Lo scontrino‑alibi di Sempio torna sotto l’esame della procura di Pavia

AGI - Lo scontrino del parcheggio indicato da anni come l'alibi di Andrea Sempio, indagato per concorso nell'omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta della procura di Pavia, resta al centro delle attenzioni dei pm.

Secondo quanto riferito dal Tg1 nell'edizione delle 20, analizzando il traffico telefonico la sera precedente la mattina del delitto sarebbe emerso uno scambio di messaggi tra la mamma di Sempio e Antonio, vigile del fuoco a Vigevano, che potrebbe preludere a un successivo incontro. Sempre secondo il Tg, una simile eventualità, se confermata, potrebbe mettere in discussione l'alibi del giovane, sommandosi alla consulenza depositata in procura dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo e alla relazione dei Ris in cui verrebbero riscritte fasi e orario del delitto.

A Roma la festa del NO al referendum, “L’Italia che resiste”

AGI - La festa per la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia a Roma nasce come una manifestazione spontanea organizzata dalla Cgil a piazza Barberini, poi diventa un corteo che si dirige fino a piazza del Popolo al grido di "dimissioni" rivolto al governo da parte dei manifestanti. È l'inizio di "una nuova primavera", a difesa della Costituzione, per i diritti e contro tutte le guerre, scandisce più volte il segretario della Cgil Maurizio Landini dal palco improvvisato sul retro di un camion. Accanto a lui, quasi tutti i leader del centrosinistra: la segretaria Pd Elly Schlein, la guida dei 5 Stelle Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. E poi il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Prende il microfono anche il presidente ANPI Gianfranco Pagliarulo.

Alcune migliaia di persone si sono radunate in piazza Barberini dietro allo striscione 'Viva l'Italia che resiste ancora', citazione di Francesco De Gregori, tra loro soprattutto giovani e studenti. All'inizio una breve pioggia sembra voler scoraggiare i manifestanti "è la nuvola della Meloni" scherza qualcuno. La piazza è riempita da bandiere, musica, striscioni, abbracci e sorrisi. I 'cento passi' in ricordo di Peppino Impastato, 'Bella Ciao' nella versione dei Modena City Ramblers e 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi. Le canzoni scandite a ripetizione dal sound system.

 

 

Il messaggio di Landini: no alla guerra e domanda di cambiamento

"È una giornata bellissima, l'inizio di una nuova primavera. Ancora una volta il popolo italiano ha ribadito che la Costituzione non si tocca ma si applica. Questa giornata dice anche un'altra cosa: questo governo non rappresenta la maggioranza del Paese", rivendica Landini. Che poi lancia un messaggio all'esecutivo: "Il governo abbia l'umiltà di ascoltare questo voto, dice che i cittadini vogliono partecipare. E vogliono dire no alla guerra, sotto ogni forma e ogni mentita spoglia. Anziché un plebiscito per il governo è venuta forte una domanda di cambiamento". Per Landini: "Questa prova qui indica che questo governo non ha il consenso della maggioranza, non rappresenta la maggioranza di questo Paese".

Dimissioni e necessità di un'alternativa di governo

La parola più evocata tra i giovani in piazza è di "dimissioni". Militanti e dirigenti di partito parlano soprattutto della "necessità di costruire una alternativa di governo".

Giuseppe Conte: un voto politico e preavviso di sfratto

 

 

"È un voto politico, perché è nato come un referendum politico. Se dopo 4 anni di governo l'unica riforma significativa che presenti è questa per cambiare la Costituzione: gli italiani hanno detto no", argomenta l'ex premier Conte. Che sottolinea: "È stato un voto fortemente politico, di chi ha rivendicato che noi siamo in uno stato di diritto e dove la legge è uguale per tutti, anche a chi è al governo. Ora dobbiamo chiedere le dimissioni immediate di Delmastro". Il leader M5S avvisa: "questo è un preavviso di sfratto al governo".

