L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi

Il mercato è libero e concorrenziale soltanto se a vincere la competizione è il più forte. Non servirebbero test dimostrativi per verificare questa verità di fatto. Ma giusto a beneficio dei più recalcitranti, di coloro che insistono nel credere nel mito della libera concorrenza, bisogna raccontare il pasticciaccio brutto sorto intorno all’attribuzione, per il mercato francese, dei diritti audiovisivi sul Mondiale di calcio in Canada-Messico-Usa, programmati per l’estate del 2026. Una vicenda che si risolve in un mero atto di forza, grazie all’esercizio di un potere fuori scala sia sul piano finanziario sia sul piano politico. Davanti a un tale sfoggio muscolare, le regole del mercato possono tranquillamente essere messe fra parentesi. Sempre che parlare di regole abbia ancora un senso.

Mercato dei diritti audiovisivi sul calcio, che sofferenza

Per inquadrare la vicenda bisogna partire da una premessa: lo stato di sofferenza denotato dal mercato dei diritti audiovisivi sul calcio. Una condizione che comincia a manifestarsi in modo diseguale, ma che comunque fa da monito anche per i mercati più ricchi, che da questa crisi crisi potrebbero essere investiti in un secondo tempo. Come a più riprese evidenziato in passato da Lettera43, il caso francese fa da avanguardia di uno stato di sofferenza che per contagio potrebbe toccare altre leghe nazionali europee. Leghe accomunate da una struttura dei ricavi in cui le entrate dai diritti audiovisivi assorbono una quota nettamente maggioritaria.

La sfida ambiziosa e rischiosa del canale tivù della Lega francese

E tuttavia, proprio in Francia è stata cercata una soluzione: la creazione di un canale televisivo della Ligue de Football Professionnel (Lfp), la lega che raduna i club di Ligue 1 e Ligue 2. È nata così Lfp Media. Una sfida tanto ambiziosa quanto rischiosa, quella di autoprodurre e distribuire il prodotto televisivo. Soprattutto, una sfida che dalla dirigenza della Lfp è stata etichettata come riuscita. Si parla di 1,2 milioni di abbonati, cifra che negli auspici potrebbe crescere man mano che il progetto si consolida.

L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
Il Psg festeggia il titolo del 2024/2025 (Ansa).

Forte di questo progetto industriale che ha margini di crescita, la Lfp ha azzardato la mossa del cavallo: acquisire i diritti televisivi del Mondiale in calendario per i prossimi mesi di giugno e luglio. Una scommessa che, oltre a garantire a Lfp Media un incremento di abbonati stimato in 200 mila nuovi utenti, permetterebbe di dare al progetto un posizionamento strategico nell’ecosistema mediatico francese. Rispetto a questa offerta, tutto quanto sembrava andare per il meglio. Le fonti della Lfp hanno riferito che dalla Fifa sono giunti segnali positivi e pareva che la forma dell’accordo fosse a un passo. Ma a quel punto è entrata in gioco la variabile che cambia completamente le carte in tavola: quella del Qatar.

La forza dell’emiro che azzera la competizione

La storia del massimo campionato francese andrebbe divisa in due epoche: avanti-Qsi e dopo-Qsi. Perché l’irruzione del fondo sovrano Qatar sports investments come proprietario del Paris Saint-Germain, a partire dal 2011, ha completamente cambiato il panorama e creato una condizione di massima anomalia. La potenza finanziaria dell’emirato ha di fatto azzerato la competizione nel campionato francese, monopolizzato dal Psg. Che dal 2013 in poi ha lasciato alle avversarie soltanto due titoli su 13.

Il Qatar e il canale specializzato beIN Sports

Ormai in Ligue 1 si corre soltanto per il secondo posto, con grande disappunto dei tifosi degli altri club che sul web hanno riformulato la sigla Psg in Qsg (Qatar Saint-Germain). Le polemiche sul fatto che un club sportivo sia controllato da uno Stato-nazione, con lo squilibrio di forza finanziaria che tocca patire alle concorrenti, sono già passate di moda. Sostanzialmente silenziate. Inoltre, tramite il plenipotenziario dell’emirato per le questioni sportive Nasser Al-Khelaïfi, Qsi è entrato pesantemente nel mercato dei diritti audiovisivi tramite il canale specializzato beIN Sports, emanazione del colosso globale Al Jazeera. E proprio qui sta il punto attorno al quale è scoppiato il caso dei diritti televisivi per il Mondiale 2026.

