Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili

È morto il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili che aveva raggiunto la notorietà partecipando alle manifestazioni con Martin Luther King Jr. Aveva 84 anni. «Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», ha dichiarato la famiglia Jackson in una nota.

Era stato assistente di MLK e ne raccolse poi l’eredità

Nato a Greenville (Carolina del Sud) da una madre adolescente e non sposata durante l’era di Jim Crow, negli Anni 60 entrò a far parte del movimento Southern Christian Leadership Conference (SCLC) di Martin Luther King, di cui diventò stretto collaboratore: era con lui Memphis quando venne assassinato il 4 aprile 1968. Morto MLK, Jackson – che era anche ministro battista – nel raccolse l’eredità affermandosi uno dei leader per i diritti civili più influenti d’America. Nel 1984 organizzò la Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatici, nativi americani e persone Lgbtq, aprendo la strada a un Partito Democratico più progressista. Figura di spicco per la comunità afroamericana ben prima che Barack Obama raggiungesse la scena nazionale, negli Anni 80 partecipò anche due volte alle primarie per tentare di ottenere la nomina a candidato dem nelle Presidenziali Usa: fu battuto prima da Walter Mondale e poi da Michael Dukakis. Era stato ricoverato in ospedale negli ultimi mesi ed era sotto osservazione per paralisi sopranucleare progressiva.

Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili

Le tante missioni di Jackson come inviato della Casa Bianca

A partire dagli Anni 80 fu a più riprese inviato della Casa Bianca. Nel 1983 intraprese ad esempio un viaggio in Siria per occuparsi del rilascio di un pilota statunitense, Robert Goodman, poi avvenuta. Nel 1984, su invito di Fidel Castro, andò a Cuba per negoziare il rilascio di 22 cittadini statunitensi. Nel 1997 volò in Kenya per incontrare l’allora presidente Daniel Arap Moi, come inviato speciale del presidente Bill Clinton per promuovere la democrazia attraverso elezioni libere. Nel 1999, durante il conflitto in Kosovo, si recò a Belgrado per negoziare il rilascio di tre soldati statunitensi. Nel 2005 raggiunse poi il Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chávez.

Dal San Carlo al Politeama, i teatri storici distrutti dai roghi

AGI- Le fiamme tornano a colpire i teatri e i luoghi della cultura a Napoli. L'incendio che ha devastato il Sannazaro, un pezzo della cultura e della tradizione partenopea, è l'ultimo episodio in ordine di tempo.

L'incendio del San Carlo nel 1816

Negli ultimi due secoli, il fuoco ha messo a dura prova altre istituzioni culturali della città. Il caso più celebre riguarda il San Carlo, il più antico teatro d'opera in Europa, sorto nel 1737. Era la notte tra il 12 e il 13 febbraio del 1816, quando presumibilmente il fuoco di una lanterna lasciata accesa durante le prove di uno spettacolo generò un rogo che distrusse completamente gli ambienti interni, risparmiando solo le mura perimetrali.

Il San Carlo rinacque presto dalle ceneri, grazie al progetto dell'architetto Antonio Niccolini, portato a compimento in soli nove mesi, che conservava la maestosità del teatro e la classica forma a ferro di cavallo. La riapertura avvenne il 12 gennaio 1817, e proprio cinque giorni fa, il 12 febbraio, il Lirico ha ricordato sui canali social l'incendio del 1816, postando un dipinto di Anton Sminck Pitloo, che ritrae le fiamme e la nuvola di fumo che avvolgono la struttura.

Il rogo del Politeama nel 1957

Nell'autunno del 1957 è toccato al Politeama: subito dopo la fine della prima dello spettacolo della rivista, con la diva Wanda Osiris il rogo distrusse il palcoscenico, i camerini e le scenografie del teatro costruito nel 1874 in via Monte di Dio, alle spalle di piazza del Plebiscito.

