Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno

Roma e Parigi sempre più ai ferri corti. Tra i tanti dissapori politici che dividono francesi e italiani (ultima la piccata reazione di Emmanuel Macron al commento di Giorgia Meloni sulla morte dell’attivista di destra Quentin Deranque) ora c’è di mezzo un dossier finanziario che definire un inciampo è un eufemismo. Al centro della contesa la governance di Borsa Italiana, diventata terreno simbolico di un braccio di ferro tra sovranità nazionale e logica paneuropea. Da una parte Cassa depositi e prestiti, azionista rilevante del gruppo; dall’altra i francesi di Euronext, che nel 2021 hanno acquisito Piazza Affari promettendo integrazione e sviluppo. Il nodo è il rinnovo dell’amministratore delegato di Borsa Italiana, Fabrizio Testa; Cdp spinge per un cambio al vertice chiedendo discontinuità: prima che sulla persona, ne fa una questione di rispetto del peso della componente italiana come azionista di riferimento di Euronext. Il suo attuale ceo nonché presidente Stéphane Boujnah difende invece Testa al punto da avergli già garantito la riconferma, anche in assenza della delibera formale dell’assemblea di aprile. La questione non è certo di lana caprina, visto che in ballo ci sono il controllo e l’influenza su un’infrastruttura strategica per il mercato dei capitali italiani. Per Roma, Piazza Affari non è una semplice filiale di un network europeo, mentre secondo i francesi l’integrazione funziona solo se le regole sono comuni e le scelte non rispondono a spinte domestiche. E l’attuale ad Testa che fa? Tace, facendo così ancora più irritare i soci italiani che in privato lo accusano senza mezzi termini di essere passato dalla parte dei soci d’Oltralpe. Se, come tutto fa pensare, non si arriverà a una soluzione concordata, da Roma fanno sapere che saranno i tribunali a doversene occupare.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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L’archeovino pompeiano affascina Londra

La strana coppia. Gabriel Zuchtriegel, archeologo, e Antonio Capaldo, imprenditore del vino, sono stati avvistati a Londra. Il direttore degli scavi di Pompei, il sito archeologico più famoso al mondo, e il presidente della cantina Feudi San Gregorio, figlio di Pellegrino Capaldo – già presidente della Banca di Roma, che nel 1986 decise di in vestire in Irpinia fondando l’attività vitivinicola – hanno intrattenuto una folla di britannici in estasi all’Istituto Italiano di Cultura diretto da Francesco Bongarrà, presentando l’affascinante progetto di un archeovino. Grazie a un partenariato pubblico-privato, la casa vinicola, una delle più grandi del Sud d’Italia con 30 milioni di euro di fatturato, ha stretto un accordo con il parco archeologico per piantare vigneti autoctoni all’interno delle ville di Pompei, riprendendo un’attività di 2 mila anni fa. L’obiettivo del gruppo Tenute Capaldo (Cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco) è creare una realtà unica al mondo e produrre 30 mila bottiglie l’anno. Il pubblico, entusiasta, ha poi brindato con bottiglie di Cutizzi, il Greco di Tufo edizione riserva di Feudi.

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Chi si rivede, Tarak Ben Ammar

