Cannes 2026, Park Chan-wook nominato presidente della giuria

Il regista sudcoreano Park Chan-wook è stato nominato presidente della giuria al Festival di Cannes 2026. Acclamato l’anno precedente sulla Croisette per il suo No other choice, è il primo coreano a ricoprire questo ruolo, che eredita dall’attrice francese Juliette Binoche. «La sua inventiva, maestria visiva e propensione a catturare i molteplici impulsi di donne e uomini con strani destini hanno regalato al cinema contemporaneo momenti davvero memorabili», hanno dichiarato la presidente del Festival Iris Knobloch e il direttore Thierry Frémaux. «Siamo lieti di celebrare il suo immenso talento e, più in generale, il cinema di un paese profondamente impegnato a mettere in discussione il nostro tempo». La giuria da lui presieduta sarà chiamata ad assegnare la Palma d’Oro, il riconoscimento più prestigioso del Festival, nella cerimonia di chiusura che si terrà il 23 maggio.

Dalla trilogia della vendetta a No other choice

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Park Chan-wook è ritenuto tra i cineasti più importanti e influenti del cinema coreano. Ha ottenuto il successo internazionale con la trilogia della vendetta, composta da Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta. Con il secondo capitolo ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004, dove ha ricevuto anche il plauso del regista statunitense Quentin Tarantino che definì la pellicola come «il film che avrei voluto fare io».

Nel 2013 ha realizzato il suo primo film in lingua inglese, Stoker, con un cast che comprende Matthew Goode, Nicole Kidman e Mia Wasikowska. Tra gli altri suoi lungometraggi si ricordano Mademoiselle (2016), Decision to Leave (2022) e il sopracitato No other choice (2025).

Intesa nella maggioranza sulla legge elettorale: cosa prevede

È stata raggiunta nella notte l’intesa nella maggioranza sulla nuova legge elettorale. Il testo, già ribattezzato “stabilicum” perché punta a garantire stabilità disinnescando le minacce del Rosatellum – soprattutto nei collegi uninominali del Sud – sarà ora oggetto di alcune limature tecniche e di un ultimo passaggio coi leader dei partiti della coalizione al governo. Poi verrà depositato, forse già oggi 26 febbraio.

Cosa prevede la nuova legge elettorale

L’impianto della legge sarà proporzionale con un premio di maggioranza, che scatterebbe a favore della coalizione capace di raggiungere il 40 per cento dei voti. Il premio non farebbe ottenere automaticamente il 55 per cento dei seggi, ma garantirebbe ai vincitori 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. La nuova legge elettorale non prevede le preferenze e introdurrà l’obbligo di indicare il leader della coalizione, non sulla scheda elettorale, ma nel programma presentato agli elettori. Per quanto riguarda le soglie di sbarramento, dovrebbero restare quelle attuali: 3 per cento per le liste singole, 10 per cento per chi è in coalizione.

Ascolti, share e spettatori della seconda serata di Sanremo 2026

Ascolti in calo anche per la seconda serata di Sanremo 2026. Stando ai dati Auditel, lo share è arrivato al 59,5 per cento e gli spettatori sono stati 9 milioni e 53 mila. Rispetto alla prima serata, che era stata seguita da 9,6 milioni di persone pari al 58 per cento di share. Conti migliora dunque la percentuale ma cede sull’audience. In dettaglio, la prima parte dalle 21.46 alle 23.34 ha totalizzato il 57,8 per cento (11 milioni e 224 mila spettatori), mentre la seconda parte dalle 23.39 all’1.10 il 62,3 per cento (5 milioni e 794 mila spettatori). La seconda serata dell’anno precedente aveva registrato il 64,6 per cento per una media di 11 milioni e 800 mila teste.

Il confronto con le seconde serate degli anni precedenti

Nel 2024, quando però non c’era ancora la total audience e gli ascolti venivano misurati solo sulle televisioni (ora coinvolgono anche altri dispositivi come smartphone e tablet e piattaforme streaming come RaiPlay), la seconda serata era stata seguita da 10 milioni e 316 mila persone (60,1 per cento di share), mentre nel 2023 gli spettatori erano stati 10 milioni e 545 spettatori (62,3 per cento).

