I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Ci sarà anche Elly Schlein a festeggiare i 90 anni di Achille Occhetto. A Roma la prossima settimana l’ultimo segretario del Partito comunista italiano sarà al centro di un seminario il 3 marzo, giorno del suo compleanno, ideato da Ugo Sposetti con l’associazione Enrico Berlinguer, supportato dai gruppi parlamentari del Partito democratico. Nella sala della Camera di Commercio a piazza di Pietra sono attesi Corrado Augias, Pier Ferdinando Casini, Luciana Castellina, Gad Lerner, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e tanti altri…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
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I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
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I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Rossi non ha Fifa di portare sfortuna…

Sarà perché quest’anno il Festival di Sanremo non sembra piacere particolarmente al pubblico, fatto sta che il vertice della Rai è corso ai ripari aggiudicandosi i diritti per il Mondiale di calcio 2026. Si tratta di 35 partite da trasmettere in chiaro, comprese semifinali e finale. La previsione è di mandare in onda 32 incontri su Rai1, con highlights diffusi in ogni notiziario e contenitore sportivo, compresi i canali social ufficiali. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha fatto la sua dichiarazione: «Quando il grande sport chiama, Rai risponde. E lo fa senza compromessi, offrendo ai telespettatori una copertura eccezionale dell’evento. Parliamo della Coppa del Mondo Fifa 2026 che è un evento acquisito dalla Rai in esclusiva in chiaro per 35 incontri che comprendono la partita di apertura». Ma poi Rossi ha detto una frase che, per i superstiziosi, è stata terrificante, annunciando che verranno trasmesse «tutte le partite della Nazionale italiana alla quale auguriamo di qualificarsi». Ma come? Ci sono ancora i playoff da giocare, e per scaramanzia non si dice…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Il ct della Nazionale Gennaro Gattuso (Ansa).

Donnarumma fa festa (i pendolari un po’ meno)

A Roma gran finale per la mostra dedicata alle Ferrovie dello Stato, al Vittoriano e a Palazzo Venezia. Il numero uno del gruppo ferroviario Stefano Antonio Donnarumma ha organizzato un “finissage” riservatissimo solo per vip, con tanto di conclusione a cena, a casa sua. Poi i treni non arrivano in orario (e c’è pure uno sciopero di 24 ore tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio!), ma quella è sempre una colpa da addossare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
L’ad di Ferrovie Stefano Donnarumma (foto Imagoeconomica).

L’Inps contro l’intelligenza artificiale che licenzia

Sta facendo molto rumore la sentenza del tribunale di Roma, sezione lavoro, che ha dichiarato sostituibile il lavoro umano con l’intelligenza artificiale. C’è un legittimo licenziamento, quindi, se al posto di un essere umano si “assume” l’IA. L’Inps sta correndo ai ripari, con un gruppo dedicato al tema della sostituzione uomo-robot. Ma cosa si può fare concretamente per evitare danni enormi alle casse dell’istituto? Un’idea che sta girando è quella di far pagare comunque dei contributi previdenziali figurativi all’azienda che caccia un lavoratore rimpiazzandolo con l’IA. La destinazione di queste somme andrebbe a un fondo sociale per sostenere chi viene licenziato. Il tema dovrà interessare anche la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Elivira Calderone (Imagoeconomica).

Sergio Cragnotti al bar dello sport

Proprio quando la contestazione all’attuale presidente della Lazio Claudio Lotito è arrivata al punto più alto (persino da Palazzo Chigi), tanto che nella Capitale sono apparsi i manifesti dei tifosi che invitano a non votare più Forza Italia fino a quando Lotito sarà in parlamento a rappresentare il partito fondato da Silvio Berlusconi, ecco che a Roma si rivede un ex presidente biancoceleste, amatissimo dalla Curva Nord: Sergio Cragnotti, classe 1940. Per la tifoseria rappresenta il presidente più vincente della storia della Lazio, grazie a un palmares davvero memorabile, avendo conquistato uno scudetto, per due volte la Coppa Italia, e poi due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Amatissimo, tanto da far dimenticare ai laziali tutte le volte che il finanziere ha avuto disavventure e problemi. Cragnotti era seduto a un bar, già ribattezzato “dello sport”, della romana piazza Barberini: sempre a telefonare, con un cellulare che deve essere bollente come quello di Lotito…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno

Roma e Parigi sempre più ai ferri corti. Tra i tanti dissapori politici che dividono francesi e italiani (ultima la piccata reazione di Emmanuel Macron al commento di Giorgia Meloni sulla morte dell’attivista di destra Quentin Deranque) ora c’è di mezzo un dossier finanziario che definire un inciampo è un eufemismo. Al centro della contesa la governance di Borsa Italiana, diventata terreno simbolico di un braccio di ferro tra sovranità nazionale e logica paneuropea. Da una parte Cassa depositi e prestiti, azionista rilevante del gruppo; dall’altra i francesi di Euronext, che nel 2021 hanno acquisito Piazza Affari promettendo integrazione e sviluppo. Il nodo è il rinnovo dell’amministratore delegato di Borsa Italiana, Fabrizio Testa; Cdp spinge per un cambio al vertice chiedendo discontinuità: prima che sulla persona, ne fa una questione di rispetto del peso della componente italiana come azionista di riferimento di Euronext. Il suo attuale ceo nonché presidente Stéphane Boujnah difende invece Testa al punto da avergli già garantito la riconferma, anche in assenza della delibera formale dell’assemblea di aprile. La questione non è certo di lana caprina, visto che in ballo ci sono il controllo e l’influenza su un’infrastruttura strategica per il mercato dei capitali italiani. Per Roma, Piazza Affari non è una semplice filiale di un network europeo, mentre secondo i francesi l’integrazione funziona solo se le regole sono comuni e le scelte non rispondono a spinte domestiche. E l’attuale ad Testa che fa? Tace, facendo così ancora più irritare i soci italiani che in privato lo accusano senza mezzi termini di essere passato dalla parte dei soci d’Oltralpe. Se, come tutto fa pensare, non si arriverà a una soluzione concordata, da Roma fanno sapere che saranno i tribunali a doversene occupare.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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L’archeovino pompeiano affascina Londra