Alla presentazione romana di Berlusconi, il mondo secondo lui, il libro di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, alla Camera di Commercio di Roma, è apparso anche Tarak Ben Ammar. L’influente finanziere tunisino, protagonista del mondo della finanza francese ed ex socio proprio del Cavaliere, con cui aveva rapporti strettissimi, si è messo in prima fila, a poca distanza da Gianni Letta, per ascoltare il lungo dibattito sulla politica estera. Letta, come ha dimostrato nella prefazione, conserva idee chiare sul Cav: «Oggi Silvio Berlusconi osserverebbe, affranto, l’America che aveva sempre ammirato, e per la quale provava un profondo debito di riconoscenza, resa irriconoscibile e ostile da una classe politica che sembra aver smarrito la consapevolezza delle basi di una comune civiltà; lo sarebbe altrettanto nel vedere Europa e Russia sull’orlo di uno scontro epocale. Non avrebbe avuto le forze per contribuire a ricucire questi strappi, nel farsi concavo e convesso, come soleva dire, per trovare una soluzione giusta e duratura a crisi così inquietanti, ma avrebbe sicuramente sperato che la sua lezione di politica estera, improntata al dialogo, al realismo, e al buon senso, potesse costituire, in questo incredibile disordine globale, un punto di riferimento per ritrovare la strada della pace; sempre con il fine ultimo della tutela degli autentici interessi dell’Italia». Carnelos ha rivelato particolari curiosi, come i retroscena sui dialoghi tra Berlusconi e i big mondiali in tema di televisione, con il pallino di Silvio di evitare ogni paragone tra lui e Donald Trump. E Castellaneta ha svelato che il piano di costruzione edilizia di Gaza è vecchio di almeno vent’anni, e ha le sue origini proprio con Berlusconi, perché l’obiettivo era creare ricchezza per la popolazione palestinese

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Tarak Ben Ammar (foto Imagoeconomica).

Per Bocchino e Arianna fila in Galleria Sordi

Per Italo Bocchino e Arianna Meloni, protagonisti in Galleria Sordi per parlare dell’ennesimo libro sulla premier Giorgia, blindatura con poliziotti in assetto da guerriglia. Tanto che i fotografi hanno dovuto penare: lo sa bene Umberto Pizzi, che nel caos si è beccato due forti colpi al fianco, tanto da urlare per il dolore. Si è fatta notare la presenza di Francesca Pascale, storica compagna di Silvio Berlusconi. Gigi Marzullo controllava la situazione. C’era l’ex ministro della Difesa Cesare Previti, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, oltre a Fabrizio Tatarella e Giampaolo Angelucci. Sul palco, insieme con Bocchino e “sister” Meloni, ecco Ignazio La Russa e Hoara Borselli, a fare da moderatrice. «La parità di genere è stata assicurata», si è sentito dire dalla platea.

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Il rispetto di Gualtieri per la Corte dei conti

Corte dei conti ingabbiata: a Roma la “presa di possesso” dell’area di cantiere della metro C per la fermata “Mazzini” è stata calendarizzata aspettando l’apertura dell’anno giudiziario della magistratura contabile, il 24 febbraio, ma il giorno dopo tutto è cominciato. Sì, il sindaco Roberto Gualtieri ha dovuto attendere la celebrazione, però ora le ruspe sono pronte. Le foto scattate documentano la scomparsa del grande parcheggio al centro di viale Mazzini, e il cartello indica la durata del cantiere, ossia 4.078 giorni. Praticamente, un supplizio lungo addirittura 11 anni…

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Abete, virata a destra con elogi a Giuli e Mazzi

Incredibile ma vero: Luigi Abete, classe 1947, 79 anni compiuti il 17 febbraio, elogia il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il sottosegretario Gianmarco Mazzi. Una virata a destra che scuote il panorama dei salotti romani, e chissà cosa ne pensano i suoi vecchi amici Franco Bassanini e Fabiano Fabiani: fatto sta che Abete ha preso carta e penna, parlando in qualità di presidente di Confindustria Cultura Italia (sì, ha anche quest’incarico) per accogliere «con soddisfazione l’annuncio del sottosegretario Mazzi della firma da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli del decreto di adeguamento delle tariffe da copia privata, come previsto dalla legge». Perché «troppo spesso ci dimentichiamo che senza tutela del diritto d’autore non esiste diffusione della cultura, perché proprio la garanzia di essere remunerati per la propria attività intellettuale costituisce il presupposto che consente a scrittori, musicisti, autori in generale, editori in qualsiasi forma di poter esistere e vivere del loro lavoro». E Abete poi si ripete: «Ringraziamo il ministro Giuli, il sottosegretario Mazzi e il comitato consultivo per il diritto d’autore per avere congiuntamente trovato una sintesi capace di rafforzare questo strumento essenziale per la tutela dell’intero settore culturale italiano in un ecosistema troppo spesso dominato dalla tecnologia». Manca solo un «evviva il governo di Giorgia Meloni»…

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
Luigi Abete (foto Imagoeconomica).

