Netflix ha annunciato la decisione di ritirarsi dall’acquisizione di Warner Bros. Discovery, dando di fatto via libera a Paramount Skydance che, in extremis, aveva fatto pervenire un’offerta da 111 miliardi di dollari. Ted Sarandos, ceo della piattaforma di streaming, aveva già fatto capire che la sua compagnia non avrebbe partecipato a un’asta, dopo aver siglato già a dicembre un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business, tra cui HBO e gli studi cinematografici. La proposta di Paramount riguarda invece l’intera società: l’operazione è destinata a creare un gruppo media capace di competere per dimensioni con The Walt Disney Company e NBCUniversal, controllata da Comcast.
Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount
La proposta di Paramount è stata sostenuta da Trump
Il cda di Warner Bros. Discovery ha comunicato di aver stabilito che l’offerta rappresenta una “superior proposal” rispetto al patto di fusione già esistente con Netflix, suggerendo ai soci di accettarla. Il pacchetto prevede una penale inversa da 7 miliardi di dollari nel caso in cui le autorità blocchino l’operazione. E il rilancio, che ha aumentato il prezzo d’acquisto a 31 dollari per azione, include peraltro anche il rimborso dei potenziali costi per annullare l’intesa raggiunta con Netflix. Che ha deciso di ritirarsi ben prima dei quattro giorni lavorativi concessi per decidere se rilanciare o uscire. La proposta di Paramount è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa.
Sono stati 9 milioni e 543 mila, pari al 60,6 per cento di share, i telespettatori che in media hanno seguito la terza serata del Festival di Sanremo 2026. Rispetto alla seconda serata, Carlo Conti ha dunque recuperato sia in teste (erano state 9 milioni e 53 mila) sia in percentuale (59,5 per cento). L’anno scorso, invece, la terza serata fu seguita da 10 milioni e 700 mila persone, pari al 59,8 per cento di share. Il conduttore può tirare un sospiro di sollievo, visto che si tratta del miglior share per una terza serata del festival costruito su cinque serate. Per trovarne uno migliore bisogna infatti risalire al 1990, con la conduzione di Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci, quando la terza serata ottenne il 64,59 per cento di share, ma la kermesse durava quattro serate.
AGI - Il cadavere di un uomo, con ferite da arma da taglio, è stato rinvenuto in appartamento nel quartiere di Rifredi, a Firenze. I carabinieri, intervenuti nella notte appena trascorsa assieme ai sanitari del 118, ipotizzano che possa trattarsi di un omicidio. Presso l'abitazione, situata in via Reginaldo Giuliani, sono presenti gli specialisti della scientifica dell'Arma dei carabinieri.
Fermate tre persone
Secondo indiscrezioni non confermate, tre persone sarebbero state fermate perché sospettate di essere coinvolte nella vicenda. Quanto al movente prenderebbe consistenza la pista di una spedizione punitiva legata allo spaccio di droga.
L'inseguimento
Secondo le prime ricostruzioni, tre giovani avrebbero inseguito un uomo alla stazione di Rifredi. L'uomo, cercando di sfuggire, si sarebbe rifugiato nell'appartamento di un amico in via Reginaldo Giuliani.
Il gruppo sarebbe poi riuscito a entrare nell'abitazione, dove si è verificata la tragedia: l'uomo ha colpito e ucciso uno dei giovani, ferendo altre due persone presenti nell'appartamento, trasportate successivamente al policlinico di Careggi. Dopo l'aggressione, l'uomo si sarebbe dato alla fuga.
Dopo l’esibizione della metà degli artisti in gara di martedì 25 febbraio, nel corso della terza serata del Festival di Sanremo sono saliti sul palco dell’Ariston gli altri big. Le esibizioni sono state votate dal pubblico a casa con il televoto e dalla giuria della radio. Ecco i primi cinque classificati, senza ordine di piazzamento: Arisa (Magica favola), Serena Brancale (Qui con me), Sayf (Tu mi piaci tanto), Luchè (Labirinto) e Sal Da Vinci (Per sempre sì). La quarta serata, quella di venerdì 27 febbraio, sarà dedicata alle cover e ai duetti. In questo caso voteranno tutte le giurie – pubblico; sala stampa, tv e web; giuria delle radio – ma il risultato servirà solo a decretare il vincitore di questa serata e non influenzerà la classifica dei brani inediti in gara. La competizione vera e propria riprenderà con la finale di sabato 28 febbraio.
