Dopo mesi di assedio e tiro al bersaglio, si riprende fiato al 35esimo piano di Palazzo Lombardia. Oggetto di assalto alleato, quasi quotidiano, negli ultimi tempi, la presidenza leghista di Attilio Fontana è tornata a godersi il panorama, tra i più belli di Milano. Nelle giornate più limpide Roberto Maroni mostrava con orgoglio a chiunque entrasse nel suo ufficio la spettacolare vista sul Monte Rosa.

Tutte le grane (alleate) di Fontana
Fontana rifiata e cerca di dimenticare le rivendicazioni di Alessandro Sorte che chiedeva con insistenza una maggiore rappresentatività di Forza Italia in Giunta. Ma soprattutto vorrebbe non assistere più alle picconate di Fratelli d’Italia e di Romano e Ignazio La Russa, che in ogni modo hanno provato a fare pressing per ottenere le sue dimissioni anticipate e piantare la bandierina di FdI in Regione. È ormai un ricordo lontano la cena organizzata dal capo delegazione a Strasburgo, Carlo Fidanza, in cui tutte le fazioni lombarde del partito di Giorgia Meloni si erano riunite allo stesso tavolo attorno alla sorella della premier. È bastato che Matteo Salvini, in cambio del via libera alla corsa del leghista Alberto Stefani in Veneto, firmasse una dichiarazione in cui si impegnava a riconoscere a FdI il diritto a esprimere la candidatura alle prossime Regionali lombarde e il partito della premier è esploso.

Le grane lombarde: dalle dimissioni di Mazzali all’affaire Picchi
L’assessora al Turismo Barbara Mazzali, un tempo vicina e ora invisa a Daniela Santanchè, si è dimessa. E al suo posto è stata indicata dal partito Debora Massari, figlia del pasticcere star Igino, ritenuta vicina a Arianna Meloni. Mazzali quindi tornerà al Pirellone, dove Giorgio Bontempi deve lasciare per farle spazio, mandando in subbuglio FdI nella provincia di Brescia.

Ma sulla bocca di tutti resta soprattutto l’affaire Picchi. La sottosegretaria in quota FdI allo Sport è finita nel mirino delle opposizioni per aver condiviso sui social un video con spunti no vax pubblicato dal segretario Usa alla Salute, Robert F. Kennedy jr. Il Pd ha quindi presentato al Pirellone una mozione di censura nei suoi confronti, che – coup de théâtre – è stata approvata grazie ai voti di 19 franchi tiratori del centrodestra. Un numero di defezioni troppo alto perché non vi fossero esponenti di ogni partito di centrodestra, compresa una parte di FdI, che non avrebbe gradito il benservito dato da Picchi alla collaboratrice di La Russa, Roberta Capotosti. L’incidente d’Aula si è consumato a inizio mese, il giorno dopo una riunione del gruppo con Arianna Meloni e il responsabile organizzativo Giovanni Donzelli. Fontana però, nonostante le polemiche dell’opposizione e le nuove accuse di conflitto di interessi indirizzate alla meloniana, ha deciso di ignorare il voto del Consiglio e mantenerla al suo posto. Per ora il caso è stato congelato, ma alla fine è probabile che Picchi dovrà dimettersi.

Nella rosa dei candidati alla Presidenza spunta Butti
Dopo tutti questi episodi – secondo fonti qualificate della maggioranza – un altro meloniano che rischia la poltrona è il coordinatore lombardo di FdI, Carlo Maccari. Alcune indiscrezioni riferiscono poi dell’ipotesi di una candidatura alla Presidenza del sottosegretario all’Innovazione, il comasco Alessio Butti. Mentre sarebbero in discesa le quotazioni di Fidanza e del presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Intanto in via Bellerio si sfregano le mani, in attesa del risultato veneto. Se alle Regionali del 23-24 novembre la Lega dovesse superare FdI nel voto di lista, i salviniani sono pronti a rimettere in discussione tutto e ad alzare la voce in Lombardia.