Sanremo, dopo “Repupplica” sparisce “L’Unità”

Come Stalin ai tempi dell’Urss era solito a eliminare (anche) dalle foto ufficiali personaggi scomodi, una sorta di Photoshop ante litteram, allo stesso modo nella Rai meloniana si è deciso di cancellare la testata L’Unità dalla foto sulla vittoria della repubblica al referendum del 1946 proiettata durante la prima serata del Festival di Sanremo. La slide era già finita nel mirino per il refuso “Repupplica”, ma ora si aggiunge un altro elemento. Osservando le foto d’epoca con le copie de L’Unità del 5 giugno 1946 e il titolo “Viva la Repubblica!”, si nota come la testata del giornale risulta cancellata. Una censura bella e buona, che però nulla ha potuto davanti al “ciao ciao fascisti” della 105enne Gianna Pratesi, testimone di quel voto storico presente all’Ariston.

Sanremo, dopo “Repupplica” sparisce “L’Unità”
Slide con il nome de “L’Unità” cancellato (X).
Sanremo, dopo “Repupplica” sparisce “L’Unità”
La foto originale (X).

Sondaggi politici: scende il centrodestra, anche sul referendum

La nuova Supermedia Agi/YouTrend vede il centrodestra in difficoltà, sia per quanto riguarda l’intenzione di voto degli italiani, sia per la scelta degli elettori in ottica referendum. La coalizione al governo in due settimane ha perso infatti l’1,2 per cento. E continua ad assottigliarsi il margine di vantaggio del “sì” (posizione della maggioranza) in vista della consultazione referendaria relativa alla riforma della giustizia.

Sondaggi politici: scende il centrodestra, anche sul referendum
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Le intenzioni di voto: scende il centrodestra

Per quanto riguarda le intenzioni di voto, Fratelli d’Italia è dato al 29 per cento (-0,6), Forza Italia all’8,9 per cento (-0,2) e la Lega al 7 per cento (-0,4). Il Partito democratico è stabile al 22,1 per cento. Leggero calo per il Movimento 5 stelle all’11,8 per cento (-0,2). Avanza Alleanza Verdi e Sinistra al 6,7 per cento (+0,4). Su anche Azione al 3,4 per cento (+0,2). Frenano Italia Viva al 2,2 per cento (-0,1) e +Europa all’1,6 per cento (-0,1). Futuro Nazionale, neonato partito di Roberto Vannacci, è dato al 3 per cento (+0,1), dunque in leggera ripresa.

Sondaggi politici: scende il centrodestra, anche sul referendum
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Referendum: cala il vantaggio del “sì”

La Supermedia Agi/YouTrend relativa al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo vede il “sì” in vantaggio di 2,4 punti: un margine sempre più esiguo nei confronti del “no” su cui spingono le opposizioni (anche se non del tutto compatte). Il “sì” è ora dato al 51,2 per cento (-1,7) e il “no” al 48,8 per cento.

Dietrofront della Francia su Francesca Albanese: nessuna richiesta di dimissioni dall’Onu

Contrariamente agli annunci fatti dal ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, la Francia ha rinunciato a chiedere le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, nel corso del Consiglio tenutosi il 25 febbraio a Ginevra. Parigi, tramite la sua rappresentante Céline Jurgensen, ha infatti optato per un semplice richiamo denunciando «dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche» da parte di Albanese, come riporta Politico. Jurgensen ha quindi invitato tutti i relatori speciali a dar prova della «sobrietà, moderazione e discrezione» richieste dal loro mandato. Il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha detto che «Albanese dovrebbe avere la dignità di dimettersi».

