Ignazio La Russa, intervenendo sul palco di “Idn–Italia Direzione Nord” alla Triennale di Milano, è tornato sul caso Garofani. Il presidente del Senato ha sostenuto che «fosse stato uno di destra, oggi lo vedremmo appeso nei lampioni della città, o probabilmente cattolicamente crocifisso», definendo incompatibile il suo ruolo con quanto emerso dalle recenti polemiche. A suo avviso, «questo è il segretario del comitato di difesa», una posizione che «forse è meglio che lo lasci a qualcun altro. Invece di ritrattare, ha confermato che si trattava di conversazioni private». La Russa ha poi spiegato che «la colpa è di chi solleva il problema» e non di chi esprime «i suoi personali desideri», chiudendo con un messaggio di sostegno: «Voglio esprimere piena solidarietà al presidente della Repubblica Mattarella che, sono certo, non ha nessuna responsabilità e sicuramente non condivide le idee del suo consigliere».
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Bonelli: «La destra delegittima Mattarella»
Dal G20 di Johannesburg Giorgia Meloni aveva gettato acqua sul fuoco, parlando di «ottimo rapporto» con il Quirinale, spiegando di aver già affrontato la questione con Sergio Mattarella, aggiungendo: «Non penso che sia il caso di tornare su questa vicenda». Meloni aveva inoltre chiarito di non sapere della nota firmata da Galeazzo Bignami, pur ribadendo che a suo giudizio servisse «a fugare i dubbi dal Quirinale non a concentrare l’attenzione sul Quirinale». Le dichiarazioni di La Russa hanno però generato critiche dall’opposizione, tra cui quella del deputato Avs Angelo Bonelli, secondo cui rappresentano «un attacco e una pressione indebita nei confronti del Quirinale» e indicherebbero l’intenzione della destra di «delegittimazione del presidente della Repubblica».
