L’Italia si ferma per Gaza. A Milano scontri in stazione, 60 feriti tra le forze dell’ordi…

AGI - Manifestazioni in almeno 75 città, decine di migliaia di persone in corteo, strade e porti bloccati. L'Italia scende in piazza per Gaza all'insegna del "blocchiamo tutto" e la protesta generalmente pacifica degenera in alcuni casi in momenti di tensione e in scontri con le forze dell'ordine.

 

 

Situazioni critiche a Milano e Bologna

Le situazioni più complicate per ora a Milano e Bologna. Alla Stazione centrale del capoluogo lombardo i pro Pal hanno tentato di accedere all'area interna dello scalo trovandosi di fronte lo sbarramento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa: per disperderli sono stati usati i lacrimogeni. Stando a una prima stima, sono circa 60 i rappresentanti delle forze dell'ordine rimasti feriti negli scontri. In precedenza, in piazza della Repubblica, all'altezza del consolato generale americano, erano state bruciate bandiere di IsraeleUsaUnione Europea e Nato.

 

 

 

Nel capoluogo felsineo, invece, i manifestanti hanno raggiunto la tangenziale e l'autostrada bloccandole nelle due direzioni: per sgomberare le carreggiate la polizia ha fatto ricorso agli idranti. Dopo qualche ora il traffico veicolare è lentamente tornando alla normalità sul nodo autostradale di Bologna. Concluse le operazione di pulizia, le carreggiate sono state riaperte e le code sono in via di smaltimento.  Dopo lo sgombero di autostrada e tangenziale a Bologna da parte della polizia, il corteo pro Gaza si è riversato in via Stalingrado con attimi di forte tensione con le forze dell'ordine. Per contenere i manifestanti sono stati lanciati dei lacrimogeni quando si trovavano nei pressi della fiera. Tutta la zona ha vissuto momenti di guerriglia con la formazione anche di barriere di fortuna con legni, biciclette e inferriate. Otto i manifestanti fermati per lancio di bottiglie di vetro, mazze e pietre contro le forze dell'ordine.

 

 

 

Disagi non sono mancati neppure a Rimini dove diverse centinaia di persone hanno manifestato in strada prendendo parte al corteo partito attorno alle 9.30 dall'Arco di Augusto e poi diretto verso la stazione ferroviaria. Qui è stato bloccato il traffico veicolare nelle strade circostanti ma non sono emersi problemi di ordine pubblico.

Corteo a Roma e contestazioni a Valditara

Tra i cortei più nutriti quello di Roma, partito da piazza dei Cinquecento e arrivato oltre quota 50mila: autorizzata dalla polizia ("in via eccezionale stante la straordinaria adesione alla manifestazione") una deviazione sulla Tangenziale Est, percorsa per un tratto.

 

 

Tanti gli slogan contro il governo israeliano e tantissime le bandiere palestinesi (compresa quella sventolata dai vigili del fuoco in apertura): da segnalare anche un lancio di uova contro l'Ufficio scolastico regionale in via Frangipane, con gli studenti che accusano il ministro Valditara di impedire di parlare del "genocidio di Gaza" nelle scuole.

 


Dopo aver transitato davanti al Verano, il corteo è giunto a piazzale Aldo Moro entrando all'interno dell'Università La Sapienza. Cori contro Israele e la rettrice Antonella Polimeni. I manifestanti sono arrivati fino allo scalone della Minerva al grido "Palestina libera" e "Siamo tutti palestinesi" e poi hanno fatto irruzione occupando la facoltà di Lettere e Filosofia.

 

 

 

Imbrattata la sede del Municipio di Bolzano

Bolzano nella notte l'ingresso del Municipio di Bolzano era stato imbrattato con della vernice rossa e con la scritta "22 vermi", riferita ai consiglieri comunali che la scorsa settimana si erano astenuti dal voto sulla mozione anti Netanyahu.

Manifestazioni a Torino e Venezia

Torino un gruppo di manifestanti pro Pal ha bruciato un manifesto di Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu davanti all'ingresso della Collin Aerospace, definita dai manifestanti "una fabbrica di morte"; un altro gruppo si è diretto verso la stazione centrale di Porta Nuova per bloccare i binari all'altezza di corso Sommeiller.

Più di 20mila a Venezia, dove il corteo s'è concluso di fronte al casello del Porto commerciale di Marghera: "Le merci non partono, è giunto il momento di dire stop al genocidio. Qui inizia ufficialmente il blocco".