La strana coppia. Gabriel Zuchtriegel, archeologo, e Antonio Capaldo, imprenditore del vino, sono stati avvistati a Londra. Il direttore degli scavi di Pompei, il sito archeologico più famoso al mondo, e il presidente della cantina Feudi San Gregorio, figlio di Pellegrino Capaldo – già presidente della Banca di Roma, che nel 1986 decise di in vestire in Irpinia fondando l’attività vitivinicola – hanno intrattenuto una folla di britannici in estasi all’Istituto Italiano di Cultura diretto da Francesco Bongarrà, presentando l’affascinante progetto di un archeovino. Grazie a un partenariato pubblico-privato, la casa vinicola, una delle più grandi del Sud d’Italia con 30 milioni di euro di fatturato, ha stretto un accordo con il parco archeologico per piantare vigneti autoctoni all’interno delle ville di Pompei, riprendendo un’attività di 2 mila anni fa. L’obiettivo del gruppo Tenute Capaldo (Cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco) è creare una realtà unica al mondo e produrre 30 mila bottiglie l’anno. Il pubblico, entusiasta, ha poi brindato con bottiglie di Cutizzi, il Greco di Tufo edizione riserva di Feudi.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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Chi si rivede, Tarak Ben Ammar

Alla presentazione romana di Berlusconi, il mondo secondo lui, il libro di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, alla Camera di Commercio di Roma, è apparso anche Tarak Ben Ammar. L’influente finanziere tunisino, protagonista del mondo della finanza francese ed ex socio proprio del Cavaliere, con cui aveva rapporti strettissimi, si è messo in prima fila, a poca distanza da Gianni Letta, per ascoltare il lungo dibattito sulla politica estera. Letta, come ha dimostrato nella prefazione, conserva idee chiare sul Cav: «Oggi Silvio Berlusconi osserverebbe, affranto, l’America che aveva sempre ammirato, e per la quale provava un profondo debito di riconoscenza, resa irriconoscibile e ostile da una classe politica che sembra aver smarrito la consapevolezza delle basi di una comune civiltà; lo sarebbe altrettanto nel vedere Europa e Russia sull’orlo di uno scontro epocale. Non avrebbe avuto le forze per contribuire a ricucire questi strappi, nel farsi concavo e convesso, come soleva dire, per trovare una soluzione giusta e duratura a crisi così inquietanti, ma avrebbe sicuramente sperato che la sua lezione di politica estera, improntata al dialogo, al realismo, e al buon senso, potesse costituire, in questo incredibile disordine globale, un punto di riferimento per ritrovare la strada della pace; sempre con il fine ultimo della tutela degli autentici interessi dell’Italia». Carnelos ha rivelato particolari curiosi, come i retroscena sui dialoghi tra Berlusconi e i big mondiali in tema di televisione, con il pallino di Silvio di evitare ogni paragone tra lui e Donald Trump. E Castellaneta ha svelato che il piano di costruzione edilizia di Gaza è vecchio di almeno vent’anni, e ha le sue origini proprio con Berlusconi, perché l’obiettivo era creare ricchezza per la popolazione palestinese

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
Tarak Ben Ammar (foto Imagoeconomica).

Per Bocchino e Arianna fila in Galleria Sordi

Per Italo Bocchino e Arianna Meloni, protagonisti in Galleria Sordi per parlare dell’ennesimo libro sulla premier Giorgia, blindatura con poliziotti in assetto da guerriglia. Tanto che i fotografi hanno dovuto penare: lo sa bene Umberto Pizzi, che nel caos si è beccato due forti colpi al fianco, tanto da urlare per il dolore. Si è fatta notare la presenza di Francesca Pascale, storica compagna di Silvio Berlusconi. Gigi Marzullo controllava la situazione. C’era l’ex ministro della Difesa Cesare Previti, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, oltre a Fabrizio Tatarella e Giampaolo Angelucci. Sul palco, insieme con Bocchino e “sister” Meloni, ecco Ignazio La Russa e Hoara Borselli, a fare da moderatrice. «La parità di genere è stata assicurata», si è sentito dire dalla platea.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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Il rispetto di Gualtieri per la Corte dei conti

Corte dei conti ingabbiata: a Roma la “presa di possesso” dell’area di cantiere della metro C per la fermata “Mazzini” è stata calendarizzata aspettando l’apertura dell’anno giudiziario della magistratura contabile, il 24 febbraio, ma il giorno dopo tutto è cominciato. Sì, il sindaco Roberto Gualtieri ha dovuto attendere la celebrazione, però ora le ruspe sono pronte. Le foto scattate documentano la scomparsa del grande parcheggio al centro di viale Mazzini, e il cartello indica la durata del cantiere, ossia 4.078 giorni. Praticamente, un supplizio lungo addirittura 11 anni…

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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Abete, virata a destra con elogi a Giuli e Mazzi

Incredibile ma vero: Luigi Abete, classe 1947, 79 anni compiuti il 17 febbraio, elogia il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il sottosegretario Gianmarco Mazzi. Una virata a destra che scuote il panorama dei salotti romani, e chissà cosa ne pensano i suoi vecchi amici Franco Bassanini e Fabiano Fabiani: fatto sta che Abete ha preso carta e penna, parlando in qualità di presidente di Confindustria Cultura Italia (sì, ha anche quest’incarico) per accogliere «con soddisfazione l’annuncio del sottosegretario Mazzi della firma da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli del decreto di adeguamento delle tariffe da copia privata, come previsto dalla legge». Perché «troppo spesso ci dimentichiamo che senza tutela del diritto d’autore non esiste diffusione della cultura, perché proprio la garanzia di essere remunerati per la propria attività intellettuale costituisce il presupposto che consente a scrittori, musicisti, autori in generale, editori in qualsiasi forma di poter esistere e vivere del loro lavoro». E Abete poi si ripete: «Ringraziamo il ministro Giuli, il sottosegretario Mazzi e il comitato consultivo per il diritto d’autore per avere congiuntamente trovato una sintesi capace di rafforzare questo strumento essenziale per la tutela dell’intero settore culturale italiano in un ecosistema troppo spesso dominato dalla tecnologia». Manca solo un «evviva il governo di Giorgia Meloni»…

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Luigi Abete (foto Imagoeconomica).