Sanremo 2026 è il capolavoro assoluto dell’irrilevanza elevata a sistema. Un evento anagraficamente bipolare che oscilla tra il pannolino e la dentiera, dove si elegge un vincitore delle Nuove Proposte (Niccolò Filippucci, in un segmento gestito da un Gianluca Gazzoli ridotto a steward di lusso) e un attimo dopo si celebra Mogol, generando uno smarrimento collettivo che nemmeno un triplo gin tonic riuscirebbe a sedare.
Niccolò Filippucci vince le Nuove Proposte (Ansa).
E se si trattasse di un clamoroso autosabotaggio?
Ma il sospetto, giunti alla terza serata, è che la noia non sia un incidente di percorso, bensì un mandato preciso. E la prova si palesa quando scatta il nero pubblicitario. Lontano dagli obblighi del canone, Carlo Conti è un uomo libero: canta con il pubblico (seppure in playback), gigioneggia quasi con Laura Pausini. Poi si riaccende la spia della diretta e scatta la lobotomia ministeriale. Un fuoriclasse come lui, anche se democristiano, non può ignorare il vuoto pneumatico che porta in scena. E se eseguisse il più clamoroso degli autosabotaggi? Se questo fosse l’esito di una tirata d’orecchie da Palazzo Chigi, decisa a normalizzare l’Ariston dopo i fasti ingovernabili del passato? Una gestione di passaggio, in attesa del 2027, quasi blindata da Stefano De Martino affiancato dal manager dei Måneskin, Fabrizio Ferraguzzo, per riportare i discografici al centro del villaggio. «Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, una canzone piano piano: che fosse tutto apparecchiato?».
Irina Shayk, Laura Pausini, Carlo Conti e Ubaldo Pantani (Ansa).
Momenti top: l’ossigeno di Pantani-Lapo e lo stile di Mogol
Tornando ai fatti, i momenti top sono stati talmente rari da sembrare allucinazioni collettive. Ubaldo Pantani, nei panni di un Lapo Elkann vestito da bandiera italiana, è stato l’unico a portare una ventata di ossigeno satirico. Tra una battuta su «Rai 9 che fa parte del grande bouquet Sky» e la pietà per un Max Pezzali confinato sulla nave senza il permesso di attraccare, Lapo-Pantani ha ricordato all’Ariston cos’è l’ironia.
Ubaldo Pantani- Lapo (Ansa).Carlo Conti, Ubaldo Pantani e Laura Pausini (Ansa).
Anche Mogol, premio alla carriera della città di Sanremo, con 1.776 canzoni depositate (due scritte probabilmente mentre cercava il microfono), ha dato una lezione di stile: il suo amore per la moglie, sopravvissuto a 523 milioni di dischi venduti, è stato il momento più romantico. Peccato che Conti non abbia nemmeno pensato di chiedergli il titolo del brano dedicatole, troppo occupato a non fare nulla.
Mogol riceve da Carlo Conti il premio Città di Sanremo (Ansa).
Fronte top: il soprammobile Irina Shayk
Sul fronte flop, la co-cò Irina Shayk ha ridefinito il concetto stesso di soprammobile: un «render eccezionale», come direbbe Lapo, che ha pronunciato tre frasi in croce con l’entusiasmo di chi sta aspettando il bonifico per scappare.
Irina Shayk (Ansa).
Poi, il delirio sociale. In cinque minuti si è passati dagli slogan contro la violenza sulle donne alla terribile vicenda di Paolo Sarullo. Il ragazzo, vittima di violenza giovanile, che ha regalato un sussulto di grande dignità, gridando un «non si molla un cazzo». Espressione colorita che avrà costretto l’Abbronzatissimo a confessarsi all’istante con tre atti di dolore immediati.
Il collegamento con Paolo Sarullo (Ansa).
Neanche il tempo di processare la violenza che è scattato l’oratorio, con Laura Pausini e il Piccolo coro dell’Antoniano impegnati in Heal the world di Michael Jackson, contro le guerre, tutte.