Proteste e blocchi a Pisa, Livorno e Genova

Circa cinquemila persone hanno partecipato a Pisa allo sciopero generale per chiedere il cessate il fuoco in Palestina e dato vita a un corteo che ha invaso il centro della città di Pisa ed è arrivato fino all'aeroporto Galilei: bloccata per diversi minuti la circolazione sulla Firenze-Pisa-Livorno. Al porto di Livorno bloccato il varco Valessini, con un presidio che ha rallentato i flussi in entrata e uscita dei mezzi. Più di 4 mila persone hanno riempito la zona del varco di San Benigno e Albertazzi, all'imbocco del porto di Genova, al grido di "Viva Palestina": tra di loro studenti di ogni età, docenti, genitori, lavoratori dei trasporti, della scuola, vigili del fuoco. A Ravenna simbolica occupazione (durata pochi minuti) del ponte mobile sul Candiano. Un gruppo di manifestanti, circa 6-7, si è staccato dal corteo e si è sdraiato in mezzo alla carreggiata, mostrando striscioni e bandiere al grido di "Palestina libera".

 

 

 

Tensioni a Napoli e Palermo

Napoli, davanti alla sede centrale dell'Università Federico II, i manifestanti hanno acceso fumogeni e srotolato un lungo striscione chiedendo di "bruciare gli accordi con Israele". Nel pomeriggio è atteso un secondo corteo, organizzato da sindacati, collettivi e altri gruppi studenteschi, che si muoverà nei pressi dell'ex base Nato di Bagnoli, dove il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurerà ufficialmente l'anno scolastico in una scuola della zona. Alta la tensione nell'area, dove le forze dell'ordine hanno predisposto un dispositivo di sicurezza straordinario.

Palermo, in centro, si sono ritrovati fianco a fianco in migliaia, giovanissimi soprattutto, anche bimbi con loro famiglie, associazioni, attivisti, centri sociali, la comunità palestinese: "Più scuole, mai più bombe", uno degli slogan più gettonati.

 

 
 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani sciopero generale per Gaza, oltre 60 manifestazioni e stop ai trasporti

AGI - Dopo quella di venerdì 19 settembre arriva domani la seconda giornata di sciopero e mobilitazione sindacale a sostegno del popolo Palestinese, contro l'invasione dell'esercito israeliano a Gaza City. Modalità e piattaforme sono differenti. Da un lato la Cgil e l'associazionismo civico, dall'altro una galassia di sigle sindacali autonome.

L'inasprimento dell'iniziativa di terra dell'Idf nella Striscia segna anche un crescendo delle mobilitazioni in Italia. Per lunedì alcune sigle sindacali autonome - tra cui Usb, Adl Cobas, Cub - hanno proclamato uno sciopero generale del settore pubblico e privato in solidarietà con la popolazione palestinese. Lo sciopero è stato indetto a livello nazionale e riguarderà trasporti pubblici, scuole, università e lavoratori portuali.

L'eventuale astensione dal lavoro potrebbe interessare anche il personale del Gruppo FS, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord - a partire dalla mezzanotte alle ore 23 di lunedì 22 settembre 2025 - e con conseguenti variazioni sugli orari o cancellazioni di treni e altri mezzi di trasporto pubblici. Lo sciopero generale, si legge nella piattaforma che lo annuncia, è stato indetto: "contro il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi a Israele e l'assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele".

A Roma mezzi pubblici nella fascia di garanzia

Nel trasporto pubblico locale, marittimo, merci e logistica, lo sciopero sarà sempre di 24 ore ma con modalità diverse. Per quanto riguarda invece la modalità urbana delle principali città italiane, l'Atac a Roma ha confermato che metro, autobus e tram saranno garantiti solo fino alle 8.29 e poi dalle 17.00 alle 20.00. L'Atm, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico di Milano, ha annunciato che sarà assicurato il servizio di metropolitane e mezzi di superficie fino alle 8.45 e dalle 15 alle 18. L'azienda romana del trasporto pubblico rende noto che nella notte tra 21 e 22 settembre non sarà garantito il servizio delle linee bus notturne, mentre lunedì non è garantito il servizio sull'intera rete dalle ore 8.30 alle ore 16.59 e dalle ore 20.00 al termine del servizio diurno oltre a quello delle linee diurne che hanno corse programmate oltre la mezzanotte.

Anche i taxi potrebbero aderire allo sciopero mentre nessun impatto dovrebbe esserci per il trasporto aereo, il cui comparto non aderisce alla mobilitazione. 