Dopo quattro anni, il 23 dicembre del 1961, il teatro fu restituito ai napoletani, grazie in particolare allo sforzo economico di Nino Taranto. Nella ristrutturazione il palcoscenico fu ampliato per ospitare i più grandi spettacoli dell'epoca e la pianta della sala fu concepita a gradini, per migliorare la visibilità degli spettatori. Si ripartì con 'Rinaldo in Campo', di Garinei&Giovannini, con Domenico Modugno, Delia Scala, Paolo Panelli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Il Mercandante e l'allarme antincendio

A salvarsi dal rischio fiamme è stato il Mercandante, sorto alla fine di piazza Municipio nel 1777, ora sede del teatro stabile di Napoli, nato, a marzo 2017 dichiarato inagibile per l'inadeguatezza del sistema antincendio dalla polizia municipale e riaperto solo mesi dopo, a conclusione di lavori. Nel 2000, poi, un incendio che si sospetta doloso ha devastato Villa Ebe, storica residenza dell'architetto Lamont Young sulla collina di Pizzofalcone, facendo diventare l'edificio liberty famoso per la sua scala elicoidale e sede anche di attivita' culturai un rudere.

Il nuovo incendio al Sannazaro

A distanza di decenni, stamattina i napoletani si sono risvegliati ancora una volta con una delle istituzioni culturali della città minacciate dalle fiamme. Il Sannazaro è un piccolo gioiello incastonato nel cuore del quartiere di Chiaia e costruito sui resti di un antico convento cinquecentesco, nel quale aleggiano ancora l'anima e il talento di Luisa Conte.

Fu progettato da Fausto Niccolini, figlio di Antonio, che lavorò alla ricostruzione del San Carlo. Nonostante un periodo di decadenza, coinciso con gli anni delle guerre mondiali, il Sannazaro è rinato negli anni '60 e resta uno dei simboli di Napoli capitale della cultura, grazie anche alla capacità di insieme la radice popolare con la ricerca dell'innovazione e della sperimentazione. L'auspicio dei napoletani e di tutti gli amanti del teatro è che il sipario di possa rialzare la più presto

Il maltempo striglia il Sud Italia, raffiche di vento e strade allagate

AGI -  Raffiche di vento, alberi caduti, incidenti, strade allagate, danni alle abitazioni e un tratto del lungomare a Bari crollato per le forti mareggiate: dalla Sicilia, alla Calabria fino alla Puglia l'ondata di maltempo striglia il Sud Italia. 

L'allerta della protezione civile 

Un'allerta arancione per alcune zone della Calabria e gialla per altre zone della stessa regione e di MarcheCampania e Sicilia è stata diramata dalla Protezione civile per la giornata di oggi.

L'allerta arancione riguarda i settori tirrenici centro-settentrionali della Calabria, l'allerta gialla il restante territorio della regione.

Neve e alberi sradicati in Campania 

Il maltempo continua a creare disagi in Campania, regione interessata, per alcune aree, da un avviso di allerta meteo emanato dalla Protezione civile.

Fino alle 18 di oggi restano in vigore un’allerta per venti forti e una contestuale allerta di livello 'giallo' per temporali sui settori meridionali del territorio. A Pellezzano, nel Salernitano, questa mattina, da una proprietà privata è caduto un grosso albero sulla strada provinciale 27 - via Consortile Capezzano, che quindi è stata chiusa temporaneamente per la rimozione e la messa in sicurezza dell’area.

La mareggiata dei giorni scorsi che si è abbattuta sul litorale salernitano ha provocato danni anche ad alcuni stabilimenti balneari di Capaccio Paestum.

"Come Amministrazione comunale - anticipa il sindaco - stiamo monitorando con attenzione la situazione al fine di verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per richiedere agli enti competenti il riconoscimento dello stato di calamità naturale”.

In Irpinia, l’Osservatorio meteorologico di Montevergine segnala che, all’alba di oggi, il paesaggio si è presentato leggermente imbiancato per un breve episodio di neve. "Si è trattato di un fenomeno irrilevante dal punto di vista quantitativo", viene specificato. La temperatura minima registrata è stata di 0,6 gradi.

Raffiche di vento nel Siracusano 

Il forte vento che dalla notte sta interessando la provincia di Siracusa ha provocato il ribaltamento di un mezzo dotato di “vela pubblicitaria” lungo la strada statale 114 Siracusa–Catania, nel tratto compreso tra gli svincoli di Sortino e Melilli, in direzione del capoluogo aretuseo.

Secondo le prime informazioni, a determinare l’incidente sarebbe stata una raffica improvvisa di maestrale che ha fatto perdere stabilità al veicolo, particolarmente esposto per la struttura pubblicitaria installata sul cassone. Non si registrano feriti.

