato, il deputato Christian Di Sanzo. Ha preso il posto del dimissionario Marco Biagioni, ex segretario SOC (Schleiniano di origine controllata), travolto anche lui dalla caduta della sindaca Bugetti. Si vota a maggio eh, 24 e 25 per la precisione, non fra un anno, e ancora le idee non sono proprio chiarissime.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

A Pistoia Primarie di coalizione o corsa in autonomia?

Poi c’è Pistoia, dove sembrava fatta e invece no: il Pd regionale aveva dato indicazione di convergere sul civico Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana all’università per Stranieri di Perugia, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, ma il Pd pistoiese ha indicato come candidata sindaco Stefania Nesi, consigliera comunale, presidente della commissione consiliare urbanistica, docente di Diritto ed Economia politica. Ancora non è chiaro che cosa accadrà: Primarie di coalizione o corsa in autonomia?

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Sesto Fiorentino: continuiamo così, facciamoci del male

Infine c’è il caos o caso Sesto. Sesto Fiorentino detta Sestograd. Lorenzo Falchi, esponente di punta di Sinistra Italiana, si è candidato in Regione ed è stato eletto, dunque è decaduto ed è entrata in carica come sindaca facente funzione la sua vice Claudia Pecchioli, Pd. C’è da scegliere anche in questo caso il candidato sindaco della coalizione: a chi tocca? La candidatura naturale sarebbe quella di Pecchioli, sostenuta dal 40 per cento degli iscritti del Pd, ma la segreteria locale, capeggiata da Sara Bosi, l’ha stoppata. Il tempo scarseggia e il Pd vive sempre in un film di Nanni Moretti: continuiamo così, facciamoci del male.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran

Sembra imminente un attacco degli Stati Uniti contro l’Iran. Al massiccio dispiegamento di forze in Medio Oriente si sono aggiunti alcuni segnali forti di un’offensiva pronta a scattare, mentre non si registrano sostanziali passi avanti nei negoziati. Ecco cosa sta succedendo.

L’autorizzazione concessa al personale dell’ambasciata a Gerusalemme

Il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato il personale non di emergenza e i familiari di coloro che sono di stanza in Israele a lasciare il Paese a causa di «rischi per la sicurezza». Secondo quanto riportato dal New York Times, l’ambasciatore Mike Huckabee ha scritto al personale della missione diplomatica di «lasciare il Paese il più rapidamente possibile», preferibilmente già oggi. «In risposta a incidenti di sicurezza e senza preavviso, l’ambasciata degli Stati Uniti potrebbe ulteriormente limitare o vietare ai dipendenti del governo e ai loro familiari di recarsi in determinate aree di Israele, nella Città Vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania», si legge poi in un post dell’ambasciata, che ha inoltre consigliato a tutti gli americani di «riconsiderare i viaggi in Israele a causa del terrorismo e dei disordini civili».

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran
Mike Huckabee (Ansa).

Gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nella regione

Come detto, gli Usa stanno rafforzando la presenza militare nella regione. E non solo con la USS Gerald Ford, la portaerei più grande del mondo. La notte scorsa almeno nove aerei cisterna statunitensi sono arrivati all’aeroporto di Tel Aviv, aggiungendosi a quelli atterrati in precedenza, tra cui 11 caccia F-22 che si trovano ora nella base di Ovda, nel sud di Israele.

Vance: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende dagli iraniani»

Intervistato dal Washington Post, JD Vance ha detto di non sapere cosa deciderà Donald Trump, ovvero se «attaccare per garantire che l’Iran non abbia un’arma nucleare» oppure risolvere la questione con la diplomazia. Il vice di Trump ha ribadito di essere scettico sugli interventi militari all’estero, assicurando che lo stesso vale per il presidente Usa: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende da cosa faranno e diranno gli iraniani». Il segretario di Stato americano Marco Rubio lunedì 2 marzo sarà in Israele per colloqui sull’Iran. Lo ha riferito il suo portavoce. In vista di un imminente attacco, Cina, Canada e Regno Unito hanno invitato tutti i loro cittadini in Iran a partire il prima possibile.

