La guerra energerica è arrivata anche in Israele. L’Iran ha infatti lanciato un attacco contro la raffineria di petrolio del gruppo Bazan nella baia di Haifa, nel nord dello Stato ebraico. A seguito del raid, che sarebbe stato condotto con una bomba a grappolo, si sono registrate interruzioni di corrente in diverse zone di Haifa e della vicina Kiryat Haim. Non sono state segnalate vittime a seguito dell’attacco che, come ha spiegato la televisione di stato iraniana, è stata una rappresaglia per i missili di Israele contro il giacimento di gas di South Pars. Teheran aveva già colpito l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di gas naturale liquefatto al mondo, provocando un incendio. A seguito del raid, Donald Trump aveva affermato che Washington «non sapeva nulla» dei piani di Tel Aviv per colpire il sito iraniano, al pari di Doha.
Il ministro israeliano dell’Energia ha escluso danni significativi
«I danni alla rete elettrica nel nord sono localizzati e non significativi», ha dichiarato il ministro dell’Energia Eli Cohen: «La corrente verrà ripristinata entro breve tempo. Inoltre, il bombardamento non ha causato danni significativi alle infrastrutture dello Stato di Israele». Il ministero della Protezione Ambientale ha reso noto che, per timore della fuoriuscita di sostanze pericolose, presto giungerà sul posto il ministro Rami Rozen.
«Tocca all’Europa saper dire di no» alla guerra, all’instabilità, al moltiplicarsi delle crisi. Mentre i leader sono riuniti a Bruxelles per un vertice che ha all’ordine del giorno il conflitto in Iran e le ripercussioni sul prezzo dell’energia, Sergio Mattarella parla in Spagna, patria di quel Pedro Sanchez che per primo si è opposto senza mezzi termini ai bombardamenti israelo-americani su Teheran, e spiega che il no a questo attacco unilaterale segna un passaggio fondamentale per la sopravvivenza della Ue.
Sergio Mattarella con il re di Spagna all’Università di Salamanca (Imagoeconomica).
L’invito a non cedere alle sirene del sovranismo
Una sveglia del capo dello Stato, l’ennesima, ai capi di Stato e di governo europei troppo spesso lenti nel capire l’urgenza delle crisi. La linea è condivisa con Giorgia Meloni, che ha già chiarito che non intende far partecipare l’Italia a questa guerra. Ma le parole del Presidente della Repubblica sono ancora più nette e allargano il ragionamento a tutto l’impianto di politica internazionale italiana e comunitaria. Uno sprone a non farsi illudere dalle sirene del sovranismo che, portato alle estreme conseguenze, sta causando solo più crisi, più guerre, più problemi per l’economia. Mattarella tiene una lectio magistralis per la laurea honoris causa che gli viene consegnata dall’Università di Salamanca. Ad ascoltarlo re Felipe VI. Il discorso parte da lontano, da Machiavelli, da Cervantes, passa per Beccaria, Primo Levi, e arriva a ricordare come il Continente abbia già pagato troppo in termini di guerre fratricide. Le fondamenta della Ue, si dice certo, «non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea», siano essi nemici esterni o interni.
Il coraggio di non subire la legge di chi «appare più forte»
Mattarella difende anche l’Onu e i suoi tre valori fondamentali: divieto dell’uso della forza, eguaglianza tra gli Stati, diritti umani. Principi che non possono essere calpestati da un «nazionalismo esasperato» o da «un sovranismo privo di responsabilità». Perché a farne le spese sono necessariamente «i Paesi e i popoli più poveri e meno fortunati». Del resto per decenni i valori di democrazia, libertà, diritti sono stati condivisi con gli Usa, non siamo noi ad aver cambiato idea, non ancora. Per il Presidente poi non è vero che restare fedeli a questi principi marginalizza il nostro continente, anzi non subire la legge di chi «appare più forte» richiede «coraggio». Al contrario, «se perdessimo di vista i nostri obiettivi saremmo sconfitti». Citando Seneca, «per chi ignora in quale porto approdare non vi sono venti favorevoli»: i padri fondatori della Ue conoscevano il porto verso cui navigare, la speranza di Mattarella è che anche i leader riuniti oggi a Bruxelles non si facciano distrarre dalle tempeste e tengano la barra dritta.
