Zaia si lancia nei videopodcast con Il Fienile

Una cosa è certa: Luca Zaia non si annoia. Appena uscito dalla bufera Vannacci, l’ex Doge, ora presidente del Consiglio regionale del Veneto e domani chissà, si è lanciato nel mondo dei videopodcast. Mercoledì è stata pubblicata su youtube la prima puntata de Il Fienile, progetto pensato da Zaia e co-prodotto con Shado, media company di H-Farm di Roncade, nel Trevigiano, dove è stato allestito anche lo studio, con tanto di balle di vero fieno. Il primo ospite non poteva che essere Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina. Un tempismo non esattamente fortunato, visto che l’ex numero uno del Coni per un soffio non è stato eletto nel consiglio esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. Una doppia beffa per lui, visto che l’elezione (a scrutinio segreto) si è svolta proprio a Milano alla vigilia dei Giochi Olimpici invernali.

Il futuro politico dell’ex Doge

Ma perché proprio Il Fienile? Il nome «nasce da un’idea molto concreta: fermarsi un momento e ascoltare», ha spiegato Zaia. «Creando una nuova esperienza di comunicazione, in un tempo in cui tutto corre, ho voluto creare uno spazio di parole vere, senza sovrastrutture. Il fienile, nelle case di campagna, era spesso custode delle cose più importanti delle famiglie: non solo fieno e provviste, ma anche rifugio sicuro, luogo di incontri e confidenze lontano da occhi indiscreti. Nel nostro Fienile la storia di ogni ospite diventa occasione di ispirazione». Chissà se questa nuova avventura creativa (dopo la fortunata e un pelo cringe campagna social IA con il leoncino alato delle ultime Regionali) non sia un trampolino di lancio in vista delle prossime Politiche. Per Zaia e anche per il lombardo Attilio Fontana si parla infatti di una candidatura nel 2027. E ora senza «corpi estranei» e con una leadership di Salvini traballante, Sior preferenza è più che mai fondamentale per risollevare le sorti della Lega e l’umore dei padani.

Zaia si lancia nei videopodcast con Il Fienile
Matteo Salvini e Luca Zaia (Ansa).

Due ergastoli, 50 anni dopo il verdetto sul sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti

AGI - La Corte d'Assise di Como ha condannato all'ergastolo Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella nel processo sul sequestro e l'omicidio di Cristina Mazzotti avvenuto 50 anni fa. È stato invece assolto Antonio Talia.

Condanna per omicidio aggravato

Calabrò e Latella sono stati condannati per omicidio volontario aggravato mentre è stato disposto il 'non doversi procedere' per il sequestro di persona perché il reato è estinto per 'intervenuta prescrizione'.

Talia è stato assolto per non avere commesso il fatto. I giudici hanno inoltre stabilito che Marina e Vittorio, sorella e fratello di Cristina, dovranno essere risarciti dai due condannati in separata sede civile e che la sentenza dovrà essere affissa in diversi Comuni, tra cui Como, Eupilio e Castelletto Ticino.

"Pagina di giustizia"

"La sentenza della Corte di Assise di Como è una pagina di grande dignità della giurisdizione. Rende omaggio alla memoria di Cristina Mazzotti e al dolore dei congiunti. E finalmente segna il crollo dell'impunità di Demetrio Latella e soprattutto di Giuseppe Calabro', capo indiscusso della Ndrangheta in Lombardia". E' il commento dell'avvocato Fabio Repici, legale dei familiari di Teresa Mazzotti, dal cui impulso sono ripartite le indagini che hanno portato alle due condanne all'ergastolo per l'omicidio della ragazza di 18 anni.

