Sotto la patina delle industrie dorate del K-Pop e del K-Drama, in Corea del Sud c’è un sottobosco fatto di miseria e disperazione. Realtà e storie raccontate da serie e film come Squid Game o Parasite, che assumono drammaticamente forma di fronte a dati e numeri. Secondo un report del Seoul Financial Welfare Counseling Center, gli over 60 sono i più colpiti dalle procedure di bancarotta personale nella Capitale sudcoreana. Si tratta di una tendenza strutturale che riflette cambiamenti profondi nella società, nel mercato del lavoro e nel sistema di welfare del Paese. La vecchiaia, che in molte società industrializzate è associata a una relativa stabilità economica garantita da pensioni e risparmi, in Corea del Sud si trasforma sempre più spesso in una fase di estrema vulnerabilità.

Se fare debiti è l’unico modo di tirare avanti
Ogni numero racconta una storia, ma dietro le statistiche ci sono persone che hanno lavorato per decenni durante il boom economico, contribuendo alla costruzione di una delle economie più avanzate al mondo, e che oggi si ritrovano a fare i conti con una vecchiaia segnata dall’incertezza. Proprio come raccontato in maniera tragica e paradossale da Squid Game, per molti di loro il debito è l’unica risposta possibile a una quotidianità in cui il reddito non basta e ogni imprevisto può trasformarsi in una caduta senza ritorno.
L’84 per cento di chi è in bancarotta è disoccupato
A volte è quasi difficile distinguere tra finzione e realtà. Nella serie i partecipanti accettano di entrare nel gioco perché non vedono alternative ai debiti, arrivando a mettere in palio la loro sopravvivenza. Nella vita reale sono sempre più numerosi gli anziani sudcoreani che si trovano intrappolati in un sistema economico che lascia loro pochissime vie d’uscita. Ma, a differenza della serie, non ci sono premi o possibilità di riscatto. Uno degli elementi centrali di questa crisi è l’instabilità occupazionale. Oltre l’84 per cento di chi ha presentato domanda di bancarotta risulta disoccupato, una percentuale che cresce ulteriormente tra gli ultrasessantenni. Chi lavora spesso si barcamena tra lavori precari, temporanei o sottopagati, senza alcuna garanzia di continuità o protezione sociale. Questo dato rivela una verità scomoda: in Corea del Sud il lavoro non è più, di per sé, una garanzia contro la povertà, soprattutto in età avanzata.

Il peso delle spese sanitarie per molti è insostenibile
Raramente la colpa è legata a spese superflue o investimenti sfortunati. La maggior parte dei debiti accumulati deriva da necessità di base: affitto, cibo, cure mediche. Nel 79,5 per cento dei casi, il reddito disponibile non è sufficiente a coprire le spese quotidiane. Questo significa che milioni di persone vivono in una condizione di deficit strutturale. A rendere il quadro ancora più drammatico è il peso delle spese sanitarie. L’invecchiamento comporta inevitabilmente un aumento delle malattie croniche e dei costi medici. Una percentuale significativa dei casi di bancarotta è infatti innescata da malattie o ricoveri ospedalieri.

Il 40 per cento degli over 65 vive in povertà
Non è un caso che la Corea del Sud sia uno dei Paesi con il più alto tasso di povertà tra gli anziani tra le economie avanzate. Quasi il 40 per cento delle persone sopra i 65 anni vive sotto la soglia di povertà relativa, un dato che supera di gran lunga la media dei Paesi OCSE. Si realizza dunque un apparente paradosso: un Paese ricco con anziani poveri. Eppure è il risultato di un sistema di welfare sviluppatosi tardivamente e in modo incompleto. Il sistema pensionistico nazionale, introdotto solo alla fine degli Anni 80, non riesce a garantire una copertura adeguata. Molti anziani hanno lavorato per decenni in condizioni informali o precarie, senza accumulare contributi sufficienti per una pensione dignitosa. Chi poi la pensione la percepisce, spesso non riesce a sbarcare il lunario visto il costo della vita soprattutto nelle grandi città come Seoul, dove il prezzo degli immobili e degli affitti è assai più alto rispetto al resto del Paese.

Agli anziani ora manca il supporto familiare
A questo si aggiunge un tema socioculturale. Tradizionalmente, gli anziani in Corea del Sud potevano contare sul supporto familiare, in particolare dei figli. L’urbanizzazione, l’individualismo crescente e le difficoltà economiche delle nuove generazioni hanno indebolito questo modello. Sempre più anziani vivono da soli, tanto che secondo il Seoul Financial Welfare Counseling Center oltre il 70 per cento di chi richiede la bancarotta appartiene a nuclei unipersonali, del tutto privi di una rete di sostegno. Il miracolo economico degli scorsi decenni ha sollevato milioni di persone dalla povertà, ma ha anche prodotto nuove forme di precarietà e vulnerabilità. Il rischio, oggi, è quello di una frattura sociale sempre più profonda tra generazioni. Mentre i giovani affrontano disoccupazione, precarietà e difficoltà di accesso alla casa, gli anziani si trovano intrappolati in una spirale di debito e povertà. Una realtà oscura dietro la scintillante immagine del successo internazionale di una Corea del Sud il cui soft power continua a crescere.