Elly Schlein: vittoria dei giovani e maggioranza alternativa

Elly Schlein ringrazia i presenti, a partire dai più giovani: "Questa è la vostra vittoria. È la vittoria delle giovani generazioni, nonostante sia stato negato il diritto di voto per gli studenti fuori sede. È stata una mobilitazione a difesa della nostra Costituzione". E guarda alla coalizione di centrosinistra: "C'è già una maggioranza alternativa. Continueremo ad essere testardamente unitari per mandare a casa questo governo".

Roberto Gualtieri: festa della Costituzione e riforma bocciata

Per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri quella di oggi "è una festa della Costituzione, una vittoria importante. È stata bocciata una riforma sbagliata fatta anche con un metodo inaccettabile".

Il corteo si conclude in piazza del Popolo

Dopo il breve comizio, il corteo percorre veloce via Sistina per arrivare fino a Piazza del Popolo, dove sono stati accesi alcuni fuochi d'artificio.

 

 

Referendum, il Sì vince solo nelle regioni leghiste e il No sbanca nelle grandi città

Con un’affluenza che sfiora il 60 per cento (per l’esattezza 58,93), il voto sul referendum per la giustizia sancisce la vittoria del No con il 53,74 per cento secondo i dati del Viminale (con 61.523 sezioni scrutinate su 61.533). Il Sì si è fermato al 46,26 per cento.

Il sì avanti nelle Regioni a guida Lega

Le uniche tre regioni in cui il Sì ha ottenuto la maggioranza sono quelle guidate dalla Lega. In Lombardia il Sì ha ottenuto il 53,57 per cento dei voti, mentre in Veneto ha superato il 58 per cento (58,41). In Friuli Venezia-Giulia, infine, l’appoggio al testo del governo è arrivato al 54,47 per cento. Tra le regioni del Nord, Valle d’Aosta, Piemonte e Trentino Alto-Adige sono le uniche tre in cui ha vinto il No (in Trentino con pochissimo scarto (50,59 per cento contro il 49,41 del Sì).

Referendum, il Sì vince solo nelle regioni leghiste e il No sbanca nelle grandi città
Operazioni di voto (Ansa).

Nelle grandi città vince il No

Nelle grandi città è stato il No a vincere. Il boom è avvenuto a Torino, dove è volato al 64,76 per cento contro il 35,24 per cento del Sì. Anche a Milano ci sono molti punti di scarto, con il No al 58,33 per cento e il Sì al 41,67. Il capoluogo lombardo resta tuttavia la città che, tra le metropoli, registra il voto per il No più basso. A Roma, invece, il Sì si ferma sotto il 40 per cento mentre il No volta oltre il 60. Ancor più ampia la forbice a Genova (64,02 per cento No e 35,98 per cento sì), Firenze (66,57 per cento No e 33,43 per cento Sì) e Bologna (68,19 per cento No e 31,81 per cento Sì).

Referendum, il Sì vince solo nelle regioni leghiste e il No sbanca nelle grandi città
Festeggiamenti per la vittoria del No a Torino (Ansa).

Boom di No a Napoli

Il dato più alto in una grande città, però, il No l’ha registrato a Napoli. A scrutinio completato, il Sì non arriva neanche al 25 per cento (per l’esattezza 24,51) mentre il No sfonda la soglia del 75 per cento (75,49). A Palermo Sì al 31,06 per cento contro il 68,94 del No. A Bari il Sì si ferma al 37,2 mentre il No vola al 62,8 per cento.

Nordio bocciato nella sua Treviso

La città natale del ministro della Giustizia Carlo Nordio “boccia” la sua riforma sull’ordinamento giudiziario. A Treviso, infatti, il No ha vinto con il 50,39 per cento, pari a oltre 21 mila voti. Il risultato del capoluogo della Marca è in controtendenza rispetto al dato provinciale, dove il Sì è al 60,40 per cento, e a quello regionale veneto.