Altra motivazione il "sostegno incondizionato alla missione della Global Sumud Flotilla e la tutela dei volontari impegnati a portare aiuti al Popolo Palestinese". Le sigle sindacali autonome che hanno promosso l'iniziativa chiedono ance "sanzioni a Israele e la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali". 

Manifestazioni in tutta Italia

Intanto sono oltre 60 le manifestazioni previste in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli centri. Nella capitale il raduno è previsto alle 11 in piazza dei Cinquecento, a Milano alle 10 in piazzale Cadorna. A Torino alle 10:30 in piazza Carlo Felice, a Bologna l'appuntamento è alle 10:30 in piazza Maggiore, mentre a Genova la manifestazione è prevista a partire della 8 al varco Albertazzi del porto.
A Milano, Atm comunica che il servizio delle linee potrebbe non essere garantito dalle 8:45 alle 15 e dopo le 18, fino al termine del servizio.

Nella scuola due scioperi

Per quanto riguarda la scuola, gli scioperi il 22 settembre saranno addirittura due: oltre a quello proclamato dalla Usb nell'ambito della mobilitazione generale a sostegno della Palestina che riguarda tutte le categorie del lavoro, senza distinzioni tra ambiti pubblici e privati, c'è quello proclamato dalle sigle Conf. S.a.i., Cisle e Conalpe che coinvolgerà tutto il personale docente e Ata (Amministrativo tecnico e ausiliario) delle scuole pubbliche, comunali e private, del personale educativo dei servizi educativi per l'infanzia (anche i nidi) e del personale insegnante delle scuole gestite dagli enti locali.

Esplosione in un’azienda di rifiuti nel Casertano, 3 operai morti

AGI - Tragedia sul lavoro a Marcianise, in provincia di Caserta. Tre operai hanno perso la vita a seguito di una esplosione all'interno di una ditta specializzata nel trattamento di rifiuti, la Ecopartenope

Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco intervenuti sul posto nella ditta erano in corso lavori di manutenzione.

Pasquale De Vita, titolare dell’azienda, Ciro Minopoli e Antonio Diodato. Questi i nomi dei tre dipendenti della Ecopartenope travolti dall'esplosione. Altri due operai sono rimasti feriti lievemente. La deflagrazione li ha scaraventati in aria per metri, non lasciando loro alcuno scampo mentre stavano effettuando lavori di saldatura ad una sonda che misura il livello di riempimento del serbatoio. Dagli accertamenti effettuati è emerso che era in corso un'operazione di saldatura, per cui è probabile che l'esplosione sia stata generata da una scintilla. 

Il ritrovamento dei corpi

Un serbatoio di oli esausti che esplode e poi il buio e l'onda d'urto che li scaraventa a diversi metri. Così sarebbero morti i tre operai dell'azienda 'Ecopartenope' di Marcianise, nel Casertano. Sul posto anche il sindaco di Marcianise, Antonio Trombetta che si dice "attonito per quanto accaduto". Il primo cittadino è arrivato non solo per esprimere il dolore di una intera comunità, ma anche rabbia per quanto accaduto. "È inaccettabile - dice - che nel 2025 un operaio debba perdere la vita sul posto di lavoro: serve prevenzione". 

 

Premio alla carriera a Rita Lofano: “Etica, rigore e umanità al cuore del giornalismo”

AGI - In un tempo in cui l’informazione è spesso ridotta a slogan, a titoli acchiappaclick e a notizie frammentarie, la XVI edizione del Premio Com&Te ha lanciato un messaggio tanto controcorrente quanto necessario: premiare la profondità, la serietà, la verità. Ed è per questo che il Premio alla Carriera è stato assegnato a Rita Lofano, direttrice dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI), “una delle voci più autorevoli e limpide del giornalismo italiano”.

In una Aula Magna del Liceo Scientifico “Andrea Genoino” di Cava de’ Tirreni gremita di studenti, docenti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni, la cerimonia ha avuto il sapore di una lezione viva: non solo su cosa sia il giornalismo, ma su cosa possa ancora diventare. E proprio da quei giovani che troppo spesso vengono dipinti come disinteressati, è arrivata la scelta più significativa: riconoscere il valore di una professionista che ha fatto della sobrietà, dell’etica e dell’impegno civile le bussole della sua lunga carriera.

