Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra

Mai così forte a Roma. Mai così debole nel resto d’Italia. A tre anni ‘suonati’ di governo nazionale, lo stato di salute della coalizione di centrodestra è ai minimi storici nella maggior parte delle Regioni in cui governa in Italia. Se l’alleanza è data intorno al 48 per cento dai principali sondaggi nazionali, spinta dal 30 di Fratelli d’Italia, non sono i numeri ma i rapporti politici tra i tre principali partiti della coalizione a destare preoccupazione sui territori. Fatta eccezione per Basilicata e Molise, dove non si registrano particolari frizzi e lazzi, non c’è Regione che sia esente da liti, strappi o indagini che ne minano le fondamenta.

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Alleati impegnati a conquistare il secondo posto dietro FdI

I casi più eclatanti riguardano la Sicilia e la Lombardia. Ma, a qualsiasi latitudine, i rapporti tra alleati sono minati da rivalità interne, cambi di casacca e scippi tra alleati, spartizioni di potere e inchieste. Erano anni che non si registrava una situazione simile sui territori, segno di una concentrazione, da parte di tutti i partiti, e non solo di quello della premier Giorgia Meloni, più sulla dimensione nazionale e sulla gara tra primo, secondo e terzo posto nella coalizione, che sulla costruzione di un vero radicamento e di una classe dirigente locale. Insomma, non solo beghe locali ma piccoli segnali – a parere di diversi osservatori – avvertimenti per la maggioranza di governo che potrebbe accusare scossoni anche a livello nazionale in futuro. La tensione si concentra, per la verità, nelle due Regioni più popolose e storicamente importanti per il centrodestra, le vere ‘Ohio’ di Italia, Lombardia e Sicilia (altro che Marche o Abruzzo; se non si vince in Lombardia e Sicilia è arduo vincere a livello nazionale in Italia).

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Riunione di governo a Palazzo Chigi (Imagoeconomica).

Frizioni in Lombardia tra il caso Picchi e gli avvertimenti di FI

Dalle parti di Palazzo Lombardia da mesi è tutto un tiro al piccione nei confronti del governatore Attilio Fontana e della Lega che non si vuole arrendere a cedere il candidato a FdI alle prossime Regionali. Coup de théâtre dei giorni scorsi la mozione di censura, approvata grazie a 19 franchi tiratori di centrodestra, nei confronti della sottosegretaria meloniana ai Giovani e allo Sport Federica Picchi. Fuoco amico dagli alleati ma anche dall’interno di FdI, a giudicare dai numeri e dalla veemenza con cui i vertici di via della Scrofa si sono spinti ad accusare leghisti e forzisti di mancanza di lealtà. Nel centrodestra ormai anche la Lega guarda come un miraggio il raggiungimento della scadenza naturale della legislatura (nel 2028) mentre si attende la ‘guerra finale’ tra le fazioni di FdI (Picchi, ritenuta vicina ad Arianna Meloni, sarebbe finita nel mirino dopo aver licenziato Roberta Capotosti, storica collaboratrice di Ignazio La Russa). E nel mezzo si inserisce l’avvertimento del forzista Alessandro Sorte che ‘minaccia’ il ritorno dell’ex Celeste Roberto Formigoni se FdI e Lega non troveranno una sintesi.

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Giorgia Meloni e Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Alta tensione in Sicilia

Alta tensione anche in Sicilia, dove la nuova indagine sull’ex governatore Totò Cuffaro, accusato di corruzione nell’assegnazione di alcuni appalti, si proietta anche sulla Giunta del forzista Renato Schifani, già attraversata da fibrillazioni in passato. Cuffaro, accusato insieme al numero due di Noi moderati Saverio Romano, si è dimesso dalla guida della Nuova Dc ma questo potrebbe non bastare a salvare la maggioranza che il partito sostiene con sette consiglieri e due assessori.

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Totò Cuffaro (Imagoeconomica).

In Piemonte si litiga sul piano socio-sanitario

Tornando al Nord, nel Piemonte del forzista Alberto Cirio, si litiga sul piano socio-sanitario, osteggiato da una parte della maggioranza. Il piano è stato presentato dall’assessore meloniano Federico Riboldi. Una cinquantina di emendamenti portano la firma del leghista Luigi Icardi, predecessore di Riboldi e presidente della commissione Sanità, di Silvio Magliano, capogruppo della Lista Cirio, e di Davide Zappalà di Fratelli d’Italia. Le correzioni chieste dai tre, con motivazioni diverse, rivelano un fronte interno tutt’altro che compatto. La rivalità tra Icardi e Riboldi è nota, ma le critiche che arrivano da esponenti della lista del governatore e dallo stesso partito dell’assessore segnalano un malessere più profondo. Riboldi deve prima di tutto ricompattare la maggioranza. Senza un accordo interno, l’iter del piano rischia di arenarsi e di slittare al 2026.