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno

«Dopo le fusioni c’è sempre qualcosa che avanza», sussurra un vecchio banchiere. Ultimo caso, quello tra Mps e Mediobanca, con partecipazioni definite “storiche” e che in alcuni casi permettevano di sedere nei consigli “giusti”, quelli per pochi eletti: ci sono dei pacchetti azionari di Italmobiliare dei Pesenti, il 25,4 per cento dello Ieo (Istituto europeo di oncologia) che ha fatto scatenare la guerra finanziaria ancora in corso, qualcosa di Piquadro e soprattutto il 6,55 per cento di Rcs. «Che ci facciamo con questa quota?», si chiede qualcuno dei componenti del board. Domanda condita da una proposta, che magari si concretizzerà davvero: «Forse il migliore acquirente potrebbe essere Leonardo Maria Del Vecchio, il figlio del fondatore di Luxottica che ora si è appassionato di editoria e che va a caccia di giornali. Magari gli interessa pure il Corriere della Sera». LMDV, nonostante la figuraccia da Lilli Gruber, pare volersi pigliare tutto quello che c’è su piazza (forse il problema non è lui, ma il mondo dell’editoria che ne ha bisogno), tanto che ha fondato una società apposta per investire nel settore, dove si è già “pappato” il 30 per cento del Giornale e la maggioranza di Editoriale Nazionale, la società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN. E aveva fatto anche un’offerta per Repubblica, respinta però nettamente da John Elkann (rifiuto che pare gli abbia provocato qualche tensione di troppo con il fratello Lapo, sceso in campo per perorare la causa dell’amico Leonardo). Insomma, vuoi vedere che se offrono la quota Rcs a LMDV lui la prende? Altrimenti tocca chiedere un posto nel prossimo consiglio di amministrazione di Rcs Media Group. Ipotesi che comunque non è da scartare, visto che lì già ci si trova un big come Carlo Cimbri, il “comandante” di Unipol, incarico che con astuzia mette bene in evidenza nel suo curriculum. Che poi Cimbri è anche presidente dello Ieo, sempre grazie a Unipol. Chiamiamole “coincidenze curiose”. Non resta che attendere.

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno
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Un’altra poltrona per Bianca Farina

Arriva un’altra poltrona per Maria Bianca Farina, classe 1941, soprannominata “highlander” dai suoi amici più stretti: dopo aver ricoperto incarichi di ogni tipo, uno tra tutti la presidenza di Poste Italiane, per l’85enne manager è pronta la presidenza con compiti non esecutivi del nuovo fondo di garanzia per le polizze vita. È ancora presidente emerito di Ania, l’associazione nazionale tra le imprese assicuratrici.

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno
Maria Bianca Farina (foto Imagoeconomica).

Una limousine per Bellanova e il marito

Teresa Bellanova: chi la ricorda? Prima sottosegretaria e poi ministra come fedelissima di Matteo Renzi, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio è apparsa improvvisamente nel centro storico di Roma: una limousine nera con autista si è fermata davanti alla Galleria Sordi, Bellanova è scesa dal lato del marciapiede e dalla parte opposta il marito, Abdellah El Motassime. Lei elegantissima, guidava la coppia, diretta verso via del Tritone. Bellanova conobbe l’attuale marito all’aeroporto di Casablanca, nel 1989, nel corso di un viaggio in Marocco con la delegazione di Federbraccianti.

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Un mare di incontri tra Berlusconi, Bocchino, Meloni e Veltroni

Pomeriggio di fuoco a Roma per chi si occupa di politica, a causa di una serie di presentazioni di libri. Si comincia a piazza di Pietra, alla Camera di Commercio di Roma, con Berlusconi, il mondo secondo lui di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, con la prefazione di Gianni Letta, per rileggere la politica estera del Cavaliere: ovviamente si parlerà dell’attuale titolare della Farnesina, cioè il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, leader di Forza Italia. A discuterne, il direttore del quotidiano Il Messaggero Roberto Napoletano, Maria Latella e molti altri ancora. Seconda tappa in Galleria Sordi, dove Italo Bocchino presenta la sua fatica editoriale dedicata a Giorgia Meloni: protagonisti della serata, il presidente del Senato Ignazio La Russa e la “sister”, ossia Arianna Meloni. E chissà, magari al termine si affaccerà pure la presidente del Consiglio, attraversando la strada, proveniente da Palazzo Chigi. Terza tappa, a Spazio Sette, in via dei Barbieri, a due passi da largo Argentina, con Walter Veltroni, impegnato a presentare il libro di Carlo Verdelli, Il diavolo in tasca. Poi tutti a casa a vedere il Festival di Sanremo.

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

Tensione alle stelle tra fratelli in casa Elkann. Lapo non ha preso bene il fatto che, sulla vicenda Repubblica, John abbia chiuso la porta in faccia al suo amico Leonardo Maria Del Vecchio senza nemmeno incontrarlo. Il giovane LMVD era entrato a gamba tesa nella trattativa tra Gedi e il gruppo Antenna (secondo le voci di corridoio giunta faticosamente alle battute finali) offrendo sull’unghia 140 milioni di euro, cioè molti più soldi di quelli che verserà l’armatore-editore greco Theo Kyriakou a Exor per rilevare la casa editrice. Lapo, secondo le voci di corridoio, avrebbe perorato fino all’ultimo la causa del suo amico. Ma John è stato irremovibile.