Opposizioni all’attacco di Andrea Delmastro e Giorgia Meloni, dopo che sono venuti alla luce rapporti d’affari del sottosegretario alla Giustizia con un’esponente della famiglia di Mauro Carroccia, legato alla famiglia camorristica di Michele Senese. «Apprendiamo dalla stampa che Meloni sarebbe a conoscenza dei fatti addirittura da un mese. Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara, ma non dopo il referendum, la pretendiamo subito», ha detto Elly Schlein. «Delmastro, già condannato per aver rivelato informazioni coperte da segreto a Donzelli che le ha usate per attaccare le opposizioni in aula, non poteva non sapere chi fosse la 18enne scelta come amministratrice unica della società che stava fondando, società che a quanto pare non aveva nemmeno dichiarato come da obblighi di trasparenza», ha aggiunto la segretaria del Pd: «Meloni la smetta di difendere i suoi e cominci a difendere la dignità delle istituzioni e gli interessi italiani».
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Perché è scoppiato un altro caso-Delmastro
Delmastro, al pari di altri tre politici di Fratelli d’Italia (tra cui la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino), fino a poco tempo fa era socio di un ristorante romano assieme a Miriam Caroccia, figlia 18enne del “ras” della ristorazione Mauro, che era finito a processo per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, per aver ripulito i soldi dei Senese con i suoi locali. Delmastro, come gli altri, ha ceduto le sue quote della società Le 5 Forchette (con sede a Biella) dopo che la condanna a 4 anni nei confronti di Mauro Caroccia è diventata definitiva il 18 febbraio.
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).
Delmastro da Catanzaro respinge ancora le accuse
Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di «una situazione di gravità inaudita», evidenziando anche il fatto che Delmastro non ha comunicato alla Camera, come prevede la legge per ogni deputato, di possedere azioni di una società. I rappresentanti del Movimento 5 stelle nelle commissioni Antimafia hanno chiesto le dimissioni di Delmastro. Il diretto interessato, che già aveva respinto le accuse sottolineando di essere entrato in società «con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si è scoperto essere la figlia di», a margine di un incontro a Catanzaro sul referendum del 22 e 23 marzo, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda ha affermato che «la mafia è una montagna di merda».
Condannando con forza gli attacchi attribuiti a Teheran nel braccio di mare, Downing Street ha annunciato un piano a sei per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele. Oltre al Regno Unito, i Paesi che si sono dichiarati pronti a contribuire al piano sono l’Italia, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi e il Giappone.
Keir Starmer e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
La nota congiunta
«Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, nonché di conformarsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», si legge in una nota congiunta. «La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale». E poi: «Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire sulle persone in tutto il mondo, soprattutto sui più vulnerabili. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che si stanno adoperando nella pianificazione».
Araghchi: «Chi aiuta gli Usa sarà complice»
Durante una telefonata con l’omologo giapponese Toshimitsu Motegi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – riporta la Cnn – ha affermato che l’attuale situazione nello Stretto è stata causata da Stati Uniti e Israele e che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano lo renderebbe «complice dell’aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori».
Il corrispondente di Russia Today Steven Sweeney e il suo cameraman Ali Reda Sbeiti sono rimasti feriti in un attacco israeliano nel sud del Libano, vicino alla città costiera di Tiro, durante un collegamento in diretta in cui il giornalista stava parlando dei raid dell’IDF contro i siti di Hezbollah.
Impressionante il video di quanto accaduto, in cui si vede un missile cadere a pochi metri dalla postazione di Sweeney, con una forte esplosione: il giornalista era senza elmetto, ma indossa va il giubbotto antiproiettile con la scritta “Press”. Per fortuna l’incidente è stato archiviato senza gravi conseguenze per Sweeney e il cameraman, feriti solo in modo lieve.
Come previsto dagli analisti, la Bce ha mantenuto invariati i tassi, lasciando quello sui depositi al 2 per cento, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,40 per cento. Il comunicato introduttivo disegna però prospettive profondamente diverse per l’economia, rispetto alla riunione di gennaio, a causa del conflitto tra Israele-Usa e Iran: «La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia».
«Consiglio direttivo in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza»
La situazione non richiede però interventi immediati: «Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2 per cento, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati».