 

 

L’ex Fdi Pozzolo aderisce al partito di Vannacci

«Non è più tempo di una destra che chiede scusa e chiede permesso, che cerca legittimazione negli altri. È tempo di una destra che parla chiaro e agisce». Così l’ex deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo, ora nel Gruppo Misto, ha annunciato sui social che aderirà al nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro nazionale. È il primo membro di Montecitorio a seguire l’ex generale nella sua nuova avventura dopo lo strappo con la Lega, ma altri sarebbero pronti a seguirlo – si parla dei leghisti Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Domenico Furgiuele. «Il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano, non solo il capo di un partito ma il punto di riferimento di una reazione del buonsenso, capace di superare gli steccati ideologici del Novecento. Su di lui possono convergere tradizioni diverse, unite dalla schiettezza di pensiero e di parola e dalla difesa dell’interesse nazionale», ha continuato Pozzolo.

Pozzolo: «Sicurezza, famiglia e lotta all’immigrazione per una destra autentica»

Questa la destra che ha in mente: «Una destra autentica difende la sicurezza: chi aggredisce deve sapere che il cittadino ha il diritto di difendersi, senza essere trattato da colpevole. Una destra autentica rimette al centro la famiglia: padre, madre, figli. Servono misure forti e concrete per fermare il suicidio demografico. Una destra autentica governa l’immigrazione unendo umanità e ordine, per evitare sradicamento e conflitto sociale. Come ricordava Giovanni Paolo II, il primo diritto dell’uomo è quello di non essere costretto a emigrare. Una destra autentica tiene la schiena dritta in Europa e nel mondo, difende prima gli interessi dell’Italia e cambia davvero il rapporto tra Stato e cittadini: meno tasse, meno assistenzialismo, più libertà per chi lavora e produce. Questa è una destra senza complessi, che non si piega al pensiero unico. Perché, come insegnava Gabriele D’Annunzio, memento audere semper».

Dopo l’inchiesta AGI, si muove la procura di Trieste: ipotesi riciclaggio sulla Triestina calcio

AGI - Dopo l'inchiesta di AGI si muove anche la procura di TriesteRiciclaggio: è questa l'ipotesi di reato contestata a 15 indagati, tra cui ci sono anche l'imprenditore Simone Giacomini e Antonio Scaramuzzino, già indagati a Roma. La Triestina, nel 2023, è al centro di flussi finanziari considerati sospetti dagli inquirenti.

finanziamenti utilizzati per sostenere la squadra giuliana – secondo gli investigatori della Guardia di Finanza – sono stati ottenuti attraverso diverse società di comodo con fondi provenienti da Banca Progetto per un totale di circa 16 milioni di euro e “richiesti per finalità mai realizzate”.

Le indagini si sovrappongono: il ruolo della società offshore e Dogecoin

Le indagini, secondo quanto apprende l'AGI, si sovrappongono a quelle di Roma e Milano proprio su Banca Progetto. Nell'inchiesta è coinvolta anche una società statunitense "offshore" con sede nel Delaware, soggetto dai profili poco chiari e disconosciuto nel mondo imprenditoriale, la quale possiede oggi (come rilevabile dal bilancio depositato presso la Camera del Commercio) la totalità del capitale della Triestina Calcio. Questo anche dopo l'ennesima variazione, avvenuta nel settembre 2025, negli asset proprietari con la presenza di un nuovo "azionista di riferimento" riconducibile alla criptovaluta Dogecoin, oggi sponsor della società sportiva. Dopo il 2023, la Triestina ha ricevuto da questa società risorse finanziarie per oltre 40 milioni di euro, sulle quali la procura di Trieste vuole ora fare chiarezza.

 

 

Finanziamenti per il cinema dirottati sul calcio minore

Le nuove carte dell’indagine, inoltre, sembrerebbero certificare che l’utilizzo del denaro ricevuto dalla AU/79 Srl per l’opera cinematografica “I Fratelli Re”, film che a tre anni dal finanziamento ricevuto dalla banca risulta ancora in corso di realizzazione, contrariamente a quanto indicato in sede di istruttoria, è stato trasferito in favore della Triestina Calcio S.p.a. Così, i soldi ottenuti dalla banca con la garanzia pubblica per finanziare i film, venivano fatti transitare per le squadre di calcio minore per poi finire in altre società di riferimento di Scaramuzzino.