L’Aiea: «Nel sito di Isfahan uranio arricchito al 60 per cento»

Intanto l’Agenzia per l’energia atomica (Aiea), in un rapporto confidenziale inviato agli Stati membri e visionato da Reuters, ha indicato per la prima volta il luogo in cui l’Iran sta immagazzinando l’uranio arricchito fino al 60 per cento, vicino al 90 per cento del livello per l’uso militare: un’area sotterranea del sito nucleare di Isfahan. L’ingresso è stato colpito dagli attacchi Usa e israeliani di giugno 2025, ma il sito appare intatto. Proprio l’arricchimento dell’uranio è al centro dei negoziati tra Washington e Teheran: gli Stati Uniti puntano allo smantellamento del programma nucleare iraniano, che però il regime degli ayatollah intende portare avanti sostenendo abbia solo scopi civili.

Milano, tram deraglia e finisce contro un palazzo: due i morti e diversi feriti

Attimi di terrore a Milano, in zona Porta Venezia, dove un tram della linea 9 è deragliato ed è finito a grande velocità contro un palazzo. Il mezzo, che viaggiava in direzione Porta Genova, è uscito dai binari intorno alle 16 di venerdì 27 febbraio 2026 nei pressi di viale Vittorio Veneto, all’incrocio con via Lazzaretto. Ha abbattuto un semaforo e si è fermato contro un palazzo. Due persone sono morte – un sessantenne e un senza fissa dimora non ancora identificato. Una quarantina i feriti, alcuni trasportati in ospedale in condizioni gravi. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con sei ambulanze e un’automedica, oltre alle forze dell’ordine. «Ho pensato al terremoto. Ero seduto e sono finito per terra, insieme agli altri passeggeri. È stato terribile», ha raccontato uno dei passeggeri. «Per fortuna ho soltanto battuto un ginocchio, ma l’uomo accanto a me perdeva sangue dalla testa, ci ho messo un po’ a rialzarmi e a scendere». La procura indaga per omicidio colposo e lesioni colpose.

Milano, tram deraglia e finisce contro un palazzo: due i morti e diversi feriti
Tram deragliato a Milano (Ansa).

Il tram era del nuovo modello Tramlink

Non sono chiare al momento le cause dell’incidente. Secondo alcuni testimoni il tram stava andando ad altissima velocità. Ed era uno dei nuovi mezzi Tramlink, che hanno iniziato a circolare da poche settimane in città. Si tratta di veicoli bidirezionali con due cabine di guida, una per estremità, che permettono di invertire il senso di marcia in caso di necessità. Il tram è lungo 25 metri e ha 66 posti a sedere.

La Garante dei detenuti: “A Roma salta la metà delle visite mediche esterne ogni anno”

AGI - La metà delle visite mediche esterne programmate salta ogni anno per la mancanza di agenti di scorta. Le stanze dell'affettività non sono state mai predisposte, le aree verdi sono poche e il sovraffollamento, con il numero delle persone che aumenta e gli spazi disponibili che diminuiscono, non è più un'emergenza ma uno stato "strutturale".

La Garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, in un colloquio con l'AGI, denuncia le "gravi carenze" delle carceri della Capitale. E promuove iniziative come quelle messe in campo dal progetto S.Fi.De - Percorsi di sostegno per i figli di persone detenute, selezionato da Con i Bambini* nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che mirano a mantenere un ponte tra dentro e fuori e a sostenere il nucleo familiare.

Le visite mediche esterne saltano

 

 

"Gli ultimi mesi sono stati molto complicati per gli istituti romani. Quando si gestisce un sistema così faticoso, con un soprannumero di detenuti e una carenza di personale, è ovvio che poi vengano meno anche le cose essenziali. Sicuramente il dato più evidente – spiega Calderone - è che una media del 50% delle visite mediche esterne salta ogni anno, e questo è un tema di grande sofferenza per le persone detenute che aspettano da mesi una visita. Gli si dice che l'appuntamento è in una data e poi quello stesso giorno scoprono che non c'è la scorta per poterli accompagnare".