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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E da Bettini arriva D’Alema, il decostruttore

Arriva Massimo D’Alema alla corte di Goffredo Bettini: all’evento romano per la rivista Rinascita, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte appare solo in collegamento ed elogia il suo vice Mario Turco, destinato a contare sempre di più nella geografia politica pentastellata. C’è Elly Schlein, la segretaria del Partito democratico, poi ecco tutto il quartier generale di Alleanza Verdi e Sinistra con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Ma il più atteso è lui, “Baffino”, che ha tanta voglia di parlare: «Oggi da pensionato posso offrire un contributo di idee e di passione», dice Max. «Bisogna lavorare ancora per allargare il nostro campo ad altre forze democratiche, anche decostruendo quello della destra». Citando come esempio il 1996, quando lui stesso lavorò per far divorziare Umberto Bossi da Silvio Berlusconi. Chissà da chi vuol cominciare questa “decostruzione”, D’Alema…

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Ma che Fao? Candidi proprio lui?

Il governo di Giorgia Meloni ha dovuto candidare chi guiderà la Fao. Una personalità di destra? Macché. Il dem Maurizio Martina. Proprio l’ex segretario del Partito democratico – in quel periodo del 2018 da reggente, a cavallo tra i regni di Matteo Renzi e Nicola Zingaretti – è stato candidato dal governo italiano e dai ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani alla guida dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, a partire dal 2027. Martina ricopre già il ruolo di vicedirettore generale dell’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. E dal 2014 al 2018 è stato ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali nei governi Renzi e Gentiloni. Chi ha festeggiato per questa decisione? Coldiretti, che ha espresso grande apprezzamento per la decisione attraverso il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo: «La candidatura di Martina rappresenta un’opportunità strategica e ci auguriamo che l’Europa prenda una posizione unitaria su una nomina di tale rilievo». A destra, invece, polemiche a non finire: non c’era proprio nessuno da candidare dei “nostri”?

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Zuppi da “papa” Carlin Petrini

Lo hanno sempre chiamato “il papa di Slow Food”, Carlin Petrini. E il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Matteo Zuppi, è andato dal papa. Dicendo che «oggi stiamo rimettendo in discussione diritti e sistemi che sembrerebbero acquisiti, ma non lo sono. È il tempo della forza che li sminuisce, i diritti, si dice che ce ne sono troppi, che la logica della produzione e del mercato è quella che guida le scelte. Ma il “buono pulito e giusto” di Slow Food in realtà è l’unico modo per sopravvivere, non è una cosa per poche persone per bene, è l’unico modo per andare avanti. Il tempo della forza è pericoloso, serve consapevolezza». Non solo: «Scegliere il buono, pulito e giusto, e soprattutto il giusto, è una buona strada, l’unica. È l’unico modo in cui si guadagna tutti, solo così ci può essere futuro. La solidarietà non è un lusso, è l’unico modo sostenibile di vivere. Il senso della vita, per chi crede, si trova anche nella religione, ma per tutti c’è quando costruiamo la comunità». E poi tutti a bere…

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Il parlamento alle prese con le arti culinarie

Di cosa si occupa questa settimana il parlamento? Di tanti dettagli, secondo il calendario d’Aula della Camera dei deputati. Leggiamone qualcuno. «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione». Poi: «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione (approvato dal Senato)». Quindi: «Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio (approvate dal Senato)». Nelle commissioni, «disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico», «istituzione del Premio Formatore dell’anno», «disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Niccolò Machiavelli». E, tra gli atti del governo, «proposta di nomina del generale di brigata Giovanni Capasso a direttore generale per il supporto all’attuazione dei programmi dell’Unità Grande Pompei», «valorizzazione della canzone napoletana classica». Gran finale con il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone per «inserimento delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam».

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno

Chi ha detto che il cosiddetto campo largo è morto e sepolto? Con la sua infinita pazienza, Goffredo Bettini, la «mente storica della sinistra italiana», quello che viene definito anche come «l’ultimo ideologo del vecchio Pci», mette un’altra volta insieme, a un tavolo, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, per parlare di politica. L’occasione è unica: nella serata di lunedì 23 febbraio, a Roma, viene organizzato un aperitivo per la nuova Rinascita, la storica rivista fondata da Palmiro Togliatti e che ha ora per dominus lo stesso Bettini e il sostanziale aiuto di Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro. Tutto andrà in scena a Testaccio, in un locale di via Libetta: ci sarà molto lavoro per i vigili urbani, che saranno impegnati fino a tarda sera per evitare l’ingorgo di auto blu. Nel comitato scientifico della rivista ci sono Mario Turco, il tarantino fedelissimo di Conte e che dei pentastellati è vicepresidente, l’ex direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio, in compagnia di Enzo Amendola, Miguel Gotor, Pietro Bartolo, Rosa Calipari, Giacomo Marramao, gli ex ambasciatori Giorgio Starace e Michelangelo Pipan, Tosca (sì, la cantante). Nel comitato di direzione della rivista ecco Enrico Rossi, Enrico Gasbarra, Roberto Morassut, Michele Meta, Daniele Marantelli, Livia Turco, Massimiliano Smeriglio e Massimo Zedda. Inevitabilmente si discuterà di Ucraina, con Bettini pronto a parlare di pace immediata e fine delle ostilità, trovando sul tema un alleato di ferro come Conte, con il classico “no alla guerra”: ma non ditelo a Carlo Calenda

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
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L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
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L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno

Lucio non Presta l’altra guancia

Forse è l’unico che può rompere le uova al Festival di Sanremo: Lucio Presta, uno dei protagonisti del mercato delle star televisive, con il suo libro L’uragano soffia sul fuoco. E il Corriere della Sera offre molto spazio all’agente che se la prende con Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli, Amadeus, Maria De Filippi, la Rai. L’unico che viene graziato è Urbano Cairo, che oltre a essere editore del Corsera è proprietario di La7, e guarda caso tutte le stelle del piccolo schermo che vengono citate lavorano con le reti concorrenti. A proposito, dagli uffici romani della televisione di Urbanetto ricordano che è ancora vacante il posto di amministratore delegato, lasciato vuoto con la prematura morte di Marco Ghigliani. E qualcuno vaticina un futuro manageriale per Presta, alla guida di una tivù privata…

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Lucio Presta (Imagoeconomica).