Il sistema si ripete: l'inchiesta sui mutui di Banca Progetto

È un meccanismo che si sarebbe ripetuto più volte, allargandosi a macchia d’olio attraverso una miriade di società; ed è così che si allarga anche l’inchiesta della procura di Roma sui mutui di Banca Progetto, su cui indagano, al momento, oltre che la procura capitolina e quella di Milano.

 

Il ruolo della Lombardia nell’industria chimica europea

La Lombardia ha consolidato il proprio ruolo di regione leader nell’industria chimica a livello europeo, guidando dal 2024 l’European chemical regions network (Ecrn), l’alleanza continentale dei territori più rappresentativi del settore. Durante la presidenza affidata all’assessore regionale Guido Guidesi, la rete si è ampliata da 10 a 21 membri diventando un interlocutore diretto della Commissione europea nei tavoli per il rilancio del comparto e offrendo alle aziende, allo stesso tempo, un sostegno per accedere alle opportunità di finanziamento europee attraverso la partecipazione a sei progetti comunitari che hanno generato stanziamenti per circa 19 milioni di euro. Rilevanti anche gli sforzi per agevolare le connessioni tra i diversi distretti industriali rafforzando la capacità di fare sistema. La presidenza lombarda cederà ora il testimone a quella catalana, anche se la Regione manterrà comunque un ruolo da protagonista con la vicepresidenza dell’associazione con delega alla Critical chemicals alliance, il gruppo di lavoro che contribuisce allo sviluppo e alla concretizzazione del piano di azione europeo per l’industria chimica.

Il ruolo della Lombardia nell’industria chimica europea
Riunione dell’Ecrn.

Guidesi: «Continuare a supportare il settore per renderlo più efficiente e sostenibile»

Il passaggio di consegne è avvenuto a Rotterdam, dove l’assessore Guidesi è intervenuto ribadendo che, senza la chimica, l’economia europea non ha futuro: «È nostro compito continuare a supportare il settore per renderlo più efficiente e sostenibile, ma è anche nostro dovere difenderne la presenza e migliorare la competitività delle nostre imprese. Siamo riusciti, attraverso un importante lavoro di squadra, a far sì che l’Unione europea sia tornata a occuparsi con attenzione di un comparto fondamentale, che non può e non deve essere abbandonato». Nel settore, la Lombardia è tra le prime cinque regioni europee per numero di addetti (45 mila) e la terza per la chimica fine e specialistica a uso industriale. Ecrn comprende 17 regioni di otto Stati, oltre a quattro membri associati. Le regioni sono Drenthe, Groningen, Limburg, Zuid-Holland, Zeeland (Paesi Bassi), Catalogna (Spagna), Fiandre (Belgio), Emilia-Romagna, Sassonia-Anhalt, Baviera (Germania), Lombardia, Masovia (Polonia), Ústí (Cechia), Liguria, Abruzzo, Piemonte, Valencia (Spagna). I membri associati sono Polish chamber of chemical industry (Pipc), Confapi, Hungarian chemical industry association (Mavesz) e Green chemistry cluster.

Cancellato il volto dell’angelo con l’immagine di Giorgia Meloni [VIDEO]

AGI - E' stato cancellato il volto dell'angelo che assomigliava alla premier Giorgia Meloni nell'affresco della cappella laterale della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Una vicenda per la quale si erano mossi il Ministero della Cultura e la Soprintendenza di Roma, con il Vicariato che aveva preso le distanze dal decoratore: "La modifica del volto del cherubino è stata una sua iniziativa non comunicata agli organismi competenti".

Lo stesso Vicariato aveva sottolineato come "sia la Sovrintendenza sia l'ente proprietario (Fec), oltre all'Ufficio per l'edilizia di culto del Vicariato di Roma, fossero al corrente dal 2023 di un'azione di restauro 'senza nulla modificare o aggiungere' sull'affresco in questione". 