Il traffico ha subito rallentamenti per consentire le operazioni di rimozione del mezzo e la messa in sicurezza della carreggiata. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Le raffiche intense e costanti sin dalle prime ore della notte in provincia, hanno provocato danni a cartelloni pubblicitari e strutture leggere, mentre in diversi comuni si segnalano alberi pericolanti e rami spezzati.

Strade allagate a Cosenza 

Alberi cadutiauto danneggiatestrade allagate. È questo il bilancio di una notte difficile per il maltempo vissuta dalla città di Cosenza e dalle aree limitrofe. Per tutta la notte, la pioggia intensa e il forte vento hanno messo a dura prova le zone già colpite dal maltempo di questi giorni.

piazza Europa, a Cosenza, diverse auto sono state danneggiate dalla caduta di rami e pezzi di alberi. La situazione più preoccupante è quella che riguarda le zone limitrofe, come MendicinoZumpano dove già nei giorni scorsi il ciclone ha causato franesmottamenti e alberi sradicati.

Tromba d'aria nel Brindisino 

"Il cimitero di Bari e quelli delle ex frazioni rimarranno chiusi a causa delle condizioni meteo avverse. Per la stessa ragione, resteranno chiusi anche i parchi e i giardini cittadini". Lo si legge in una nota del Comune del capoluogo pugliese.

Una tromba d'aria si è abbattuta nella notte nel Brindisino, provocando danni e disagi in diversi comuni. Il fenomeno ha colpito in particolare Torre Santa Susanna, intorno alle 2.

Le raffiche hanno interessato la strada provinciale 62, dove sono stati sradicati alcuni alberi e si registrano danni a un campo di pannelli fotovoltaici. Diversi residenti delle villette della zona si sono svegliati per il forte rumore del vento.

Un muretto interno di una proprietà privata è crollato a causa della violenza del maltempo. Danni anche nell'area industriale, dove si dovrà procedere alla conta nei capannoni colpiti.

Il fenomeno non ha riguardato soltanto il rettilineo che conduce a Oria. Non si segnalano feriti. Resta da quantificare con esattezza l'entità complessiva dei danni provocati dalla tromba d'aria. 

Mareggiate a Bari, crolla un tratto del lungomare 

Un tratto del lungomare di Torre a Mare, a sud di Bari, ha ceduto questa mattina dopo le forti mareggiate e le raffiche di vento che da ore interessano la costa adriatica. Il crollo ha riguardato una porzione del marciapiede e del parapetto in pietra sul lungomare dei Trulli, dove una parte della struttura è sprofondata verso il mare, lasciando esposti massi e sottofondi erosi dall’acqua.

L’area, già transennata nei giorni scorsi per segni di dissesto, è stata ulteriormente messa in sicurezza. Sul posto sono intervenute le squadre di manutenzione del Comune e i tecnici, tra cui una geologa dell’ente, per un sopralluogo urgente.

“Le mareggiate di queste ore hanno prodotto conseguenze anche sulla costa di Torre a Mare – ha spiegato l’assessore alla Cura del territorio del Comune di Bari, Domenico Scaramuzzi –. I danni risultano circoscritti a un tratto limitato, già monitorato. Procederemo alla messa in sicurezza e stiamo lavorando a un progetto di consolidamento del costone roccioso e alla realizzazione di una barriera radente da candidare a finanziamento”.

Il secondo cedimento lungo la costa pugliese 

Quello di Torre a Mare è il secondo cedimento significativo in pochi giorni lungo la costa pugliese. Nella notte di San Valentino, tre giorni fa, è crollato l’Arco di Sant’Andrea a Melendugno (Lecce), uno dei simboli naturalistici del Salento.

Il crollo ha riacceso l’attenzione sull’erosione costiera che interessa ampi tratti del litorale regionale. Secondo i dati più recenti, circa il 53% delle coste pugliesi è interessato da fenomeni di erosione. In regione risultano censite 839 frane; oltre 63mila persone vivono in aree a rischio, così come circa 17mila edifici, più di 5.700 imprese e centinaia di beni culturali. A questi si aggiungono oltre 135mila residenti in zone classificate a rischio alluvionale.

Bari nel mirino del maltempo 

Nel Barese le criticità non si limitano a Torre a Mare. A Mola di Bari è segnalato un tratto a rischio crollo lungo la costa di Cozze, nella zona dei “Pizze a Fonne”, che sarà oggetto di un intervento da 2 milioni di euro derivanti da fondi Fsc. A Molfetta, nei pressi di Torre Calderina, un tratto di strada vicinale è stato chiuso per erosione marina; a Trani, nella zona di Costa Sud, recenti smottamenti hanno imposto nuove transennature.