 

 

Una visione di giornalismo che resiste e ispira

Il premio a Rita Lofano è stato descritto dai promotori non solo come un omaggio alla carriera, ma come un tributo a una “visione del giornalismo”. “Una visione in cui la verità non è mai spettacolarizzata ma cercata - hanno spiegato i promotori del premio - analizzata, raccontata con intelligenza, misura e rispetto. È questa la cifra stilistica che ha caratterizzato il lavoro di Lofano negli anni, tanto nella promozione dell’eccellenza italiana quanto nell’analisi lucida delle dinamiche geopolitiche internazionali”.

“Il suo nome - hanno spiegato - è ormai sinonimo di giornalismo colto ed equilibrato, capace di tenere insieme rigore professionale e sensibilità umana, anche nei contesti più complessi. Un equilibrio raro, che si è affinato anche grazie all’esperienza come corrispondente negli Stati Uniti, vissuta in uno dei periodi più delicati della storia contemporanea”. Una prospettiva internazionale che, come lei stessa ha sottolineato durante la premiazione, “ti consente di tornare a raccontare con un punto di vista diverso, più allargato”.

Le motivazioni del premio: un esempio per chi verrà

Le motivazioni del riconoscimento sono forti e attuali: l’impegno per la parità di genere, la passione autentica, la libertà di giudizio, la capacità di non inseguire le mode dell’informazione ma di offrire contenuti che aiutano a pensare. “Non abbiamo premiato solo un nome – hanno detto gli organizzatori – ma un’idea di giornalismo che può ancora essere un presidio di democrazia e di consapevolezza”.

 

E i ragazzi presenti hanno colto il senso profondo del premio, con parole che non lasciano spazio ai fraintendimenti: “Vogliamo giornalisti che non ci raccontino favole, ma che ci aiutino a capire il mondo. Rita Lofano ci dà fiducia: il suo modo pacato di spiegare le cose ci permette di costruire un pensiero critico. È questo il giornalismo che vogliamo”.

Un premio che guarda avanti

In questo contesto, il riconoscimento a Lofano si carica di un valore ancora più profondo: una professionista che ha attraversato le trasformazioni dell’informazione senza mai smarrire l’essenziale.

“Mai appiattirsi, ma guardare oltre”

“Questo riconoscimento mi fa particolarmente piacere perché arriva dai giovani”, ha dichiarato Lofano nel suo intervento. “Io credo che non si debba mai restare fermi su ciò che si è fatto, ma guardare a ciò che si vuole ancora fare. Mai appiattirsi, ma guardare oltre”. E proprio questo “guardare oltre” sembra essere il cuore pulsante del suo percorso: uno sguardo largo, non urlato, non piegato alle urgenze del momento, ma sempre rivolto alla costruzione di un’informazione responsabile, plurale e umana.

Accanto a Rita Lofano, il Premio Com&Te ha voluto valorizzare anche altre eccellenze del panorama culturale e scientifico: Stefano Liberti con Tropico Mediterraneo, vincitore del Premio Com&Te; Stefania De Pascale, a cui è stato assegnato il Premio “Giancarlo Siani” per Piantare patate su Marte; Giulio Betti, meteorologo e divulgatore, premiato per il suo impegno contro le false narrazioni climatiche; e Antonio De Simone, archeologo e docente, insignito del Premio Com&Te alla Cultura.

 

 

 

Giubileo, sabato sera lo show di droni e luci a San Pietro. Ecco cosa vedremo [VIDEO]

AGI - Il 13 settembre sera, in occasione dell'incontro Mondiale sulla Fraternità 2025 e del Giubileo 2025, in piazza San Pietro, si terrà il concerto gratuito 'Grace for the World' nel quale, a partire dalle ore 20, saliranno sul palco artisti italiani e internazionali che lanceranno un potente messaggio di fraternità, di pace e unione. Sul palco Pharrell Williams (insieme al coro gospel Voices of Fire) e Andrea Bocelli anche co-direttori dell'evento live con la direzione musicale del vincitore di un Grammy Award, Adam Blackstone. Insieme a loro nella serata si esibiranno Karol GJohn LegendClipseTeddy SwimsJelly RollAngélique Kidjo e molti altri.

 

 

Spettacolo di droni di Nova Sky Stories

Uno dei momenti più attesi della serata sarà inoltre lo show aereo di droni e luci firmato da Nova Sky Stories (società di Kimbal Musk, fratello di Elon), il più grande mai realizzato in Europa. Oltre 3.000 droni e giochi di luce ispirati alla Cappella Sistina promettono uno spettacolo tecnologico senza eguali, capace di trasformare la notte romana in un cielo in movimento.

