Il presidente della Lazio, Claudio Lotito torna a parlare della ripartenza del campionato e indica la strada 'virtuosa' per chiudere la stagione degnamente: "Perché coinvolgere Inter e Atalanta distanziate da 8 e 14 punti? Io dalla Juve sto a un punto e l'ho già battuta due volte, più che i playoff è corretta una sfida secca per il titolo" Continua a leggere
Il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora ha confermato il ritorno alla normalità anche per lo sport: "La buona notizia è che c'è un ritorno alle attività, oggi individuali, domani di gruppo. Si ritornerà a giocare? Nulla è scontato, la situazione è in evoluzione. In alcuni Paesi il calcio è già finito, qui si sta cercando di fare di tutto. Ma al momento le garanzie date non sono ancora sufficienti" Continua a leggere
Jordan Veretout ha avuto parole di elogi e grande commozione nel ricordare Davide Astori, morto nel 2018 a 31 anni alla vigilia della gara contro l'Udinese. "Era una persona umile ed eccezionale. Faccio il possibile per assomigliare a lui, soprattutto umanamente", ha ammesso l'ex centrocampista oggi alla Roma. Continua a leggere
Daniel Osvaldo ha raccontato in un'intervista ai media argentini alcuni aneddoti della sua esperienza con la maglia della Roma, elogiando l'amicizia con Totti e De Rossi. Un grande rimpianto? La mancata convocazione al Mondiale 2014. "Pirlo mi mandò una foto nell’hotel del ritiro. Ho pianto, volevo morire". Continua a leggere
Una battuta di cattivo gusto. L'ha fatta Juan Cuadrado, calciatore della Juventus e della Colombia: ha tirato in ballo Adrien Rabiot in calce a un post che commemora Andrea Fortunato. "Ma sei tuuuu", ha scritto il sudamericano accostandone la somiglianza all'ex difensore morto il 25 aprile del 1995 a 23 anni. Continua a leggere
Solamente Juventus, Lazio e Genoa non avrebbero sottoscritto la lettera spedita dagli staff medici dei club di Serie A alla Commissione medico-scientifica sull'attuale protocollo. Perplessità di tutti i generi, dalla sanificazione ai tamponi, agli spostamenti. Ma soprattutto una domanda: in caso di positività quale sarà la procedura e, soprattutto, di chi la responsabilità? Continua a leggere
Dimitri, giocatore del Brescia e figlio di Pierpaolo Bisoli allenatore della Cremonese, si è messo a disposizione per portare a casa delle persone malate generi di prima necessità: "In Lombardia si muore ancora, questo gesto vale più di tutto. Ci riempie d'orgoglio e spero sia da esempio per chi può offrire il proprio aiuto a chi soffre o ha sofferto" Continua a leggere
Calciomercato Juventus, riflessioni in corso sulla possibilità di 'cambiare regia'. L'avventura di Pjanic in bianconero può essere arrivata all'epilogo: il bosniaco non si è espresso come nelle aspettative sotto la gestione di Maurizio Sarri. Per la prossima stagione tre nomi su tutti, con Tonali in cima alla lista davanti Jorginho e Arthur. Continua a leggere
I club si sono accordato sull'ex manager nominato con 12 voti a favore anche grazie al quorum più basso.
Paolo Dal Pino è il nuovo presidente della Lega Serie A. È stato eletto dall’assemblea dei venti club con 12 voti, uno in più della maggioranza semplice richiesta dopo due assemblee elettive andate a vuoto. Dal Pino aveva già sfiorato la nomina nella seconda assemblea elettiva, lo scorso 16 dicembre, raccogliendo nei tre scrutini 13 e 12 voti, fra cui quelli di Roma, Lazio, Milan e Genoa.
ELETTO GRAZIE ALL’ABBASSAMENTO DEL QUORUM
Con l’abbassamento del quorum questa volta 12 sono bastati per essere eletto. Una scheda è stata lasciata bianca e altri 7 voti sono andati a Gaetano Miccichè, che si era dimesso dalla presidenza della Lega il 19 novembre dopo l’inchiesta della Procura federale sulla sua elezione, e che è stato candidato poco prima del voto dal presidente del Torino Urbano Cairo.