Dietrofront della Francia su Francesca Albanese: nessuna richiesta di dimissioni dall’Onu
Francesca Albanese (Ansa).

Perché Barrot voleva le dimissioni di Albanese

Intervenendo in Parlamento il 18 febbraio, Barrot aveva condannato la «lunga lista di provocazioni» della relatrice dell’Onu, che più volte si è espressa contro Israele facendo anche paragoni con il Terzo Reich, riferimenti alla “lobby ebraica” o giustificazioni del 7 ottobre. Nel mirino, in particolare, era finito il suo intervento all’Al Jazeera Forum dove Albanese, alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano, aveva definito lo Stato ebraico «un nemico comune dell’umanità». Parole che il ministro degli Esteri di Parigi aveva definito «oltraggiose e colpevoli». «La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni oltraggiose e colpevoli della signora Francesca Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile», aveva detto. Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di “esperta indipendente” delle Nazioni Unite, perché «non è né un’esperta né indipendente, ma un’attivista politica che diffonde discorsi d’odio». Di qui l’annuncio che la Francia avrebbe chiesto le sue dimissioni durante la successiva sessione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, cosa che però non è avvenuta.

Dietrofront della Francia su Francesca Albanese: nessuna richiesta di dimissioni dall’Onu
Jean-Noel Barrot (Ansa).

Cosa può fare davvero la Francia

Sul piano pratico, in realtà, il margine di manovra della Francia è molto limitato. Gli Stati membri dell’Onu non dispongono infatti di meccanismi per costringere un relatore o una relatrice speciale a dimettersi prima del termine del mandato. Quello di Albanese arriverà a compimento nel 2028, salvo adozione di una specifica risoluzione da parte del Consiglio dei diritti umani (ipotesi ritenuta poco probabile). Dal canto suo, Albanese ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico.

Caso Epstein, si dimette il capo del Forum di Davos

Børge Brende si è dimesso da presidente e amministratore delegato del World Economic Forum di Davos a causa dello scandalo suscitato dalla sua amicizia con Jeffrey Epstein, emersa dalla pubblicazione dei file delle indagini sul finanziere. «Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi. Il mio periodo qui, durato otto anni e mezzo, è stato estremamente gratificante», ha dichiarato Brende.

Caso Epstein, si dimette il capo del Forum di Davos
Børge Brende (Ansa).

Cosa è emerso dagli Epstein Files

Dagli Epstein Files risultano tre cene di lavoro tra i due e almeno 100 messaggi scambiati, nei quali Brende chiamava «amico» il finanziere morto poi suicida in carcere nel 2019, affermando di sentire la sua mancanza. Nei confronti dell’ex ministro degli Esteri norvegese, che si è dichiarato «completamente ignaro del passato e delle attività criminali» di Epstein, a inizio febbraio il WEF ha aperto un’inchiesta interna e indipendente, che si è conclusa senza evidenziare ulteriori criticità. La direzione del World Economic Forum è stata affidata ad interim a Alois Zwinggi.

I documenti su Epstein continano a mietere vittime

La passata vicinanza a Epstein continua a fare vittime. Com’è noto, l’ex principe Andrea è stato arrestato per cattiva condotta in pubblico ufficio per aver condiviso informazioni riservate col finanziere quando era emissario commerciale del governo di Londra. Il fratello minore di re Carlo III è stato poi rilasciato. Stessa sorte per Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti ed eminenza grigia del New Labour. A questa vicenda sono legate le dimissioni di Morgan McSweeney, capo di gabinetto di Keir Starmer, che aveva fortemente insistito col premier affinché Mandelson ottenesse l’incarico diplomatico. Pluricitato negli Epstein Files poi Bill Gates: il cofondatore di Microsoft si è scusato con lo staff della sua fondazione per i legami col finanziere, ammettendo di aver avuto relazioni extraconiugali con due donne russe, che però non erano vittime dei suoi traffici sessuali. E, sotto pressione, ha disertato un summit sull’IA in India, dove era atteso come relatore principale. Larry Summers, ex segretario al Tesoro di Bill Clinton – altro vecchio amico di Epstein – ha lasciato l’incarico di docente alla prestigiosa università di Harvard. L’attuale segretario al Commercio Howard Lutnick, invece, è rimasto al suo posto nonostante abbia ammesso di aver mentito sui rapporti con Epstein.