Belloni sulla neve, al Cimone, e una villa…

Ora si parla di appalti, su Domani, ma sì, qualche giorno fa quella signora sugli sci era proprio Elisabetta Belloni, la (ex) candidata grillina alla presidenza della Repubblica, l’ex dirigente dei Servizi segreti, al vertice del Dis, l’ex consigliera personale di Ursula von der Leyen all’Unione europea. È andata sul monte Cimone, «in quanto la mamma Lea era sestolese doc, che sposò l’ingegner Giorgio Belloni e si trasferì nella Capitale», hanno sottolineato le gazzette locali. Una giornata sulla neve, spinta da Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone. Con Magnani pronto a dire a Il Resto del Carlino che la presenza belloniana è «un onore e un incentivo a proseguire il nostro impegno nel migliorarci continuamente nell’impiantistica e nelle iniziative promozionali», con un “autogossip” della stessa Belloni, con la decisione di restaurare la villa di Sestola lasciata dalla madre a lei e alla sorella, oltre che per un valore affettivo anche per l’aumentata attrattività turistica della zona. E Domani parla proprio di 331 mila euro per i lavori di sicurezza di una villa

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Elisabetta Belloni (Imagoeconomica).

Le case popolari occupate? Ai poliziotti

Per qualcuno è un incentivo, per altri si tratta comunque di una motivazione per impegnare i poliziotti negli sgomberi, fatto sta che l’iniziativa non cadrà nel vuoto: le unità immobiliari dell’Ater di Roma, ossia le case popolari, se liberate dall’occupazione abusiva e ancora in attesa di un’assegnazione saranno destinate alle forze dell’ordine. L’accordo è ufficiale, scritto nero su bianco, tra il ministero dell’Interno e la Regione Lazio. L’intesa tra il ministro Matteo Piantedosi e il governatore regionale Francesco Rocca dovrebbe anche riuscire a risolvere la cronica assenza di appartamenti a Roma per le forze dell’ordine. Però ad alcuni giuristi tutto questo non piace, dato che «è come arrestare gli autori di un furto e poi, se nessuno reclama il denaro o i gioielli ritrovati, autorizzare la divisione del bottino tra coloro che hanno compiuto l’arresto». Per ora nel governo qualcuno si limita a commentare che «sarà grande festa quest’anno per la liberazione. Sì, delle case occupate».

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Matteo Piantedosi e Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

In molti si stanno chiedendo che fine abbia fatto l’audit interno che doveva chiarire l’assunzione del fidanzato della figlia di Antonio Marano, Alessandro Valadè, a Rai Pubblicità. Era stato lo stesso consigliere di amministrazione in quota Lega nonché presidente ad interim della Rai a chiedere un accertamento che verificasse il rispetto delle procedure aziendali e la correttezza della sua condotta. La storia del genero di Marano era stata raccontata per prima da la Repubblica: Valadè era stato scelto all’interno di una selezione che mirava a reclutare esperti in marketing, comunicazione, digitale e vendite. Tra i tanti candidati, alla fine ha avuto la meglio proprio lui. Le opposizioni avevano subito parlato di «vergognosa parentopoli» e «servizio pubblico preda delle scorribande della destra». E pare che anche l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (nel frattempo indaffarato anche con l’imbarazzante caso Petrecca) non abbia preso bene l’episodio e si sia lamentato dell’inopportunità politica di quell’assunzione, che presta il fianco agli attacchi sulla presunta occupazione militare della destra della tivù di Stato, trasformata in TeleMeloni. Il “suocero” ha provato a difendere Valadè così: «Ha un curriculum prestigioso. Ha passato sei colloqui di selezione. E se io non ho rivelato prima all’ad di Rai Pubblicità quale fosse il nostro rapporto è proprio per non esercitare alcuna forma di pressione». Sarà, ma intanto adesso si attende il risultato dell’audit, visto che nel frattempo sono passati due mesi.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
Antonio Marano (foto Ansa).

Si vocifera, tra l’altro, anche di un Marano preoccupato dal fatto che dopo la fine dei Giochi olimpici invernali ci possano essere ulteriori sviluppi sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato l’operato della Fondazione Milano Cortina, di cui lo stesso Marano è stato direttore commerciale dal 2021 praticamente fino a oggi. Anche qui sono piovute accuse di parentopoli, per restare in tema: nelle carte dell’inchiesta si è parlato di «carenza di trasparenza e imparzialità nelle assunzioni» e «malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari». Tra gli altri, per esempio, sono stati assunti il figlio di Ignazio La Russa e la nipote di Mario Draghi. Tra rimborsi spese vari e vetture con autista a carico della fondazione, i pm hanno trasmesso gli atti dell’indagine al procuratore della Corte dei conti della Lombardia per eventuali profili di danni erariali, come raccontato da Il Fatto Quotidiano. Anche se gli stessi pm hanno pure chiesto al gip di archiviare il fascicolo a carico di ignoti, perché da un lato l’abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge come reato, grazie alla riforma Nordio del luglio 2024. E dall’altro perché l’ipotesi di turbativa d’asta nelle gare private per conto di amministrazioni pubbliche sussiste solo nell’acquisto di «beni e servizi» e non per «l’assunzione di personale». Il decreto Salva Olimpiadi del 2024 oltretutto aveva definito la Fondazione come ente privato, bloccando di fatto le indagini per reati contro la pubblica amministrazione. La questione però è passata all’esame della Corte costituzionale: il tribunale di Milano ha sollevato infatti la questione di legittimità costituzionale, e ora la decisione della Consulta potrebbe riaprire le indagini. L’udienza è fissata per il 5 maggio 2026.

