Si scrive Alessandra Mussolini e si legge l’ultima stazione di una via crucis laica e coloratissima, che approda dove il destino citofonava da un pezzo, tra i vapori di un bidet e una rissa con Antonella Elia. La metamorfosi della Duciona nazionale giunge al termine nel reclusorio di Ilary Blasi, dove il cognome più pesante del Ventennio si sfarina definitivamente nel tritatutto del Grande Fratello Vip.
Il riflesso hollywoodiano di zia Sophia Loren
Del resto, prima ancora di infilarsi nelle schede del Movimento sociale italiano (nell’anno in cui un’adolescente Giorgia Meloni si iscriveva allo stesso partito) o del ripescaggio berlusconiano nei ranghi di Forza Italia, la Nostra era già una sciantosa capace di mescolare il ricordo del nonno a testa in giù con il riflesso hollywoodiano di zia Sophia Loren.
E ora che i palazzi del potere puzzano di muffa e naftalina, si sposta dove il sangue e le corna si vendono meglio, pronta a farsi vivisezionare per dimostrare che, dietro la genealogia illustre, batte il cuore di una professionista del telecomando.
Per Bossi era «l’onorevole con le tette di fuori»
La nipotina d’oro ha sempre vissuto la vita come una tournée: da quel disco pop inciso in Giappone nell’82 con i testi di Malgioglio alla copertina di Playboy. Un’esposizione di ordine bio-parentale che il ruspante Umberto Bossi accolse in parlamento, anni dopo, bollandola come «l’onorevole con le tette di fuori». Ma lei non si è mai scomposta, capendo che un certo plebeismo teatrale e il coraggio oltraggioso le sarebbero serviti per scalare i record d’ascolto, persino a Porta a Porta.
Le scuse per quel «meglio fascista che froc*o»
La vera vocazione, però, è maturata nel varietà degli ultimi anni, quando ha smesso di fare la Mussolini per fare la performer: a Ballando con le stelle, nel 2020, si è lanciata in acrobazie, è svenuta in diretta e, soprattutto, ha chiesto scusa per quel «meglio fascista che froc*o» rinfacciatole dai giudici come un peccato originale.
Dal Gay Pride ai duri della Lega di Salvini e Vannacci
Da lì, il vaso di Pandora si è scoperchiato: l’abbiamo vista imitare la zia a Tale e Quale, nascondersi sotto la maschera della Pecorella a Il Cantante Mascherato e infine offrirsi come testimonial del Gay Pride in tutina blu e ali arcobaleno nei giardini di Palazzo Brancaccio. Una “farfallona” irrequieta che tre anni fa sventolava la bandiera Lgbtq+ per poi atterrare sul prato dei duri, della Lega di Matteo Salvini e di Roberto Vannacci (prima della rottura del generalissimo).
Nel tritacarne dello scandalo delle baby squillo ai Parioli
Ora, su Canale 5, la candidata perpetua si prepara a sventrare il privato: i racconti sui tradimenti di Mauro Floriani (finito tra il 2013 e il 2014 nel tritacarne dello scandalo delle baby squillo ai Parioli) e le corna restituite da nonna Rachele a nonnino Benito (raccontate pure in un libro uscito nel 2025) sono già materiale per la prima serata. Mentre oltreoceano Variety (la bibbia dell’entertainment statunitense) osserva il fenomeno con un titolo che non concede interpretazioni – “Benito Mussolini’s Granddaughter to Compete on Celebrity Big Brother in Italy” – cercando coordinate ideologiche tra i suoi avi (per loro, la Nostra è ancora e soltanto la nipote del Duce), lei ha già compiuto il miracolo: trasformare Palazzo Venezia in un acquario di plastica dove l’identità si lava via con un colpo di spugna a favore di camera. La vera dittatura a cui sottomettersi, dopotutto, è quella dello share, e Alessandra sa bene che per non restare al buio bisogna stare dove la luce a occhio di bue colpisce più forte, incurante del cortocircuito che porta dai saluti romani a quelli arcobaleno.
















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