 

La curiosità per il puttino col volro di Meloni

Da quel giorno, turisti e curiosi hanno affollato la basilica per andare a caccia del dipinto 'incriminato'. E anche oggi in tanti sono andati a controllare di persona che cosa ne è stato del volto della premier. Bruno Valentinetti, il restauratore amatoriale e tutto-fare della chiesa, autore del restauro contestato, ha dovuto cancellare il viso su categorica indicazione del Vaticano.

Il disegno cancellato da chi lo ha fatto

Un sacerdote della basilica spiega che cosa è successo nelle ultime ore: “Il disegno è stato cancellato da chi lo ha fatto ma fino a ieri sera c’era, l’ho visto quando è terminata la messa. È intervenuto il Vicariato dicendo che sarebbe stato cancellato e così è stato”. E aggiunge, riferendosi al 'boom' di visitatori: “Se si entra in chiesa per pregare e, casomai, si va a dare una rapida occhiata non dà molto fastidio, ma il movimento inusuale di questi gruppi in cerca di foto e selfie forse ne ha dato”. Anche una signora delle pulizie confessa "C'erano davvero tanti turisti, molti di più rispetto al solito".

Il Vicariato: ripristinare i tratti originali del volto

In una nota dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Roma, in merito all'episodio del restauro di una figura nella Cappella di Umberto II, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, si legge: "Preso atto che l'opera presentava fisionomie non conformi all'iconografia originale e al contesto sacro, il Vicariato, in piena sintonia con il parroco, ha chiesto che, previo coordinamento e autorizzazione della proprietà (Fondo Edifici di Culto) e della Soprintendenza, si provveda al ripristino dei tratti originari del volto, nell'esclusivo interesse della tutela del luogo di culto e della sua funzione spirituale".

Scuole violente: nessuna emergenza coltelli ma “rischio emulativo”

AGI - Un problema di violenza e sicurezza esiste, anche nelle scuole. Ma al momento non c’è una vera e propria emergenza coltelli, secondo quanto riferito all’AGI, sia dagli studenti sia dall’Associazione dei presidi che però, con il presidente Antonello Giannelli, lancia un monito sul “rischio emulativo” dopo episodi come quello del diciottenne ucciso in classe a La Spezia.

I ragazzi interpellati non fanno fatica a riconoscere che la questione sia di stretta attualità. Anche se, domandando all'uscita di un liceo romano e in qualche altra scuola, gli studenti sono restii a parlare di ‘moda’ di portare i coltelli a scuola, come denunciato da alcune parti. Nessuno riferisce di averne visti in giro o di aver assistito a episodi violenti. Eppure l'allarme è circolato anche sui social, dove oltre ai coltelli in classe si è parlato di emergenza per l’uso e lo spaccio di droga.

Le misure del governo: circolare e metal detector

Proprio a fronte di tutto questo, una settimana fa il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e quello dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, hanno firmato una circolare, inviata a tutte le scuole con “Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici”. E tra le proposte, c’è anche la possibilità di installare metal detector laddove la situazione sia tanto critica da richiederla. Interventi che in ogni caso, dovranno essere richiesti dal dirigente scolastico al prefetto; poi, il comitato provinciale per l'ordine pubblico valuterà la situazione. In ogni caso, come si legge nel documento del Viminale e del Mim, “l’attività di controllo resta affidata ai soli operatori di pubblica sicurezza, evitando ogni impropria partecipazione del personale degli istituti interessati”. A una settimana dalla circolare, l’AGI ha chiesto a sindacati e associazioni se ci siano state segnalazioni o richieste in tal senso. E la risposta, ad oggi, è negativa.