A trainare l’affluenza le rosse Emilia Romagna e Toscana

Le regioni dove si è votato di più sono Emilia Romagna e Toscana, con percentuali di affluenza superiori al 66 per cento.

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni

Da quando è al governo è la prima vera sconfitta di Giorgia Meloni, oltretutto netta, sull’unica vera riforma che il centrodestra ha messo fin qui in campo, quella della giustizia. Terreno bollente, naturalmente, perché i rapporti tra politica e magistratura sono ai minimi termini da più di 30 anni. E forse, col senno di poi, la questione è stata sottovalutata dalla stessa maggioranza, che poteva focalizzarsi su altro invece che affrontare subito l’Armageddon con le toghe. Partita oltretutto lasciata nelle mani di big che non si sono rivelati all’altezza del compito: il Guardasigilli Carlo Nordio, con le sue uscite improvvide, la sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. E proprio l’ultima vicenda di Delmastro – ex socio in affari con la figlia di un prestanome dei Senese – può aver contato non poco nella disfatta referendaria. Consultazione che, giusto per smentire i sondaggisti, ha avuto un’affluenza alta, molto più di tutte le ultime elezioni.

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Carlo Nordio con Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

La vittoria del No affossa anche Forza Italia

Il centrodestra, dunque, incassa una sconfitta pesante in quelle che rappresentano una sorta di elezioni di midterm. Sconfitta che peserà sulla lunga campagna elettorale per le Politiche che si aprirà già da domani. Ha perso innanzitutto Giorgia Meloni, che per tirar su i consensi e bloccare la rimonta del No (perché di rimonta si è trattato), nelle ultime tre settimane è stata costretta a metterci la faccia con interviste, una manifestazione pubblica, interventi sui social e pure andando ospite nel podcast di Fedez.

Ha perso tutta FdI, che ha sposato in blocco la riforma, dando pieno appoggio a Nordio. E ha perso Forza Italia, che ha voluto fortemente questa riforma nel solco della battaglia ventennale di Silvio Berlusconi contro la magistratura: e infatti Antonio Tajani ha tirato parecchio la carretta del Sì, oltre alle dichiarazioni di voto per il Sì di Pier Silvio e Marina Berlusconi.

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

La débâcle risulta un filo meno pesante per Matteo Salvini che, forse, capita l’antifona, non ha impegnato la Lega pancia a terra nella campagna elettorale, beccandosi le accuse di scarso impegno anche da parte degli alleati.

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Aria di dimissioni nella maggioranza?

Di sicuro ora Giorgia Meloni dovrà aprire una riflessione della maggioranza, perché la sconfitta al referendum rischia di essere un macigno che può trasformarsi in valanga tra un anno quando si tornerà al voto. E forse dovrebbe capire che alla fine certi atteggiamenti non sono più tollerati nemmeno tra i suoi elettori: il caso Delmastro, per l’appunto, ma anche i guai giudiziari di Daniela Santanché. Insomma, forse qualche dimissione sul tavolo la premier a questo punto dovrebbe pretenderla, invece di continuare a difendere a spada tratta, e non senza qualche imbarazzo, i suoi.

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni

Freno alla riforma del premierato e accelerata sulla legge elettorale

Detto questo, alla luce del risultato e delle percentuali finali, potrebbero esserci due conseguenze: l’abbandono della riforma del premierato, su cui potrebbe servire un referendum confermativo con tutti i rischi del caso (una sconfitta passi, ma due no) e il metter mano a una legge elettorale che favorisca il più possibile l’attuale maggioranza. Sulla sconfitta può aver pesato anche la politica estera: l’atteggiamento su Gaza, le distrazioni volute su Donald Trump e soprattutto la guerra in Iran, che ha fatto schizzare il costo della vita per gli italiani, a cominciare dal pieno di benzina. Insomma, se non ci sarà una sterzata anche in politica estera e su quella economica, il governo rischia di logorarsi per più di un anno arrivando alle urne spompato.

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump (Imagoeconomica).