 

 

 

Anticipazioni sullo show dei droni

Cosa accadrà durante lo show dei droni? Una piccola anticipazione è stata data ieri sera durante le prove: nel cielo i droni scriveranno frasi legate al tema dell'evento. Dopo quella che dà il titolo alla serata ("Grace for the World" con data e orario, "21:00 CET"), si susseguiranno altre che invitano a essere retti, liberi e umani: "Be justice", "Be freedom", "Be human". Non mancheranno inoltre figure disegnate in cielo come quella di una piuma mossa dal vento o il simbolo (a colori) del Giubileo.

 

 

Trasmissione e registrazione all'evento

Il concertogratuito e aperto a tutti in Piazza San Pietro il 13 settembre 2025 previa registrazione a un link (Gracefortheworld.live), sarà trasmesso in diretta mondiale su Disney+Hulu e ABC News Live alle ore 21.

 

 

 

 

 

 

Leoncavallo: corteo a Milano contro lo sgombero. Piantedosi: “Non siamo preoccupati”

AGI - E' partito da porta Venezia il corteo contro lo sgombero del Leoncavallo, dopo l'arrivo dello spezzone dei centri sociali. La manifestazione, che conta già migliaia di persone, attraverserà le vie del centro di Milano puntando a piazza Duomo. In piazza per il centro sociale sgomberato lo scorso 21 agosto ci sono i partiti della sinistra radicale, Anpi, Arci, Cgil, i sindacati di base, un arcipelago di associazioni e circoli locali, non solo milanesi. Sventolano anche bandiere della Palestina. Diversi infatti gli striscioni che esprimono le tante anime: in testa i militanti del Leonka con "Giù le mani dalla città", e poco più dietro le Mamme antifasciste del Leoncavallo, i Comitati per San Siro con "Giù le mani da San Siro".

Piantedosi: "Non siamo preoccupati"

"Non siamo preoccupati, credo che tutto si svolgerà con senso di responsabilità", ha detto, a margine del Forum di Cernobbio, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, a proposito delle manifestazioni previste oggi a Milano a due settimane dallo sgombero dal capannone occupato di via Watteau.

Chi c'è alla manifestazione

In piazza a Milano anche personaggi della politica e dello spettacolo: Nicola Fratoianni, segretario di SI, sfila dietro lo striscione Avs con parlamentari e consiglieri locali, sfila anche una delegazione del Pd con il segretario metropolitano Alessandro Capelli, senza però bandiere di partito, il presidente dell'Anpi Milano Primo Minelli. Hanno annunciato la loro adesione: il noto gruppo musicale dei Punkreas, i Comedians con uno striscione, in riferimento allo spettacolo nato al Leoncavallo e diventato cult all'Elfo diretto da Gabriele Salvatores con Claudio Bisio, Gigio Alberti, Paolo Rossi, Renato Sarti, Bebo Storto e Antonio Catania. "Non un funerale, non una difesa ma un attacco. Il Leoncavallo deve continuare a esistere, contro la speculazione, la gentrificazione, per il diritto all'abitare. Milano è il Leoncavallo e il Leoncavallo è Milano", ha detto uno speaker dal carro.

Lega: "La manifestazione sostiene i delinquenti"

"La manifestazione di sostegno ai delinquenti del Leoncavallo non ha avuto i numeri che si aspettavano i giornali e gli stessi organizzatori. Risulta comunque indecente la presenza di Pd e realtà come Cgil e Anpi al fianco di chi vive nell'illegalità e odia le forze dell'ordine. Hanno dimostrato, una volta di più, di essere al fianco di chi non rispetta le leggi. Evidentemente per loro è giusto occupare per decenni non pagando le tasse e le bollette. Come dimenticare gli oltre 805 mila euro di debito al Comune per la Tari dal 2010 e i 3 milioni che devono al ministero degli Interni". Lo affermano in una nota Silvia Sardone, vice segretario della Lega e consigliere comunale, e Samuele Piscina, segretario provinciale Lega e consigliere comunale. "Tra l'altro il cortocircuito a sinistra è ridicolo nella sua evidenza: in piazza esponenti Pd e dei partiti che hanno sostenuto per anni le politiche della giunta Sala, fortemente criticate dalla maggioranza dei presenti al corteo. Stamane abbiamo avuto inoltre un assaggio della violenza degli antagonisti presso l'ex Leoncavallo dove un gruppo di facinorosi ha lanciato grossi petardi e fumogeni verso le forze dell'ordine al grido di 'Piantedosi pezzo di m...' e sbandierato il vessillo del Lambretta, al quale il Comune ha assegnato scandalosamente un ex mercato in via Rizzoli. La Lega non starà a guardare ed è pronta a protocollare l'esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti nel caso in cui lo stabile in San Dionigi fosse assegnato, come ormai è scontato, al Leoncavallo", concludono i due esponenti leghisti.