L'allarme sul Gargano

L’allarme riguarda anche il Gargano. L’associazione Italia Nostra ha richiamato l’attenzione sullo stato del faraglione noto come Arco di Diomede, a Baia delle Zagare, nel territorio di Mattinata (Foggia), dove l’assottigliamento del pilone roccioso sarebbe a uno stadio avanzato. Per il Gargano, tuttavia, non risultano finanziamenti specifici nell’ultimo pacchetto regionale da circa 16 milioni di euro destinato a interventi strutturali di difesa costiera.

La situazione in Puglia 

Criticità diffuse si registrano anche nel Brindisino e nel Tarantino, tra crolli di falesiearretramento delle dune e chiusure di tratti stradali litoranei. In diversi casi sono stati avviati o programmati interventi finanziati con fondi regionali o attraverso il Contratto istituzionale di sviluppo “Brindisi-Lecce-Costa Adriatica”, ma in molte aree le opere sono ancora in fase progettuale o autorizzativa.

Il quadro descrive una vulnerabilità della costa pugliese che si aggrava con le mareggiate sempre più intense e la fragilità geomorfologica di ampi tratti del litorale. Le verifiche tecniche proseguiranno nelle prossime ore per valutare ulteriori criticità e definire gli interventi urgenti.

Tre poliziotti arrestati a Roma per traffico di droga

AGI - Tre agenti della Polizia di Stato sono stati arrestati a Roma per detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di droga frutto di sequestri e per aver fornito notizie riservate a uno spacciatore del quartiere del Tufello.

In totale sono sette le misure cautelari eseguite dalla Direzione Investigativa Antimafia su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma.

L'inchiesta chiamata "Sciacallo" 

L'inchiesta denominata Sciacallo, avviata nel 2024 dal Centro operativo Dia di Roma con il coordinamento della Dda della Procura di Roma, ha raccolto elementi gravemente indiziari in ordine su un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Il ruolo dei poliziotti 

I tre poliziotti, spiega un comunicato, "in numerose occasioni detenevano e cedevano ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, accedevano abusivamente al sistema di consultazione Sdi delle Forze dell'Ordine e rivelavano notizie".

I componenti della banda si rifornivano di stupefacenti attraverso i poliziotti corrotti a cui segnalavano la presenza di corrieri di altri gruppi criminali, al fine di farli perquisire e arrestare.

In quelle occasioni veniva sequestrato solo in parte lo stupefacente rinvenuto, per poi consegnare il restante quantitativo agli altri componenti del gruppo in cambio di denaro.

L'indagine della Dia e della Questura di Roma 

Nell'esecuzione delle misure restrittive, la Dia si è avvalsa del supporto della Questura di Roma e dei competenti reparti dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Il procedimento versa tuttora nella fase delle indagini preliminari, con la conseguenza che per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza.

Il gip, "scaltri e pericolosi"

Nella valutazione sul punto si è tenuto conto della personalità degli indagati "dimostrata anche nelle condotte e in particolare la loro scaltrezza e totale disinteresse per le conseguenze, anche pericolose, per tutti; rileva la ripetizione dei reati nel brevissimo lasso di tempo di osservazione; infine i gravi precedenti penali e pendenti" di alcuni indagati. Così il gip di Roma Alessandra Boffi, nelle 76 pagine di ordinanza di custodia cautelare in carcere, a carico di 7 persone, tra cui 3 appartenenti alle forze dell'ordine.

"Le indagini - si legge nelle carte -, stanno probabilmente, proseguendo per completare la identificazione dei fornitori, i movimenti di denaro tra tutti i componenti del gruppo, l'individuazione dei luoghi di 'custodia' dello stupefacente".

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse

Ci siamo, anche se il forse è d’obbligo finché una firma non lo trasformi in certezza. E finché non si trova un accordo definitivo sul prezzo (alla finestra c’è sempre Leonardo Maria Del Vecchio in agguato), che non è un nodo di poco conto ma che i due attori della trattativa sembrano determinati a sciogliere per non tirarla alle Calende, greche come l’acquirente designato Theodore Kyriakou, patron del gruppo Antenna, di cui Tony Blair è appena diventato senior advisor. Ma sulla cessione di tutta Gedi, compresa La Stampa, che però è oggetto di una trattativa in esclusiva fino ad aprile con la Sae di Alberto Leonardis, si intravede il traguardo di primavera.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Il ceo di Exor John Elkann (foto Ansa).

