Quelle che si celebreranno il prossimo weekend non passeranno alla storia come «le Regionali di Giorgia Meloni». Il ragionamento è di un leghista di peso, che non nasconde una piccola dose di soddisfazione.
Per una volta FdI potrebbe non essere al centro della scena
Il 23 e 24 novembre si chiude l’ultima grande partita elettorale prima delle Politiche, con il voto in Puglia, Campania e Veneto. Con il dem Antonio Decaro super favorito nel Tavoliere d’Italia, il pentastellato Roberto Fico in pole sotto il Vesuvio e il leghista Alberto Stefani dato come probabile successore di Luca Zaia, i meloniani sembrano per una volta non essere al centro dello scenario politico e potranno forse solo consolarsi con il dato del voto di lista. Ma non è detto che FdI sia il primo partito ovunque: anche se per pochi decimali, rischia di essere sorpassato dalla Liga in Veneto, spinta dalla candidatura di Zaia capolista in tutte le province, così come potrebbe essere superato dal Pd e tallonato da Forza Italia in Campania. Non proprio un vanto per la presidente del Consiglio che esprime un solo candidato in questa tornata, il viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli, dato sotto di 10 punti rispetto a Fico, negli ultimi sondaggi che si sono potuti pubblicare prima dello stop pre-elettorale.

In Campania le promesse di Cirielli tradiscono una certa preoccupazione
Se fino a un mese fa a Palazzo Chigi si guardava con un certo ottimismo alla partita campana – si credeva non in una vittoria ma in un buon risultato – le ultime mosse di Cirielli sembrano tradire una certa «disperazione» per usare le parole di Elly Schlein. Il candidato meloniano ha proposto, se eletto, di aumentare di 100 euro al mese le pensioni più basse e di riaprire un condono edilizio introdotto da Silvio Berlusconi nel 2003 («Cirielli è quello che, nelle chat di partito, diceva di Berlusconi che era un ladro e bandito. Ieri ha fatto il contratto con i campani, copiando Berlusconi: lo copia sul condono, lo copia sulle pensioni, lo copia su tutto praticamente quello su cui lo può copiare», fa notare giustamente Matteo Renzi). Sul condono è stato addirittura il partito di Meloni a muoversi presentando un emendamento alla legge di bilancio in cui si chiede di riaprire la sanatoria nelle zone ai tempi escluse. Una mossa che persino da Forza Italia si guarda con prudenza. «Va scritta bene», ha avvertito il portavoce di FI, bisogna «tutelare i parchi e le aree protette».

Meloni pare si voglia tenere lontana dalla tornata elettorale
Insomma, l’aria che si respira attorno a questa tornata elettorale non è esattamente favorevole alla premier e al suo partito. Tanto che, sempre nella Lega, si fa notare che nel centrodestra non si erano mai visti comizi di chiusura della campagna elettorale così distanti dal voto: i leader si sono riuniti a Bari l’11 novembre (a 12 giorni dall’apertura delle urne), a Napoli il 14 (-9 dal voto), e a Padova il 18 (-5). D’altronde le date erano tre e gli spazi nell’agenda della premier, che dovrà essere il 22 al vertice del G20 in Sudafrica, erano ristretti. Comunque, tolto il Veneto, dove il centrodestra è dato vittorioso, l’impressione è che la leader di FdI voglia tenere lontano la sua immagine dalla tornata elettorale, per tentare di preservarsi. Scelta in linea con la decisione – tutta governativa – di non procedere con l’accorpamento in election day con le altre Regionali di quest’anno.