Cuba spara contro un motoscafo Usa: sale la tensione tra Washington e L’Avana

La guardia costiera cubana ha ucciso a colpi di arma da fuoco quattro persone che viaggiavano su un motoscafo immatricolato negli Stati Uniti, intercettato a un miglio dalla costa settentrionale dell’isola caraibica. Sei i feriti. Secondo L’Avana i 10 uomini a bordo dell’imbarcazione avevano intenzione di «compiere un’infiltrazione con fini terroristici». L’incidente è avvenuto in un contesto di crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e Cuba: ora si teme l’escalation.

La versione di Cuba: gli spari e la risposta della motovedetta

L’imbarcazione, registrata in Florida, è stata intercettata a un miglio nautico (meno di due chilometri) da Cayo Falcones, che si trova lungo la costa settentrionale di Cuba. Secondo la versione dell’Avana, quando una motovedetta della guardia costiera si è avvicinata per le procedure di identificazione, dal motoscafo «sono stati esplosi colpi di arma da fuoco», che hanno ferito il comandante dell’unità cubana. A quel punto c’è stata la risposta della motovedetta. A bordo del motoscafo c’erano tutti cubani residenti negli Usa. Il sito Cubadebate riporta che a bordo erano presenti fucili d’assalto, armi corte, esplosivi artigianali, giubbotti antiproiettile, cannocchiali e uniformi mimetiche. Il governo dell’Avana, che intende restare impegnato nella «protezione delle proprie acque territoriali», ha comunicato l’arresto di un uomo – Duniel Hernández Santos – che sarebbe stato inviato dagli Stati Uniti per coordinare l’azione. Alcuni dei sospetti poi «risultavano già ricercati per terrorismo secondo la Risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza Onu».

Rubio: «Accertati i fatti reagiremo di conseguenza»

Marco Rubio, segretario di Stato Usa, ha spiegato che Washington «reagirà di conseguenza» una volta accertati i fatti: «Scopriremo esattamente cosa è successo, chi è stato coinvolto, e poi prenderemo una decisione. Non ci limiteremo a ciò che ci dice qualcun altro». Rubio ha inoltre affermato che «è molto insolito vedere sparatorie in mare aperto come questa».

Il Cremlino difende l’operato della guardia costiera cubana

Sull’incidente si è espresso anche il Cremlino. Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha dichiarato che la guardia costiera dell’Avana «ha fatto quello che doveva fare», anche perché «i cittadini cubani catturati, che con armi in mano hanno provato a infiltrarsi nell’isola, hanno ammesso l’intento di compiere atti terroristici». Peskov ha poi invitato le due parti alla moderazione.

È legittimo licenziare per “colpa” dell’AI: la sentenza del tribunale di Roma

È lecito licenziare un lavoratore per sostituire la sua mansione con un dispositivo robotico o con l’intelligenza artificiale. Lo stabilisce una sentenza del tribunale di Roma del 19 novembre 2025. Nell’analizzare una richiesta di reintegro da parte di un dipendente, il giudice ha stabilito che è legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo fondato su una riorganizzazione aziendale, determinata anche dall’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale, quando risulti accertato che l’innovazione tecnologica abbia comportato una stabile riduzione delle attività affidate al lavoratore e la conseguente soppressione della posizione ricoperta.

