Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte

«Motivi personali». È la formula con cui il ministro della Difesa Guido Crosetto ha inquadrato il viaggio negli Emirati Arabi Uniti che lo ha visto partire da Roma venerdì, restare bloccato a Dubai nel pieno dell’escalation regionale e rientrare poi in Italia su un velivolo militare, lasciando la famiglia negli Emirati. Ma c’è un problema di fondo che precede ogni dettaglio tecnico: un ministro della Difesa non diventa un privato cittadino per auto-dichiarazione. Non in un’area geopoliticamente sensibile. Non in una settimana in cui la tensione regionale era documentata e mentre altri Paesi aggiornavano i propri avvisi di viaggio raccomandando spostamenti solo per motivi di estrema urgenza o necessità. A Palazzo Chigi, nelle ore di giovedì, si era comunque lavorato a scenari di sicurezza interna e protezione di obiettivi sensibili, come accade in ogni escalation regionale. Ma se davvero esistevano elementi così stringenti da far scattare pianificazioni rafforzate già tra giovedì e venerdì, com’è possibile che il ministro della Difesa fosse in volo ‘per motivi personali’ proprio in quelle ore?

Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Gli alert e le segnalazioni sulla regione

Nei giorni precedenti alla partenza di Crosetto, risultavano NOTAM (acronimo che sta per Notice to Airmen, termine con cui si indicano gli avvisi utilizzati dai piloti velivoli per essere aggiornati sulla situazione in cui operano) e segnalazioni operative nella regione, tra restrizioni e attività particolari nello spazio aereo. Parallelamente, diverse ambasciate occidentali avevano invitato i propri cittadini a viaggiare nel Golfo solo se strettamente necessario. Di più: nel mercato assicurativo londinese esiste un termometro ufficiale di settore: la lista delle Listed Areas del Joint War Committee (Lloyd’s/London Market), che identifica zone a rischio aumentato per pericoli di guerra, terrorismo e affini. Quando un’area è listed, il rischio non è un dettaglio: diventa clausola, premio e obbligo di notifica agli underwriter. In parallelo, i P&I Club hanno iniziato a emettere notice of cancellation sulle estensioni war risk con preavvisi minimi (tipicamente 72 ore), segnale che per il settore la regione era già entrata in modalità ‘shock operativo’.

Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte
Esplosione nella zona di Palm Jumeirah a Dubai (Ansa).

Se i «motivi personali» erano così urgenti, andrebbero resi noti

In questo contesto, quali erano i «motivi personali» così urgenti da giustificare la partenza per di più di un ministro proprio in quel momento? Il termine «personale» è una categoria fumosa. Ma per chi guida la Difesa è anche scivolosa, perché può coprire tutto e il contrario di tutto. Se i motivi non erano così urgenti, la scelta di partire appare imprudente. Se invece lo erano, allora dovrebbero essere resi noti. Se perfino a livello politico-istituzionale emergono ricostruzioni secondo cui la presidente del Consiglio sarebbe rimasta sorpresa dall’assenza del ministro in Italia durante il vertice d’urgenza, la questione smette di essere cronaca di viaggio e diventa un problema di Stato. E se il ministro degli Esteri Antonio Tajani è arrivato a dire: «Io personalmente non lo sapevo» riferendosi alla presenza di Crosetto a Dubai, la gravità raddoppia, perché la catena di coordinamento tra Difesa e Farnesina, in una crisi internazionale, non può funzionare a posteriori. Raggiunto telefonicamente a Dubai da Repubblica, Crosetto dopo aver accennato a un «impegno istituzionale ad Abu Dhabi», ha dichiarato: «Io non sono andato di nascosto, ma essendo una questione familiare non ho voluto scorte, né codazzi e ho usato una compagnia aerea civile. Cosa che faccio da tre anni sempre. Anche quando avevo sulla testa una taglia della Wagner. Nulla di segreto. Secondo me è un esempio semmai virtuoso». Virtuoso o meno, sicuramente inopportuno.

Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte
Il ministro della Difesa Guido Crosetto con il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani durante l’audizione sulla situazione in Iran e Golfo Persico davanti alle Commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera (Ansa).

Un ministro non è mai solo un italiano in vacanza

Va poi sottolineato che Crosetto (come qualsiasi altro ministro o carica dello Stato) non è mai “un italiano in vacanza”. È il titolare della Difesa di uno dei principali Paesi NATO. Anche quando viaggia per ragioni personali, porta con sé un profilo di rischio nazionale: esposizione informativa, vulnerabilità, ricattabilità, necessità di canali protetti, prassi di coordinamento con sedi diplomatiche e servizi. Quindi nemmeno per “per motivi personali”, il viaggio può essere sottratto alle regole implicite ed esplicite della funzione ricoperta. Stando a quanto rivelato dal direttore di Domani, Emiliano Fittipaldi, Crosetto avrebbe mandato la famiglia a Dubai perché secondo l’entourage del ministro è il posto più sicuro al mondo. Visto che il ministro, ha spiegato Fittipaldi a In Onda, aveva ricevuto minacce ha preferito mandare i suoi cari a Dubai piuttosto che in un altro Paese europeo.

Le domande di Lettera43 al ministro Guido Crosetto

L’organizzazione del viaggio e la valutazione dei rischi

Quali erano i “motivi personali” in modo preciso e verificabile? Perché era necessario partire proprio in quella finestra temporale, verso gli Emirati e con un volo di linea? Esisteva un piano? Volo di ritorno, prenotazioni? Prima della partenza è stata fatta una valutazione di rischio? C’è stato un briefing sicurezza sui NOTAM e sugli alert regionali? È stata coinvolta l’intelligence o la Farnesina nella valutazione preventiva? Se le risposte sono dei no, allora c’è un problema. Se invece sono dei sì viene da pensare che il viaggio non fosse una semplice questione privata ma che magari comprendesse anche attività istituzionali. Delle quali, almeno stando alla reazione ufficiale di Meloni, il governo era all’oscuro.

L’acquisto dei biglietti e il costo del viaggio

Il denaro, in questi casi, non è curiosità morbosa: è prevenzione del conflitto d’interessi e del rischio di condizionamento. Chi e come è stato pagato il biglietto aereo del ministro? (Carta personale, carta di servizio, agenzia…). Chi ha pagato l’hotel Jumeirah Marsa al Arab dove risulta aver pernottato (dove il costo di una camera arriva a oltre 1200 euro a notte) e le spese in loco e con quali strumenti? Sono disponibili ricevute e documenti che dimostrino che non ci sono terzi pagatori né facilitazioni?

Ambasciata e Stato ospitante: era stato informato qualcuno?

L’ambasciata italiana negli Emirati ad Abu Dhabi e il consolato a Dubai erano stati informati dell’arrivo e della presenza del ministro?
Sono state comunicate sede di soggiorno, contatti di emergenza ed eventuali misure di protezione? Lo Stato ospitante è stato informato in modo formale della presenza di un ministro della Repubblica italiana (e della Difesa)?

Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte
Fumo sullo skyline di Dubai (Ansa).

La conference call d’urgenza: la polemica sul device e la necessità di canali protetti

Il dibattito sul “telefono” (in molti hanno notato che nei videocollegamento con Palazzo Chigi appariva la scritta “iPhone di Guido”) è folclore. La domanda seria è un’altra: dove e come si è comunicato in una fase delicata, dall’estero, in un Paese terzo, mentre la regione viveva una crisi militare? Non è un dettaglio: quando parla la Difesa, non parla un cittadino. Parla lo Stato.

Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte
Giorgia Meloni in riunione a Palazzo Chigi con Guido Crosetto in videocollegamento (Ansa).

