Tre suore italiane uccise in Burundi, arrestato a Parma un uomo dopo 12 anni

AGI - I carabinieri del comando provinciale di Parma hanno arrestato un cittadino burundese di 50 anni, sospettato di aver preso parte al triplice omicidio di tre missionarie Saveriane uccise in Burundi nel settembre 2014.

L'uomo finito in carcere si chiama Guillaume Harushimana e, stando a quanto disposto dal gip che ha accolto le richieste della procura, è coinvolto nell'assassinio di suor Olga Raschietti, 83 anni, suor Lucia Pulici, 75, e suor Bernardetta Boggian, 79, religiose italiane appartenenti all'ordine delle Saveriane. I delitti avvennero nella sede della missione, nel quartiere Kamenge di Bujumbura. Le prime due suore furono aggredite e uccise nel pomeriggio del 7 settembre 2014, colpite con un oggetto contundente e sgozzate. La terza religiosa, assente al momento del primo assalto, venne invece assassinata la notte successiva: il suo corpo fu ritrovato decapitato, con la testa appoggiata accanto.

L'inchiesta si è sviluppata in più fasi: una prima attività investigativa fu avviata nell'immediatezza dei fatti, seguita da un nuovo filone nel 2018. L'ultimo e più recente impulso alle indagini risale all'autunno del 2024, con una serie di approfondimenti durati circa un anno e coordinati dalla Procura di Parma.

Determinante, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è stata anche l'attenzione riaccesa sul caso dopo la presentazione, il 27 settembre 2024 a Parma, del libro 'Nel cuore dei misteri' della giornalista Giusy Baioni. Il giorno successivo la pubblicazione di un articolo della Gazzetta di Parma, dal titolo 'Parma chiede giustizia per le tre saveriane uccise', ha portato all'apertura formale di un fascicolo.

Il ruolo dell'arrestato nel triplice omicidio

L'uomo arrestato oggi a Parma sarebbe stato uno stretto collaboratore del vertice della polizia segreta del Burundi e avrebbe rappresentato una figura chiave nella preparazione logistica dei delitti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 50enne operava all'epoca dei fatti nell'ambito del Centro Giovani Kamenge, struttura collegata alla missione saveriana di Bujumbura, e avrebbe avuto rapporti diretti con il generale Adolphe Nshimirimana, allora capo della "Documentazione", la polizia segreta burundese, indicato come ideatore e mandante del massacro.

A Harushimana viene contestato il ruolo di istigatore, coautori-organizzatore e supporto logistico del delitto. Le indagini hanno accertato che sarebbe stato lui a fare da tramite tra il generale e le religiose, riferendo alle suore la richiesta di collaborazione sanitaria a favore delle milizie burundesi attive in Congo e comunicando poi al vertice dei servizi il loro rifiuto. Da quel diniego, secondo l'accusa, sarebbe maturata la decisione di eliminarle.

Sempre secondo la Procura di Parma, l'uomo avrebbe partecipato alle riunioni preparatorie dell'azione delittuosa, effettuato sopralluoghi nella missione, procurato le chiavi per accedere alla casa delle suore e reperito gli abiti utilizzati dagli esecutori per camuffarsi da chierichetti o cantori. Avrebbe inoltre accompagnato i killer all'interno del complesso missionario e garantito loro copertura logistica, inclusa la disponibilità dei compensi promessi per l'"operazione". Già nel 2018 l'uomo era emerso nelle informative trasmesse dall'ambasciata italiana di Kampala, dopo aver ottenuto un visto per l'Italia legato a un incarico associativo a Parma. Sentito allora dagli inquirenti, si era dichiarato estraneo ai fatti, sostenendo di trovarsi all'estero nei giorni degli omicidi. La posizione era stata archiviata per insufficienza di elementi. Harushimana è stato trasferito nella casa circondariale cittadina.

Le dichiarazioni del comandante dei carabinieri

"È stata una ricostruzione non semplice, abbiamo dovuto rintracciare persone in varie parti del mondo con il supporto della Diocesi di Parma e delle congregazioni saveriane. È stato molto importante conquistare la fiducia delle persone nonostante il clima di paura. Guillaume Harushimana è accusato di omicidio plurimo aggravato, sia dalla premeditazione, per le modalità dell'omicidio e l'età delle vittime", ha spiegato Andrea Pagliaro, comandante provinciale dei carabinieri di Parma, parlando a margine della conferenza stampa in cui è stato comunicato l'arresto del 50enne africano.

In questa vicenda, vecchia ormai di quasi 12 anni, non sono mancati intimidazioni, depistaggi e false piste come, ha aggiunto il comandante "l'arresto del 'folle di turno' accusato di essere il responsabile del massacro, l'incendio della sede dell'emittente radiofonica Radio Pubblica Africana, rea di aver diffuso l'intervista di due soggetti dichiaratisi coautori del triplice omicidio, con il successivo arresto del suo direttore, ristretto in carcere per un mese. Poi - ha concluso - l'uccisione di diverse persone a vario titolo coinvolte, tra cui oltre il presunto mandante, il generale Adolphe Nshimirimana, le minacce a varie persone, potenziali testimoni dell'accaduto".

Le parole del procuratore di Parma

"Il mandante viene sostanzialmente in maniera unanime indicato nel capo della polizia segreta burundese e alla polizia segreta burundese nazionale o locale apparterrebbero tutti coloro che, a vario titolo, hanno preso parte alla vicenda". Lo ha detto il procuratore di Parma, Alfonso d'Avino, parlando coi cronisti a margine della conferenza stampa sull'arresto di Guillaume Harushimana.

"L'uomo arrestato a Parma non apparteneva ai servizi segreti burundesi ma era un amico del capo della polizia segreta", ha precisato il procuratore. "Il suo ruolo sarebbe stato plurimo: in primo luogo - ha aggiunto d'Avino - avrebbe fatto da tramite tra il mandante e l'ideatore dell'omicidio e le suore, nel senso che alle suore sarebbe stato chiesto di collaborare a portare medicinali o comunque a procurare medicinali per le milizie burundesi che operavano in Congo, e avrebbe riportato al generale, al capo della polizia segreta, il rifiuto opposto" da loro. L'oggi 50enne "avrebbe partecipato a una serie di riunioni preparatorie e organizzative, sarebbe andato sul posto a fare dei sopralluoghi, facendo degli scatti fotografici trasmessi poi ai soggetti indicati come esecutori; avrebbe procurato per gli esecutori le vesti utilizzate per mimetizzarsi, vesti da chierichetti; avrebbe messo a disposizione la sua auto per accompagnare sul posto gli esecutori; secondo qualche testimone oculare - ha concluso - avrebbe anche lui stesso guidato la macchina per accompagnare gli esecutori".