Riconosciuta l’impossibilità, da parte del datore, di ricollocare la dipendente

Il caso riguardava la graphic designer di una società di cybersecurity in difficoltà economico-finanziaria. L’azienda in questione aveva accentrato funzioni e introdotto strumenti per rendere efficienti i processi, sopprimendo il ruolo della dipendente e licenziandola. Il tribunale ha ritenuto fondate le ragioni del datore di lavoro, richiamando le reali esigenze economico-organizzative e l’impossibilità di repechage, ovvero ricollocazione interna. Nella sentenza, l’intelligenza artificiale non viene considerata una causa autonoma del licenziamento, ma uno degli strumenti della riorganizzazione.

Deve esserci un giustificato motivo oggettivo per licenziare un lavoratore

Va sottolineato che non basta che il datore di lavoro decida di preferire un chatbot a un umano, ma deve esserci un giustificato motivo oggettivo per mandare a casa un lavoratore e non ricollocarlo. Nel caso specifico, la società era in una situazione finanziaria difficile (era stata trasformata da spa a srl e aveva sulle spalle uno sfratto per morosità e una procedura per crisi d’impresa) e l’organico era stato dimezzato da 20 a 10 persone. Per motivi di sopravvivenza, ha fatto ricorso all’intelligenza artificiale per tagliare i costi e velocizzare il lavoro che prima faceva la dipendente.

Selvaggia Lucarelli approda al Grande Fratello VIP

Selvaggia Lucarelli affiancherà Cesara Buonamici come opinionista della prossima edizione del Grande Fratello VIP, che andrà in onda da martedì 17 marzo in prima serata su Canale 5 per sei settimane, con la conduzione di Ilary Blasi dopo la rinuncia di Alfonso Signorini. L’indiscrezione è stata confermata da un comunicato di Mediaset.

Selvaggia Lucarelli approda al Grande Fratello VIP
Selvaggia Lucarelli nei panni di giudice di “Ballando con le stelle” (Ansa).

Per Lucarelli la classica offerta che non si può rifiutare

Lucarelli, dal 2016 giudice di Ballando con le stelle, aveva ufficiosamente annunciato la sua partecipazione con una storia su Instagram già il 21 febbraio: «Nel cast del GF c’è un personaggio che vi farà sognare», aveva scritto, lasciando intendere che ci sarebbe stata in qualche veste anche la sua presenza. Il 25 febbraio, durante La vita in diretta, il conduttore Alberto Matano – opinionista del dance show di Milly Carlucci – le ha detto: «Possiamo dire che ti vedremo per un po’ su altri schermi? Però tornerai, l’importante è che ritorni». Per Lucarelli, che non è legata alla Rai con un’esclusiva ma da un contratto rinnovato di anno in anno, si parla di un cachet importante: la classica offerta che non poteva rifiutare. Il suo ritorno nella prossima edizione di Ballando con le stelle, comunque, è dato praticamente per certo.

Primo presidente politico per l’Ispra: si è insediata Maria Alessandra Gallone

Maria Alessandra Gallone, ex senatrice di Forza Italia, si è insediata come nuova presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). La scelta era stata contestata dalle forze di opposizione: è infatti la prima volta che ai vertici dell’Istituto viene posto non un tecnico o uno scienziato, ma un esponente di partito. In particolare Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, aveva dedicato alla designazione un passaggio di un’audizione in Parlamento, parlando di scelta «che rompe una tradizione di autonomia, competenza e indipendenza e che conferma una strategia ormai evidente del governo Meloni».

Chi è Maria Alessandra Gallone

Gallone alle Politiche del 2008 si era candidata al Senato tra le liste del Popolo delle Libertà, risultando la prima dei non eletti nella circoscrizione Lombardia: era poi approdata a Palazzo Madama il 6 dicembre dello stesso anno subentrando al deceduto Luigi Scotti. Successivamente ha aderito a Fratelli d’Italia, senza riottenere il seggio al Senato alle elezioni del 2013. In dissenso con la linea del partito aveva poi di abbandonato FdI per aderire alla rinata Forza Italia. Nel 2022 aveva mancato il ritorno in Parlamento. Senatrice della Repubblica per due legislature, durante cui è stata componente della Commissione Ambiente, della Commissione d’inchiesta sugli Ecoreati, della Commissione Giustizia e della Commissione Agricoltura, negli ultimi anni Gallone è stata consulente sia della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin.

