Malagò beffato per un voto: non entra nel board del Cio

Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e attuale membro del Cio, nonché numero uno della Fondazione Milano-Cortina, non è stato eletto nel consiglio esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. Malagò è stato superato di misura al ballottaggio dal cileno Neven Ilic, presidente dell’Organizzazione Sportiva Panamericana: nella prima votazione, a cui hanno partecipato 98 membri avevano ottenuto 48 voti a testa (con due astensioni). Si tratta di una doppia beffa per il manager italiano, visto che l’elezione (a scrutinio segreto) si è svolta a Milano – dove è in corso la 145esima assemblea del Cio -, sede dei Giochi Olimpici invernali alle porte.

Malagò beffato per un voto: non entra nel board del Cio
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Malagò: «Accetto con serenità l’esito del voto»

«Accetto con serenità l’esito del voto. Ho sempre considerato i ruoli internazionali come un servizio al movimento sportivo, non come un traguardo personale. Continuerò a lavorare con la stessa passione e lo stesso impegno di sempre, mettendo a disposizione esperienza, relazioni e senso delle istituzioni, come ho fatto in tutti questi anni», ha dichiarato Malagò. Del board del Cio fanno parte il presidente (attualmente è Kirsty Coventry), quattro vicepresidenti e 10 membri.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Si può avere nostalgia di un traditore? Giammai! In Lega ostentano sollievo per la fuoriuscita del “corpo estraneo” Roberto Vannacci, e addirittura qualche toscano ora rivendica di non averlo votato alle Europee 2024, quando prese oltre mezzo milione di preferenze. La verità però sembra essere un’altra: nel Carroccio serpeggia preoccupazione per l’addio del Generalissimo, che ora potrà picchiare duro sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, per di più senza dover rendere conto a nessuno vista la “comodità” di essere fuori dalla coalizione di governo.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Consiglieri leghisti in Lombardia angosciati davanti a un drink

Il possibile sorpasso a destra è un incubo. I comunicati stampa, i tweet e le dichiarazioni celoduriste messe a verbale sono tutte reazioni di facciata. Nel giorno stesso dello strappo, in Lombardia, davanti ai gin tonic della buvette (necessari per sopravvivere alle beghe in Aula), i consiglieri regionali leghisti per esempio si confrontavano con facce cupe. Nonostante le manifestazioni machiste e il paragone tra il parà e Gianfranco Fini, re dei traditori a destra (“La storia si ripete”), infatti, i sempre meno convinti sottoposti di Matteo Salvini si dicevano terrorizzati dal consenso che l’ormai ex compagno di partito possa raccogliere alle elezioni 2027. Prevedono il 3 per cento. Almeno.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il post della Lega.

Transfughi e beghe col logo: che Futuro (nazionale) ci aspetta?

Si stima che la nuova formazione Fn (non Forza nuova, non Front national, ma Futuro nazionale), appena avrà finito di litigare col prezzemolino di destra Francesco Giubilei per la somiglianza dei rispettivi loghi – il marchio di Vannacci tra l’altro era stato registrato nel 2011 da un ex eletto del Movimento 5 stelle, altra grana da smarcare – potrebbe abbracciare due deputati alla Camera, cioè Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (forse pure Domenico Furgiuele), e, sicuramente, l’unico consigliere eletto dalla Lega in Toscana, Massimiliano Simoni.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Qualcuno pensa di essersi tolto un peso. Ma la sfida dei voti…

Insomma, qualcuno intimamente può anche aver festeggiato e provato sollievo, con l’idea di essersi «tolti finalmente un peso». Ma tanti sono consapevoli che la crepa che si è aperta potrebbe sottrarre voti alla Lega, eccome: l’eventuale travaso è già stato calcolato attorno all’1,5 per cento dei consensi. Ecco perché uno degli obiettivi, grazie al “mago delle leggi elettorali” Roberto Calderoli, è cambiare il sistema di voto per alzare la soglia di sbarramento almeno al 4 per cento, con l’obiettivo di sterilizzare la variabile impazzita Vannacci.

Autostrade per l’Italia in mostra alla Triennale di Milano

Italia in Movimento. Autostrade e futuro è la mostra che, dal 7 febbraio, apre al pubblico all’interno di Triennale Milano, proponendo una riflessione sul ruolo strategico delle infrastrutture autostradali come vie di accesso, connessione e accoglienza. Una rete capace di avvicinare e unire i viaggiatori ai grandi eventi come le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Promossa da Autostrade per l’Italia e realizzata con il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la mostra – curata da Pippo Ciorra con Angela Parente – accompagna i visitatori in un percorso che intreccia storia, architettura, paesaggio e visione futura, rileggendo l’autostrada non solo come opera ingegneristica, ma come infrastruttura culturale e fattore abilitante della mobilità contemporanea.

