Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria

Musi lunghi. Silenzi. Porte sbattute. Qualche telefonata “calda” tra Sanremo e Via Asiago. E Carlo Conti che, si dice, non voglia sentire nessuno e parli unicamente con Giampaolo Rossi e Stefano Coletta. Questa è la situazione in Rai dopo le prime due serate del Festival, con gli ascolti parecchio in calo rispetto alle prime due dell’edizione 2025.

Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria
Carlo Conti e Laura Pausini (Ansa).

Dopo il calo delle prime due serate è scattato l’allarme rosso

In particolare, nella serata di martedì la kermesse canora ha raggiunto 9 milioni e 600 mila telespettatori pari al 58 per cento di share, mentre l’anno scorso al debutto si erano registrati 12,6 milioni di telespettatori con il 65,3 per cento di share. Ben sette punti in meno. La serata di mercoledì ha raggiunto 9 milioni e 53 mila telespettatori pari al 59,5 per cento contro gli 11 milioni e 800 mila pari al 64,6 per cento di share della passata edizione, quasi cinque punti in meno. E in Rai è scattato l’allarme rosso, perché l’amministratore delegato in questo momento di problemi ne ha da vendere e una sbandata su Sanremo proprio non ci voleva. Ma del resto era prevedibile: con un Festival edulcorato, sterilizzato da ogni possibile polemica, senza comici e personaggi di peso, senza una vera idea di spettacolo, il risultato, come molti critici stanno facendo notare, è una kermesse noiosissima. Non accade nulla e per uno show televisivo non c’è niente di peggio.

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Carlo Conti (Ansa).

Nel mirino sono finiti Di Liberatore e Stefano Coletta

Sul banco degli imputati è finito soprattutto il direttore del prime time Williams Di Liberatore, fortemente voluto in quel ruolo dalla Lega e da Antonio Marano. Ma nel mirino c’è pure il direttore del coordinamento generi, Stefano Coletta, cui Rossi, che non si fida di Di Liberatore, aveva affidato il compito di supervisione sulla kermesse.

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Stefano Coletta (Imagoeconomica).

«Festival in ottima salute, con numeri importanti. Mercoledì sera è stato registrato il quarto miglior risultato dal 1995 a oggi. Possiamo essere soddisfatti anche dal punto di vista editoriale perché la serata è stata piena di momenti di grande spettacolo», ha affermato Di Liberatore in conferenza stampa, parole che a molti sono sembrate quasi una barzelletta. Insomma, il Festival super democristiano voluto da Carlo Conti non scalda i cuori e nemmeno il pubblico. Mentre lui, il conduttore e direttore artistico, è riuscito a spedire la palla in tribuna pure sul referendum. «Se voterò? Non lo so…», ha risposto a precisa domanda sul tema. Vabbè.

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Williams Di Liberatore e Carlo Conti (Ansa).

Un guaio per la raccolta pubblicitaria

C’è però uno spettro che si aggira sulla testa di Rossi. Quest’anno la raccolta pubblicitaria si è aggirata sui 70 milioni di euro, un vero record, una cifra mai raggiunta, contro i 65 milioni dello scorso anno, anche grazie a un aumento dell’8 per cento del costo degli spot. Per esempio, un’inserzione pubblicitaria nel prime time (dalle 21 alle 23.30) può arrivare a costare fino a 4.900 euro al secondo. Per una telepromozione all’interno dello show si possono raggiungere addirittura i 2 milioni. Il problema, però, è che Rai Pubblicità ha venduto gli spot dell’edizione 2026 con un listino prezzi plasmato sui dati di share del 2025. Ma se si scende sotto una certa soglia, la Rai è costretta a restituire una parte dei soldi incassati. Qui, poiché trattasi di temi sensibili e coperti dal segreto industriale, non sono noti numeri ufficiali, ma si può ipotizzare verosimilmente che, se lo share è inferiore di almeno cinque punti rispetto alle previsioni, la tv pubblica si veda costretta a risarcire gli inserzionisti di un 20-30 per cento. Una restituzione sotto forma di spot gratuiti sui canali di mamma Rai nella medesima fascia oraria, quindi in prime time. Una batosta in fatto di mancati introiti. È questo il tema che non sta facendo dormire sonni tranquilli a Giampaolo Rossi e all’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Luca Poggi. Che, se si continua con questo andazzo, non solo nei prossimi mesi sarà costretto a risarcire gli inserzionisti, ma per l’edizione del 2027 dovrà rivedere al ribasso i listini degli spot all’interno delle serate del Festival. 