 

Milano s’inchina al suo re. Funerali privati per Armani

AGI - Si è chiusa dopo due giorni la camera ardente per Giorgio Armani in via Bergognone a Milano. Non c'erano molti dubbi ma oggi è evidente che il Re della moda italiana ha lasciato un segno profondo in chi l'ha conosciuto o semplicemente lo ha amato per il suo lavoro. Più di ieri infatti le persone che si sono messe in fila per salutarlo all'Armani Teatro, circa 10mila.

Ma tanti anche i visitatori dell'Armani Silos, dove è in corso la mostra dedicata ai vent'anni dell'Armani Privé. Qualcuno ha anche lasciato biglietti e omaggi floreali.

Visite e omaggi all'Armani Silos

 

 

Numerosi anche in questa seconda giornata i volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport che hanno voluto abbracciare lo stilista piacentino e la sua famiglia: da Federica Pellegrini a Paolo Maldini, da Flavia Pennetta a Fabio Fognini. E poi Isabella Ferrari, Enrico Lo Verso, Stefano Accorsi, Afef, Margherita Buy, Cristina Parodi col marito ed europarlamentare Giorgio Gori, Barbara Palombelli con Francesco Rutelli. Per la moda Santo Versace, gli stilisti di Dsquared2, i designer Rocco Iannone e Andrea Incontri.

Presenze istituzionali e funerali privati

Non è mancata la presenza istituzionale: la ministra Anna Maria Bernini, gli ex presidenti del Consiglio Matteo Renzi e Mario Monti. Domani, in forma strettamente privata, si terranno i funerali a Rivalta, dove poi sarà sepolto vicino a mamma, papà e fratello.

Il ricordo di Attilio Fontana

"Era doveroso essere qui perché Giorgio Armani è una eccellenza lombarda, un genio che ha portato la bellezza italiana nel mondo ma anche un grande imprenditore perché ha creato un'azienda che funziona. Ha saputo declinare la genialità e la creatività con l'efficienza e l'efficacia tipica di un grande lombardo", ha detto il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana arrivando alla camera ardente dello stilista scomparso il 4 settembre. "Sicuramente - ha aggiunto - lo ricorderemo, ma sono scelte che faremo col consiglio regionale, quando si riapriranno i lavori ne parleremo col presidente Romani. Faremo una parte della giornata di aula dedicata a ricordarlo", ha concluso Fontana.

Le parole di Fabio Fognini

"Ci è rimasta impressa una frase che lui disse: 'la moda passa ma l'eleganza resta'. Ed è per questo che la figura e la persona del signor Giorgio rimarranno per sempre. Un ricordo? Quando mi disse di farmi crescere un po' di più la barba, ed è per questo che mi avete visto un po' più barbuto in campo". Sono le parole di Fabio Fognini all'uscita dalla camera ardente per Giorgio Armani. Il tennista è arrivato accompagnato dalla collega e moglie Flavia Pennetta, insieme sono stati testimonial dello stilista: "Era sempre un'emozione rivederlo - ha detto Pennetta -, dava un senso di riverenza ma poi metteva sempre a proprio agio con una carezza e un semplice come stai, segno della sua umanità. E' stato bellissimo e lo ringrazierò sempre per averci reso parte della sua famiglia". Prima dei due sportivi, hanno fatto visita in via Bergognone anche Laura Lusuardi, Enrico Lo Verso, Ludovico Einaudi e Rocco Iannone.

La visita di Matteo Renzi

Anche il senatore di Italia Viva Matteo Renzi è venuto questa mattina in visita alla camera ardente. L'ex presidente del consiglio è arrivato da solo.

 

Addio a Giorgio Armani, re della moda e icona del ‘Made in Italy’

AGI - È morto all'età di 91 anni Giorgio Armani. Lo ha comunicato il gruppo con una nota.

La nota della Maison

"Con infinito cordoglio, il gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani.

Il Signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Infaticabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni, ai diversi e sempre nuovi progetti in essere e in divenire.