Alla fine dovremmo dunque avere un armatore ed editore televisivo straniero che entra nella carta stampata di un altro Paese, immune ai sovranismi e ai golden power che il suo governo ipersensibile al tema ha già detto di non voler esercitare. Il pre-accordo arriverà a breve, il closing è una formalità: la casa editrice è interamente controllata dalla Exor di John Elkann, e Elkann ha deciso da tempo di voler fuggire mille miglia lontano da ciò che ha sentore di editoria.

Resta il nodo di una zavorra: Stardust

Il perimetro dell’operazione comprende le radio, la Repubblica, Huffington Post, i pochi periodici rimasti, Limes in testa, e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. Sulla carta, un pezzo ancora significativo dell’ecosistema informativo italiano. La trattativa ha accumulato settimane di due diligence così minuziose che, al confronto, La Recherche di Marcel Proust sembra un romanzo breve. Si parla di 160 mila pagine, cifra che cresce nel passaggio da un testimone all’altro, come nella migliore tradizione del racconto orale. Perché il nodo non era la valutazione dei giornali, settore dove i multipli ormai sono retaggio del passato, ma la zavorra che Gedi si porta dietro. Una zavorra con un nome preciso: Stardust.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Il logo di Gedi e quello di Stardust.

Acquisita nel pieno dell’euforia per la creator economy e l’influencer marketing, Stardust era stata presentata come la porta d’accesso al futuro: contenuti nativi per social, community verticali, brand integration, engagement. Tutto in inglese, tutto promettente e destinato a lauti dividendi. Il prezzo d’acquisto si aggirava attorno ai 30/40 milioni, con valutazioni fondate su crescite a doppia cifra e prospettive da Silicon Valley in salsa meneghina.

Margini compressi, costi più alti del previsto: un buco nero

Poi però quando, come dice il guru dell’immobiliare Roberto Carlino, si è trattato di passare dai sogni alla solida realtà, si è scoperto il disastro. Margini compressi, costi più alti del previsto, una dipendenza strutturale dalle piattaforme che decidono algoritmi e visibilità come un sovrano assoluto. Risultato: rettifiche, svalutazioni, impairment che tra scritture contabili e aggiustamenti di goodwill hanno pesato per decine di milioni sui conti consolidati. Un buco nero, appunto.

Kyriakou sta costruendo per Dazn una newsroom con 25 giornalisti

Ed è su questo buco, da cui man mano che si procedeva nell’analisi dei conti uscivano sgradite sorprese, che la trattativa si è incagliata per settimane. Kyriakou, uomo di televisione e sport – sta costruendo per Dazn una newsroom con 25 giornalisti, si suppone pescati tra gli esuberi di Gedi – sa che i contenuti contano. Ma sa anche che i bilanci contano di più. Ed è per questo che sta tirando sul prezzo.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Dazn (Ansa).

Quanto pesa oggi un errore strategico compiuto ieri? E chi lo paga?

La discussione non è stata su Repubblica, brand ancora forte nel suo ineluttabile declino strutturale, né su Manzoni, asset strategico in un mercato pubblicitario sempre più concentrato. Il braccio di ferro è stato sulla quantificazione del passato: quanto pesa oggi un errore strategico compiuto ieri? E chi lo paga? Lo paga Kyriakou, ma con un cospicuo sconto sull’ammontare complessivo dell’operazione, sulla quale si erano sentite le cifre più disparate, anche 140 milioni, nell’ottica del venditore che vuole far pesare l’indubbio valore della parte radiofonica.

Il problema non è trovare un nuovo padrone, ma un modello di business

La domanda che ora tutti si fanno è se Kyriakou saprà gestire Repubblica, quotidiano preda di una crisi conclamata di copie e lettori. Ma la vera domanda è se l’editoria italiana abbia finalmente capito che il problema non è trovare un nuovo padrone, ma un nuovo modello di business. Senza il quale, finché si resta sospesi tra nostalgia della carta e dipendenza dagli algoritmi, ogni cessione verrà presentata come una rinascita. E vissuta come una resa.