Sovraffollamento e carenza di personale

"Il crollo di una parte del tetto di Regina Coeli – osserva la Garante - ha aggravato ulteriormente la situazione, perché tutte le persone arrestate, nella maggior parte dei casi, sono confluite all'interno di Rebibbia Nuovo Complesso. Questo ha creato, ovviamente, una serie di problemi di gestione. Il sovraffollamento riguarda praticamente tutti gli istituti del territorio, anche il minorile. Abbiamo un flusso di transiti, di arrivi di neo-diciottenni, di persone molto giovani, soprattutto maschi, all'interno degli istituti per adulti, e non c'è possibilità di separarli dal resto della popolazione carceraria. E questo incrementa le difficoltà". Ma, ci tiene a ribadire, "non è solamente una questione fisica di spazio, è anche un problema di personale. Alla carenza di agenti penitenziari si aggiunge un aumento incredibile delle persone, e diventa molto difficile provare a gestire e a occuparsi dei percorsi individualizzati. E poi c'è la questione di un irrigidimento particolare per i reparti di alta sicurezza e quindi dell'accesso alle opportunità per questi detenuti, con richieste molto stringenti rispetto a orari e controlli". Da qui le "criticità" legate anche alla difficoltà di tutelare la sfera affettiva delle persone private della libertà, il loro diritto alla continuità del legame affettivo con i partner e con figli.

Le stanze dell'affettività e la genitorialità

"Sul tema dell'affettività abbiamo pendente ormai da due anni la decisione della Corte Costituzionale. Le famose stanze dell'affettività – denuncia - non solo non sono ancora state predisposte ma neanche immaginate, e ovviamente spesso il tema della genitorialità ha a che fare anche con i rapporti con i propri partner". Calderone riconosce che "c'è molta disparità: ci sono istituti che prevedono molte telefonate straordinarie, che dispongono dell'area verde per incontrarsi, altri che non ne hanno".

Contatti telefonici insufficienti e il tabù dei cellulari

"Nonostante la modifica normativa, che ha aumentato da quattro a sei le telefonate mensili a disposizione dei detenuti, restano totalmente insufficienti. Non siamo più negli anni '70 in cui il rapporto con il telefono era ovviamente diverso. Ci sono delle inchieste, escono notizie sui giornali di quante persone abbiano disponibilità di telefoni illegalmente all'interno del carcere e sappiamo che, nella maggior parte dei casi, i cellulari non vengono utilizzati per scopi criminali ma per chiamare le famiglie. Allora – sollecita - bisognerebbe avere il coraggio di fare quello che fanno in altri Paesi europei dove ci sono alcuni istituti in cui è consentita la disponibilità di un telefono cellulare, altri in cui c'è proprio un telefono fisso all'interno delle stanze. Bisognerebbe abbattere il tabù, soprattutto per le persone detenute per reati comuni, in assenza di esigenze di sicurezza particolari, e consentire una fluidità nei contatti, almeno telefonici, soprattutto con i figli, maggiore di quella che invece è permessa".

L'esperienza di Casa di Leda

Poi a Roma ci sono anche piccole realtà come Casa di Leda, casa protetta per donne detenute con figli minori fino a 10 anni, ospitata in un bene confiscato alla criminalità organizzata, che accoglie madri in pena alternativa alla detenzione o agli arresti domiciliari.

Preservare il nucleo familiare e la rete di supporto

Per Calderone, si tratta di "un'esperienza unica a Roma, che funziona bene" e andrebbe replicata. Il nucleo familiare, raccomanda la Garante, "dovrebbe essere sempre preservato in qualche modo o preso in carico nella sua totalità". Tuttavia, prosegue, "quando una persona, anche residente a Roma, entra in carcere, non c'è più possibilità di una presa in carico dei servizi sociali territoriali. Questo fa sì che il percorso delle persone sia frammentato perché diventa molto difficile tenere insieme o continuare a seguire quel nucleo, e quindi è come se la parte che sta in carcere avesse una dimensione, e la parte che sta fuori non fosse minimamente inclusa". In prospettiva, propone Calderone, "potrebbe avere senso mettere in campo, nel Comune di Roma, una sorta di 'rete', un servizio rivolto ai familiari delle persone detenute, che possa fungere da collegamento con la persona che sta all'interno dell'istituto e con i servizi sociali territoriali".