Il centrosinistra esulta: Schlein vince su tutti i fronti

Il centrosinistra, invece, in questo momento può godere di qualche giorno di giubilo: la vittoria del No è soprattutto un successo per Elly Schlein e della sua idea di campo largo tanto fortemente inseguita, con il suo essere «testardamente unitaria». La segretaria dem esce rafforzata dalle urne anche all’interno del partito, mettendo a tacere (per ora) gli oppositori interni e i riformisti duri e puri capeggiati da Pina Picierno. Brindano naturalmente anche Giuseppe Conte e Avs (Fratoianni&Bonelli). Soddisfatto Matteo Renzi, che alla fine ha scelto di restare nel perimetro del centrosinistra (anche se in Italia Viva c’era libertà di voto).

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Ora si infiamma la sfida per la leadership del campo largo

Intanto però fa pensare il fatto che proprio a ridosso della vittoria, Conte abbia annunciato la sua apertura alle primarie del centrosinistra. Primarie aperte a tutti i cittadini, ha sottolineato il leader cinquestelle, e «non di apparato». Un modo per distogliere l’attenzione da Schlein? Probabile. Anche perché la scelta dei tempi in politica non è mai casuale e sicuramente la mossa è stata studiata a tavolino. Conte avrebbe proposto le primarie anche se avesse vinto il Sì? Probabilmente no. Insomma, da domani non si apre ufficialmente solo la lunga campagna elettorale che porterà il Paese alle urne, ma anche la battaglia per la leadership nel centrosinistra. Insomma, neanche qualche ora di relax per festeggiare che subito si ricomincia.  

Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Ansa).

Epatite A, 24 casi in provincia di Latina: attivata task force della Asl

AGI - Un incremento dei casi di Epatite A si è registrato negli ultimi giorni in provincia di Latina. Ad oggi, riferisce la Asl, le segnalazioni risultano complessivamente 24, distribuite nelle città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola, e Terracina. I pazienti ricoverati sono attualmente 6, tutti in condizioni stabili e in reparti ordinari.

La ASL di Latina ha immediatamente attivato tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del virus e tutelare la salute pubblica. È stata prontamente istituita una task force aziendale multidisciplinare, coordinata dalla Direzione Generale e composta dal Dipartimento di Prevenzione, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (Sisp), la Struttura di Igiene Alimenti di origine animale, nonché l'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, in costante coordinamento con il SeReSMI (Servizio Regionale per la sorveglianza delle malattie infettive) e l'Area Promozione Salute e Prevenzione della Regione Lazio.

Controlli e comunicazioni per la prevenzione

Tra le attività già realizzate rientrano la pianificazione e l'esecuzione di rigorosi controlli negli esercizi di ristorazione e in punti vendita della provincia pontina. L'Azienda, inoltre, ha inviato ai Comuni della provincia pontina e all'Ufficio scolastico provinciale di Latina comunicazioni dettagliate sulle misure di prevenzione e contenimento del virus da attuare.

Parallelamente, i Medici di medicina generale e i Pediatri di libera scelta, i primi ad avere il contatto con i pazienti, sono stati informati sulle buone prassi da diffondere ai cittadini sull'igienizzazione accurata delle mani e sul consumo di alimenti opportunamente lavati, evitando il consumo di cibo crudo o poco cotto.

Monitoraggio della filiera dei molluschi

È in fase di valutazione con la Regione Lazio l'attivazione un piano di monitoraggio straordinario degli allevamenti di molluschi del territorio per un ulteriore rafforzamento delle attività di controllo lungo l'intera filiera dei molluschi bivalvi.

La ASL di Latina continuerà a monitorare attentamente l'evoluzione della situazione, mantenendo attivi i canali di comunicazione e la cooperazione interistituzionale per l'attuazione di interventi strategici ed integrati di prevenzione, controllo ed informazione chiara e tempestiva ai cittadini.