Sondaggi politici, cresce Futuro nazionale di Vannacci

A sole due settimane dal lancio, inizia a crescere il nuovo partito dell’ex generale Roberto Vannacci. Secondo i sondaggi Swg realizzati per il TgaLa7 del 16 febbraio 2026, Futuro nazionale ha guadagnato infatti lo 0,3 per cento rispetto alla settimana precedente arrivando al 3,6 per cento. Una percentuale che lo rende capofila dei partiti minori. La rilevazione stima anche che l’1,24 per cento dei voti provenga dalla Lega, l’1,2 da Fratelli d’Italia, lo 0,2 da Forza Italia, lo 0,3 da Casapound e lo 0,5 da altri partiti o da gli astenuti.

LEGGI ANCHE: Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci

Scendono Lega, Fratelli d’Italia e Pd

Che a subire il danno maggiore sia il Carroccio è evidente anche dal suo calo dei consenso nelle ultime settimane. Dopo essere scivolato al 6,6 per cento il 9 febbraio, il partito di Matteo Salvini ha perso un altro 0,2 attestandosi al 6,4 per cento. Una cifra che lo porta dietro Alleanza verdi sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dato al 6,6. Anche Fratelli d’Italia scende e va sotto la soglia del 30 per cento (29,8, -0,3 per cento). Stabile invece Forza Italia all’8,4 per cento. Tra le forze di opposizione, il Partito democratico perde lo 0,2 e si ferma al 22 per cento e il Movimento 5 stelle sale lievemente all’11,8 (+0,1).

Sondaggi politici, cresce Futuro nazionale di Vannacci
Sondaggio Swg per il TgLa7 (X).

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey

Nel caso di qualificazione della nazionale Usa alla finale del torneo di hockey maschile, Donald Trump potrebbe effettuare un blitz in Italia per assistere alla partita per la medaglia d’oro, che si terrà domenica 22 febbraio nell’impianto di Santa Giulia a Milano. Lo hanno confermato all’Agi fonti della Federazione mondiale di hockey: se ne saprà di più venerdì 20 febbraio, quando si giocheranno le due semifinali: in caso di successo nei quarti (contro la vincente del playoff Svezia-Lettonia), gli Stati Uniti dovrebbero incontrare il Canada.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
Tifosi statunitensi all’Arena Santa Giulia di Milano (Ansa).

Prime riunioni per il rafforzamento della sicurezza

Il possibile arrivo di Trump a Milano ha fatto scattare in Prefettura e Questura le prime riunioni operative per un rafforzamento delle misure di sicurezza. Al di là dell’approdo o meno degli Stati Uniti in finale, resta anche l’incognita su quanto dovrebbe durare la permanenza di Trump in Italia. E dove si sposterebbe poi il tycoon, che dopo la finale dell’hockey potrebbe decidere di spostarsi all’Arena di Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici. In questo caso si tratterebbe di un blitz di poche ore, seppur in due luoghi. Ma non è escluso che il presidente americano possa arrivare con il suo Air Force One fin da sabato sera.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
L’Air Force One (Ansa).

Gli Usa hanno vinto solo due volte il torneo olimpico

La nazionale di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, nonostante la grande popolarità di questo sport negli Usa e il fatto che le franchigie americane (assieme a quelle canadesi) disputino la ricca NHL, ovvero la lega professionistica nordamericana, ha vinto solo due ori olimpici: nel 1960 e nel 1980. Questo perché gli Stati Uniti alle Olimpiadi hanno a lungo schierato giocatori dilettanti (provenienti dalle università) e non le star dell’NHL.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

I cinque ruoli più memorabili

Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.

Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.

Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

Disastro a Napoli, nel quartiere centrale di Chiaia, dove un vasto incendio ha mandato in fumo la cupola dello storico Teatro Sannazaro, inaugurato nel 1847 e immerso tra i palazzi residenziali della zona. Ancora non è ancora chiaro cosa abbia innescato il rogo: la prima ipotesi formulata è quella di un corto circuito.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

La prima ipotesi è quella di un corto circuito

Sul posto i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del rogo. Ma non è stato possibile salvare la cupola del teatro: crollata a causa delle fiamme, ha colpito la platea. Si sarebbero inoltre verificati anche ai palazzi adiacenti. Area irrespirabile in tutto il quartiere: ci sono almeno quattro persone intossicate, ma fortunatamente nessuna è grave.