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Luca Poggi (Imagoeconomica).

Negoziati Usa-Iran sul nucleare, le richieste di Washington

È iniziato a Ginevra il terzo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sul nucleare, mediati dall’Oman, probabilmente ultimo tentativo diplomatico per evitare un attacco Usa alla Repubblica Islamica. Il nodo resta la questione sul programma nucleare di Teheran, che il regime degli ayatollah intende portare avanti sostenendo abbia solo scopi civili.

Le richieste dei negoziatori Kushner e Witkoff

Axios riporta che i negoziatori americani Jared Kushner e Steve Witkoff si sono presentati ai colloqui in Svizzera chiedendo all’Iran sottoscrivere un accordo sul nucleare di durata illimitata, che preveda la rinuncia da parte di Teheran alle sue circa 10 tonnellate di uranio arricchito. Il Wall Street Journal aggiunge che tra le condizioni poste da Kushner e Witkoff ci sia lo smantellamento dei tre siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan.

Le possibili concessioni americane sull’uranio

L’Iran, come detto, vorrebbe mantenere il diritto ad arricchire l’uranio: gli Stati Uniti potrebbero concedere qualcosa in tal senso, a patto che Teheran dimostri in modo convincente di non perseguire in alcun modo la costruzione dell’atomica. In particolare gli Usa potrebbero proporre un allentamento delle sanzioni che stanno stritolando l’economia della Repubblica Islamica, se l’Iran accettasse di limitarsi a un arricchimento molto basso dell’uranio e solo per scopi sanitari. Sul tavolo anche programma missilistico iraniano, su cui il regime continua a fare muro.

Byd lancia lo spot DM-i Super Hybrid: l’evoluzione dell’ibrido è già realtà

Byd, leader mondiale nella mobilità a nuova energia, ha presentato il nuovo spot dedicato alla tecnologia DM-i Super Hybrid. Una comunicazione diretta, distintiva e fuori dagli schemi, perfettamente in linea con il posizionamento del brand e con una visione orientata all’innovazione tecnologica. Lo spot nasce come una creatività tailor made, sviluppata in occasione della settimana di Sanremo. L’obiettivo è coinvolgere l’audience attraverso una storia che va oltre il mondo automotive, raccontando l’evoluzione della tecnologia attraverso lo sguardo di Byd.

Come la tecnologia DM-i Super Hybrid ridefinisce il concetto di ibrido plug-in

Il concept creativo è chiaro: ogni specie ha la sua evoluzione. Lo spot si apre in un museo della tecnologia, dove oggetti che hanno segnato un’epoca – dal floppy disk all’autoradio estraibile, fino alla televisione a tubo catodico – sono esposti come reperti ormai superati. Tra questi compare anche il motore plug-in tradizionale, presentato come una tecnologia destinata a lasciare il passo alla nuova era Super Hybrid Dual Mode Intelligent di Byd. Il messaggio è netto: l’innovazione non si ferma e ciò che ieri rappresentava un progresso, oggi può essere superato.