La Repubblica, accordo raggiunto per la cessione di Gedi al Gruppo Antenna

Accordo raggiunto fra Exor e K Group, proprietaria del Gruppo Antenna, per la cessione del 100 per cento del capitale di Gedi. Lo si legge in una comunicazione interna a firma di Paolo Ceretti, presidente di Gedi, intercettata dal Sole 24 Ore. «Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100 per cento del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione», si legge nella nota che precede la riunione in assemblea dei cdr del gruppo. Il pacchetto ceduto comprende il quotidiano La Repubblica, i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital, m2o insieme a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.

Iran, Trump: «Con Teheran raggiunto un accordo su 15 punti»

Un «cambio di regime» è in corso in Iran. Lo ha annunciato Donald Trump parlando con la stampa a Mar-a-Lago. Il presidente Usa ha aggiunto che sono in corso colloqui con Teheran che non coinvolgono la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei – che Trump ha detto di non riconoscere – ma con persone definite «molto ragionevoli». «Sono molto rispettate», ha continuato, «forse una di loro sarà esattamente ciò che stiamo cercando». Se però i colloqui falliranno, ha avvertito il tycoon, «continueremo a bombardare». Trump ha anche accennato a «importanti punti di accordo», dopo aver posticipato di cinque giorni la minaccia di distruggere le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non consentirà il transito dallo Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha spiegato che il passaggio potrebbe essere controllato «in modo congiunto». Il presidente Usa ha precisato che l’accordo si articola in 15 punti. «Vogliamo l’uranio arricchito» della Repubblica islamica, ha aggiunto, che Teheran non riprenda il processo di arricchimento e non si doti di armi nucleari.

Parodi si è dimesso da presidente dell’Anm

Cesare Parodi si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati, che ricopriva da febbraio del 2025. La decisione del procuratore di Alessandria è arrivata «per motivi strettamente familiari e personali» e non ha a che fare con l’esito del referendum sulla riforma della giustizia.

È morto Leonid Radvinsky, proprietario di OnlyFans

È morto a soli 43 anni a causa di un tumore Leonid Radvinsky, proprietario del sito OnlyFans, piattaforma che negli ultimi anni ha rivoluzionato il mondo dell’intrattenimento per adulti. Imprenditore ucraino-americano, nel 2018 aveva acquisito Fenix International Limited, società madre di OnlyFans (fondato nel 2016 da Tim Stokely), ricoprendo da allora il ruolo di amministratore e azionista di maggioranza. Gestiva inoltre Leo, fondo di venture capital che aveva fondato nel 2009 e concentrato principalmente su investimenti in aziende tecnologiche. A gennaio Reuters ha riportato che OnlyFans stava valutando la vendita di una quota di maggioranza alla società di investimento Architect Capital, in un’operazione che valutava l’azienda circa 5,5 miliardi di dollari, inclusi i debiti.

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo

«Roma mi fa pensare a un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna», diceva James Joyce. Ma lo scrittore irlandese aveva torto, perché quelli che arrivano da lontano, dal profondo Nord Italia, come per esempio da Biella, giunti nella Città eterna annullano tutti i freni inibitori e si mettono a compiere, dal nulla, scivoloni inimmaginabili, errori madornali, sesquipedali (e qui il latino ci sta bene, dato che voleva dire “un piede e mezzo”). Un re delle assurdità è, a tutto tondo, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, giunto proprio da Biella, che nella Capitale “ne ha combinate di ogni”. Tutti si ricordano il caso di Capodanno del 2024 col “pistolero” compagno di partito Emanuele Pozzolo (nel frattempo passato con Roberto Vannacci), ma ora si parla soprattutto della volontà di Delmastro di trasformare la Polizia penitenziaria in un suo “braccio armato”, tanto da portare i sindacalisti, e pure la capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, a tavola nell’ormai famigerato (e noto alle cronache giudiziarie) ristorante situato nell’estrema periferia capitolina, quella “Bisteccheria d’Italia” che pure nel logo faceva il verso al partito di Giorgia Meloni (e della sorella Arianna), Fratelli d’Italia (e dove andava a mangiare anche il nuovo capo di Rai Sport Marco Lollobrigida, come testimoniano le foto sui social). “Roma Caroccia”, dice ora qualcuno che ama le canzoni di Antonello Venditti e ha trovato perfetto il cognome dei soci di Delmastro nel locale dedicato alla carne, quei Mauro e Miriam Caroccia indagati per intestazione fittizia di beni e riciclaggio, per coniare una nuova definizione per la Capitale. Insomma, da “Roma capoccia” a Roma Caroccia. Per la “macelleria messicana” c’è ancora tempo, ma restando in tema di carne qualcuno nel partito meloniano, dove sta montando imbarazzo e malcontento per l’ennesimo guaio di Delmastro, afferma che la classica “figura del pollo” adesso ha un nome e cognome…