La posizione degli studenti: no alla repressione

Ma cosa ne pensano i ragazzi? Secondo Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli studenti medi del Lazio, interpellata dall’AGI, “non esiste una moda di portare coltelli ma – riconosce - viviamo in un mondo e in una società in cui sempre di più vediamo la violenza come una cosa normalizzata”. Critica però i contenuti della circolare: “Pensiamo non sia questa la risposta. I metal detector nelle scuole rappresentano l’ennesima misura spot di un governo che decide di reprimere piuttosto che ascoltare e indagare le vere cause del disagio e della violenza. Abbiamo bisogno di una scuola che sia un vero spazio di cura, con sportelli psicologici ed educazione sessuo/affettiva. Siamo preoccupati – conclude - per le risposte repressive del governo Meloni e del ministro Valditara”.

Il rischio emulativo secondo il presidente Anp

Sul fronte dei presidi, il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, spiega all’AGI che “segnalazioni non ce ne sono state, poi non so se ci siano state richieste a prefetture, anche perché sono temi delicati e riservati”. Ma prosegue: “Il problema tra gli adolescenti è che l’ emulazione gioca un ruolo fondamentale e mi sembra che gli adulti non si rendano bene conto di questa cosa. Dare eccessivo rilievo mediatico a certi episodi purtroppo non fa che moltiplicarli. Gli adolescenti – spiega ancora - sono come le scimmiette... l’apprendimento emulativo è fondamentale”. “Detto questo – sostiene Giannelli - in Italia non esiste un’emergenza coltelli e soprattutto non c’è nelle scuole”.

Prevenzione e modelli culturali negativi

A proposito della circolare e della possibilità di installare i metal detector, dice di essere d’accordo: “Condivido lo strumento dei due ministri, che mette a disposizione anche la possibilità del metal detector e soprattutto delle forze dell’ordine, cosa che può servire a prevenire alcuni problemi. Questo non risolverà il problema della violenza nella società, e del resto non è possibile che sia così. D’altronde, provocatoriamente dico che siamo sommersi dalle serie tv che non fanno che magnificare il criminale giovane, ‘modellizzano’ un tipo di comportamento malevolo... Noi che tipo di modello vogliamo dare ai nostri giovani? Magari – esorta - facciamo qualche serie sui giovani gentili, educati o sui cittadini che pagano le tasse, e magari otterremo un effetto migliore”.

Il prossimo decreto sicurezza e la stretta sui coltelli

Circolare a parte, domani dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri l’ultimo decreto sicurezza che, tra le altre cose, prevede anche una stretta sui coltelli e norme per la prevenzione della violenza. Giannelli è d’accordo con questo strumento? “Premesso che dovrei leggere il testo di legge, che non conosco, ma certo se si vieta di andare in giro con i coltelli è ovvio che sono d’accordo. Certo mi rammarico – conclude - che serva un provvedimento di legge per vietarli”.

La “partita” delle liste d’attesa, in due anni 1700 denunce

AGI - "Sulle liste di attesa si sta giocando una partita fondamentale, o la vinciamo, o rischiamo di perderla tutti". Va dritto al punto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo alla conferenza di presentazione dei risultati dell'attività dei Carabinieri Nas lo scorso anno, dati forniti dal comandante, generale Raffaele Covetti. 

"Il diritto alla salute non è negoziabile", le liste d'attesa sono una "questione di onestà" e "stiamo affrontando con decisione un problema su cui prima la faccia", ma occorre "un impegno forte delle Regioni e dei direttori generali e sanitari" delle aziende, ha detto Schillaci. "Quello delle liste d'attesa è un tema che mi sta particolarmente a cuore e che, devo dire, sta ancor più a cuore ai cittadini", ha aggiunto il ministro, ricordando che i controlli mirati sono partiti nel 2023, su sua disposizione, effettuando finora ottomila verifiche sul funzionamento dei servizi, sui volumi di intramoenia e sul ricorso ai 'gettonisti'. Da questi controlli sono emersi circa 1.700 casi, poi deferiti all'autorità amministrativa o giudiziaria.