Investire in progetti di supporto e interventi strutturali

"In un sistema in cui si fa fatica, in cui ogni iniziativa è molto complessa perché non esiste solo il problema degli spazi ma dell'organizzazione, della sorveglianza costante – evidenzia - a cascata ne risente tutto. Per questo si dovrebbe investire tanto in progetti come S.Fi.De, che coinvolgano e sostengono i familiari. Dovrebbero essere iniziative strutturate e pensate in modalità fissa". Nel carcere, conclude Calderone, "bisogna tornare a respirare e poter organizzare anche tutto il resto: servono interventi più strutturali sul fronte del lavoro, della formazione e della tutela dei minori".

---

S.Fi.De- Percorsi di Sostegno per i Figli di persone Detenute, è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il governo e sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione Con Il Sud. www.conibambini.org.

 

Ue, Von der Leyen ha deciso di applicare l’accordo con il Mercosur in via provvisoria

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha deciso di procedere con l’applicazione in via provvisoria del discusso accordo commerciale con il Mercosur, aggirando il ricorso giudiziario avviato dagli eurodeputati che aveva sospeso il processo di ratifica. Il provvedimento ha diviso gli Stati membri per anni, trovando una strenua opposizione soprattutto da parte della Francia, secondo cui esporrebbe gli agricoltori europei alla concorrenza sleale delle importazioni del Mercosur (si tratta del Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). «La Commissione continuerà a lavorare a stretto contatto con tutte le istituzioni dell’Ue per garantire un processo regolare e trasparente. Si tratta di uno degli accordi più importanti della prima metà di questo secolo», ha dichiarato la politica tedesca ai giornalisti.

Ue, Von der Leyen ha deciso di applicare l’accordo con il Mercosur in via provvisoria
Ursula Von der Leyen (Ansa).

Il Parlamento aveva votato per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Ue

Negoziato nell’arco di 25 anni, l’accordo creerebbe un’area di libero scambio di oltre 700 milioni di persone tra l’Ue e l’America Latina. Von der Leyen ha dichiarato che darà alle aziende europee un accesso al mercato latinoamericano che prima «potevano solo sognare», sottolineando il suo potenziale per le esportazioni. Inoltre, l’accordo «offre all’Europa un vantaggio strategico in un mondo di forte concorrenza». L’Europarlamento ne aveva sospeso la ratifica dopo che, a gennaio 2026, gli oppositori avevano ottenuto la maggioranza per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Ue (congelando di fatto la ratifica). La Commissione ha mantenuto l’opzione legale di applicare provvisoriamente l’accordo una volta che uno o più Paesi del Mercosur avessero completato la ratifica. L’Argentina e l’Uruguay lo hanno già fatto, aprendo la strada all’esecutivo Ue.

Critiche dalla Francia, da Bardella a Macron

Protesta la Francia, con l’eurodeputata Manon Aubry, co-presidente del gruppo La Sinistra, che ha così scritto su X: «Il più grande accordo di libero scambio della storia viene quindi attuato SENZA il voto dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, o il parere della Corte di giustizia dell’Ue. È una cosa seria!». Anche per Jordan Bardella, leader del Rassemblement national, si tratta di «una presa di potere contro i nostri agricoltori e la stragrande maggioranza dei francesi impegnati nella loro sovranità alimentare e contro i nostri produttori». A dare man forte ai deputati francesi anche lo stesso presidente Emmanuel Macron, che ha parlato di «spiacevole sorpresa». Ai media francesi ha dichiarato che «la Commissione ha preso una decisione unilaterale nonostante il Parlamento europeo non abbia votato a favore. Si sta quindi assumendo una responsabilità molto pesante nei confronti dei cittadini europei e dei loro rappresentanti che non sono stati debitamente rispettati».