La mostra si articola in quattro sezioni tematiche

Il progetto espositivo nasce in occasione del centenario della costruzione della prima autostrada italiana e sviluppa una narrazione che mette in relazione lo sviluppo delle infrastrutture con i grandi momenti di mobilità collettiva. Attraverso materiali d’archivio, fotografie d’autore, mappe e contributi visivi, viene restituito il ruolo delle autostrade come reti di accesso che rendono possibile l’incontro tra territori, persone ed eventi, e come sistemi chiamati a confrontarsi con i temi della sostenibilità, dell’innovazione tecnologica e della trasformazione del paesaggio. Il percorso della mostra si articola in quattro sezioni tematiche. La prima è dedicata alla costruzione della rete autostradale, intesa come infrastruttura capillare di connessione tra territori. La seconda esplora l’esperienza del viaggio come pratica sociale e culturale, legata all’evoluzione dei servizi e dei luoghi della mobilità, e arricchita dal contributo progettuale di alcuni tra i massimi esponenti dell’architettura italiana. La terza sezione presenta il paesaggio autostradale attraverso le fotografie di Iwan Baan, che raccontano il rapporto tra infrastruttura e territorio. L’ultima sezione guarda alla tecnologia e al futuro della mobilità, con le immagini di Emiliano Ponzi, che offrono una visione prospettica delle infrastrutture come elementi chiave per l’accessibilità e la mobilità dei grandi eventi contemporanei. La mostra è visitabile fino al 22 febbraio.

L’ad Giana: «Autostrade elemento di progresso e identità»

Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia: «Le infrastrutture autostradali rappresentano molto più di una rete di collegamento. Sono vettori di crescita e coesione sociale per l’intero Paese. La presenza di Aspi a Milano Cortina 2026 ribadisce la centralità della nostra rete come asset strategico capace di connettere territori e grandi eventi internazionali. Con questa mostra intendiamo riaffermare il valore dell’autostrada come elemento di progresso culturale e di identità. Un patrimonio condiviso che accompagna la trasformazione dell’Italia, sostenendone lo sviluppo economico e sociale attraverso l’innovazione».

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Giallo dei tre cacciatori uccisi: c’è un indagato

AGI - Fanno passi avanti le indagini coordinate dalla Procura di Patti sulla misteriosa morte dei tre cacciatori nel bosco di Montagnareale nel Messinese.

L'attenzione degli investigatori si è focalizzata su un quarto uomo, iscritto nel registro degli indagati. Gli sono state sequestrate le armi per essere analizzate.

Potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda ma a fornire nuovi tasselli dell'indagine, oltre all'autopsia, saranno gli accertamenti balistici del al Ris di Messina sui fucili trovati accanto ai corpi dei fratelli Danis e Giuseppe Pino e all'82enne Antonio Gatani. I carabinieri avrebbero sequestrato anche altre armi, sulle quali sono in corso accertamenti. 

Picierno attacca il Pd sul referendum: cosa è successo

«La linea comunicativa del Partito Democratico che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista». Lo ha scritto Pina Picierno in un duro post su X contro l’ultimo passo falso del suo partito, avvenuto sui social.

L’infelice accostamento tra chi voterà “Sì” e i neofascisti

L’amarezza di Picierno nasce dalla clip pubblicata sulla pagina Instagram del Partito democratico, con i saluti romani dei neofascisti ad Acca Larentia e il messaggio in sovrimpressione: «Loro votano sì. Ricordagli che la Costituzione è antifascista». E si legge anche: «CasaPound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e il 23 marzo VOTA NO!».

Il messaggio di FdI: stessi toni (al contrario) di quello dem

La campagna del Pd ha ricalcato, al contrario, quella di Fratelli d’Italia, che ha pubblicato sui social un video degli scontri di Torino per Askatasuna, con il messaggio: «Noi non siamo come loro e voteremo sì».

Picierno: «Voterò sì, come molti elettori e militanti del Pd»

Chiedendo di non trasformare il referendum sulla riforma della giustizia «in una contesa politica sul governo in carica», perché «per quello ci saranno le elezioni politiche», Picierno ha poi scritto: «Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti. Basta con una campagna che sembra ricalcare, al contrario, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia, anche loro impegnati in una penosa linea comunicativa per cui chi vota no è assimilabile ai violenti degli scontri di Torino». Poi: «So bene che esiste una linea maggioritaria nel mio partito, e sono sicura che esistono molti modi per argomentare sulle ragioni del “No”. In tutta onestà mi pare che quelle osservate e ascoltate fin qui non siano quelle più giuste e quelle più convincenti».

Scuola di Frosinone all’asta, 500 studenti a rischio sgombero

AGI - "La nostra scuola non è un semplice edificio, ma un’istituzione dello Stato, un presidio di legalità e di civiltà". Con queste parole Mara Bufalini, dirigente scolastica della Scuola media a indirizzo musicale “Pietrobono” di Frosinone si rivolge direttamente a genitori, docenti e studenti, dopo la decisione del Tribunale del capoluogo Ciociaro che impone lo sgombero dell’edificio in vista della vendita all’asta.