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
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Mamma li turchi, ad Ankara c’è Urso

Già c’è stata l’esperienza tragicomica del ministro della Difesa Guido Crosetto, uno che mentre stava iniziando la guerra si trovava a Dubai e che per tornare in Italia ha pagato per tre il viaggio in aereo. Ora, con il procedere delle operazioni militari, ecco sbarcare in Turchia, ad Ankara, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: una missione ufficiale, «una visita di due giorni nel Paese», dove «incontrerà il proprio omologo, il ministro dell’Industria e della Tecnologia della Repubblica di Turchia, Mehmet Fatih Kacır». Urso interverrà alla sessione ministeriale del comitato “Science, Technology, Innovation, Industry, Investments”, e incontrerà anche «la comunità imprenditoriale italiana presente nel Paese, per approfondire le prospettive di investimento e le opportunità di collaborazione industriale». A pochi chilometri di distanza, i bombardamenti continueranno.

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Quello scherzo a Costanza Calabrese

Ormai è una vip: Costanza Calabrese, colonna di Mediaset, giornalista del Tg5, conduttrice di trasmissioni su Rete 4, figlia di “Pietruzzo“, indimenticato direttore del quotidiano Il Messaggero, nella serata di lunedì 23 marzo sarà protagonista, anzi vittima, di Scherzi a parte. È l’ultima trasmissione della serie, in onda su Canale 5, nello show condotto da Max Giusti. E Costanza Calabrese si trova in ottima compagnia, visto che sarà insieme a Sal Da Vinci, Simona Ventura, Elisa Di Francisca, Rosa Chemical, Alessia Marcuzzi e Gianluigi Nuzzi. Folle di amici e fan attendono con ansia la messa in onda della puntata…

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Costanza Calabrese (foto Imagoeconomica).

Ema Stokholma e Gualtieri per il co-housing

La strana coppia. Ema Stokholma e Roberto Gualtieri lottano insieme per il co-housing. A Roma il 30 marzo nell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone va in scena il “Festival del Co-Housing”, definito come il «primo grande evento pubblico italiano dedicato alle nuove forme di abitare condiviso per anziani: una giornata intera per lanciare ufficialmente un progetto di animazione civica e culturale. Tutto ruoterà intorno a una domanda: come si può continuare a vivere in modo autonomo, dignitoso e pieno di relazioni quando l’età avanza? Ecco così il sindaco di Roma Gualtieri, che apparirà anche nel cast di un cortometraggio sul tema della convivenza nelle città contemporanee, un video che dal 7 aprile sarà online e di pubblico dominio. I lavori saranno condotti per l’intera giornata da Michele La Ginestra e Arianna Ciampoli. Monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e già presidente della Pontificia Accademia per la Vita, porterà una riflessione sulla longevità come sfida spirituale e antropologica prima ancora che sociale. E poi Erri De Luca, Donatella Di Cesare, Barbara Ronchi, Luca Ward, Nicola Piovani, Luca Barbarossa, Ema Stokholma…

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Ema Stokholma (foto Imagoeconomica).