Con il DM-i, Byd dichiara l’inizio di una nuova fase per l’elettrificazione. Protagonista è la tecnologia DM-i Super Hybrid, sistema proprietario che ridefinisce il concetto di ibrido plug-in. Non un semplice ibrido alla spina, ma un’architettura avanzata capace di garantire trazione elettrica costante e un’esperienza di guida molto vicina a quella di un veicolo 100 per cento elettrico. Diversamente dagli ibridi plug-in tradizionali, con la tecnologia Super Hybrid Dual Mode Intelligent la batteria non va mai a zero anche in assenza di ricarica tramite spina. Il motore termico interviene principalmente come generatore o in caso di richiesta di potenza elevata, consentendo nella quotidianità di viaggiare prevalentemente in elettrico, senza ansia da ricarica e con un’autonomia complessiva superiore ai 1.500 km nel caso di Seal 6 DM-i.

Il new entry Atto 2 DM-i

La tecnologia DM-i rappresenta di fatto “due auto in una”, dove i vantaggi della mobilità elettrica per l’utilizzo urbano e quotidiano si uniscono alla libertà e alla flessibilità del motore termico per le lunghe percorrenze. Un posizionamento che intercetta un pubblico ampio e trasversale, offrendo una soluzione concreta a chi desidera elettrificare la propria mobilità senza compromessi. La gamma DM-i di Byd in Italia si è recentemente ampliata con l’arrivo di Atto 2 DM-i, suv compatto che ha già registrato 8 mila ordini prima del lancio ufficiale. L’offerta include poi Seal U DM-i, che ha già superato il milione di unità vendute a livello globale, e Seal 6 DM-i. Quest’ultima, secondo modello Super Hybrid lanciato da Byd in Europa, rappresenta un benchmark per efficienza e autonomia.

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate

La prima ministra danese Mette Frederiksen, leader dei Socialdemocratici che dal 2022 guida un governo di coalizione, ha indetto elezioni anticipate. Si terranno il 24 marzo: il termine della legislatura è tra meno di un anno e il voto era previsto entro il 31 ottobre. La decisione di anticipare le elezioni è dovuta all’aumento di popolarità che Frederiksen e il suo partito hanno riscosso – almeno nei sondaggi – per il modo deciso in cui sono state gestite le rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca.

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate
Mette Frederiksen a Nuuk assieme al premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen (Ansa).

La risalita dei Socialdemocratici dopo la disfatta a Copenaghen

A novembre i Socialdemocratici avevano clamorosamente perso le elezioni a Copenaghen, città di cui avevano espresso il sindaco ininterrottamente dal 1903. Poi Trump ha rimesso nel mirino la Groenlandia e da lì è cominciata la risalita del partito, con Frederiksen capace di radunare gli alleati europei a Copenaghen e Nuuk, nonostante le minacce di tariffe di ritorsione da parte di Washington. Secondo l’ultimo sondaggio i Socialdemocratici sono ora al 22-23 per cento, un notevole balzo in avanti rispetto al 18 per cento di dicembre: quasi il doppio rispetto alla seconda forza politica del Paese, il Partito Popolare Socialista.

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate
Mette Frederiksen a colloquio con la stampa danese (Ansa).

Frederiksen dal 2022 guida un governo di larghissime intese

L’attuale governo danese, formato nel 2022, è espressione di una maggioranza trasversale e di larghe intese, formata dai Socialdemocratici, dal centrodestra liberale di Venstre e dai Moderati centristi. Una coalizione interpartitica piuttosto insolita e con visioni molto diverse su questioni cruciali, come quella dell’imposta patrimoniale, che sarà al centro della campagna elettorale di Frederiksen. Altri temi caldi le pensioni, l’immigrazione, le politiche abitative e, ovviamente, la Groenlandia.

Pusher ucciso a Rogoredo, trasferiti i quattro poliziotti indagati oltre a Cinturrino

Sono stati trasferiti i quattro poliziotti indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Carmelo Cinturrino, l’agente arrestato per l’omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio nel ‘boschetto’ di Rogoredo. I quattro, indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento, su disposizione del questore di Milano Bruno Megale sono stati assegnati a incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato Mecenate in cui prestavano servizio.

