Resta in cella Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, lo spacciatore ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Il giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro non ha convalidato il fermo, non ritenendo sussistente il pericolo di fuga contestato dalla procura di Milano nei confronti dell’assistente capo della polizia, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere.
La messinscena per coprire l’omicidio del pusher
Cinturrino, è emerso dalle indagini, ha sparato a Mansouri che era disarmato. Poi, dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, ha lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscenaorganizzata per coprire l’omicidio, venuta alla luce anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre Mansouri era a terra agonizzante, ma ancora vivo, Cinturrino non ha chiamato subito i soccorsi, ritardando la chiamata di oltre 20. Le «specifiche modalità e circostanze dei fatti» e «la negativa personalità» di Cinturrino «rendono evidente il concreto ed attuale pericolo che, ove non sottoposto a misura, l’indagato possa commettere ulteriori gravi reati della stessa specie di quello per cui si procede, ovvero con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale, se non di criminalità organizzata», ha spiegato il gip.
Bill Gates si è scusato con lo staff della Gates Foundation per i suoi legami con Jeffrey Epstein: pur ammettendo di aver commesso errori che hanno gettato un’ombra sull’organizzazione filantropica, ha comunque messo in chiaro di non aver preso parte ai crimini sessuali del finanziere morto suicida in carcere nel 2019. La notizia, riportata dal Wall Street Journal, è stata successivamente confermata dalla Gates Foundation.
Le relazioni extraconiugali con due donne russe
Nel corso di un’assemblea, Gates ha ammesso di aver avuto relazioni extraconiugali con due donne russe, che però non erano vittime dei traffici sessuali di Epstein: una giocatrice di bridge, conosciuta durante un torneo, e una fisica nucleare, incontrata per motivi di lavoro. «Non ho fatto né visto nulla di illecito», ha dichiarato il miliardario, che ha raccontato di aver iniziato a frequentare Epstein nel 2011, dopo la condanna per aver indotto una minorenne alla prostituzione. Gates ha affermato di essere stato a conoscenza di alcuni dei problemi del finanziere, ma di non aver approfondito la questione. I due, stando a quanto raccontato, si vedevano anche per discutere l’espansione delle attività filantropiche del fondatore di Microsoft: Gates ha detto che è stato un enorme errore passare del tempo con Epstein e coinvolgere dirigenti della fondazione in riunioni con lui.
Bill Gates (Ansa).
Ha ancora smentito di essere stato sull’isola di Epstein
Gates ha inoltre affermato di aver volato con Epstein sul jet privato “Lolita Express” e di aver trascorso del tempo con lui in Germania e Francia, ma anche tra New York e Washington, senza però mai visitare la sua isola. In due bozze di e-mail indirizzate a se stesso risalenti al 2013, Epstein affermava di aver organizzato incontri per il miliardario e di averlo aiutato a ottenere farmaci per nascondere alla moglie un’infezione sessualmente trasmissibile. Gates, dal canto suo, ha respinto con forza queste accuse definendole «false». Durante l’incontro con i dipendenti della fondazione, il fondatore di Microsoft ha dichiarato di aver incontrato Epstein l’ultima volta nel 2014. E, in seguito, di non aver più risposto alle sue e-mail.
La prima serata del Festival di Sanremo 2026 ha totalizzato il 58 per cento di share, con 9 milioni e 600 mila spettatori in termini di total audience. Numeri in calo per Carlo Conti, che l’anno scorso all’esordio aveva raccolto in media 12 milioni e 630 mila teste pari al 65,3 per cento. La prima parte, dalle 21.42 alle 23.34, ha registrati 13 milioni e 158 mila spettatori per uno share del 57,7 per cento, mentre la seconda parte, dalle 23.38 all’01.32, ha segnato 6 milioni e 45 mila spettatori per uno share del 58,7 per cento.
Il confronto con le edizioni passate
In termini di share, la serata fa comunque segnare il nono miglior risultato di sempre dopo quelli delle prime tre edizioni in cui fu attivo l’Auditel (66,3 nel 1987, 69,5 nel 1988 e 65,7 nel 1989), quella del 1997 condotta da Mike Bongiorno (che totalizzò il 58,7) e quelli delle ultime tre edizioni, quando la media ha superato il 60 per cento – 65,3 nel 2025, 65,1 nel 2024 e 62,5 nel 2023. Va sottolineato che non è propriamente corretto fare il confronto diretto con le edizioni passate, dato che dal 2025 è stata introdotta la rivoluzione della total audience che misura, oltre agli spettatori televisivi, anche quelli che seguono i programmi su dispositivi mobili, smart tv e piattaforme di streaming come RaiPlay. L’unico confronto “opportuno” è dunque quello con l’edizione 2025, quando questo sistema era già attivo.
