Cosa succede se la ministra Santanchè non si dimette

Nonostante il pressing della premier Meloni, che ha auspicato pubblicamente le sue dimissioni in un comunicato, la ministra Daniela Santanché non sembra intenzionata a farsi da parte. Mercoledì 25 marzo 2026 si è regolarmente presentata in ufficio e se ne è andata senza rilasciare dichiarazioni. Cosa succede se non si dimette? La presidente del Consiglio ha la facoltà di rimuoverla dal suo incarico?

Il premier non può chiedere al capo dello Stato la revoca di un ministro

Secondo l’articolo 92 della Costituzione, «il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri». La Carta non prevede però la possibilità opposta, ovvero che il premier proponga al capo dello Stato la revoca di un ministro. Dunque, se non riuscirà a ottenere il passo indietro della titolare del Turismo, Giorgia Meloni ha una sola via per sollevarla dalla poltrona senza passare per una crisi di governo, ovvero votare una mozione di sfiducia individuale in Parlamento. Le opposizioni l’hanno già presentata e la discussione in Aula inizierà lunedì 30 marzo. Potrebbe passare o con l’astensione dei gruppi di maggioranza oppure, addirittura, con un voto favorevole degli stessi.

Il precedente di Mancuso

Non sarebbe la prima volta. Nel 1995 Filippo Mancuso, già procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma e ministro della Giustizia del governo Dini, venne sfiduciato dalla coalizione che sosteneva l’esecutivo. In quel caso fu la stessa maggioranza a presentare la mozione, che fu approvata in Senato con 173 voti favorevoli, tre contrari e otto astenuti. Nel mirino erano finite le sue ispezioni giudiziarie sul pool di Mani Pulite e le sue contestazioni alle mancate indagini della procura di Palermo sulla mafia, che avevano scatenato polemiche e critiche da parte della maggioranza. Mancuso si era rifiutato di dimettersi sostenendo di essere nel giusto e di aver svolto indagini che gli erano concesse secondo il suo ruolo dalla Costituzione. Il suo è il primo e unico caso di membro del governo costretto a farsi da parte a seguito dell’approvazione di una mozione di sfiducia da parte dal Parlamento. Nessun’altra mozione di sfiducia ha infatti mai ottenuto i voti necessari per essere approvata.