Bambino Gesù primo ospedale pediatrico d’Europa e sesto al mondo

AGI - Il Bambino Gesù è stato inserito anche quest'anno nella classifica World's Best Hospitals, l'elenco dei migliori ospedali al mondo stilato dal 2019 dalla rivista statunitense Newsweek insieme a Statista. In particolare, il Bambino Gesù è il 1° ospedale pediatrico d'Europa e il 6° nel ranking mondiale delle strutture pediatriche specialistiche, unico ospedale pediatrico operante nel sistema sanitario italiano a rientrare tra i primi 30 al mondo. L’Ospedale, non profit e di proprietà della Santa Sede, è parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale

"Si tratta di un riconoscimento che nasce dal lavoro di squadra quotidiano di tutta la comunità dell’Ospedale: medici, infermieri, operatori sanitari, personale tecnico e amministrativo, ricercatori, volontari e personale religioso che, insieme, si prendono cura dei bambini e delle loro famiglie - dichiara il Presidente dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Tiziano Onesti - È l’impegno silenzioso di queste donne e di questi uomini – in reparto, in laboratorio, negli uffici, nei servizi di accoglienza e di supporto - a rendere possibile un’assistenza altamente specializzata, unita all’attenzione alla dimensione umana e relazionale della cura".

La classifica

La classifica World’s Best Hospitals è elaborata combinando un ampio sondaggio internazionale tra professionisti sanitari, dati indipendenti sulla qualità delle cure e sulla sicurezza dei pazienti, e indicatori derivati dalle loro valutazioni e dai risultati clinici riportati. Nell’edizione 2026 sono stati valutati 2.500 ospedali in 32 Paesi, con una sezione dedicata agli ospedali specializzati in 12 aree cliniche, tra le quali la pediatria.

I numeri dell'ospedale

Questo risultato riconosce il percorso di crescita dell’Ospedale, che negli anni ha ottenuto importanti certificazioni internazionali, tra le quali l’accreditamento JCI come Centro Medico Accademico per l’attività di formazione e di ricerca clinica e scientifica. Il Bambino Gesù è oggi il primo centro pediatrico in Europa per numero di affiliazioni alle Reti di riferimento europee per le malattie rare (affiliato a 20 reti su 24) e registra ogni anno quasi 3 milioni di prestazioni ambulatoriali, 100.000 accessi al Pronto Soccorso e oltre 33.000 procedure chirurgiche.

"Grati verso tutti coloro che lavorano nel nostro ospedale"

"Essere riconosciuti da Newsweek come primo ospedale pediatrico d'Europa e sesto al mondo è un motivo di gratitudine verso tutte le persone che ogni giorno lavorano nel nostro Ospedale - aggiunge Onesti - Questo risultato è il frutto di una comunità composta da professionalità diverse, che ogni giorno opera con competenza, passione e senso di responsabilità al servizio dei bambini e delle loro famiglie. È un riconoscimento importante che non consideriamo un punto di arrivo, ma uno stimolo a fare ancora meglio, rafforzando il nostro impegno per una cura sempre più avanzata, equa e attenta alla persona. Continueremo a impegnarci per condividere esperienze e conoscenze nell’ambito del sistema sanitario nazionale e con la comunità internazionale, per offrire a tutti i piccoli pazienti le migliori cure possibili". 

L’Ospedale esprime infine un sentito ringraziamento alle famiglie che ogni giorno affidano i propri figli alle cure del Bambino Gesù, alla Santa Sede per il sostegno e l’orientamento nella missione di cura, al Servizio Sanitario Nazionale e alle istituzioni, alle associazioni e ai tanti benefattori e partner che accompagnano e rendono possibile il lavoro comune a servizio dei bambini e dei ragazzi di tutto il mondo.