HSBC, uno dei più grandi gruppi bancari e finanziari al mondo, sta valutando drastici tagli del personale da effettuare nei prossimi anni. I cambiamenti potrebbero interessare fino a 20 mila dipendenti, ovvero il 10 per cento della forza lavoro. Lo riporta Bloomberg, spiegando che l’amministratore delegato Georges Elhedery intende puntare sull’intelligenza artificiale per ridurre i ruoli nei settori middle e back office, che non prevedono il contatto diretto con la clientela.
C’è un nuovo pentito nel processo Hydra sulla presunta alleanza tra esponenti di camorra, ‘ndrangheta e Cosa Nostra in Lombardia: Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso nella Regione per conto del clan dei Senese. Lo ha spiegato la pm Alessandra Cerreti depositando il suo verbale del 3 febbraio, oltre a quello dell’altro nuovo collaboratore di giustizia Bernardo Pace, morto suicida in carcere il 16 marzo. Il maxiprocesso con rito ordinario vede ben 45 imputati alla sbarra, tra cui proprio Amico.
Il maxiprocesso è stato aggiornato al 30 aprile
Tre pentiti avevano già parlato nelle indagini e nel filone del processo abbreviato, che ha portato a 62 condanne, con pene fino a 16 anni. Pace, che stava scontando 14 anni per associazione mafiosa, si è suicidato pochi giorni fa in cella a Torino, un mese dopo l’inizio della collaborazione con la giustizia. Sulle modalità della morte di Pace, che era malato, sono in corso indagini. Tra gli imputati del maxiprocesso, che è stato aggiornato al 30 aprile, ci sono anche Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro detenuto al 41 bis, Santo Crea, esponente di spicco della ‘ndrangheta, e Giancarlo Vestiti, luogotenente della Camorra.
Chi è il presunto boss Gioacchino Amico
Considerato un esponente di spicco del “consorzio mafioso” lombardo, Amico avrebbe raccontato ai pm degli interessi economici di Matteo Messina Denaro in Lombardia, svelando dettagli dei suoi rapporti con l’avvocato Antonio Messina, l’ultimo degli arrestati nell’articolata indagine seguita alla cattura del superlatitante, incontrato più volte al bar San Vito a Campobello di Mazara, a pochi metri da uno dei suoi nascondigli.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e la premier danese, Mette Frederiksen, hanno inviato una lettera ai vertici Ue riguardo ai possibili rischi per i flussi migratori derivati dai recenti sviluppi in Medio Oriente, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015. «Ciò non sarebbe solo una catastrofe umanitaria per le persone direttamente coinvolte, ma rischierebbe anche di incidere sulla sicurezza e sulla coesione della nostra Unione», si legge nella lettera secondo quanto riportato dall’Agi, che l’ha visionata. «Dobbiamo fornire immediatamente un sostegno sufficiente ai nostri partner e agli Stati ospitanti in Medio Oriente, poiché i rifugiati e i migranti dovrebbero, in generale, essere assistiti nei luoghi in cui si trovano. Possiamo aiutare più persone, in modo migliore e più efficiente, fornendo sostegno direttamente alle loro regioni di origine», continuano le due leader.
Giorgia Meloni e Mette Frederiksen (Ansa).
Per le due premier occorre rafforzare le frontiere Ue e esplorare meccanismi di emergenza
Meloni e Frederiksen hanno accolto con favore l’adozione, da parte della Commissione europea, del pacchetto umanitario da 458 milioni di euro in risposta alla crisi umanitaria. E sostengono con forza «la mobilitazione di tutti gli strumenti diplomatici e operativi per garantire che i bisogni siano soddisfatti, al fine di mitigare il rischio di ulteriori movimenti verso l’Ue». Allo stesso tempo, continua la missiva, «dobbiamo essere preparati e adottare le misure necessarie qualora la situazione evolvesse. Non possiamo permetterci di essere colti di sorpresa come in passato. Ciò significa rafforzare ulteriormente le nostre frontiere affinché tutti gli Stati membri siano adeguatamente attrezzati per garantire che l’Ue abbia il pieno controllo delle sue frontiere esterne». Di qui l’invito alla Commissione e alle agenzie Ue competenti ad assistere gli Stati membri in questo sforzo e ad essere pronte a fornire un supporto rapido su richiesta. «Incoraggiamo inoltre la Commissione a esplorare meccanismi che possano fungere da freno di emergenza, da attivare come forza maggiore in caso di improvvisi movimenti migratori su larga scala verso l’Unione. Lo dobbiamo ai cittadini europei e alle popolazioni colpite», conclude la lettera.