Tre suore italiane uccise in Burundi, arrestato a Parma un uomo dopo 12 anni

AGI - I carabinieri del comando provinciale di Parma hanno arrestato un cittadino burundese di 50 anni, sospettato di aver preso parte al triplice omicidio di tre missionarie Saveriane uccise in Burundi nel settembre 2014.

L'uomo finito in carcere si chiama Guillaume Harushimana e, stando a quanto disposto dal gip che ha accolto le richieste della procura, è coinvolto nell'assassinio di suor Olga Raschietti, 83 anni, suor Lucia Pulici, 75, e suor Bernardetta Boggian, 79, religiose italiane appartenenti all'ordine delle Saveriane. I delitti avvennero nella sede della missione, nel quartiere Kamenge di Bujumbura. Le prime due suore furono aggredite e uccise nel pomeriggio del 7 settembre 2014, colpite con un oggetto contundente e sgozzate. La terza religiosa, assente al momento del primo assalto, venne invece assassinata la notte successiva: il suo corpo fu ritrovato decapitato, con la testa appoggiata accanto.

L'inchiesta si è sviluppata in più fasi: una prima attività investigativa fu avviata nell'immediatezza dei fatti, seguita da un nuovo filone nel 2018. L'ultimo e più recente impulso alle indagini risale all'autunno del 2024, con una serie di approfondimenti durati circa un anno e coordinati dalla Procura di Parma.

Determinante, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è stata anche l'attenzione riaccesa sul caso dopo la presentazione, il 27 settembre 2024 a Parma, del libro 'Nel cuore dei misteri' della giornalista Giusy Baioni. Il giorno successivo la pubblicazione di un articolo della Gazzetta di Parma, dal titolo 'Parma chiede giustizia per le tre saveriane uccise', ha portato all'apertura formale di un fascicolo.

Il ruolo dell'arrestato nel triplice omicidio

L'uomo arrestato oggi a Parma sarebbe stato uno stretto collaboratore del vertice della polizia segreta del Burundi e avrebbe rappresentato una figura chiave nella preparazione logistica dei delitti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 50enne operava all'epoca dei fatti nell'ambito del Centro Giovani Kamenge, struttura collegata alla missione saveriana di Bujumbura, e avrebbe avuto rapporti diretti con il generale Adolphe Nshimirimana, allora capo della "Documentazione", la polizia segreta burundese, indicato come ideatore e mandante del massacro.

A Harushimana viene contestato il ruolo di istigatore, coautori-organizzatore e supporto logistico del delitto. Le indagini hanno accertato che sarebbe stato lui a fare da tramite tra il generale e le religiose, riferendo alle suore la richiesta di collaborazione sanitaria a favore delle milizie burundesi attive in Congo e comunicando poi al vertice dei servizi il loro rifiuto. Da quel diniego, secondo l'accusa, sarebbe maturata la decisione di eliminarle.

Sempre secondo la Procura di Parma, l'uomo avrebbe partecipato alle riunioni preparatorie dell'azione delittuosa, effettuato sopralluoghi nella missione, procurato le chiavi per accedere alla casa delle suore e reperito gli abiti utilizzati dagli esecutori per camuffarsi da chierichetti o cantori. Avrebbe inoltre accompagnato i killer all'interno del complesso missionario e garantito loro copertura logistica, inclusa la disponibilità dei compensi promessi per l'"operazione". Già nel 2018 l'uomo era emerso nelle informative trasmesse dall'ambasciata italiana di Kampala, dopo aver ottenuto un visto per l'Italia legato a un incarico associativo a Parma. Sentito allora dagli inquirenti, si era dichiarato estraneo ai fatti, sostenendo di trovarsi all'estero nei giorni degli omicidi. La posizione era stata archiviata per insufficienza di elementi. Harushimana è stato trasferito nella casa circondariale cittadina.