Negli anni, Giorgio Armani ha creato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto del vivere, anticipando i tempi con straordinaria lucidità e concretezza. Lo ha guidato un’inesauribile curiosità, l’attenzione per il presente e le persone. In questo percorso ha creato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la capacità di comunicare con tutti. Sempre attento alle esigenze della comunità, si è impegnato su molti fronti, soprattutto verso la sua amata Milano.

La Giorgio Armani è una azienda con cinquant'anni di storia, cresciuta con emozione e con pazienza. Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza, di pensiero e azione, il proprio segno distintivo. L’azienda è il riflesso, oggi e sempre, di questo sentire. La famiglia e i dipendenti porteranno avanti il Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori.

"In questa azienda ci siamo sempre sentiti parte di una famiglia. Oggi, con profonda commozione, sentiamo il vuoto che lascia chi questa famiglia l’ha fondata e fatta crescere con visione, passione e dedizione. Ma è proprio nel suo spirito che insieme, noi dipendenti e i familiari che sempre hanno lavorato al fianco del signor Armani, ci impegniamo a proteggere ciò che ha costruito e a portare avanti la sua azienda nella sua memoria, con rispetto, responsabilità e amore". 

I dipendenti e la sua famiglia

Camera ardente e funerali

La camera ardente sarà allestita a partire da sabato 6 settembre e sarà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro. Per espressa volontà del signor Armani, i funerali - previsti lunedì - si svolgeranno in forma privata.

Lunedì lutto cittadino a Milano

E lunedì sarà lutto cittadino a Milano. Lo ha deciso il sindaco, Giuseppe Sala, per il quale lo stilista "è stato e resterà per sempre uno dei massimi rappresentanti della moda italiana e milanese nel mondo. Armani era un uomo pieno di talento e di interessi, capace di portare nelle sue creazioni lo stile sobrio ed elegante della sua personalità, misurato, mai eccessivo - ha spiegato Sala in una nota - A Milano mancheranno il suo sguardo creativo, la sua partecipazione attiva e il suo sostegno alla vita della nostra città".

Processo Grillo: morto il figlio del presidente del collegio, slitta la sentenza al 22 settembre

AGI - È stata annullata e rinviata l'udienza per la sentenza di primo grado del processo per la presunta violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa italo norvegese e di una sua amica che ha come imputati Ciro Grillo e tre suoi amici, Vittorio Lauria, Francesco Corsiglia e Edoardo Capitta.
Il motivo è legato a un improvviso lutto che ha colpito il presidente del Collegio dei giudici del tribunale di Tempio Pausania (Sassari), Marco Contu. Suo figlio., è il ragazzo di 22 anni che ieri si è suicidato nella metro B di Roma. 

L'udienza era iniziata ieri, dopo mezzogiorno. I quattro giovani non erano presenti in aula. Il pubblico ministero Gregorio Capasso ha chiesto per loro una condanna a 9 anni. La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Ciro Grillo e i suoi tre amici risale al 16 luglio del 2019. Secondo quanto riportano i quotidiani locali, alla lettura della sentenza potrebbe assistere anche la presunta vittima della violenza sessuale di gruppo.

L'ha detto prima di entrare nel palazzo di giustizia Giulia Bongiorno, avvocata della studentessa italo norvegese che, però, ha anche aggiunto che per il momento la presenza della giovane non è confermata. Oggi sono attese le repliche del procuratore Gregorio Capasso e delle parti civili e le controrepliche del pool difensivo. Dopo si terrà la Camera di consiglio, al termine della quale verrà emessa la sentenza di primo grado. 

Addio a Emilio Fede, giovedì i funerali a Segrate

AGI - Si è spento a Milano, all'età di 94 anni Emilio Fede. Era ricoverato nella Residenza San Felice di Segrate. I funerali si terranno giovedì nella chiesa di Dio Padre a Milano 2 in un orario ancora da stabilire. Lo si legge in una nota del Fan club amici di Emilio Fede, vicina alla famiglia della figura storica del giornalismo italiano.
 

Da direttore del Tg1 a volto iconico del Tg4 per 20 anni consecutivi. Una carriera quasi tutta televisiva quella di Emilio Fede, giornalista siciliano - nato a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, il 24 giugno del 1931 - 'caduto in disgrazia' nel 2011 con il coinvolgimento nel caso Ruby: indagato per induzione e favoreggiamento della prostituzione, insieme con Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti, nel 2019 viene condannato in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione dell’ex modella marocchina.