Bel momento sì, ma seguito senza soluzione di continuità (né di logica) dalle Tagliatelle di nonna Pina e dal Coccodrillo come fa. Un cortocircuito che ci ha fatto rimpiangere persino le markette di Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, venuti a promuovere un film con uno sketch di una tristezza siderale.
Il duetto di Eros e Alicia Keys rovinato dai problemi tecnici
Infine, il super-ospite: Eros Ramazzotti, sul palco per celebrare i 40 anni di Adesso tu, ha trovato un conduttore totalmente smarrito sulle date (quasi non sapesse perché lo aveva invitato).
Ma il duetto con Alicia Keys (lei che canta in italiano, ricordando le sue origini) su L’Aurora è finito nel caos: problema tecnico, esecuzione strozzata e pubblicità lanciata con la fretta di chi deve nascondere un cadavere. Chi scrive ha sinceramente sperato che dietro le quinte volassero pizze in faccia tra Eros e gli altri per la figuraccia internazionale. Se fossero finiti con almeno un occhio “ammarrato”, avremmo finalmente avuto una notizia da darvi, un brivido di vita in mezzo a tanto nulla di fatto.
Ma siccome siamo pur sempre al Festival delle canzonette, tocca fare i conti con la seconda tornata dei 15 big rimasti in trincea. Ecco le nostre pagelle.
Le pagelle della terza serata
Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta – Voto 6,5. Hanno la spensieratezza di chi ha rubato la gioia a Romina e Al Bano, ma senza il panino con il salame. Giudizio: Hipster nell’anima e incompresi dalla classifica.
Leo Gassman, Naturale – Voto 4. Un pezzo così spaventoso che nemmeno il cognome importante riesce a rendere commestibile. Giudizio: Di naturale qui c’è solo il calo di zuccheri dello spettatore dopo i primi 30 secondi di tortura uditiva.
Malika Ayane, Animali notturni – Voto 6. Si traveste da Dirotta su Cuba per una serata nel dancefloor: sempre vocalmente sopra la media. Giudizio: Raffinata come un aperitivo a bordo piscina, peccato che intorno ci sia solo la nebbia di un Festival che non rischia.
Sal Da Vinci, Per sempre sì – Voto 7. Trasforma il palco in una sala ricevimenti per matrimoni, con tanto di fede al dito e benedizione social di Luca Ward. Giudizio: Massimo Ranieri deve avergli venduto l’anima. Irresistibile, eccessivo e terribilmente virale.
Raf, Ora e per sempre – Voto 5. Sbaglia l’anno della canzone, riproponendo una Polaroid sbiadita. Giudizio: Canta che il tempo alla moglie sta una meraviglia, ma a 66 anni portati da Dio l’unica cosa degna di nota è la sua skincare mattutina.
Tredici Pietro, Uomo che cade – Voto 4. Il ragazzo è simpatico, ma ha la gola così arida che a metà strofa il voto precipita nel baratro dell’insufficienza insieme a lui. Giudizio: Qualcuno lanci una bottiglietta d’acqua al figlio di Morandi.
Francesco Renga, Il meglio di me – Voto 5. Possiede una voce d’acciaio ma non indovina un brano decente da quando i cellulari pesavano un quintale. Giudizio: Altra capsula del tempo passato.
Eddie Brock, Avvoltoi – Voto 3. Eddie Sbrok: un brano virale alle spalle non basta a reggere il peso di un palco che non perdona. Giudizio: Se per contratto non può prendere tre note consecutive, è l’unico in gara che sta rispettando i patti alla lettera.
Serena Brancale, Qui con me – Voto 6. Pugni chiusi e occhi al cielo per la madre scomparsa: bravissima, per carità, ma quanto vecchiume. Giudizio: Perfetta per l’oratorio democristiano di Conti, meno per noi.
Samurai Jay, Ossessione – Voto 3. Confuso e smarrito, non lo salva nemmeno il cameo di una Belén Rodríguez decisamente fuori sincrono. Giudizio: Più che un’ossessione è una penitenza.
Arisa, Magica favola – Voto 6. Un’ugola celestiale sprecata per una sceneggiatura Disney che starebbe bene in un sequel low-budget della Bella e la bestia. Giudizio: Arisa canta la favola, noi però siamo svegli e vorremmo un finale decisamente meno zuccheroso.
