Il piccolo Domenico è morto. La mamma: “Ora una Fondazione a suo nome”

AGI - "Con profondo dolore l'Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche.
La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore". Lo si legge nella nota dell'azienda sanitaria di cui fa parte l'ospedale Monaldi in cui era ricoverato da circa 60 giorni il piccolo Domenico e dove aveva subito un trapianto di cuore bruciato.

La mamma: "Ora una Fondazione a suo nome"

"Mi hanno chiamata stanotte, verso le 4, dicendomi che la situazione stava peggiorando, perché l'Ecmo stava iniziando a rallentare. Sono rimasta fino all'ultimo, fino a quando si è dovuta spegnere la macchina. Ed è finita". A dirlo ai microfoni di 'Mi Manda Rai Tre' Patrizia Mercolino, madre di Domenico. "Lunedì andrò a firmare dal notaio per fare una fondazione a nome di Domenico, se ne occuperà il mio avvocato - annuncia - voglio farlo perché Domenico non sia dimenticato e per aiutare altri bambini. Voglio lasciare il segno per mio figlio e questa fondazione lo farà. Lotterò per tenere sempre vivo il ricordo di Domenico".
"Se n'è andato, è finita", dice ancora al TG1. 

Meloni: "Sono certa che le autorità competenti faranno luce su questa terribile vicenda"

"L'Italia intera si stringe nel dolore per la scomparsa del piccolo Domenico, un guerriero che non sarà dimenticato. Alla mamma Patrizia, al papà Antonio e a tutti i suoi cari rivolgo, a nome mio e del Governo, il più sincero abbraccio e il più profondo cordoglio. Sono certa che le autorità competenti faranno piena luce su questa terribile vicenda". Così, in un post su X, la premier Giorgia Meloni.

La sedazione

La pianificazione condivisa delle cure, a cui è stato sottoposto Domenico, prevede che a fronte di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, possa essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale i sanitari sono tenuti ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi in condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. "È un istituto introdotto nel 2017. Non è eutanasia - ha precisato il legale - ma per evitare l'accanimento terapeutico è volto a spostare tutta la terapia clinica dalla guarigione soltanto all'alleviamento della sofferenza".

"Noi stiamo applicando una legge dello Stato, del 2017 - hanno spiegato ieri dall'ospedale - che tutela il paziente. Con i genitori abbiamo condiviso la terapia da fare. Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le cure palliative che si fanno a casa, non facciamo la terapia del dolore. Il bambino è sedato, collegato a un apparecchio e ha una grande insufficienza multiorgano".

"Il bambino non soffre. È sedato, è come fare un'anestesia generale. È garantito che il bambino non sente dolore. Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni", aggiunge Corcione.

"Non c'è accanimento - conclude - stiamo facendo l'indispensabile per tutelare il piccolo. L'ECMO continua, è fondamentale, ma dopo tanti giorni ci porta anche tanti problemi, ma alternative non c'erano".

La mamma e il ricordo del 23 dicembre

Ieri mamma Patrizia, in collegamento con la trasmissione "Dritto e Rovescio" aveva parlato del piccolo come di un bambino vivace, "non si fermava mai. Non si fermava mai". E poi il ricordo del 23 dicembre: "L'ho portato in ospedale perché era arrivata finalmente la salvezza per lui, per vivere una vita intera - dice - invece non è andata così'. È cambiata tutta la nostra vita".