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Alberto Cirio (Imagoeconomica).

Le inchieste in Abruzzo e nelle Marche

Guai giudiziari in Abruzzo e nelle Marche, le Regioni guidate da FdI, da poco riconquistate con grande impegno in prima persona della premier. Nella terra di Marco Marsilio, nei giorni scorsi sono stati indagati il vicepresidente, con delega all’Agricoltura, all’Ambiente e al Ciclo idrico integrato, Emanuele Imprudente, il consigliere regionale con delega ai rifiuti, Nicola Campitelli (FdI), e funzionari della Regione e dell’Arap (Azienda regionale attività produttive). E l’intero sito dell’ex discarica di Villa Carmine a Montesilvano, struttura non più in funzione dal 1996, è stato posto sotto sequestro. Nelle Marche di Francesco Acquaroli, Andrea Putzu, neo capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, al secondo mandato da consigliere, è stato indagato per falso ideologico dalla Procura di Ancona in seguito a un esposto, presentato tra agosto e settembre, sulle elezioni del 2020. L’indagine è stata innescata da Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo ed ex presidente Erap Marche, primo dei non eletti in FdI dietro Putzu a Fermo nel 2020, che contesta la condizione di eleggibilità di Putzu per una condanna – definitiva nel 2018 – per falso ideologico legata a validazioni di firme in elezioni amministrative: Putzu attestò di non incorrere in nessuna delle cause d’incandidabilità mentre Di Ruscio sostiene che tale condanna fosse ostativa. Il 12 agosto scorso il Tribunale del Riesame aveva poi riabilitato Putzu. Dopo la condanna del 2018, Putzu non era neanche decaduto dalla carica di consigliere comunale a Porto Sant’Elpidio. Ora la questione è al vaglio della Procura di Ancona.

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Francesco Acquaroli (Imagoeconomica).

Le frizioni sul terzo mandato, dal Trentino al Friuli Venezia Giulia

Risalendo la penisola, in Trentino, la Corte costituzionale ha da poco dichiarato illegittima la legge promossa dalla Lega di Maurizio Fugatti in cui si eliminava il divieto di terzo mandato al presidente della Provincia autonoma. Il ricorso alla Consulta era stata deciso da una riunione del Consiglio dei ministri a Roma durante la quale i leghisti non avevano partecipato al voto, e per effetto della quale Fugatti aveva ‘gentilmente’ silurato la vice presidente di FdI Francesca Gerosa. Più o meno contestualmente, la tensione era allargata al Friuli Venezia Giulia dove gli assessori di Lega e Forza Italia avevano rimesso le deleghe nelle mani del governatore leghista Massimiliano Fedriga in segno di protesta dopo alcune dichiarazioni critiche sulla sanità pronunciate dal ministro di FdI Luca Ciriani. La crisi, dietro la quale si celavano probabilmente le mire di trattare sul terzo mandato per Fedriga, era rientrata dopo un colloquio diretto tra il leghista e Meloni. La discussione sul terzo mandato ha agitato per mesi i rapporti tra alleati anche in Veneto, dove Luca Zaia non si è potuto alla fine ricandidare, malgrado la timida apertura di FdI, ma la candidatura è rimasta alla Lega dopo una durissima trattativa durata mesi al termine della quale Matteo Salvini si è impegnato a cedere a FdI la corsa in Lombardia.

Dalla Lombardia alla Sicilia, tutti i fronti caldi del centrodestra
Maurizio Fugatti (Imagoeconomica).

Acque tranquille solo in Basilicata, Molise e Calabria

Insomma, tra le 11 Regioni di centrodestra, le acque appaiono veramente tranquille solo in Basilicata e Molise. Si segnalano piccole fisiologiche schermaglie in Lazio e Liguria. E sembra andare tutto a gonfie vele in Calabria, dove Roberto Occhiuto è appena stato rieletto con il 57 per cento dei voti. Va però ricordato che il forzista si era dimesso prima dell’estate ridando la parola agli elettori dopo essere stato indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta in cui sono coinvolti anche un suo ex socio, Paolo Posteraro, e l’amministratore unico di Ferrovie della Calabria Ernesto Ferraro.