Dazi, economia e guerre al centro del discorso che Donald Trump ha pronunciato al Congresso sullo Stato dell’Unione. È stato l’intervento di questo tipo più lungo della storia – è durato quasi due ore -, battendo il record di Bill Clinton che parlò per circa 90 minuti. Alcuni deputati democratici hanno anche lasciato l’Aula.
Le critiche alla Corte suprema: «Sui dazi decisione infelice»
L’America a 250 anni: forte, prospera, rispettata era il tema ufficiale del discorso, una celebrazione dei 250 anni dall’indipendenza che si festeggiano a luglio. «Il nostro paese è tornato più grande, più forte e più ricco che mai» sono state le prime parole del presidente. «Non torneremo indietro, questa è l’età dell’oro dell’America», ha aggiunto sostenendo che gli Stati Uniti non siano mai stati così rispettati. Al suo ingresso nell’aula della Camera, Trump ha stretto la mano a tutti e quattro i membri della Corte suprema che erano presenti, nonostante le dure critiche rivolte agli stessi giuristi pochi giorni prima dopo la decisione sui dazi adottata contro di lui. L’istituzione non è stata comunque risparmiata durante il suo intervento: «La Corte ha emesso una decisione infelice. La buona notizia è che quasi tutti i Paesi e le aziende vogliono mantenere l’accordo, sapendo che il potere legale che possiedo potrebbe rendere l’accordo molto peggiore per loro. Continuiamo a procedere lungo la strada giusta. Nonostante questa deludente sentenza, questi dazi a tutela della pace rimarranno in vigore. Sono stati testati a lungo, non sarà necessaria alcuna azione del Congresso. I dazi solleveranno il grande onere finanziario dal popolo che amo».
Sulla politica internazionale: «Ho fatto finire otto guerre»
Nei miei primi 10 mesi «ho messo fine a otto guerre», ha continuato Trump, citando Cambogia-Thailandia, Pakistan-India, Kosovo-Serbia, Israele-Iran, Egitto-Etiopia, Armenia-Azerbaigian, Congo-Ruanda e il conflitto a Gaza. Per questo ha ringraziato gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e il segretario di Stato Marco Rubio: «Credo che sarà il migliore segretario di Stato di sempre». Quanto all’Ucraina, gli Stati Uniti «stanno lavorando molto duramente per porre fine alla nona guerra, quella fatta di uccisione e stragi in corso tra Russia e Ucraina, dove ogni mese muoiono 25 mila soldati». «La guerra non sarebbe mai iniziata sotto la mia presidenza», ha detto.
Iran e nucleare, con la risposta di Teheran
Il presidente Usa si è infine soffermato sull’Iran, sostenendo che «sta sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti». «Non permetterò mai che abbia il nucleare», ha aggiunto. A stretto giro è arrivata la reazione del governo di Teheran, con il ministro degli Esteri che ha respinto le affermazioni di Trump definendole «grandi bugie». «Qualunque cosa stiano affermando riguardo al programma nucleare iraniano, ai missili balistici iraniani e al numero di vittime durante i disordini di gennaio, è semplicemente la ripetizione di grandi bugie», ha dichiarato il portavoce del ministero Esmaeil Baqaei su X.
Professional liars are good at creating the 'illusion of truth.'
"Repeat a lie often enough and it becomes the truth”, is a law of propaganda coined by Nazi Joseph Goebbels. This is now systematically used by the U.S. administration and the war profiteers encircling it,…
Nel corso della prima serata del Festival di Sanremo i big hanno cantato tutti e 30 i brani in gara, che sono stati poi votati dalla giuria della sala stampa, tv e web. La prima classifica provvisoria, senza ordine di piazzamento, vede in testa Magica favola di Arisa, Stupida fortuna di Fulminacci, Qui con me di Serena Brancale, Che fastidio! di Ditonellapiaga, Male necessario di Fedez e Marco Masini.
