L’attacco missilistico di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran ha scatenato una risposta di Teheran piuttosto imprevista quanto a obiettivi centrati: sono state colpite le città di Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, Riad in Arabia Saudita, Doha in Qatar, e sono stati coinvolti anche Bahrein e Kuwait.

Insomma, in poche ore tutti i Paesi del Golfo rischiano di vedere evaporare il lungo lavoro di trasformazione di quei luoghi da terre che vivevano sostanzialmente di estrazione del petrolio a moderne nazioni in grado di attirare capitali, aziende, start up, sviluppo immobiliare, turisti, vip e influencer.
Lo sport come leva molto efficiente di soft power
Per imporsi sullo scenario mondiale, questi Stati hanno usato lo sport come leva molto efficiente di soft power: dal Mondiale di calcio in Qatar (2022) a quelli previsti in Arabia Saudita nel 2034, passando per la Formula 1, la MotoGp, il tennis, il golf, o l’ingaggio di Cristiano Ronaldo e di altre star del pallone per la Saudi league araba.

Ma la profonda instabilità creata dai droni iraniani che stanno colpendo i grattacieli simbolo di queste città del Golfo, con celebrity che sommergono i social mostrando i cieli illuminati dai missili, incendi, comunicando paura, voglia di rientrare nelle loro case in Europa o negli Stati Uniti, avvolge ora questa zona del mondo di una patina di insicurezza che mette a rischio, tra le altre cose, anche i più importanti circuiti professionistici.
La Formula 1 da anni fa molto affidamento sui soldi del Golfo
Giusto per citare alcuni casi: dal 10 al 12 aprile è previsto il Gran premio di Formula 1 in Bahrein; dal 17 al 19 aprile la gara a Gedda (Arabia Saudita). Due appuntamenti molto ravvicinati, per i quali manca solo un mese e mezzo. Ed è difficile ipotizzare che l’area ritorni tranquilla in così poco tempo. Peraltro la Formula 1, che da anni fa molto affidamento sui soldi del Golfo, ha anche in programma due ulteriori Grand prix da quelle parti nel 2026: dal 27 al 29 novembre a Lusail (Qatar) e dal 4 al 6 dicembre nel circuito di Abu Dhabi.

Incombe, quindi, un bel problema su Formula One group (società controllata da Liberty Media) e sugli oltre 4 miliardi di dollari di incassi che le sfide tra McLaren, Red Bull, Mercedes e Ferrari assicurano annualmente. Anche il circus della MotoGp (che vale meno di 800 milioni di ricavi all’anno, controllato anch’esso da Liberty media) dovrebbe passare in Qatar dal 10 al 12 aprile. Ma ci sono tutte le incognite del caso.
Il tennis Atp ha appena concluso il suo mini tour nel Golfo
Il circuito del tennis Atp ha concluso il suo mini tour nel Golfo: si è giocato a Doha dal 16 al 21 febbraio (dove Jannik Sinner è stato eliminato presto), mentre il torneo di Dubai, dal 23 al 28 febbraio, è riuscito a non disputare la finale nel giorno degli attacchi missilistici grazie al ritiro dell’olandese Tallon Griekspoor, che ha consegnato quindi la vittoria al russo Daniil Medvedev.

Però pare che dopo gli attacchi iraniani siano rimasti bloccati a Dubai gli stessi Medvedev e Griekspoor, oltre ad altri tennisti come Andrej Rublev, Marcelo Arévalo e Mate Pavic e a giudici e membri dello staff ATP, visto che lo spazio aereo sugli Emirati Arabi Uniti è stato chiuso, con oltre 5 mila voli cancellati.

È naturale pensare che il senso di sicurezza e di inviolabilità che caratterizzava quelle zone del mondo stia venendo meno. E anche per le finali Atp delle NextGen, fissate in dicembre a Gedda, si sta già cercando una nuova destinazione.
I campioni del golf si trasferiscono per motivi fiscali. Ma ora chissà…
Un altro circuito che vede gli Stati di quelle zone come terre strategiche per i propri business è quello del golf. Non solo per le gare che si disputano nei circoli, ma soprattutto perché i Paesi del Golfo nel loro complesso, da anni, stanno diventando per i golfisti quello che il Principato di Monaco è per i tennisti: ossia un hub per il golf, dove i vari campioni trasferiscono la loro residenza per motivi fiscali, di strutture, di logistica, di qualità della vita, di tutela della privacy e, cosa ora messa in forte discussione, di sicurezza.

Cosa succederà al Mondiale con Iran, Qatar e Arabia Saudita?
Insomma, tra i diversi effetti destabilizzanti che la tensione con l’Iran sta creando nell’area, ecco che ci sono quelli sullo sport, leva fondamentale di diplomazia e marketing che tutti gli Emirati hanno usato in questi anni. E che adesso potrebbe venire meno. Si pensi, per esempio, a cosa potrebbe accadere al Mondiale di calcio di Usa-Messico-Canada 2026, dove le nazionali di Iran, Qatar e Arabia Saudita risultano qualificate. O all’Eurolega di basket in cui gioca anche il club di Dubai. O ai tornei di volley organizzati nei Paesi del Golfo, così come per le gare di ciclismo, offshore oppure polo.

È tutto un mondo di eventi sportivi gonfiati ad arte dai petrodollari, senza grosse reali passioni da parte del pubblico locale, e che all’improvviso potrebbe scomparire sotto i colpi di qualche drone targato Teheran.