La storia della “Bomboniera di via Chiaia”

Attiguo alla Chiesa di Sant’Orsola e edificato sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, il Teatro Sannazaro è noto come la “Bomboniera di via Chiaia” per le dimensioni ridotte e la ricchezza delle sue decorazioni. Nel 1888 fu il primo teatro napoletano a essere illuminato per mezzo di luce elettrica. L’anno successivo vide la prima di Na santarella, commedia di Eduardo Scarpetta, che qui poi avrebbe poi chiuso la sua lunga carriera. Calcarono il palcoscenico del Teatro Sannazaro Eleonora Duse, Antonio Gandusio, Tina Di Lorenzo, Antonio Gandusio e Emma Gramatica. Dopo un periodo di declino, nel 1964 la gestione del teatro fu rilevata dall’attrice Luisa Conte, che lo riaprì nel 1974 con la compagnia stabile di Veglia. Il teatro da allora è rimasto di proprietà della sua famiglia e oggi è diretto dalla nipote Lara Sansone, nota al grande pubblico per il ruolo di Bice Cerruti nella soap Rai Un Posto al Sole.

Da Cairo a De Laurentiis, gli intrappolati nel business mangia soldi del calcio

Si ha un po’ come l’impressione che certi imprenditori proprietari di club di calcio in Italia siano rimasti intrappolati in una situazione che all’inizio mostrava del potenziale, ma che, stagione dopo stagione, si sta rivelando il peggiore degli incubi: business in perdita, contestazione da parte dei tifosi, valore del patrimonio crollato, nessun compratore credibile all’orizzonte.

Da Cairo a De Laurentiis, gli intrappolati nel business mangia soldi del calcio
Contestazione dei tifosi del Torino contro Urbano Cairo (foto Ansa).

Urbano Cairo (Torino), la famiglia De Laurentiis (Bari), Danilo Iervolino (Salernitana) e Matteo Manfredi (Sampdoria) si ritrovano avvitati, chi da molti anni e chi da un po’ meno, in un contesto nel quale bisogna continuare a investire se si vuole preservare un qualche appeal per il mercato, ma dove i risultati sportivi non arrivano e, anzi, peggiorano stagione dopo stagione.

Anche Lotito contestato, ma la Lazio gli è utile

Vengono insultati in continuazione, sui social e dal vivo allo stadio, buttano via soldi, accumulano negatività, hanno una immagine sportivamente devastata, da imprenditori fanno una pessima figura, e in più non riescono a liberarsi di queste zavorre. Ci sarebbero anche Claudio Lotito (Lazio) o la famiglia Commisso (Fiorentina, al di là della tragica vicenda della morte del patron Rocco) da iscrivere d’ufficio a questo circolo di proprietari contestati dai tifosi e con poche soddisfazioni sul campo. Ma, almeno finora, non sembra esserci una decisa volontà di vendere, e anzi si intravede un qualche senso economico-finanziario per le operazioni di Lotito (Lazio utile per i suoi business con la pubblica amministrazione, anche se la richiesta di vendere è arrivata persino da… Palazzo Chigi!) e Commisso (l’ipotesi per la Fiorentina è di avere in concessione il nuovo stadio Artemio Franchi, pronto nel 2029). Mentre per i primi quattro citati è davvero buio pesto.

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Claudio Lotito, presidente della Lazio (Ansa).

Danilo Iervolino e la Salernitana che gli è costata già 140 milioni

Danilo Iervolino, per esempio, ha salvato la Salernitana il 31 dicembre 2021, facendo un grande favore proprio a Lotito, che ne era precedente proprietario. Ha rilevato il club in Serie A, versando 10 milioni di euro, ha mantenuto la squadra nella massima categoria fino alla stagione 2023-24, quando è retrocessa in B. Nel 2024-25 l’immediata e sanguinosa retrocessione in C. Ora, nel campionato 2025-26, il club naviga in terza posizione nel girone C della serie C. Ma questo scherzetto, in poco più di quattro anni, è costato a Iervolino già 140 milioni di euro in versamenti nella società. Una somma che difficilmente verrà recuperata, anche con la vendita del club in Serie C o in Serie B. Nel frattempo la Salernitana ha chiuso l’esercizio 2022 con 16,8 milioni di euro di rosso, salito a 29,6 milioni nel 2023, per poi lievitare a 41,4 milioni nel 2024. Nel 2025 un leggero miglioramento, con perdite scese a 31,1 milioni di euro. Insomma, un business con prospettive poco rosee, e che non offre a Iervolino neppure un ritorno positivo di immagine. Un cerino acceso che l’imprenditore campano non sa a chi passare.