Da dove si è collegato il ministro? (Hotel, residenza privata, sede diplomatica). Quali canali tecnici sono stati utilizzati? Rete mobile locale, Wi-Fi, VPN istituzionale, sistemi cifrati, satcom. Esistono log e attestazioni tecniche (anche sintetiche senza dettagli operativi) che dimostrino l’uso di canali adeguati? Perché non effettuare il collegamento da una sede protetta (ad esempio il consolato), se la riunione aveva natura d’urgenza?

Il valico omanita: documenti, status, procedura

Il passaggio utilizzato da Crosetto per raggiungere l‘Oman e l’aeroporto di Muscat è il punto che, più di ogni altro, può chiarire se davvero si trattasse di viaggio “privato” o se si sia invece operato con strumenti e corsie ministeriali. Se il viaggio era realmente “personale”, allora il ministro dovrebbe essere entrato negli Emirati Arabi Uniti con passaporto ordinario. Ma se ha utilizzato un passaporto di servizio o diplomatico, allora l’ingresso è avvenuto in qualità titolare di una funzione pubblica, con conseguente attivazione di procedure e status. Non si possono tenere insieme le due cose: non si può dire «ero lì come privato» e allo stesso tempo operare con strumenti e prerogative da carica istituzionale. Dunque: Con quale documento è entrato negli Emirati? Con quale documento è uscito? Con quale documento ha attraversato il valico omanita? È stato accompagnato da personale d’ambasciata o da autorità locali?

Guido Crosetto a Dubai per motivi personali: le domande ancora aperte
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Gli eventuali incontri durante il soggiorno

Il ministro Crosetto durante la sua seppur breve permanenza negli Emirati, ha incontrato rappresentanti di istituzioni finanziarie, banche, private banker, fondi o advisory? Ha incontrato soggetti collegabili, direttamente o indirettamente, al perimetro della Difesa? (Industria, intermediari, consulenti…) Ha svolto incontri anche ad Abu Dhabi e, se sì, con chi e per quale ragione?

La questione “tariffa ospite” e il costo reale dell’operazione

Parlando del volo di rientro in Italia, Crosetto ha sostenuto di aver bonificato «il triplo» della tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato.   La polemica si è incollata ai numeri (1.500, 5.000 euro) e alla retorica del «pago io».

Ma la domanda che conta davvero è un’altra: qual è il costo reale di mobilitare un jet istituzionale su una missione dedicata? Il 31° Stormo – che gestisce il trasporto di Stato – ha in linea i Gulfstream VC-650A (G650ER). E per circa 13 ore complessive (andata-ritorno su una tratta come Muscat–Italia e rientro del velivolo), il costo operativo reale di un long-range business jet, a valori di mercato, non è né 1.500 né 5.000, na va tra i 95 mila e i 130 mila euro, a seconda di criteri di calcolo (ore di volo, equipaggio, pianificazione, supporto, stand-by, autorizzazioni, sicurezza). Resta un passaggio da spiegare: la tariffa ospite non è il costo della missione. E il bonifico “triplo” può essere un gesto politico, ma non risponde alla domanda sul costo reale dell’operazione.

La polemica serve a poco: occorrono risposte verificabili

Al ministro non si sta chiedendo nulla di straordinario. Si sta chiedendo la chiarezza che dovrebbe valere sempre, a maggior ragione per un ministro della Difesa che si muove in un contesto di crisi: le motivazioni precise del viaggio; la tracciabilità delle spese; l’eventuale coordinamento con l’ambasciata o il consolato, l’uso di canali protetti e verificabili, l’elenco degli incontri, il costo reale dell’operazione. E soprattutto una cosa: se il viaggio era “personale”, allora non può essere coperto da una nebbia di eccezioni, allusioni e risposte “a sentimento”. Perché se era così personale da non essere noto – a sentire alcune dichiarazioni – nemmeno ai vertici del coordinamento politico e diplomatico, allora il problema non è la polemica: è il metodo. Perché in gioco c’è la credibilità delle istituzioni. E la credibilità, in una fase di guerre e crisi, si regge su una cosa sola: risposte verificabili.