Le dichiarazioni del comandante dei carabinieri

"È stata una ricostruzione non semplice, abbiamo dovuto rintracciare persone in varie parti del mondo con il supporto della Diocesi di Parma e delle congregazioni saveriane. È stato molto importante conquistare la fiducia delle persone nonostante il clima di paura. Guillaume Harushimana è accusato di omicidio plurimo aggravato, sia dalla premeditazione, per le modalità dell'omicidio e l'età delle vittime", ha spiegato Andrea Pagliaro, comandante provinciale dei carabinieri di Parma, parlando a margine della conferenza stampa in cui è stato comunicato l'arresto del 50enne africano.

In questa vicenda, vecchia ormai di quasi 12 anni, non sono mancati intimidazioni, depistaggi e false piste come, ha aggiunto il comandante "l'arresto del 'folle di turno' accusato di essere il responsabile del massacro, l'incendio della sede dell'emittente radiofonica Radio Pubblica Africana, rea di aver diffuso l'intervista di due soggetti dichiaratisi coautori del triplice omicidio, con il successivo arresto del suo direttore, ristretto in carcere per un mese. Poi - ha concluso - l'uccisione di diverse persone a vario titolo coinvolte, tra cui oltre il presunto mandante, il generale Adolphe Nshimirimana, le minacce a varie persone, potenziali testimoni dell'accaduto".

Le parole del procuratore di Parma

"Il mandante viene sostanzialmente in maniera unanime indicato nel capo della polizia segreta burundese e alla polizia segreta burundese nazionale o locale apparterrebbero tutti coloro che, a vario titolo, hanno preso parte alla vicenda". Lo ha detto il procuratore di Parma, Alfonso d'Avino, parlando coi cronisti a margine della conferenza stampa sull'arresto di Guillaume Harushimana.

"L'uomo arrestato a Parma non apparteneva ai servizi segreti burundesi ma era un amico del capo della polizia segreta", ha precisato il procuratore. "Il suo ruolo sarebbe stato plurimo: in primo luogo - ha aggiunto d'Avino - avrebbe fatto da tramite tra il mandante e l'ideatore dell'omicidio e le suore, nel senso che alle suore sarebbe stato chiesto di collaborare a portare medicinali o comunque a procurare medicinali per le milizie burundesi che operavano in Congo, e avrebbe riportato al generale, al capo della polizia segreta, il rifiuto opposto" da loro. L'oggi 50enne "avrebbe partecipato a una serie di riunioni preparatorie e organizzative, sarebbe andato sul posto a fare dei sopralluoghi, facendo degli scatti fotografici trasmessi poi ai soggetti indicati come esecutori; avrebbe procurato per gli esecutori le vesti utilizzate per mimetizzarsi, vesti da chierichetti; avrebbe messo a disposizione la sua auto per accompagnare sul posto gli esecutori; secondo qualche testimone oculare - ha concluso - avrebbe anche lui stesso guidato la macchina per accompagnare gli esecutori".

“Scene splatter in sala operatoria al Monaldi”. Rivelazioni choc dell’avvocato

AGI - Dalle testimonianze acquisite della procura di Napoli, "sono emersi dettagli scioccanti, dettagli 'splatter'. Ora dobbiamo studiare i documenti ma quello che è successo in sala operatoria a Napoli, è qualcosa quasi, purtroppo, di cinematografico". Lo dice l'avvocato Francesco Petruzzi, riferendosi alla documentazione acquisita per conto della famiglia di Domenico Caliendo, il bimbo morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato all'ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso. Il legale della famiglia del bambino deceduto il 21 febbraio, fa riferimento a dichiarazioni relative all'attesa in sala operatoria dopo aver espiantato il cuore malato di Domenico, prima che arrivasse il box con l'organo del donatore in sala operatoria.