Italiani, popolo di impiccioni

AGI - Gli italiani sembrano proprio impiccioni.  E ci sono anche dirigenti d’azienda (ma non solo) che si schermano la testa con la carta stagnola perché temono il furto delle loro idee captate chissà come. Sono alcuni tratti psicologici tra gli insospettabili che si rivolgono agli istituti di investigazione privata in Italia.

Stando a casi del genere sembra che la realtà non si viva ma si osservi dal buco della serratura. Oppure si è convinti che sia ordita da qualche Grande Fratello. “Quando la persona chiede di sapere esclusivamente quanto ha l’altro – riflette il titolare della stellata ‘Tomponzi Investigations & Intelligence’, Tommaso Jaroudi Tomponzi, 38 anni, studi in Economia, terza generazione di investigatori con la licenza della Prefettura in tasca – non c’è ‘ratio’, motivazione, un oggettivo torto subito: c’è solo interesse”. 

Secondo le ultime verifiche disponibili riferite al triennio 2021-2023 e messe a disposizione dell’Osservatorio statistico Federpol (Federazione italiana degli istituti privati per le investigazioni per le informazioni e per la sicurezza inaugurata nel 1957), nel Paese sono 1791 “i titolari di licenza”. Poco meno dei 1898 rilevati dalla stessa sigla nella precedente indagine del 2019.  

Il documento spiega che le agenzie sono concentrate soprattutto nel ricco Nord (776), a seguire al Centro (589) e nel Sud della penisola (426). 
Non sono molte le regioni dove la presenza di detective a pagamento raggiunge un numero a tre cifre. Stando sempre ai dati Federpol, al Settentrione figurano la Lombardia (309), l’Emilia-Romagna (144) e il Veneto (140). A scendere, Toscana (141) e Lazio (283). Quindi Campania (156) e Sicilia (100). La regione con l’ammontare più basso è la Valle d’Aosta: sei autorizzazioni.

Invece, andando a vedere la classifica delle città le posizioni cambiano. Sia in vetta che in fondo. Lo studio piazza Roma al primo posto (234 istituti) e Milano al secondo (164). Mentre con una sola sede operativa compaiono Biella (Piemonte), Nuoro (Sardegna) ed Enna (Sicilia).

È un esercito che, in base a quanto riferito nell’ottobre 2024 dal Centro studi di Conflavoro (Confederazione nazionale delle piccole e medie imprese), arruola “nel settore della sicurezza e, in particolar modo delle investigazioni, 245 mila lavoratori”.

“Ci capita di occuparci un po’ di tutto”, dice Tommaso Jaroudi Tomponzi, erede dell’omonimo celeberrimo istituto di investigazioni fondato nel 1948 dal nonno Tom, nato a Pola (Croazia) 27 anni prima. È stato una figura quasi letteraria, ai confini con i personaggi protagonisti dei libri gialli: gli investigatori Edgar Allan Poe, Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Marple e altri ancora.

Alcuni clienti famosi per cui Tom Ponzi ha lavorato (e motivo dell’incarico) sono sul sito web dell’agenzia: la Fiat del commendator Valletta (recupero crediti), la spa italiana dell’agroalimentare Star (truffa), la farmaceutica Squibb e Chanel n.5 nel campo della cosmetica (contraffazione), la scuderia automobilistica Ferrari (sabotaggio) e il ricco Aga Khan (infedeltà coniugale).  

Dopo la guida della figlia Miriam - che nel 1997 cambiò il suo cognome da Ponzi a Tomponzi (un po’ con fece Battista Farina, che unì al nome di famiglia il diminutivo dialettale per Giuseppe, ‘Pinin’, suo padre) - oggi al timone c’è il figlio di lei: Tommaso Jaroudi Tomponzi.

“Ricevo mandati da parte di aziende di vari settori economici: chimico, farmaceutico, assicurativo, logistico, trasporti, metalmeccanico, marittimo, dei rifiuti”.

La sua superclassifica?