Inutile girarci intorno: per sopravvivere alla prima serata del Festival di Sanremo 2026 serve un fegato d’acciaio e una scorta industriale di caffeina. Carlo Conti inaugura la sua quinta gestione con l’estetica raggelante di un congresso democristiano, scendendo le scale dell’Ariston con la foga di un liquidatore che ha fretta di chiudere la pratica. Malgrado l’ingorgo dei 30 big (erano tutti necessari?) corre già con cinque minuti di anticipo sulla scaletta, forse ansioso di tornare a dormire o di evitare il gelo polare che cala in studio ogni volta che corregge la “co-cò” Laura Pausini.
Carlo Conti (Ansa).
La nostalgia apre la serata, con la voce registrata di Pippo Baudo, il patriarca a cui è dedicata l’edizione, mentre la sigla storica del Maestro Pippo Caruso risuona per un’ovazione. «Perché Sanremo è Sanremo. Parappappapapparà». L’Abbronzatissimo saluta in platea i figli del Re di Militello, Alessandro e Tiziana, e la storica assistente Dina Minna, con buona pace di una Katia Ricciarelli lasciata a masticare amaro davanti alla tivù. Ma non si processa un’emozione che sia una: la memoria dei grandi scomparsi, da Peppe Vessicchio a Maurizio Costanzo, viene sparata a caso tra una canzonetta e l’altra, quasi fosse un fastidio burocratico.
L’omaggio a Pippo Baudo e Peppe Vessicchio all’Ariston (Ansa).
In questo deserto di idee la signora di Solarolo riesce nell’impresa titanica di far rivalutare Chiara Ferragni. Ci vuole lo scatto della centenaria antifascista per far saltare il banco di questa normalizzazione coatta, proprio mentre alle sue spalle la Rai proietta il refuso «Repupplica» con la “p”. Che sia stato un allievo di Petrecca?
I top (o presunti tali) della prima serata
Pippo, «L’ho inventato io»
La voce del patriarca che apre la serata è l’unico brivido nostalgico che tiene in piedi la baracca. Un omaggio doveroso, anche se il trattamento riservatogli è di una pigrizia visiva imbarazzante, senza nemmeno una clip degna di questo nome. Baudo resta il fantasma che aleggia sul teatro: tutti lo evocano, nessuno riesce a imitarlo, men che meno Conti che corre verso il traguardo per chiudere bottega in anticipo, visibilmente alterato per non aver trovato un video unico che contenesse tutti i morti dell’anno. Giudizio: memoria istituzionale smaltita come una pratica dell’Inps.
Ha fatto più opposizione lei in tre minuti che l’intera minoranza negli ultimi tre anni. La 105enne Gianna Pratesi rivendica il voto per la Repubblica nel ’46 mettendo in imbarazzo chi oggi scrive i testi di Tele-Meloni e sperava in una serata anestetizzata. Il suo «bye bye» ai fascisti è l’unica scintilla in una serata che puzza di naftalina. Se volete campare a lungo, il consiglio è chiaro: siate antifascisti. La Russa è avvisato. Giudizio: meglio la vecchia che parla della vecchia che balla.
Laura Pausini con Gianna Pratesi e Carlo Conti (Ansa).
Kabir Bedie lo scazzo della “Tigre”
Solo dopo la mezzanotte, quando ormai la bava alla bocca è diventata schiuma da barba, è arrivato il confronto tra i due Sandokan. Kabir Bedi ha smontato con classe la sceneggiatura del nuovo remake con Can Yaman, definendola «molto fantasiosa». Tradotto dal linguaggio diplomatico di Mompracem: «Avete scritto una porcata». Giudizio: la superiorità della vecchia Malesia sul silicone turco.
Il confronto tra Sandokan (Ansa).
I flop (o presunti tali) della prima serata
Sua Umiltà da Solarolo
La co-cò dimentica che un conto è gorgheggiare, un altro è reggere il moccolo al Festival, e inciampa sistematicamente nei tempi televisivi. Tra gag imbarazzanti, regala l’unico sfondone della serata: «Prima me l’avevate messo qui e ora me l’avete messo in mano», dice riferendosi al microfono, e si vola mentre Carlo Conti prova a spronarla bacchettandola sulla doppia zeta romagnola. Giudizio: una co-cò che fa rimpiangere il mutismo.
Can Yaman, Laura Pausini e Carlo Conti (Ansa).
