Tre segretari e due funerali. Da domenica 22 marzo 2026, la tribolata storia della Lega, il partito più vecchio dell’attuale arco parlamentare, si può riassumere in un titolo. I tre segretari, come è noto, sono due varesotti, Umberto Bossi da Cassano Magnago e Roberto Maroni da Lozza; e un milanese, Matteo Salvini dal Giambellino. I funerali sono quelli dei primi due, e potrebbero portare al funerale politico del terzo. In mezzo ai tre capi leghisti, per la verità, galleggia da decenni l’altro importante dirigente lumbard della provincia di Varese, Giancarlo Giorgetti da Cazzago Brabbia.

Giorgetti, il gran ciambellano delle esequie del Senatùr
Il ‘don Abbondio’ della Lega si è vestito da Richelieu al funerale di Bossi, domenica a Pontida. Gran ciambellano delle esequie “senza cerimoniale”, ha accolto la famiglia di Bossi e le più alte cariche, e gestito l’addio al fondatore proprio come un erede, mentre Salvini veniva umiliato pubblicamente da alcuni, con fischi e insulti («Traditore», «Giuda»). Ma sono lontani i tempi in cui il Senatùr nutriva nel “Gianca” grandi speranze. «Il futuro è dei giovani come Giorgetti, ma non diciamolo troppo forte, perché sennò si monta la testa», diceva Bossi prima dell’ictus che lo colpì nel 2004.
L’assordante silenzio di Bossi al funerale di Maroni
Per la verità, di recente, aveva riprovato a ‘spingere’ Giorgetti verso la segreteria, subito stoppato dalla sua famiglia che temeva rappresaglie di Salvini sulla candidatura del vecchio capo in Parlamento e il conseguente blocco di tutte le entrate. Ed è qui che bisogna tornare con la mente all’altro funerale, anch’esso centrale nella storia del partito. Il 25 novembre del 2022, nella chiesa San Vittore di Varese, si celebravano le esequie di Stato di Roberto Maroni.

Anche lì Salvini arrivò con il volto scuro, mentre Giorgetti era visibilmente commosso. Ma – la cosa passò sotto traccia – il Senatùr non si fece vedere. Non una parola pronunciata, nemmeno una dichiarazione scritta da inviare alla stampa tramite la fidata Nicoletta Maggi. Il motivo è molto semplice: la famiglia di Bossi, che lo ha controllato negli ultimi anni, non ha mai perdonato Maroni e Salvini di aver organizzato la famosa serata delle scope in cui il fondatore, in lacrime, chiedeva pubblicamente scusa per la vicenda delle irregolarità nei rimborsi elettorali in cui vennero coinvolti anche il figlio Renzo e componenti del cerchio magico bossiano.

I fischi a Salvini in camicia verde e quel “tradimento” mai perdonato
La parola «traditore» associata a Salvini, pronunciata al funerale di Bossi a Pontida, cela anche questo. Nelle spiegazioni dei ‘nordisti’ più ortodossi, poi, il segretario attuale ha “tradito” tutti gli ideali del fondatore con la trasformazione della Lega in un partito nazionale, i progetti per il Sud, il ponte sullo Stretto di Messina. Ma il “bacio di Giuda” a Manuela Marrone, la moglie di Bossi, è un’accusa che porta con sé ancora l’acredine di quella serata alla Fiera di Bergamo in cui Bossi fu costretto alle lacrime sul palco mentre in platea Salvini distribuiva le scope per «fare pulizia». Insomma, come nelle migliori famiglie, anche nella Lega, certe cose non si cancellano. Certo che se colui che ha rottamato la Padania si presenta a Pontida con la camicia verde – per molti un affronto e una provocazione – il coro parte spontaneo: «Mollala quella camicia».
Il leader della Lega Matteo Salvini è stato brevemente contestato al suo arrivo a Pontida per i funerali di Umberto Bossi. "Togli la camicia verde, vergogna," gli hanno urlato. Applausi per Giorgia Meloni, poi un gruppo urla "secessione, secessione." pic.twitter.com/tFsOWVfLot
— Local Team (@localteamit) March 22, 2026
Il progetto di Bossi: riunificare le associazioni nordiste nel partito
Cosa porterà tutto ciò è ancora presto per dirlo. Sicuramente i fischi sono stati limitati a una parte, alcuni fuoriusciti del Patto per il Nord di Paolo Grimoldi, o del partito di Roberto Castelli. Ma la delusione verso Salvini è generalizzata. Il desiderio di Bossi – ha rivelato l’amico Giuseppe Leoni – era di riunificare tutte le associazioni nordiste sotto la bandiera della Lega, anche se guidata da Salvini. Non si sa se l’apertura potrà essere accolta dal segretario leghista che ha dimostrato nervosismo per i fischi a Pontida, tanto che la fidanzata Francesca Verdini ha risposto accusando un contestatore di essere un «cafone».
Funerali di #Bossi a Pontida: scontro tra Francesca Verdini e un militante leghista. “Ridacci la Lega, Salvini!”, ha urlato l’uomo. La compagna del leader del Carroccio gli ha risposto: “Sei a un funerale, cafone. Vai, maleducato. Vattene a casa”. (
— Politikos (@politikosit) March 22, 2026LaPresse) @PolitikosIt pic.twitter.com/dkofODUWIV
Il futuro della Lega e le spinte per un nuovo leader
Certo, in vista delle Politiche del prossimo anno, ogni punticino o mezzo punticino in più fa sempre comodo. Ma bisogna arrivarci in forze alle urne. E mentre Salvini sembra arrancare, la famiglia del Senatùr appare molto determinata a far valere la propria influenza sulla Lega. In primo luogo, vorrebbe che un altro Bossi portasse avanti la storia del padre e non si sono rassegnati dopo il disastro della candidatura di Renzo al Pirellone. Nelle scorse ore avrebbero avanzato ai vertici leghisti richieste di questo tipo. E poi sentono talmente la Lega come cosa loro che vorrebbero spingere per un nuovo segretario. Giorgetti, appunto. Che non si sogna neanche di farlo. Allora, Luca Zaia, che al funerale è stato tra i più applauditi, oltre a – sorpresa – Giorgia Meloni. Ma anche Zaia vorrebbe tenersi lontano da tanto attivismo, che potrebbe essere letto come prepotenza. In attesa, forse, di tempi più maturi.












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