Michele Bravi, Prima o poi – Voto 6+. Qualche stecca da emozione sporca un brano decisamente buono. Giudizio: Se fosse stato scritto per Tiziano Ferro, avrebbe vinto.
Luchè, Labirinto – Voto 4,5. Il re del rap, per il canone Rai, finisce per perdersi in un vicolo cieco. Giudizio: Quando vuol fare come tutti, non convince.
Mara Sattei, Le cose che non sai di me – Voto 4,5. Il fratellino Thasup le confeziona un pacco regalo che sa di noia ritornata direttamente dal 1996. Giudizio: A metà brano ti ritrovi a controllare la scadenza dello yogurt in frigo per trovare un minimo brivido di vita.
Sayf, Tu mi piaci tanto – Voto 7,5. Parte con la frizione bruciata ma recupera in salita con un ritornello che mescola Ghali, Gazzè e impegno sociale. Giudizio: Ci piace tanto.
La classifica provvisoria
Ed ecco il colpo di coda di questa terza notte di tregenda, con la classifica provvisoria: Sal Da Vinci, Sayf, Arisa, Serena Brancale e Luchè si accomodano in top 5. Ma non cantate vittoria: venerdì sera il circo si sposta sul terreno accidentato delle cover e dei duetti.
I Verdi britannici hanno stravinto le elezioni suppletive nel seggio di Gorton&Denton, nella zona di Manchester, strappando una storica roccaforte rossa ai Laburisti, che sono arrivati solo terzi dietro persino al partito di Nigel Farage. I Verdi hanno ottenuto quasi 15 mila voti, contro i 10.500 dei faragisti, mentre il Labour è rimasto sotto i 10 mila. Un risultato che potrebbe cambiare le carte in tavola e ridisegnare la geografia politica britannica, perché dimostra come il partito ecologista sia ritenuto un’alternativa credibile a sinistra e quanto accaduto a Manchester potrebbe ripetersi su vasta scala alle amministrative di maggio, specialmente a Londra. Il Labour, dunque, diventa un partito quasi minoritario in una gara a cinque, che vede il campo progressista diviso fra Verdi, laburisti e liberaldemocratici e la destra con Farage e i conservatori. Per il premier Starmer, già destabilizzato dallo scandalo Epstein-Mandelson, potrebbe essere una sconfitta definitiva, con i suoi avversari nel partito che potrebbero muoversi contro di lui già nei prossimi giorni.
Un altro collegio laburista era stato strappato da Reform Uk
Non è il primo caso di feudo che viene strappato ai laburisti dagli avversari. A inizio maggio 2025, nell’elezione suppletiva di Runcorn & Helsby, era stato Reform Uk di Farage a vincere in un collegio rosso. In quel caso i parlamentari laburisti avevano dato la colpa a Starmer, accusandolo di non essersi impegnato a sufficienza durante la campagna elettorale.
AGI - È stata revocata la concessione demaniale marittima alla società Italo Belga per la gestione della spiaggia di Mondello, una delle più belle e simboliche della Sicilia, al centro di una battaglia politico-giudiziaria avviata dal deputato regionale Ismaele la Vardera e che aveva fatto emergere infiltrazioni mafiose nei lidi palermitani.
"L'assessorato regionale del Territorio e dell'ambiente - si legge in una nota della Regione - comunica che, con decreto firmato dal direttore generale del dipartimento Ambiente Calogero Beringheli, ha ritenuto insufficienti le controdeduzioni presentate dalla società Mondello Immobiliare Italo Belga e pertanto ha deciso di adottare un provvedimento di decadenza della concessione demaniale marittima per gravi violazioni e per inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione stessa".
AGI - Una lite per la compravendita di oro, poi degenerata in un omicidio. Si spiegherebbe così la morte del 55enne Francesco Lassi, agente di commercioucciso con due coltellate al petto ieri pomeriggio a Livorno nello studio di un commercialista, in via Grande al civico 110. Per l'omicidio è stato arrestato, Luigi Amirante, 47 anni, ex collaboratore di giustizia con precedenti per traffico internazionale di droga. Amirante, che aveva agito con il volto travisato e si era dato alla fuga, era stato fermato poco dopo il delitto nell'area del porto dagli agenti del commissariato di polizia di via Fiume. Decisive anche le dicharazioni di alcuni testimoni.