Il Sandokan di plastica
Can Yaman sbarca a Sanremo col ruolo di co-conduttore e la profondità espressiva di un flacone di doposole. Il fusto di Istanbul si limita a esibire i bicipiti a favore di telecamera, trascinando la Pausini in un duetto turco da dimenticare, prima di rintanarsi nel silenzio rassicurante dei suoi pettorali. Giudizio: il trionfo del testosterone sul carisma di Mompracem.
L’arrivo di Can Yaman all’Ariston (Ansa).
Lo zoo del main sponsor
Sulle note di Papaveri e papere, il main sponsor Tim decide di infestare i sonni degli italiani con una trasformazione del pubblico in uno zoo di volatili deformi. Un incubo estetico spacciato per avanguardia e risolto con la qualità grafica di un videogame degli Anni 90. Giudizio: i nuovi mostri.
Tiziano Ferro. Accolto come una liberazione dopo una sfilza di canzoni ignote, trasforma l’Ariston nella sua personale gabbia dorata. Sui divani madri e figli si abbracciano cantando i vecchi successi, ma l’operazione inizia a mostrare le corde. Il divo di Latina fattura grazie ai fasti del passato ma fatica a far parlare la sua nuova musica, riducendosi a jukebox. Dalla nave arriva il gemello diverso Max Pezzali, un rito collettivo che sa di muffa e ritardi tecnici. Giudizio: giganti del pop che preferiscono la rendita al confronto.
L’esibizione di Tiziano Ferro (Ansa).
Il meglio della gara: gli insospettabili
Sal Da Vinci – Per sempre sì. Lo spirito di Massimo Ranieri si impossessa di Sal per servire il banchetto nuziale definitivo: arrevota l’Ariston e prenota la vittoria. Fedez & Masini – Male necessario. La strana coppia porta una prova solida, tra cinismo e fragilità, malgrado i pregiudizi. Sayf – Tu mi piaci tanto. Il rapper ligure sbarca col Porter del padre e porta un testo intelligente, che sa di Ghali e Silvestri. La sua genuinità contagiosa fiorisce su una camionetta.
AGI - Ricoveri e certificazioni illegittimi, ma anche truffe assicurative. Medici e professionisti compiacenti. E al centro del 'sistema', il clan Contini, uno dei protagonisti del cartello dell'Alleanza di Secondigliano. Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli nei confronti di quattro indagati (tre affiliati del clan e un avvocato) per associazione a delinquere di stampo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all'autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio. Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di tre indagati, mentre per un quarto è ancora in corso.
Le indagini, originate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, hanno consentito di accertare numerose e redditizie attività illecite poste in essere da affiliati alla cosca all'interno dell'ospedale San Giovanni Bosco, rese possibili dalla forza intimidatrice del sodalizio criminale. Il clan, mediante minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura sanitaria, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie, ha gestito di fatto i servizi di bar e buvette, nonché i distributori automatici di snack e bevande presenti all'interno del nosocomio, in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all'Asl e con l'abusivo utilizzo delle utenze dell'ospedale. Inoltre, il gruppo di camorra attraverso un'associazione operante nel settore dei servizi di ambulanza e grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte operanti all'interno dell'ospedale, talvolta anche mediante violenza e minaccia nei loro confronti, ha garantito illeciti favori ad esponenti del clan e delle cosche alleate. Tra questi figurano ricoveri ospedalieri effettuati in violazione delle procedure di accesso, il rilascio di certificazioni mediche false anche per ottenere scarcerazioni illegittime e il trasporto illegale di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati.
Le truffe assicurative del clan
Avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti, gli indagati avrebbero inoltre realizzato, nell'interesse del clan Contini, numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, simulando incidenti stradali, con il reclutamento di falsi testimoni retribuiti e la redazione di perizie mendaci.
Il ruolo dell'avvocato
Tra i destinatari del provvedimento figura appunto un avvocato, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, che per gli inquirenti ha veicolato informazioni da e verso ambienti carcerari, in particolare in relazione alle somme di denaro (le 'mesate') destinate ai familiari degli affiliati. Il professionista ha inoltre fornito consulenze finalizzate al mantenimento e all'incremento delle ricchezze accumulate dal clan, contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative, reinvestendone i soldi incassati nell'acquisto di beni di valore (immobili, autovetture e quadri d'autore) e svolto, infine, il ruolo di intermediario con pubblici ufficiali infedeli per l'acquisizione di informazioni riservate.