Per Lucia Borgonzoni, sottosegretaria al ministero della Cultura, si tratta dell’ennesimo ko, dopo essere già stata esautorata sul cinema. Stavolta è per la scelta della Capitale della Cultura 2028, che la commissione guidata da Davide Desario ha voluto assegnare alla città di Ancona. Nella sala intitolata a Giovanni Spadolini, in via del Collegio Romano, il ministro Alessandro Giuli ha aperto ufficialmente la busta consegnatagli dal direttore dell’agenzia AdnKronos (voluto dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano): davanti al pubblico dei sindaci che avevano candidato le loro città, e alla sottosegretaria che faceva il tifo per Forlì (è bolognese), Giuli prima ha scherzato, dicendo che «non canterò se no le muse mi inceneriscono, mi è andata bene con Vasco Rossi che non mi ha citato in giudizio» (un riferimento alla citazione di Albachiara intonata – si fa per dire – in occasione dell’annuncio di Alba Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2027). Poi ha reso solenne l’annuncio. Non è mancato il commento di Borgonzoni: «Complimenti anche alle altre città finaliste per l’elevata qualità dei progetti». Già, «le altre». Che poi pure Antonio Tajani ci è rimasto male, dato che territorialmente faceva il tifo per Anagni e l’area della Ciociaria. Comunque, il dossier di Ancona è stato ritenuto da tutti il più completo: ha citato Luigi Vanvitelli, architetto e pittore del ‘700, e proposto il porto come spazio culturale, artistico e sociale, oltre al coinvolgimento del parco del Conero. Non mancherà l’apporto del tre volte premio Oscar Dante Ferretti, scenografo di fama mondiale, storico collaboratore del regista Federico Fellini.
Lucia Borgonzoni, Alessandro Giuli, il sindaco di Ancona Davide Silvetti e Davide Desario (foto Imagoeconomica).
Il Messaggero, nominato il nuovo vicedirettore
Come anticipato da Lettera43, è stata ufficializzata dal quotidiano Il Messaggero la nomina a vicedirettore di Christian Martino, dal primo aprile 2026. Andrea Bassi è stato nominato caporedattore dell’economia.
Christian Martino (foto Imagoeconomica).
La Russa saluta i consulenti finanziari
La finanza piace a Ignazio La Russa. E così, in qualità di presidente del Senato, ha inviato un videomessaggio ai consulenti finanziari riuniti a Roma all’Auditorium Parco della Musica per “Consulentia 26’”, evento organizzato da Anasf, l’associazione nazionale della categoria che conta oltre 13 mila associati e gestisce un patrimonio di oltre mille miliardi di euro. Cosa ha detto ‘Gnazio ai consulenti? «Un’attività, la vostra, che riveste un significato particolare per chi, con fiducia, si rivolge a professionisti qualificati nell’ottica di una corretta politica del risparmio. Il complicato momento storico che stiamo vivendo su scala internazionale di certo non contribuisce a rendere stabile il vostro lavoro, ma è soprattutto nelle difficoltà e nei periodi di fibrillazione che si comprende come può diventare importante il consulente finanziario». Poteva bastare? Ovviamente no: «Competenza, formazione e aggiornamento costante risultano fondamentali per poter offrire una collaborazione reale, vera e importante a chi ha fiducia in voi».
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).
La democrazia di Giuliano Amato
Giuliano Amato parteciperà venerdì 20 marzo a “Libri Come 2026” a Roma, con un incontro incentrato sul tema della democrazia, nell’Auditorium Parco della Musica. Nello Spazio Risonanze l’ex presidente del Consiglio presenterà la riedizione del libro Democrazia e definizioni di Giovanni Sartori, assieme a Luca Verzichelli e con la moderazione di Alessandra Sardoni.
Giuliano Amato (Imagoeconomica).
Quel Patek di Mattarella
Un “Patek Philippe Golden Ellipse” al polso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un orologiaio di Torino, Michele Carlino, sui social ha informato su quale meraviglia della tecnica adorna il polso del capo dello Stato. «Un capolavoro di eleganza», senza dubbio, dalla forma a ellisse, che viene valutato secondo l’esperto «tra i 15 e i 25 mila euro». Ma sul mercato dell’usato si trova anche a prezzi più bassi.