UN PASSATO NELL’INDUSITRA DELLA COMUNICAZIONE
Milanese, classe 1962, Dal Pino ha iniziato la sua carriera di manager nel 1986 in Fininvest, ricoprendo poi ruoli di vertice fra editoria e telecomunicazioni, in Mondadori, Kataweb del gruppo Espresso, Telecom, Seat Pg, Pirelli e Wind.
I DUBBI DI MAROTTA SUL VOTO
La nomina di Dal Pino non ha però trovato l’intesa di tutti i club, come hanno dimostrato le parole dell’ad dell’Inter, Giuseppe Marotta, dopo l’elezione: «L’elezione», ha spiegato, «è avvenuta a mio giudizio in modo abbastanza improvvisato. Noi grandi contestavamo il metodo con cui si è arrivati all’elezione, non certo la persona, perché Dal Pino rappresenta un manager importante ma ci pareva giusto poterci confrontare con lui per ascoltare il suo programma. Non abbiamo condiviso questa scelta e abbiamo espresso il nostro voto». «L’elezione è stata un po’ risicata», ha continuato l’ex dirigente della Juve. «Noi abbiamo espresso il desiderio, l’esortazione di rinviare per avere un metodo elettivo migliore rispetto a quello che c’è stato, perché sembrava giusto che un candidato autorevole come Del Pino, a cui va sicuramente la massima considerazione per quello che rappresenta, si dovesse quantomeno presentare per esporre il suo programma. Siamo dispiaciuti da questo punto di vista ma fa parte della democrazia».
ABETE: «ORA SI TORNA ALLA NORMALITÀ»
Chi ha accolto con favore il voto è stato Giancarlo Abete, che ha chiuso il suo mandato da commissario ad acta: «L’obiettivo era ripristinare gli organi della Lega ed è stato raggiunto al primo colpo. È motivo di soddisfazione per la Lega, che riprende un percorso di normalità dopo le dimissioni di Micciché, e per la Figc che mi aveva dato il mandato». «Non ho parlato con Dal Pino», ha concluso, «ma penso che accetterà. Ha 15 giorni per accettare e rimuovere eventuali incompatibilità». «È emersa», ha detto ancora il presidente uscente, «una volontà condivisa di modificare il sistema elettorale nel prossimo periodo. Il fatto di non avere candidati, di non avere una valutazione della posizione e una verifica dell’eleggibilità preventiva e non successiva, determina problematiche». «Sia i club che i candidati», ha concluso, «si mettono sotto verifica degli organi di giustizia sportiva. È una perdita di potere contrattuale».
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Juventus-Lazio si gioca a Riad dopo il precedente con polemiche di Gedda. Ma l'indignazione (anche se ipocrita) della precedente edizione è svanita. Eppure l'Arabia è sempre lo stesso Paese che calpesta i diritti umani. La Lega Serie A tira dritto e pensa ai guadagni.
Lo stadio dell’Università Re Sa’ud è pronto. Domenica 22 dicembre 2019 alle 17.45 (ora italiana) Riad ospita la Supercoppa italiana, per la seconda volta consecutiva in Arabia Saudita dopo il precedente di Gedda. E se a fine 2018 la vigilia della partita tra Juventus e Milan fu accompagnata da una lunga serie di polemiche, stavolta Juventus e Lazio si apprestano a vivere la loro sfida nel silenzio generale. L’indignazione che nemmeno 12 mesi prima si era sollevata per la scelta di andare a giocare in uno dei Paesi che più calpesta i diritti umani sembra svanita nel nulla.
ATTIVISTE FEMMINISTE IN CARCERE
Eppure l’Arabia Saudita è sempre l’Arabia Saudita, in un anno non è cambiato poi granché. È vero, le donne ora possono viaggiare e guidare un’auto, ma continuano ad aver bisogno del permesso di un tutore maschio per sposarsi, andare a scuola e ottenere un passaporto. Intanto le attiviste femministe continuano a essere chiuse in carcere, dove le pratiche che violano i diritti umani continuano a essere perpetrate. Gli arresti arbitrari sono ancora all’ordine del giorno, come quello di Anas al-Mazrou, professore della stessa università che dà il nome allo stadio in cui si giocherà Juventus-Lazio, che nel marzo 2019 è finito in cella per aver parlato in pubblico a sostegno degli attivisti per i diritti delle donne detenute.