Una lettera accorata ma ferma, in cui la preside prova a rassicurare la comunità scolastica e allo stesso tempo chiama in causa le istituzioni: "Non posso consentire che una questione giudiziaria metta a rischio il diritto allo studio dei nostri ragazzi e la serenità di chi lavora ogni giorno in queste aule".

“Non siamo un cespite da liquidare”

Nel messaggio, la dirigente chiarisce un punto centrale: la scuola non può essere trattata come un bene patrimoniale qualunque. "La Pietrobono non è soggetta alle logiche della liquidazione giudiziaria – scrive – ma rappresenta un interesse pubblico primario, tutelato dalla Costituzione".

Pur essendo utilizzatrice dell’immobile, l’amministrazione scolastica non ha però strumenti giuridici o finanziari per intervenire direttamente nella procedura esecutiva. Per questo la preside ha già coinvolto Prefettura, Comune, Avvocatura dello Stato, Ufficio scolastico regionale del Lazio e Ambito territoriale di Frosinone, che hanno confermato la presa in carico del caso.

L’obiettivo dichiarato è "trovare una soluzione che sottragga il plesso all’incertezza", salvaguardando l’investimento educativo e tecnologico che ha reso la Pietrobono un punto di riferimento per il territorio.

L’appello ai genitori: "Scegliere oggi la Pietrobono vale di più"

Un passaggio della lettera è dedicato alle famiglie che stanno iscrivendo i figli per il prossimo anno scolastico. "Scegliere la Pietrobono oggi non è solo fare un’iscrizione – scrive la dirigente – ma un atto di fiducia e di sostegno verso il nostro progetto educativo". Un appello che assume un valore anche civico: "La Pietrobono ha dato tanto a questo territorio. Oggi averne cura è un dovere di tutti".

La decisione del giudice: scuola all’asta e sgombero

Il contesto giuridico è però complesso. Il giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Frosinone ha respinto il ricorso presentato dal sindaco Riccardo Mastrangeli e dall’amministrazione comunale, confermando la procedura esecutiva.

La conseguenza è pesante: l’edificio scolastico dovrà essere liberato dagli studenti prima della vendita all’asta, fissata per il 18 febbraio 2026. Coinvolti circa 500 ragazzi e ragazze, suddivisi in 21 classi.

Secondo il magistrato, il decreto con cui il Comune aveva acquisito l’immobile al proprio patrimonio non è opponibile al pignoramento in corso. L’edificio, quindi, risulta ancora formalmente di proprietà privata.

L’antefatto: una vicenda che nasce negli anni Settanta

La storia affonda le radici negli anni Settanta, quando la scuola fu costruita su un terreno intestato a un privato. La procedura di esproprio avviata all’epoca non sarebbe mai stata completata con la necessaria trascrizione, lasciando il suolo formalmente nella disponibilità del proprietario originario.

Nel tempo è emersa una procedura esecutiva legata a debiti non pagati, che ha riaperto la questione della titolarità dell’area.

Per sanare la situazione, il Comune aveva adottato un provvedimento di “acquisizione sanante”, previsto dalla normativa sulle espropriazioni per pubblica utilità, ritenendo prevalente l’interesse pubblico.

Tar e Tribunale: due piani diversi

Il Tar del Lazio aveva giudicato legittimo l’atto comunale sotto il profilo amministrativo. Il giudice dell’Esecuzione ha però chiarito che la legittimità amministrativa non coincide con l’opponibilità alla procedura esecutiva.

L’acquisizione sanante, secondo il magistrato, non ha effetto retroattivo e non può cancellare diritti già iscritti, come il pignoramento. Da qui la conferma della vendita forzata e il rigetto delle richieste del Comune, inclusa quella legata alla continuità didattica.

La prossima udienza e gli spiragli

Il giudice ha rilevato che l’ente occupa l’immobile senza un titolo opponibile alla procedura e che negli anni non sono state formalizzate soluzioni alternative, come indennità di occupazione o accordi con la curatela.

Resta però uno spiraglio: in udienza potranno essere valutate soluzioni organizzative legate alla conclusione dell’anno scolastico, anche se non sussistono – secondo il Tribunale – i presupposti per una sospensione urgente. La prossima udienza è fissata per il 18 febbraio, la stessa data in cui è calendarizzata l’asta.

Quando Vannacci assicurava: “Resto nella Lega, ho dato la mia parola d’onore”


"Sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell'onore", diceva Roberto Vannacci a Pontida nel 2024. Un anno e mezzo dopo, il generale è uscito dalla Lega definitivamente. Matteo Salvini ha condiviso una parte di quell'intervento di allora: un evidente attacco alla personalità del suo ormai ex europarlamentare. Ora c'è da vedere cosa succederà al Carroccio.
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