Morto in carcere il boss Nitto Santapaola

AGI - Il boss catanese Benedetto Nitto Santapaola è morto a 87 anni nel carcere milanese di Opera, dove era detenuto in regime del 41bis, il carcere duro. La procura di Milano ha disposto l'autopsia.

Noto esponente della criminalità organizzata catanese e siciliana è stato considerato uno dei principali capi di Cosa Nostra a partire dagli anni Settanta. Nato a Catania nel 1938, è stato a lungo il leader del clan Santapaola-Ercolano, influente nel territorio etneo.

I procedimenti giudiziari e le stragi

È stato coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per reati di associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga. Arrestato nel 1993 dopo anni di latitanza, è stato condannato a diversi ergastoli. La sua figura è spesso citata nelle indagini e nei processi legati alla stagione delle stragi mafiose che hanno segnato l'Italia tra gli anni Ottanta e Novanta. È ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l'attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L'arresto un anno più tardi, dopo una lunga latitanza.

Nitto Santapaola (all'anagrafe Benedetto Santapaola, nato a Catania il 4 giugno 1938) è stato uno dei più potenti e longevi capi di Cosa Nostra nella Sicilia orientale, storico vertice del clan catanese che da lui prese il nome.

Santapaola iniziò la propria carriera criminale negli anni Sessanta a Catania, in un contesto di forte espansione economica e speculazione edilizia. Dopo l'uccisione del boss Giuseppe Calderone nel 1978, si impose come capo della famiglia mafiosa catanese, allineandosi con il gruppo dei Corleonesi guidati da Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Grazie a questa alleanza, consolidò il controllo sul territorio di Catania e provincia, rafforzando i legami con imprenditoria, politica e settori economici strategici.

Le attività criminali del clan Santapaola

Il clan Santapaola fu coinvolto in traffico internazionale di stupefacenti; estorsioni e controllo degli appalti pubblici; omicidi di mafia; infiltrazioni nell'economia legale. Tra i delitti più gravi attribuiti alla sua organizzazione ci sono l'omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava (1984), fondatore de I Siciliani.

L'arresto e le condanne

Latitante dal 1982, Santapaola fu arrestato nel 1993 a Catania. È stato condannato a numerosi ergastoli per associazione mafiosa e omicidi, nell'ambito di vari processi, tra cui quelli collegati alla stagione stragista di Cosa Nostra. Nonostante la detenzione in regime di 41-bis (carcere duro), per anni è stato considerato ancora un punto di riferimento per il clan.

L'eredità e il potere di Santapaola

Santapaola è ritenuto uno dei principali artefici della trasformazione della mafia catanese in una struttura fortemente imprenditoriale e integrata nel tessuto economico locale. Il suo potere si fondava sul controllo capillare del territorio, le relazioni con ambienti economici e politici e le alleanze strategiche con i vertici corleonesi. La sua figura rappresenta uno degli esempi più emblematici della penetrazione mafiosa nell'economia siciliana tra gli anni Settanta e Novanta.