LA SCALA E QUEL CONTRATTO STRACCIATO
Sempre a marzo, sull’onda lunga dell’indignazione per quella Supercoppa a cui le donne avrebbero avuto accesso soltanto in un settore speciale riservato a loro, occupante il 15% dello stadio, il Teatro alla Scala stracciò il contratto che portava all’ingresso nel consiglio d’amministrazione della sua Fondazione del governo saudita. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala annunciò la rinuncia a 15 milioni di euro in tre anni e la restituzione dei 3 già versati come acconto dagli arabi alla Fondazione. La Lega Serie A, per giocare la Supercoppa a Riad, di milioni ne prende esattamente la metà, 7,5 per tre edizioni, 2,5 l’anno, ma non ha mai pensato di poter rinunciare a una cifra che in realtà non sposta poi di molto il bilancio complessivo dei club partecipanti (a cui va il 90% della somma) e del calcio italiano in generale (alla Lega resta appena il 10%, 750 mila euro).
POLITICA DI ESPORTAZIONE PER LA SERIE A
Nemmeno l’omicidio di Jamal Khashoggi, giornalista saudita per il Washington Post, fortemente critico nei confronti del governo di Re Salman, torturato e massacrato nella sede del consolato arabo a Istanbul nell’ottobre del 2018, riuscì a cambiare lo stato delle cose. D’altra parte la Serie A aveva già intrapreso da anni la sua politica di esportazione della Supercoppa, con nove edizioni giocate all’estero prima di quella del gennaio 2019, spesso in Paesi non proprio celebri per il rispetto dei diritti umani (oltre a due negli Stati Uniti, se ne sono giocate infatti tre in Cina, due in Qatar e una Libia nel 2002, quando il Paese era ancora sotto il governo di Gheddafi, i rapporti del rais con Silvio Berlusconi erano ben oltre la semplice cordialità, e il figlio di Mu’ammar, Saadi, era appena diventato azionista della Juventus. In quelle edizioni la Lega guadagnò ancora meno dei 7,5 milioni che prende dall’Arabia Saudita: lo fece, piuttosto, per provare a rendere più globale il prodotto calcio italiano, ma verosimilmente anche in quanto strumento di diplomazia e geopolitica internazionale.
Selfie con Ciro Immobile per i tifosi arabi. (Getty)
CONTINUIAMO A VENDERE ARMI AI SAUDITI
L’Italia che non vuole i sauditi alla Scala è la stessa che continua a vendere loro armi per la guerra contro lo Yemen, le bombe fabbricate in Sardegna dalla tedesca Rwm, ma non solo. Secondo la relazione annuale sulla vendita di armi verso paesi stranieri che il governo ha presentato in parlamento a giugno, solo nel 2018 l’Italia ha spedito a Riad 108 milioni di euro in armamenti. Il calcio, insomma, non è che lo specchio di un Paese ipocrita che continua a fare affari e siglare intese con uno Stato da cui a parole prende le distanze.
Il trofeo della Supercoppa a Riad. (Getty)
GERMANIA E FRANCIA HANNO REAGITO
Eppure una via diversa è possibile. L’ha indicata la Federcalcio tedesca nel decidere che la Germania non avrebbe più giocato amichevoli contro nazionali di Paesi in cui non vige la parità di genere. L’ha fatto, in parte, anche la Spagna, dove all’indignazione per un accordo della Liga del tutto analogo a quello concluso dalla Serie A (la Supercoppa di Spagna si gioca a Gedda per tre edizioni in un nuovo formato che prevede un quadrangolare) è seguita la netta presa di posizione della tivù di Stato, la Tve, che ha deciso di non trasmettere gli incontri sui suoi canali. La Figc, invece, si è limitata a invitare al Barbera di Palermo, per la partita tra Italia e Armenia del 18 novembre, una delegazione di donne iraniane, costrette ancora a forti limitazioni all’accesso agli stadi nel loro Paese.
L’ITALIA FATICA PURE CON L’ANTI-RAZZISMO
La Serie A, però, non cambia idea. E dopo essersi mossa goffamente e con estremo ritardo sul fronte della lotta al razzismo negli stadi, sembra del tutto sorda agli appelli per il rispetto dei diritti umani in Arabia Saudita. Con buona pace di Kashoggi, della parità di genere, del rispetto dei diritti umani. Che evidentemente contano meno di una manciata di milioni e dell’esportazione di un brand che persino Cristiano Ronaldo fa fatica a risollevare a livello globale.
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