L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
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L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi

Il canale tematico del Qatar è già titolare per il mercato francese dei diritti televisivi sulla successiva edizione del Mondiale, quella che nel 2030 si svolgerà in MaroccoPortogalloSpagna. Il suo management ha temporeggiato nel trattare i diritti dell’edizione 2026, ma con l’ingresso in scena del canale televisivo della Lfp si è svegliato e ha organizzato la reazione.

Quei 60 milioni sul piatto che hanno fatto cambiare idea a Infantino

È stata effettuata una manovra di inserimento nella trattativa quando l’accordo tra Fifa e Lfp era quasi chiuso. Sul tavolo è stata piazzata un’offerta più alta: 27 milioni di euro, che aggiunti ai circa 34 milioni di euro per l’edizione 2030 permettono di sfondare il tetto dei 60 milioni di euro iniettati nelle casse Fifa. A quel punto i gentiluomini della confederazione calcistica mondiale hanno scelto di rimangiarsi l’accordo quasi raggiunto con la lega francese. Fine della storia.

Qatar Airways guarda caso è pure nella rosa dei main sponsor Fifa

Ovvio che quelli della Lfp non l’abbiano presa bene. A partire da Nicolas de Tavernost, direttore generale di Lfp Media. Che per la rabbia ha rassegnato le dimissioni dall’incarico. Lui può farlo. Un po’ meno possono mostrare rimostranze gli altri dirigenti della Lfp, perché c’è una situazione di promiscuità irrisolvibile: il Psg è membro della Lfp, dunque il nemico è in casa. E ha alle spalle un soggetto economico-finanziario che, se gli gira, si compra l’intera lega. Soprattutto, c’è la questione del rapporto diretto fra Al-Khelaïfi e il presidente della Fifa, Gianni Infantino. Con tanto di presenza di Qatar Airways nella rosa dei main sponsor Fifa.

L’atto di forza del Qatar sui diritti tivù del Mondiale 2026 e i tentacoli di Al-Khelaïfi
Gianni Infantino (Ansa).

Ci prendono anche per i fondelli…

Facile pensare che all’uomo forte di Qsi sia bastato alzare il telefono e chiamare l’amico Gianni per cambiare l’esito delle trattative sui diritti per il Mondiale 2026. Al cospetto di questa ipotesi, fonti vicine ad Al-Khelaïfi hanno smentito: il boss di Qsi non si sarebbe interessato al dossier, che invece è stato gestito direttamente dal presidente di BeIN, Yousef Al-Obaidly. Cioè il braccio destro di Nasser Al-Khelaïfi. Che almeno ci evitino la presa per i fondelli, su.

Bergamo, tenta di rapire una bimba e le rompe il femore

AGI - Afferrata e strattonata con una violenza tale da provocarle la frattura del femore: è l’orrore vissuto da una bambina di un anno e mezzo, rimasta gravemente ferita durante un tentativo di sequestro all’ingresso di un supermercato di Bergamo.

Il dramma si è consumato intorno alle 13 di sabato. La famiglia stava uscendo dal punto vendita quando un cittadino rumeno senza fissa dimora ha incrociato il loro cammino. In pochi istanti, per cause ancora da chiarire, l’uomo ha afferrato la piccola per le gambe, cercando di strapparla dalle braccia della madre per trascinarla all’interno del centro commerciale.

La reazione dei genitori e l'intervento dei presenti

Determinante la reazione dei genitori. La madre ha opposto resistenza chiedendo aiuto, mentre il padre, poco distante, è intervenuto immediatamente per fermare l’aggressore. Alcuni passanti e gli addetti alla sicurezza del supermercato hanno contribuito a bloccare l’uomo fino all’arrivo della polizia.

Le conseguenze per la piccola

La violenza dell’azione ha avuto gravi conseguenze: trasportata d’urgenza in ospedale, alla bambina è stata diagnosticata la frattura del femore, causata dallo strattone subito durante il tentativo di sottrazione.