Arianna Meloni a Gradoli, al pranzo del Purgatorio

Gradoli, si sa, è un Comune diventato noto per colpa del rapimento di Aldo Moro: dal tavolino della seduta spiritica di Romano Prodi e dei suoi commensali spuntò proprio “Gradoli”, indicato come il luogo nel quale trovare lo statista democristiano, ma invece di andare in via Gradoli a Roma, nel covo delle Brigate rosse, tutti andarono nel paese situato in provincia di Viterbo, con un enorme, e inutile, dispiegamento di mezzi. Fatto sta che lì, proprio nel Comune di Gradoli, ogni mercoledì delle Ceneri va in scena il cosiddetto “pranzo del Purgatorio”, preparato nel corso della notte da un esercito di cuoche nella “stanza del fuoco”, con 50 quintali di legna per riscaldare i calderoni: alle 13 in punto, nei capannoni della Cantina Oleificio Sociale, ecco i prelibati “fagioli del Purgatorio”, con tanto di luccio, nasello, baccalà e tinca. L’organizzazione che cura tutto si chiama “Fratellanza del Purgatorio di Gradoli”, e ha al suo vertice il capitano Massimo Del Signore. E se c’è una fratellanza, ecco Fratelli d’Italia, con la presenza di Arianna Meloni. Che a Gradoli hanno chiamato «la sorellanza», per restare in tema con il sodalizio. Gli abitanti sono poco più di un migliaio, i partecipanti al pranzo molti di più, qualcuno ne ha contati 1.500, e Arianna è legatissima a questi luoghi. Tanto da lasciare un messaggio sui social: «Grazie per averci accolto al Pranzo del purgatorio. Una giornata in cui la comunità intera si prende cura dei più deboli attraverso un banchetto di beneficenza e si ritrova intorno a un piatto di fagioli e un brodo di tinca, tipici della cucina territoriale». Con Arianna c’erano il deputato Mauro Rotelli, la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli, la capogruppo di FdI Viterbo Laura Allegrini, il coordinatore provinciale Massimo Giampieri. Lo scorso anno, all’evento, c’era il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
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I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

Giovanni Grasso va per mostre

Giovanni Grasso, oltre a lavorare al Quirinale come portavoce del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, coltiva da sempre la passione per la letteratura. E per l’arte. Così l’altra sera era al Mattatoio di Roma, a Testaccio, all’inaugurazione della mostra “Chiara Capobianco. Architettura di una metamorfosi”. Come si legge nella presentazione, «l’idea che sostiene il progetto espositivo è ispirata dai miti raccontati nelle Metamorfosi di Ovidio, i cui motivi narrati, che hanno per soggetto identità fluide, corpo, desiderio, perdita e resistenza, diventano strumento per interrogare il presente…».

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
Giovanni Grasso con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Fiuggi, Abodi porta lo sport

Dite a Leonardo Maria Del Vecchio che dal 20 al 22 marzo Fiuggi si trasformerà in un grande laboratorio nazionale dedicato al futuro della “Repubblica del Movimento” e delle comunità attive. L’iniziativa promossa da Fondazione Sportcity in collaborazione con il comune di Fiuggi coinvolgerà oltre 200 addetti ai lavori tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, manager, imprenditori del settore e dirigenti sportivi. Ecco così il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, insieme al sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro. La seconda giornata entrerà nel vivo con una serie di interventi dedicati a politiche sportive, infrastrutture e sviluppo dei territori. Tra i protagonisti della mattinata ci saranno Diego Nepi Molineris, Livio Gigliuto ed Evelina Christillin, oltre ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’impiantistica sportiva.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino

Nella Lega post Vannacci ormai è guerra totale. Nei corridoi dei palazzi romani a incrociare le armi non sarebbero più solo le varie fazioni: salviniani del Sud contro nordisti, lombardi fedeli al segretario contro dirigenti vicini al ‘partito dei governatori’, pasionarie anti-Islam contro ex vannacciani, veneti zaiani contro veneti del nuovo corso. Dai gruppi parlamentari la balcanizzazione pare essersi trasferita anche sui collaboratori. Ed è così che l’ufficio stampa della Lega, dal Mit al gruppo alla Camera e al Senato, è da tempo uno dei luoghi più infuocati della Roma leghista. L’arrivo dell’ex direttore del Tempo di Antonio Angelucci, Davide Vecchi, avrebbe aumentato le tensioni.

Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino

Le accuse della vecchia guardia all’ex direttore del Tempo

Ritenuto vicino alla fidanzata di Matteo Salvini, Francesca Verdini, Vecchi sarebbe accusato dalla vecchia guardia dell’ufficio stampa di aizzare i parlamentari l’uno contro l’altro, favorire i pasdaran come Domenico Furgiuele e Claudio Borghi e cercare di danneggiare i capigruppo di Camera a Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Le accuse sarebbero pesanti e il clima incandescente, tanto che si parla di minacce di rese dei conti ‘fisiche’ tra una fazione e l’altra dell’ufficio stampa. A Montecitorio si attendono il redde rationem per la prossima settimana, quando finalmente il capo tornerà da Milano-Cortina e trascorrerà qualche giorno a Roma prima di tornare fisso sulle piste fino alla conclusione delle Paralimpiadi. 