Cosa ha detto Meloni sul ruolo del governo in Mps

Intervistata da Bloomberg, Giorgia Meloni ha spiegato che «il ruolo del governo» nel Monte dei Paschi di Siena «è terminato». La quota residua del 4,9 per cento «chiaramente non dà la possibilità di esercitare un’influenza significativa sulla governance» e pertanto l’esecutivo «non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza» di Mps. La premier, descrivendo il salvataggio e la ristrutturazione della banca senese come «molto ambiziosi», ha rivendicato l’ottima gestione del dossier, uno dei più complessi ereditati dal suo governo. Mps ora è «un’istituzione solida», ha aggiunto la premier. Il cda del Monte dei Paschi di Siena ha appena approvato il Piano Industriale 2026–2030: utile a 3,7 miliardi, 16 miliardi di dividendi agli azionisti e 700 milioni di sinergie a regime dalla piena integrazione con Mediobanca.

LEGGI ANCHE: Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco

Sta facendo discutere l’ospitata di Mogol alla terza serata del Festival di Sanremo 2026. Il paroliere è salito sul palco dell’Ariston per ritirare il premio alla carriera, dopodiché è tornato a Roma insieme alla moglie dove il giorno dopo era attesto alla festa per l’anniversario dell’istituzione del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (di cui ha scritto l’inno). Ad accendere le polemiche è stato proprio il trasferimento nella Capitale, avvenuto a bordo di un elicottero dei Vigili del fuoco.

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Mogol ospite a Sanremo (Ansa).

D’Angelo (Pd): «Bucci chiarisca se ha comportato un rischio per i liguri»

«Leggere che l’elisoccorso per i cittadini liguri è stato utilizzato come taxi speciale per portare un noto paroliere da Sanremo a Roma lascia sconcertati», ha dichiarato il consigliere regionale ligure del Pd Simone D’Angelo. «Anche perché sappiamo che per la nostra regione il servizio di elicottero dei Vigili del fuoco è indispensabile per tutte le attività dell’elisoccorso, delle emergenze dei cittadini genovesi». A sconcertare D’Angelo sono due cose, il fatto che «questa indicazione arrivi dal ministero degli Interni» ma anche «il silenzio del governatore Bucci, che dovrebbe spiegare ai liguri se era conoscenza dell’utilizzo del servizio dell’elisoccorso in servizio taxi speciale per il Festival di Sanremo e se questa scelta ha comportato un rischio, una sospensione di un servizio determinante per i cittadini liguri».

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Simone D’Angelo (Ansa).

L’Usb: «Fatto gravissimo»

Sulla stessa linea anche l’Unione sindacale di base (Usb) Vigili del Fuoco: «Ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo. Un mezzo di soccorso, finanziato con risorse pubbliche e destinato esclusivamente alla tutela della vita e alla sicurezza dei cittadini, è stato impiegato per finalità estranee alla missione istituzionale del Corpo. Un elicottero dei Vigili del Fuoco non è un mezzo di rappresentanza né uno strumento a disposizione dell’autorità politica e della massima autorità aeronautica dei Vigili del Fuoco per esigenze di opportunità o d’immagine. Ogni ora di volo comporta costi rilevanti, carburante, manutenzione, personale altamente specializzato, usura del velivolo e incide sulla capacità operativa del dispositivo di soccorso sul territorio».

Piantedosi: «Polemiche strumentali»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno Piantedosi a margine della festa dei Vigili del fuoco: «Siamo contentissimi di aver avuto qui Mogol e lo ringraziamo per quello che ci ha dato. Il resto sono le solite polemiche strumentali. Noi siamo molto contenti di aver avuto un grandissimo artista, un monumento nazionale che ha regalato parte della sua capacità artistica e ha scritto una canzone regalandola come inno ai Vigili, quindi gli siamo profondamente grati». Sul caso si è espresso anche lo stesso paroliere: «Il viaggio è andato benissimo, i Vigili del fuoco sono persone splendide, meravigliose e vanno ringraziate da tutti».

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Matteo Piantedosi alla festa dei Vigili del fuoco (Ansa).