L'espianto del cuore malato di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto all'ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso, è avvenuto alle 14.18, ma alle 14.22 non era ancora arrivato in sala operatoria il cuore del donatore. È quanto emerge da alcune testimonianze acquisite dalla procura di Napoli e a disposizione degli avvocati che assistono i sette indagati e la famiglia Caliendo. Inoltre, da alcuni stralci, visionati dall'AGI, di dichiarazioni fornite come sommarie informazioni (sit) emergono tensioni e atteggiamenti aggressivi, in coincidenza con i giorni con cui il caso del bambino di due anni a cui è stato impiantato un cuore danneggiato è in primo piano tra le notizie di cronaca locale e nazionale.

La lite in sala operatoria

Secondo la testimonianza, uno dei tecnici di sala viene chiamato a colloquio dal cardiochirurgo che ha seguito il trapianto, il quale chiede contezza, "con tono minaccioso" del fatto che il clampaggio è avvenuto alle 14.18 se alle 14.22 chi stava portando in ospedale il cuore del donatore era a telefono con un altro medico dell'equipe. Il tecnico avrebbe detto esplicitamente al cardiochirurgo che aveva espiantato il cuore del bambino malato, quando "il cuore era fuori dall'ospedale". In risposta il cardiochirurgo avrebbe dato un calcio a un termosifone offendendo verbalmente il tecnico, davanti a sanitari dell'equipe.

L'arrivo del cuore del donatore

Il contenitore in cui è stato trasportato il cuore donato al piccolo Domenico Caliendo, "chiuso, arrivò qualche minuto prima delle 14.30", secondo la ricostruzione di una testimone, ascoltata dai pm di Napoli per sommarie informazioni, nell'ambito dell'indagine sulla morte del bambino di due anni dopo il trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano.

Tempistiche del clampaggio e dell'arrivo dell'organo

Dopo il momento del 'clampaggio', la chiusura cioè delle principali arterie conseguente l'asportazione del cuore malato del bimbo, che sarebbe avvenuto alle 14.18, da quanto emerge da stralci delle testimonianze visionati dall'AGI, si evince che "qualche minuto prima delle 14.30" il cuore del donatore di Bolzano è arrivato in sala operatoria all'interno del contenitore ancora chiuso e che mentre veniva ultimata "la cardiectomia il contenitore non era ancora aperto".

La procura di Napoli non indagherà alcun medico a Bolzano

L'avvocato Francesco Petruzzi spiega poi che "la Procura di Napoli, dopo aver svolto tutte le indagini, anche attraverso i Nas di Bolzano, non intende indagare graniticamente nessuno a Bolzano". Il legale della famiglia di Domenico Caliendo aggiunge che "addirittura hanno fatto arrivare i medici da Innsbruck al confine, e li hanno sentiti, per non dover fare un'istanza europea - spiega - i Nas di Bolzano hanno svolto un'indagine molto ampia, facendo persino una simulazione del versamento del ghiaccio secco all'interno del box".

"Non c'è nessun errore di Bolzano, non c'è nessuna negligenza di Bolzano, ovviamente per la procura di Napoli" prosegue l'avvocato. L'Oss che ha fornito il ghiaccio secco alla dottoressa che ha eseguito l'espianto del cuore dal donatore, "l'ha portata dove era stipato il ghiaccio secco, ha chiesto alla dottoressa se questo ghiaccio andava bene e la dottoressa ha confermato che andava bene il ghiaccio", secondo la ricostruzione resa nota da Petruzzi, che precisa: "L'Oss non ha nessuna qualifica, nessuna culpa in vigilando relativamente a questa situazione". "L'ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico. Il ghiaccio secco ha motivo di esserci perché fanno conservazione ai tessuti", sottolinea Petruzzi, attribuendo, per questa parte, la completa responsabilità alla cardiochirurga dell'ospedale Monaldi. Aspetti che verrebbero fuori da testimonianze rese agli inquirenti nei giorni scorsi.