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno

Alla fine, nel gioco delle tre carte della Rai, sono arrivate le attese dimissioni di Paolo Petrecca da Rai Sport: una decisione che da giorni sembrava inevitabile, dopo la fallimentare telecronaca durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «Roba da far accapponare la pelle», come dicono i “vecchi” del servizio pubblico radiotelevisivo. Un caso che era diventato ben presto politico, con tanto di fragorosa protesta dei giornalisti. E la figuraccia aveva superato i confini italiani, trasformandosi in spernacchiata internazionale. Non è bastato togliergli il commento della serata di chiusura: è stata decisa proprio la defenestrazione, prevista per la fine dei Giochi (inizialmente sembrava che la questione sarebbe stata affrontata dopo Sanremo). L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi avrebbe fatto volentieri a meno di tutto questo caos, e ha dovuto rimuoverlo obtorto collo, anzi obtorto Lollo, visto che al posto di Petrecca arriva il 54enne Marco Lollobrigida come f.f. ossia facente funzione. “Lollo”, come lo chiamano tutti, «fa parte del giro di Arianna Meloni», e infatti è anche «amico delle sue amiche», con una forte predilezione per la gastronomia (come l’altro Lollo, il ministro dell’Agricoltura, nonché ex di Arianna). La sua era una classica carriera da vice, senza mai esporsi troppo (è in azienda dal 2001): ora però è arrivato in cima, al vertice di Rai Sport, per harakiri altrui.

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno

Gianni Letta abbandona il premio Carli/Liuzzo

Il mondo si evolve, progredisce, migliora, dicono gli ottimisti: e infatti Gianni Letta non è più il presidente onorario del premio Guido Carli, quello curato da Romana Liuzzo. Il nome dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio non appare più nel sito del premio: un abbandono di peso, per il premio. Il “garante” non c’è, e per tanti investitori ha un significato importante, questa scelta di andarsene. Alla pagina web ora ci sono solamente la presidente (Liuzzo) e il vicepresidente (Guido Massimo Dell’Omo, figlio della presidente): sparito Letta. Come sede appare ancora la Luiss (sulla questione c’era stata aria di tempesta), nella Capitale, anche se in viale Romania 32, non certo nella villa, sempre dell’ateneo confindustriale, che era stata scelta anche come set per i servizi fotografici e televisivi. A proposito, sulle reti Mediaset sono ricominciati gli spot con la presidente protagonista assoluta, pubblicità di cui però nello stesso gruppo berlusconiano nessuno riesce a capire il contenuto e la finalità, tranne che a promuovere la stessa Liuzzo appena uscita dal “trucco e parrucco”, in stile star di Hollywood. E, soprattutto, se vengono diffusi gratuitamente, tipo “pubblicità progresso”, come accadeva una volta nel servizio pubblico radiotelevisivo: anche perché i bilanci della fondazione appartengono al mondo dei misteri, dato che sono totalmente sconosciuti e non sono mai apparsi, nonostante le normative sul tema e le minime, elementari, regole di trasparenza, nemmeno sul sito internet. In qualche salotto capitolino dicono che Liuzzo potrebbe essere candidata alle elezioni politiche 2027 nelle liste di Forza Italia. Ma senza Gianni Letta al suo fianco, nelle vesti di “garante”, come si fa…

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno

Amato superstar con Cartabia

Pomeriggio di incontri al vertice, a Roma, per parlare di norme e magistrati, nel Centro Studi Americani: mercoledì 18 febbraio, proprio nel giorno della visita molto simbolica del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Csm, in via Caetani l’ex ministro della Giustizia Maria Cartabia ha presentato il suo libro Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico. Sul palco c’erano Giuliano Amato, presidente emerito della Corte costituzionale, vera star dell’incontro, Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza Università di Roma, Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale, oltre all’autrice. In sala, ad assistere all’evento, Giovanni Amoroso, presidente della Corte costituzionale, assieme a giudici costituzionali e magistrati. E l’immancabile Gianni Letta. Chi conduceva? «La fedelissima di Marta Cartabia», ossia la giornalista Donatella Stasio.

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
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Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno

Altro che «sistema para-mafioso del Csm», come detto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non si è nemmeno preso la responsabilità della dichiarazione, scaricando il barile su una citazione passata del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Per il Quirinale era arrivato il momento di fissare un punto, dopo che l’asticella delle sparate sul referendum si stava spostando sempre più in là. E così è sceso in campo il Sergio Mattarella, fisicamente, aprendo il plenum del Consiglio superiore della magistratura, quello che verrebbe “splittato” in due in caso di vittoria dei . «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in 11 anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Una stilettata per il Guardasigilli e tutto il governo Meloni, impegnati sempre di più nell’opera di delegittimazione dei giudici in vista dell’appuntamento referendario del 22-23 marzo.

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Sergio Mattarella presiede l’assemblea del Csm (foto Imagoeconomica).

In una breve dichiarazione, Mattarella ha espresso «la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Quindi ha aggiunto: «Il Csm non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Il Csm dovrebbe rimanere fuori dallo scontro: «In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica». Formalmente la presidenza del Csm spetta al capo dello Stato secondo l’articolo 104 della Costituzione, ma di solito non viene esercitata per rispettare la separazione dei poteri. Questa volta Mattarella ha voluto far sentire la sua presenza. Nordio avrà recepito il messaggio?

C’è il pienone dal numero uno della Fabi

“Homo Fabi”. “Un uomo solo al comando”. “Il sinbancalista”. Sono solo tre dei numerosi soprannomi che vengono affibbiati a Lando Maria Sileoni, il numero uno di Fabi, il sindacato dei bancari. Sileoni ci sa fare: dal 3 al 5 marzo, a Milano, negli East End Studios, mette in scena l’evento “Next generation bank. Come eravamo, come siamo, come saremo”, una gigantesca kermesse che servirà a far capire, ancora una volta, quanto conta il suo sindacato. È il consiglio nazionale numero 130, per Fabi: l’elenco dei giornalisti chiamati a moderare tavole rotonde è lunghissimo e copre (quasi) ogni parte del mondo dell’editoria tradizionale, tra tivù e giornali (manca giusto Il Fatto Quotidiano). Per il mondo del credito e dell’economia, ecco Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, Matteo Spanò, vicepresidente di Federcasse, le testimonianze di Corrado Passera, Alessandro Profumo, Piero Luigi Montani e Fabrizio Viola per ripercorrere «la banca di ieri, fondata su sportelli, territorio e relazioni personali, per metterla a confronto con la banca di oggi e con quella che verrà». Attesi Ilaria Dalla Riva, Roberto Cascella (Intesa Sanpaolo), Fiorella Ferri (Mps), Roberto Speziotto (Banco Bpm), Andrea Merenda (Bper), Geraldine Conti (Bnl Bnp Paribas) e Matteo Bianchi (Crédit Agricole Italia), insieme con l’ex presidente del Casl, Francesco Micheli, e Donato Masciandaro che analizzerà gli scenari della politica economica internazionale, Alberto Brambilla che «si soffermerà sull’importanza del welfare e delle tutele sociali in una fase di profondi cambiamenti economici e demografici». E poi, pranzi, cene, gadget…

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Lando Maria Sileoni della Fabi (foto Imagoeconomica).

