AGI - Il trapianto di rene e la rinascita. Samuele ha 17 anni. Sorridente, alto, atletico, è campione mondiale dei 500 alle Olimpiadi…dei 'trapiantati'. Ma la vita di Samuele, così piena come la descrive oggi, inizia nel maggio del 2022, quando il ragazzo subisce un trapianto di rene dopo tre anni di dialisi.
La malattia degenerativa ai reni
“A due anni mi hanno diagnosticato una malattia cronica degenerativa ai reni”, racconta al convegno "Quando il dono diventa cura", organizzato dall’ospedale Bambino Gesù, in occasione dell'inaugurazione del nuovo reparto di dialisi. “Dai 2 ai 10 anni ho vissuto abbastanza bene perché, non avendo ancora troppe aggravanti, riuscivo a frequentare la scuola e a praticare sport. Ero stanco ma conducevo comunque una vita normale”.
La dialisi e i ricoveri in ospedale
Ma a 10 anni la situazione precipita e Samuele ha bisogno di essere dializzato in attesa di un rene. “Purtroppo ho fatto entrambe le dialisi, prima la peritoneale (quindi a casa) e poi l’emodialisi (in reparto).
Con la peritoneale avevo frequenti infezioni e non dializzavo, e questo mi costringeva a restare attaccato alla macchina anche 14 ore al giorno, il che è impensabile, ed ero arrivato a due ricoveri ospedalieri al mese. Così siamo passati all’emodialisi”.
L'attesa del trapianto
Ma la vita in dialisi è tutt’altro che serena. Il reparto di nefrologia del Bambino Gesù effettua il trattamento sia al mattino che al pomeriggio, per permettere ai bambini di continuare a frequentare la scuola.
Tuttavia, la mamma di Samuele ha altri due figli più piccoli, e per motivi organizzativi, l’unica soluzione è fare dialisi la mattina. “Andavo in ospedale e restavo lì attaccato alla macchina per 4 ore. Il primo anno l’ho presa abbastanza bene perché pensavo che a breve sarebbe arrivato un rene, ma dal secondo anno le cose sono cambiate, e ho iniziato a viverla davvero male”. Samuele soffre fisicamente ma anche mentalmente. Gli manca la socialità.
La telefonata e la svolta
“È successo tra l’ultimo anno di medie e i primi di liceo. Ho saltato tutto il periodo in cui si conoscono nuovi amici, si esce. È stata molto dura. Mi sentivo frustrato per il rene che non arrivava e provato mentalmente”. Poi la telefonata che lui e la sua famiglia aspettavano da anni. “Il 15 maggio del 2022 è arrivata la chiamata per il rene.
Ero già stato chiamato altre due volte ma come riservista. Invece questa volta era davvero per me. Sono stato ricoverato 9 giorni e poi mi hanno dimesso. Da quel momento è iniziata la mia nuova vita. Sono cambiato fisicamente. In dialisi non assimilavo bene ed ero sottopeso e sono cresciuto 30 cm in altezza. Ma sono cambiato tanto anche psicologicamente”, osserva Samuele, che ammette: “Ero arrabbiato con il mondo ed ero sempre scontroso, anche con le infermiere e i dottori che, invece, mi hanno sempre accolto con gentilezza e calore”. Dopo il trapianto i problemi (e le paure) non sono terminati: “Ho avuto due rigetti molto importanti, ma sono rientrati entrambi perché scoperti subito”.
La nuova "bellissima vita"
Oggi Samuele vive “una vita bellissima”. A volte “bisogna affrontare dure sfide. Sono campione mondiale di 500 metri alle Paralimpiadi dei trapiantati. Ma quello che mi rende orgoglioso è non aver mai mollato. E questo grazie ai miei genitori e a tutti quelli che mi sono stati vicino”.
L'appello per le donazioni
Ma la gratitudine più grande Samuele la prova per quel ragazzo che gli ha donato il rene. “Io ora prego due volte al giorno: la mattina per Dio e la sera per il mio donatore. Non mi vergogno di dire che gli parlo anche, quando sono solo spesso parlo con lui. Lo vedo come un angelo custode che mi ha salvato la vita”. Infine l’appello: "donate, donate perchè cambiate la vita alle persone".