A causa dell'età avanzata e delle condizioni di salute, Fede sconta la pena in detenzione domiciliare, ma il 22 giugno 2020 'evade' e viene arrestato a Napoli mentre sta cenando con la moglie Diana de Feo in un ristorante per festeggiare il suo 89esimo compleanno. La moglie, giornalista Rai e senatrice Pdl dal 2008 al 2013, sposata nel 1965 e dalla quale Emilio Fede ha avuto due figlie, Sveva e Simona, è morta poi il 23 giugno nel 2021 a causa di una malattia.     

I guai giudiziari di Fede 'rovinano' l'immagine di un cronista che conosce tappe importanti nel giornalismo. Esordisce da giovane nella carta stampata - prima a 'Il Momento-Mattino' di Roma, poi alla Gazzetta del Popolo a Torino - ma quasi subito si orienta verso la tv: nel 1954 inizia a collaborare con la Rai e dal 1961 il rapporto diventa esclusivo. Fa l'inviato in Africa per 8 anni ma l'esperienza termina per una malattia e un contenzioso relativo alle spese di viaggio. Dal 1976 diventa conduttore del Tg1 per 5 anni e poi dal 1981 lo dirige per 2 anni. Conduce anche programmi di intrattenimento di successo come 'Test' ma dal 1987 termina il rapporto con la Rai in seguito a un processo per gioco d'azzardo finito con l'assoluzione e, come lui stesso poi dichiarò, per il cambiamento degli accordi politici sulle poltrone Rai. 

 

 

Nel 1989 passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Videonews delle tre reti, poi di Studio Aperto, che il 16 gennaio 1991 è il primo telegiornale in Italia ad annunciare in diretta l'inizio dell'operazione 'Desert Storm' durante la Guerra del Golfo, proprio nel giorno della sua prima messa in onda su Italia 1. Nel 1992 lascia e accetta la direzione del TG4, il nuovo telegiornale di Rete 4: qui resterà fino al 2012, quando, a seguito di una trattativa con Mediaset non andata a buon fine, la società lo solleva dalla direzione spiegando in un comunicato che non è stato possibile arrivare a una risoluzione del rapporto in modo consensuale.   

Fede lascia anche Mediaset e da quel momento tenta diverse strade, così come anche nella politica, ma con scarso successo. Con Mediaset, però, Fede continua ad avere un rapporto di consulenza che si interrompe definitivamente il 30 ottobre 2014 quando gli viene comunicata la rescissione unilaterale, a partire dal giorno successivo, del contratto in scadenza a giugno. Fede guadagnava 27.000 euro al mese, oltre a beneficiare di una casa a Milano 2 a carico dell'azienda, di due autisti, di una segretaria e di un ufficio. Quindi, a dicembre fa ricorso al tribunale civile di Milano per chiedere a Mediaset il reintegro e il pagamento di 8.411.000 euro come risarcimento. Rti motiva la scelta sottolineando che Fede è indagato per associazione a delinquere a scopo di diffamazione per il presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset con un fotomontaggio a luci rosse. Il 9 aprile 2015 il Tribunale civile di Milano respinge la sua richiesta di risarcimento e gli impone di versare a Mediaset circa 10.000 euro per le spese di causa.   

 

 

Negli anni d'oro alla guida del Tg4, quando la sua edizione faceva spesso record di ascolti, diverse erano state le accuse di faziosità nei suoi confronti: il suo modo di condurre la testata, sbilanciata a favore di Berlusconi secondo i dati dell'osservatorio di Pavia, lo espone a critiche sulla qualità del notiziario e a interventi dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a partire dal 1998.      

Una delle ultime apparizioni al funerale di Berlusconi

Una delle ultime apparizioni lo vedono particolarmente provato in occasione della morte di Silvio Berlusconi, il 14 giugno 2023: quel giorno Fede non riesce ad arrivare in tempo al funerale per un problema con l’autista, come denuncia lui stesso sui social. Per questo il giornalista va alla villa di Arcore, dove le spoglie di Berlusconi erano state portate dopo la cerimonia al duomo di Milano, e rilascia alcune dichiarazioni commosse.

Il cordoglio della Rai

La Rai ricorda con commozione Emilio Fede. Figura di spicco dei primi anni di attività del Servizio Pubblico, Fede era entrato in Rai nel 1958 come conduttore a contratto e in seguito fu inviato speciale in Africa per otto anni. Da conduttore del TG1, andò in onda nella prima edizione a colori, il 28 febbraio del 1977. Del telegiornale della rete ammiraglia fu direttore per due anni, quindi vicedirettore fino al termine del suo rapporto con l’azienda nel 1987.