L’impero di Zaia si chiude tra delusioni e critiche

Zaiastan, ultimo atto. Con il voto regionale veneto si chiude l’era di Luca Zaia a Palazzo Balbi: 15 anni di dominio incontrastato del Doge originario della provincia di Treviso, divenuto bandiera del buon governo leghista, riconfermato con percentuali ‘bulgare’ negli ultimi anni (77 per cento nel 2020) e in cima alle classifiche dei governatori più amati d’Italia. Cosa resta dell’impero con il simbolo del leone alato che avrebbe conosciuto un Zaia IV se gli alleati di centrodestra non avessero bloccato la legge che impone un limite ai mandati? Sarà la storiografia regionale a cercare di delineare un bilancio equo di questi anni di governo. Ma, contrariamente al senso comune, quello che la cronaca politica racconta non è del tutto lusinghiero nei confronti del governatore uscente. Insomma, se si frequenta il popolo leghista si respira anche un po’ di delusione nei confronti dell’imperatore veneto.

L’impero di Zaia si chiude tra delusioni e critiche
Luca Zaia (Imagoeconomica).

L’attaccamento alla poltrona e le altre accuse rivolte al Doge

In primo luogo, l’estenuante trattativa per eliminare il limite dei mandati ai governatori, sulla quale il pressing di Zaia è stato martellante per mesi, ha finito in un certo qual modo per logorare la sua immagine e farlo apparire come un politico «attaccato alla cadrega». E questo si legge nei commenti sui social di Zaia, si respira alle feste leghiste e negli appuntamenti elettorali. C’è poi chi è deluso da anni e incolpa Zaia di non aver preso in mano il partito dopo le defaillance accusate, una dopo l’altra, da Matteo Salvini a partire dall’estate del Papeete del 2019. La mancanza di coraggio nel chiedere un cambiamento della leadership e la mancata assunzione di responsabilità sono tra le critiche che vengono più spesso mosse al governatore uscente. La delusione è particolarmente cocente tra i militanti lombardi, cioè tra coloro che pagheranno con il sacrificio della consegna della Regione a Fratelli d’Italia l’aver mantenuto una candidatura leghista in Veneto.

L’impero di Zaia si chiude tra delusioni e critiche
Luca Zaia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il nodo dei fondi per la campagna elettorale

Non è tutto oro quello che luccica neanche sul Canal Grande. Perché, anche in Veneto, c’è chi critica il Doge. Diversi leghisti, per esempio, raccontano di un governatore diventato ormai «una macchina taglianastri», presente a tutte le inaugurazioni e agli eventi, ma largamente assente in Consiglio regionale. E poi, sottovoce, c’è chi racconta del conto corrente aperto dal candidato Zaia, capolista della Lega in tutte le province. Un conto corrente dal quale non sarebbe transitato un euro. Insomma, anche stavolta – è il commento malizioso – Zaia si sarebbe «pagato la campagna elettorale con i soldi del partito». Ed ecco che si torna alle previsioni sull’esito del voto. Qualunque sia il risultato, sarà difficile cancellare la delusione che ha suscitato il governatore in parte dell’elettorato leghista e dei corpi intermedi del partito. La sfida di superare le 100 mila preferenze e vincere il derby interno con Fratelli d’Italia sulle percentuali viene vista sempre più ardua da diversi esponenti di spicco della Lega.

L’impero di Zaia si chiude tra delusioni e critiche
Luca Zaia e il leoncino alato (da Instagram).

Il piano di una Lega del Nord dipende anche dal risultato alle urne

Insomma, il Doge di recente non sembra averne azzeccata una: prima la battaglia sul terzo mandato poi quella sulla lista civica a suo nome. Ora si vedrà se vincerà la battaglia dei numeri in un contesto in cui l’affluenza si preannuncia scarsa, poco premiante per tutti. La percentuale che riuscirà a far ottenere alla Lega – in difficoltà dopo il boom di Fratelli d’Italia che in regione ha sfiorato il 38 per cento alle Europee – potrebbe influenzare anche un altro progetto di Zaia, ovvero l’annunciata costituzione di una sorta di Lega del Nord, federata con quella nazionale di Salvini, sul modello della Csu-Cdu tedesca. È chiaro che se il governatore uscente farà incetta di voti, potrà rivendicare nuovi ruoli e una nuova fisionomia per il partito. Altrimenti, tutto sarebbe più complicato. Si tratta di un ragionamento che Zaia ha fatto con i militanti in diversi momenti della campagna elettorale, viene riferito da fonti leghiste.

L’impero di Zaia si chiude tra delusioni e critiche
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Il sushi con i colleghi Fontana, Fedriga e Fugatti

In questo senso va visto il pranzo con i colleghi governatori organizzato, mercoledì, al ristorante giapponese Aki, al 17esimo piano della torre di Mestre. Al tavolo con Zaia, il lombardo Attilio Fontana, il presidente del Friuli Venezia-Giulia Massimiliano Fedriga e il trentino Maurizio Fugatti. Tutti all’ultimo mandato senza possibilità di rielezione a parlare di identità e riappropriazione delle storiche battaglie della Lega incentrate sui territori. La rivoluzione padana al gusto sushi.

L’impero di Zaia si chiude tra delusioni e critiche
Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Luca Zaian (Instagram).