Questa mattina è stato il procuratore di Livorno, Maurizio Agnello, a definire meglio, in una conferenza stampa, i contorni di questa vicenda: "L'omicida ha avuto una discussione con la vittima legata a una compravendita di oro che pare che l'indagato dovesse cedere alla vittima. Per motivi che ancora dobbiamo ancora accertare e chiarire, c'è stata una violentissima lite al termine della quale l'indagato ha accoltellato a morte la vittima".
Dallo studio del commercialista ieri era partita la richiesta di soccorsi, e un'ambulanza del 118 aveva raggiunto in poco tempo l'edificio nel centro storico di Livorno. Ma i tentativi di rianimare la vittima si sono rivelati presto inutili.
AGI - La procura di Roma ha notificato l'avviso di conclusione indagini al capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, nell'ambito dell'inchiesta sul caso Almasri. A renderlo noto è la stessa funzionaria del dicastero di via Arenula con una nota: "Appena notificato per il tramite del mio legale avviso di conclusioni delle indagini preliminari da parte della procura di Roma. Assolutamente serena, e senza condizionamenti - scrive Bartolozzi - continuerò a lavorare con senso di responsabilità".
Bartolozzi era stata iscritta nel registro degli indagati alcuni mesi fa per il reato all'articolo 371 bis del codice penale, ovvero 'false informazioni al pm'.
La fiducia del ministro Nordio
Solidarietà e massima fiducia sono state espresse dal Guardasigilli Carlo Nordio. "Avuta notizia dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della dottoressa Bartolozzi, esprimo ancora una volta la mia massima e incondizionata fiducia sull'operato della medesima e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso", ha dichiarato il ministro della Giustizia che ha aggiunto: "Naturalmente il mio Capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma".
Le accuse ai ministri
Il 9 ottobre scorso, Montecitorio aveva negato l’autorizzazione a procedere, richiesta dal Tribunale dei Ministri, per lo stesso Nordio, per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Un ‘no’ a procedere di fatto scontato dopo che il centrodestra, compatto, aveva blindato i vertici di governo lo scorso 30 settembre, bocciando la richiesta alla Giunta per le autorizzazioni della Camera. A carico di Nordio, stando a quanto era emerso dagli atti del tribunale dei Ministri, le accuse formulate erano quelle di omissione di atti d'ufficio e favoreggiamento. Quest'ultimo reato era stato contestato, in concorso con il ministro della Giustizia, anche a Piantedosi e Mantovano. Il ministro dell'Interno e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio erano stati accusati anche di peculato in concorso.
Il caso Almasri: arresto e rilascio
Njeem Osama Elmasry Habish, capo della polizia giudiziaria libica conosciuto come 'Almasri', era stato arrestato il 19 gennaio di un anno fa a Torino su mandato di arresto della Corte penale internazionale che gli contestava il reato di crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi dal 15 febbraio 2015 nella prigione di Mitiga. Rilasciato dopo due giorni per presunte irregolarità procedurale dalla Corte di Appello di Roma, Almasri era stato subito riportato a Tripoli a bordo di un aereo noleggiato dallo Stato italiano.
Nuovo arresto per Almasri in Libia
Il 6 novembre scorso ad ordinare il suo arresto era stata invece la procura generale libica. Almasri era stato rinviato a giudizio per avere torturato migranti e provocato la morte di uno di loro.
Hillary Clinton, nella sua dichiarazione iniziale nella testimonianza alla Commissione di vigilanza a New York, ha affermato di non aver mai incontrato Jeffrey Epstein e di non aver avuto idea dei crimini del finanziere, che invece il marito Bill frequentava. «Non sono mai salito sul suo aereo, né ho mai messo piede nella sua casa», ha aggiunto l’ex first lady, dicendosi «inorridita» da quanto fatto da Epstein, «come qualsiasi persona normale».
L’attacco di Clinton alla stessa Commissione di vigilanza
Clinton è poi andata oltre. «Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile», ha affermato nella sua deposizione. «Una Commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi», ha inoltre aggiunto: «Chiederebbe a Marco Rubio e Pam Bondi di spiegare perché hanno abbandonato le vittime. E invece ha costretto me a testimoniare».