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Il Bari della famiglia De Laurentiis, un club dal valore prossimo allo zero

La famiglia De Laurentiis, memore dell’affare fatto nel 2004 quando avevano comprato a zero il Napoli ripartendo dalla Serie C, aveva provato a fare il bis nell’estate 2018, rilevando a zero il Bari che ripartiva addirittura dalla D. Nella stagione 2018-19 il club è stato promosso in serie C, dove è rimasto per tre stagioni, e nel 2022-23 è salito in serie B. Nonostante ambizioni di A, la squadra si è ritrovata spesso vicina alla retrocessione in C. E nel campionato in corso, 2025-26, il Bari è penultimo in classifica dopo 25 giornate. La famiglia De Laurentiis è odiatissima a Bari e il presidente Luigi De Laurentiis (figlio di Aurelio) viene contestato da mesi. Gli esercizi del Bari (o, se preferite, della Bari) nella gestione De Laurentiis si sono sempre chiusi con perdite: 120 mila euro nel 2019, e poi quattro milioni nel 2020, 7,7 milioni nel 2021, sette milioni nel 2022, 2,1 milioni nel 2023, 3,4 milioni nel 2024, 5,9 milioni nel 2025. Una trentina di milioni di rosso in tutto, con patrimonio netto negativo per 6,7 milioni e debiti per 21,5 milioni. A oggi il Bari è una scatola vuota, quindi, e ha un valore prossimo allo zero.

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Urbano Cairo, vent’anni di mediocrità per la disperazione dei tifosi del Toro

Nel settembre 2005 Urbano Cairo acquisì sostanzialmente a zero euro il controllo del Torino Football Club e ne divenne presidente. In questo ventennio il Toro ha chiuso in perdita 14 dei 20 bilanci di esercizio della gestione Cairo. Dopo sei anni consecutivi di bilancio in rosso dal 2018, con -38,2 milioni di euro nel 2021, -6,8 milioni di euro nel 2022, e -9,8 milioni nel 2023, nel 2024 si è tornati finalmente all’utile per 10,4 milioni (grazie alle cessioni dei calciatori Alessandro Buongiorno e Raoul Bellanova), con 130 milioni di euro di debiti e una posizione finanziaria netta negativa per 43,5 milioni. Nel frattempo Cairo ha immesso nel Torino circa 80 milioni di euro, e le prospettive per i bilanci 2025 e 2026 puntano ancora verso il rosso, con un’ulteriore erosione del patrimonio personale dell’imprenditore. L’operazione Torino, per Cairo, ha ormai ampiamente esaurito il suo senso: il fatto di essere presidente del club ha puntato infatti i riflettori sull’imprenditore quando non era così conosciuto nei salotti che contano, e ha consentito a Cairo di sedere in consessi importanti che poi gli sono serviti, come una sorta di soft power, sia nella scalata a La7 sia in quella a Rcs Media Group. Ora, però, non ci sono più vantaggi: dopo 20 anni di risultati sportivi pessimi, Cairo è, a torto o a ragione, l’uomo più odiato e contestato dai tifosi granata e da anni riceve intollerabili minacce di morte. Il problema è che nessuno vuole comprarsi il Torino, e Cairo non sa come uscirne, anche se, a 69 anni a maggio, avrebbe probabilmente voglia di godersi di più la vita.

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Matteo Manfredi alla ricerca di compratori seri per la Samp

Il 47enne finanziere Matteo Manfredi, fondatore di Gestio capital, ha comprato la Sampdoria nel maggio 2023, versando 30 milioni di euro. Dal 2024 è presidente del club. Nel 2023-24 i blucerchiati hanno disputato il campionato di Serie B, e nel 2024-25 sono retrocessi in Serie C. Venendo però ripescati e riammessi in B. Nell’attuale campionato 2025-2026 navigano a metà classifica della B, più vicini alla zona retrocessione che a quella promozione. Il bilancio 2023 della Sampdoria si è chiuso con perdite per 29,8 milioni di euro, e poi 40,6 milioni di rosso nel 2024 e di sicuro altro rosso nel 2025. Nella società, finora, sono stati immessi oltre 100 milioni di euro, con risultati sportivi molto negativi e un valore del patrimonio che è tanto calato. Ma, pure in questo caso, di compratori seri all’orizzonte neppure l’ombra.

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