Scholz alla Link (e c’è pure Boccia)

Il 19 febbraio l’Università degli Studi Link di Roma conferirà il premio “Economia, Salute e Società” a Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Ets, che svolgerà una lectio magistralis dal titolo “La libertà è il bene”. La lezione sarà preceduta dagli interventi del magnifico rettore della Link, Carlo Alberto Giusti, del presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa Rai data tra i nomi papabili per la direzione del Tg1, nonostante (o forse proprio per quello) vecchie sparate su aborto e Gaza. In occasione della prima edizione, il premio è stato assegnato ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana. A Scholz sono stati riconosciuti «grandi meriti nelle attività per il sociale svolte nei diversi contesti in cui ha operato, in particolare alla guida della Scuola di Impresa Sociale della Fondazione per la Sussidiarietà, della Compagnia delle Opere e della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli».

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Bernhard Scholz (foto Imagoeconomica).

Napoli a fuoco, le canzoni alla Camera

Il teatro Sannazaro è andato a fuoco, e mercoledì il ministro della Cultura Alessandro Giuli effettua un sopralluogo per constatare i danni. Per una singolare coincidenza, nello stesso momento, la Commissione Cultura della Camera svolge le «audizioni nell’ambito della discussione della risoluzione sulla valorizzazione della canzone napoletana classica».

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

Un Doge per Venezia? L’ipotesi di una candidatura di Luca Zaia a sindaco alle elezioni della prossima primavera è suggestiva, ma sempre meno realistica. Vero, l’ex governatore non ha mai chiuso del tutto la porta. E considerando le 7 mila preferenze raccolte in città alle Regionali 2025, la sua corsa sarebbe in discesa. Non solo: Fratelli d’Italia a livello nazionale ha già garantito al leghista «il massimo appoggio», segno del rapporto stretto da Zaia con Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini non dispiacerebbe sistemarlo a Venezia togliendosi così un potenziale disturbatore). Il fatto è che l’ex governatore pare avere obiettivi diversi. Nel 2027 sono in programma le Politiche e potrebbe aprirsi per lui la possibilità di tornare al governo da ministro o essere eletto presidente della Camera, poltrona su cui ora siede il collega leghista Lorenzo Fontana. Oppure l’ex governatore potrebbe ambire a un ruolo di primo piano nella Lega. Difficile che Salvini lo nomini vicesegretario (una poltrona che a Zaia comunque andrebbe stretta), ma, visto il ciclone Vannacci, potrebbe riprendere piede il progetto di Lega del Nord sul modello Cdu-Csu, finora scartato dal leader. Su ogni piano aleggia poi l’incognita referendum. Il fronte del no tallona quello del sì e un eventuale sorpasso rischia di avere effetti anche sui voti locali. Pure a Venezia. Meglio dunque non rischiare. Resta il fatto che, a pochi mesi dall’appuntamento con le urne, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale per la città, a differenza del fronte progressista che ha schierato per tempo Andrea Martella, segretario regionale dem. La coalizione potrebbe allora puntare su Simone Venturini, attuale assessore al Turismo. Un segno di continuità con Luigi Brugnaro e la giunta uscente.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Il party per i 50 anni della top manager

Serata molto allegra per festeggiare il compleanno di Rosalba Benedetto (siciliana, 50 anni dichiarati anche sulla torta), vicepresidente di Banca Ifis. Ad accogliere gli ospiti nella Residenza Vignale, location di charme nel centro di Milano, un carrettino siciliano con limoni e arance, come siciliana è stata tutta la cena, composta da arancini, sarde a beccafico e grande torta di cassata. Tra gli ospiti Francesco Specchia, portavoce e capo ufficio stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Osvaldo De Paolini, condirettore del Giornale, il giornalista Claudio Antonelli, Patrizia Rutigliano, Gianluca Comin, Fabiana Giacomotti, Giovanni Bernabei, Monica Provini, Elena Di Giovanni, l’amministratore delegato di Prelios Luigi Aiello, Marco Forlani e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino. E naturalmente Ernesto Fürstenberg Fassio, proprietario di Ifis, assieme al team della banca. Prezzario dei regali, visto il parterre, in sintonia con le lussuose tasche.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
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L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

La longevità di Daniele Franco

«Mai come oggi il tema della longevità ha occupato il dibattito pubblico e suscitato tanto interesse. La consapevolezza odierna che non solo singoli individui ma intere società stanno invecchiando e che la durata e la qualità della vita degli anziani stanno via via migliorando, assieme all’incertezza su quale sia il limite ultimo alla durata della vita, inducono a riflettere sulle implicazioni di questo processo. È un tema che va affrontato da molteplici prospettive scientifiche, economiche e politiche; ma anche filosofiche e culturali e quindi artistiche, storiche, spirituali»: lo ha detto Daniele Franco, classe 1953, ex ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, quindi direttore generale della Banca d’Italia e poi nominato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Mario Draghi, ora direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia. E proprio “l’aspirazione umana alla longevità” è il cantiere tematico della fondazione per il 2026, con workshop, conferenze, giornate di studio e un simposio internazionale. Tutto, dopo una lunga serie di iniziative che hanno avuto al centro dell’attenzione Giacomo Casanova e la sua vita. Chissà cosa combinerà durante il martedì grasso, a Venezia.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Daniele Franco (foto Imagoeconomica).