Controlli e irregolarità emerse dai Nas

Solo lo scorso anno sono stati 1.930 i controlli nell'erogazione delle prestazioni specialistiche per verificare il corretto funzionamento dei sistemi di prenotazione, la gestione delle agende e le prestazioni in intramoenia. Sono emerse irregolarità come accessi abusivi ai sistemi di prenotazione per modificare illecitamente le agende o agende chiuse per il malfunzionamento del sistema informativo. Per la sola intramoenia, dai controlli risultano "oltre 900 criticità" che riguardano in particolare la gestione delle prenotazioni e i volumi di attività in intramoenia superiori al 50 per cento rispetto alle prestazioni che dovrebbero essere garantite a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Sono numeri che emergono da controlli mirati, richiesti proprio sulla base dei dati che indicavano un eccessivo ricorso all'intramoenia.

Il diritto alla salute e la legge sull'intramoenia

Il ministro ha sostenuto che la legge è chiara: da oltre un anno "dice esplicitamente che le prestazioni di intramoenia non devono superare quelle a carico del Servizio Sanitario Nazionale. E che il cittadino deve ricevere la prestazione anche ricorrendo all'intramoenia, ma pagando solo il ticket o nulla se esente. Cosa che, a quanto pare, in tante realtà ancora non avviene". Stiamo parlando del diritto alla salute, un diritto che non è negoziabile e che non può diventare un privilegio di chi ha la possibilità di pagare o risiede in una regione piuttosto che un'altra. Il Ministero sta combattendo questo problema, che nasce soprattutto dalla disorganizzazione, attraverso risorse, una legge chiara, e controlli costanti dei Nas. Schillaci ha ribadito che le liste d'attesa esistono da almeno 30 anni e che il Governo sta affrontando la questione con determinazione.

Responsabilità regionali e manipolazione dei dati

Schillaci ha sottolineato che la gestione delle liste d'attesa "non è una partita a giocatore singolo". Le responsabilità sono definite nell'ordinamento. Se il ricorso all'intramoenia è fuori controllo, esiste una responsabilità a livello aziendale (efficienza e organizzazione) e una a livello regionale (programmazione e controlli). Le Regioni devono impegnarsi e i direttori generali e sanitari devono essere più attenti, come previsto dalla legge. Devono cessare immediatamente le pratiche di manipolazione dei dati per apparire in ordine. Agende pulite sulla carta e liste apparentemente brevi sono "trucchi che definisco scandalosi, artefatti solo per mostrare standard che poi non corrispondono a quello che i cittadini vedono ogni giorno. L'unico effetto che producono è nascondere le condizioni vere dei servizi che quei cittadini avrebbero diritto a ricevere. Questo non è solo un problema tecnico, ma un problema di onestà", dice.

Buone pratiche e futuro del SSN

Per Schillaci "non si tratta di fare scaricabarile. Si tratta di far funzionare un sistema che, quando vuole, funziona davvero, che rappresenta motivo di orgoglio all'estero e vogliamo resti un modello. E ce lo dicono proprio i risultati dei controlli dei Nas". Il ministro non ha mancato inoltre di sottolineare che dai controlli, "accanto alle criticità, sono emerse anche buone pratiche che meritano di essere citate. Contatti diretti tra medici di famiglia e specialisti per migliorare l'appropriatezza delle prescrizioni. Non dimentichiamo, del resto, che le prescrizioni inappropriate ingolfano il sistema, negando l'accesso alle cure a chi ne ha davvero bisogno. Procedure di pulizia delle liste per eliminare prenotazioni obsolete o non più necessarie".

E ancora: la presenza di centri interni di prenotazione per la gestione dei percorsi di cura; sistemi di recall che sono e che siano efficaci. Per Schillaci "se c'è la volontà, il sistema funziona meglio. Non è un'opinione, è un dato che emerge chiaramente dai controlli. Non abbiamo mai pensato che questa fosse una sfida semplice, non a caso, in passato, nessuno ha voluto affrontare direttamente, ma dobbiamo impegnarci fino in fondo. Un servizio sanitario pubblico e universalistico, che guardi soprattutto a chi è più debole, è in questa nazione irrinunciabile. In questo impegno c’è bisogno di tutti", conclude.