 

L’Eurocamera conferma Vujcic come vicepresidente della Bce 

La commissione Economia del Parlamento europeo ha approvato le nomine di Boris Vujcic, attualmente governatore della Banca centrale croata, a vicepresidente della Banca centrale europea (Bce), e del francese François-Louis Michaud a presidente dell’Autorità bancaria europea (Eba). Vujcic ha ottenuto 38 voti favorevoli, quattro contrari e sette astensioni. Michaud è stato approvato con 44 voti favorevoli, cinque contrari e nessuna astensione.

Chi è Boris Vujcic

Classe 1964, Boris Vujcic è un economista croato, professore universitario e governatore della Banca nazionale croata dal 2012. Ha iniziato la sua carriera professionale nel 1989 come assistente presso la Facoltà di Economia di Zagabria, nella quale anni prima si è laureato e ha conseguito anche un dottorato. Nel 1996 è stato nominato capo del dipartimento di ricerca della Banca nazionale croata. Successivamente, nel 1997, è diventato docente presso la Facoltà di Economia di Zagabria e nel 2003 professore associato. Dal 2000 ha ricoperto la carica di vicegovernatore della Banca nazionale croata e nel 2012 ha assunto la carica di governatore. Nel gennaio 2026, il governo del primo ministro Plenkovic l’ha presentato come candidato per succedere a Luis de Guindos nella carica di vicepresidente della Banca centrale europea, ruolo che ha ottenuto.

L’Eurocamera conferma Vujcic come vicepresidente della Bce 
Boris Vujcic (Ansa).

Chi è François-Louis Michaud

Direttore esecutivo dell’Eba dal settembre 2020, il francese François-Louis Michaud ha iniziato la sua carriera presso la Banca di Francia nel 1996, dove ha ricoperto ruoli di supervisione, politica e stabilità finanziaria, prima di essere distaccato presso la Federal Reserve Bank di New York (2004-2005). Laureato in Economia, Finanza e Filosofia, fa parte di diversi organismi finanziari. Dal 2014 al 2020 è stato anche vicedirettore generale della Banca centrale europea.

L’Eurocamera conferma Vujcic come vicepresidente della Bce 
François-Louis Michaud (Ansa).

Mps-Mediobanca, la procura ribadisce: «Per noi concerto tra Delfin e Caltagirone»

La procura di Milano ha ribadito la sua convinzione di un «concerto occulto» tra Delfin e Caltagirone sull’acquisizione di azioni Mediobanca. L’ha indicato il procuratore capo Marcello Viola nel corso dell’audizione davanti alla commissione Banche del Senato alla quale ha partecipato anche il magistrato milanese Roberto Pellicano. Secondo Viola, tra Delfin e Caltagirone c’era una «volontà comune di ottenere il controllo delle Generali» fin dal 2019. In occasione dell’ops Mediobanca da parte di Mps, per lui c’è stato un «saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps senza rendere trasparente al mercato la saldatura di questi interessi». Viola ha consegnato al presidente della commissione, Pierantonio Zanettin, una copia elettronica del decreto di perquisizione e sequestro che ha riguardato Milleri, Caltagirone e Lovaglio.

Valanga in Valdidentro, due morti

AGI - Una valanga in Valdidentro, in provincia di Sondrio, ha causato la morte di due persone. L'evento è avvenuto alle 10.23 e le vittime sarebbero un uomo e una donna di 20-30 anni. Sul posto sono intervenuti il soccorso alpino e l'elisoccorso di Sondrio e di Bergamo. C'è un sopravvissuto

È stato lui ad allertare i soccorritori. L'uomo è stato valutato sul posto e non si è ritenuta necessaria la sua ospedalizzazione. Le due vittime invece sarebbero due valtellinesi. La tragedia è avvenuto sul versante sud-ovest del Monte Cornaccia, nella zona dei laghi di Cancano.