I provvedimenti giudiziari

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di tentato sequestro di persona aggravato, perché commesso ai danni di una minore di quattordici anni, e di lesioni personali aggravate. Su disposizione dell’Autorità giudiziaria è stato trasferito in carcere, in attesa della convalida dell’arresto.

 

Montagna: piste affollate, neve naturale e niente casco aumentano gli infortuni

AGI - Piste affollate, velocità elevate e condizioni della neve, mancato uso del casco: sono questi i fattori che possono aumentare il rischio di andare incontro a infortuni mentre si scia. L'analisi è stata condotta dai ricercatori dell'ISS che coordinano il sistema di sorveglianza epidemiologica SIMON (Sorveglianza degli Incidenti in Montagna), sviluppato presso il Dipartimento Ambiente e Salute dell'ISS.

Con le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 attualmente in svolgimento e l'elevata affluenza di appassionati nelle località sciistiche italiane, l'Istituto Superiore di Sanità tiene alta l'attenzione sull'importanza della prevenzione degli incidenti sulle piste. I risultati della sorveglianza SIMON mostrano infatti che i fattori di rischio per gli infortuni sugli sci possono moltiplicare fino a sette volte la probabilità di traumi che richiedono il ricorso al Pronto Soccorso.

L'indagine Simon e i fattori di rischio individuali e ambientali

L'indagine, condotta attraverso l'analisi di migliaia di infortuni registrati nei comprensori sciistici di Courmayeur e Monterosa Ski, ha esaminato simultaneamente diversi fattori di rischio, con l'obiettivo di individuare le condizioni che influenzano maggiormente la gravità degli incidenti e fornire indicazioni utili alla prevenzione. I risultati evidenziano quattro elementi che incidono significativamente sulla probabilità di accesso alle cure ospedaliere. La difficoltà della pista rappresenta il fattore più determinante: ogni passaggio da un livello di difficoltà al successivo comporta un incremento del rischio di circa il 16%, con un aumento complessivo significativo passando dalle piste più facili a quelle più impegnative. Anche le condizioni della neve incidono in modo rilevante. Sciare su neve naturale, rispetto alla neve mista con innevamento programmato, aumenta il rischio del 62%, mentre condizioni sfavorevoli come ghiaccio, neve crostosa o molto bagnata comportano un ulteriore incremento del 52%.

Collisioni, età e mancato uso del casco: i dati più rilevanti

Il tipo di incidente costituisce un ulteriore elemento discriminante. Le collisioni con altri sciatori o ostacoli risultano più pericolose delle cadute accidentali, con un aumento del rischio di accesso al Pronto Soccorso pari a circa il 69%. Tra i fattori individuali, l'età più avanzata e il mancato utilizzo del casco si associano a un aumento del rischio rispettivamente del 7% e del 42%.

L'effetto moltiplicatore dei rischi e l'importanza della prevenzione

L'aspetto più significativo emerso dallo studio riguarda l'interazione tra i diversi fattori. In condizioni favorevoli (adulto, utilizzo del casco, pista facile, neve in buone condizioni e incidente senza collisione) solo il 7-8% degli infortunati necessita di assistenza ospedaliera. La presenza contemporanea di fattori personali di rischio, come età avanzata, assenza del casco e collisione, determina un aumento della probabilità di accesso al Pronto Soccorso di circa 2,5 volte. Analogamente, fattori ambientali sfavorevoli, come piste difficili e neve naturale in cattive condizioni, comportano un incremento del rischio fino a 2,8 volte. Quando fattori individuali e ambientali si combinano, la probabilità di infortunio grave può risultare oltre sette volte superiore rispetto alle condizioni ideali, passando da circa un caso su tredici a circa uno su tre. "I dati confermano che gli incidenti sulle piste non sono eventi casuali, ma il risultato dell'interazione tra più fattori di rischio - sottolinea Alessio Pitidis dell'ISS -. Ciò significa che intervenire anche su un solo elemento, ad esempio indossare il casco o scegliere piste adeguate al proprio livello tecnico, può ridurre in modo significativo la probabilità di traumi gravi e migliorare la sicurezza degli utenti delle piste".