“Al primo posto assenteismo e accertamenti patrimoniali per il recupero del credito. Quindi bonifiche ambientali a caccia di microspie o telecamere nascoste: in case private, poche; auto e uffici, parecchi; studi legali, molti. Chiaramente le infedeltà e poi le bonifiche tecnologiche, dei telefoni cellulari. Le chiedono dall’impiegata alla Conad al politico: stessa paura”.

Siamo tutti spioni?

“Direi impiccioni. La spia vuole comprendere la verità, qui si tratta di ficcanasare negli affari degli altri, come fa la signora che vuole sapere quanti immobili o soldi investiti ha la persona che ha conosciuto per caso sul treno sedendole accanto”.  

Storie strappacuore?

“I nonni che vogliono sapere se il nipote si droga. Prima di sganciare in famiglia una bomba del genere vogliono essere sicuri. Sono dolcissimi”. 

Bizzarre?

“Alcune sono da X-Files” (fatti inspiegabili, ndr). 

Tipo?

“Quelli che arrivano con la stagnola in testa coperta da un berretto di lana perché temono furti di idee, manipolazioni del proprio comportamento”.  “Sono altamente funzionali: impiegati in banca, addirittura dirigenti di azienda. Chissà, certe energie forse esisteranno. Mia mamma era in grado di descrivermi i miei interlocutori senza averli mai visti”. 

La manipolazione evoca le sètte

“Ci sono. Non quelle pseudo-religiose, che la cronaca ci ha insegnato a stigmatizzare”.  “Altre organizzazioni che magari si occupano di formazione professionale: il coach ti aiuta a superare gli esami, a trovare lavoro, a superare le difficoltà della vita. In cambio, però, vuole una partecipazione economica, tempo infinito da dare dicendo: ‘Beh, se sei arrivato fin qui è grazie a me, me lo devi’. Ma ci sono anche certi Caf”.

Centri di assistenza fiscale?

“Si comportano allo stesso modo. Diventavano centri di caporalato o di intermediazione di mano d’opera a condizioni economiche al limite”.

Di recente il capo della Polizia ha firmato una circolare in cui chiede maggiori controlli degli istituti di investigazione privata, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca. È d’accordo?

“Sì, probabilmente si tratta del dossieraggio che alcuni ‘colleghi’ hanno fatto a Milano. Questa è una professione che se uno non ha scrupoli fa girare veramente tanto denaro”.

La legge prevede che per ottenere l’autorizzazione prefettizia devi essere laureato

“I giovani che si affacciano a questo mestiere lo sanno. Al contrario, non ha l’obbligo chi ha preso il patentino prima della riforma del 2010”.

La Tomponzi quante sedi ha?

“Un tempo Roma e Milano erano le principali. Con mia madre abbiamo avuto pure Lugano (Svizzera) e Londra. Ha collaborato anche con un bravissimo collega di Mosca. Le abbiamo chiuse tutte dopo il Covid. Ho sedi operative in tutta Italia, dove sono i nostri collaboratori”.

Quanti dipendenti ha?

“Pochi, collaboratori tanti”.

Tutte le età?

“Il più giovane mi pare abbia 21 anni, il più grande 86. Ottimo nel riuscire a far parlare le persone. Cammina con le stampelle. È una tigna quell'uomo”.

Referendum, Conte contro Nordio: «Disegno criminale»

Non si placa lo scontro sul referendum sulla giustizia. Dopo i vari botta e risposta tra il ministro Carlo Nordio e il procuratore Nicola Gratteri e l’uscita del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ad alzare i torni è Giuseppe Conte. A Palermo, dov’è andato in scena un confronto con il Guardasigilli, il primo tra un esponente del governo e un leader delle opposizioni sulla riforma della giustizia, il leader del M5s ha accusato l’esecutivo di star realizzando «un disegno di politica criminale». Nordio non ci sta e contrattacca: «Non avete argomenti costituzionali e giuridici».

L’attacco del leader del M5s: «Avete mortificato il Parlamento»

Il Guardasigilli ha ribadito di non aver «mai avuto intenzione di umiliare la magistratura» e che il giorno dopo la vittoria al referendum il governo aprirà «un tavolo di confronto» con le toghe sulle leggi di attuazione. Di qui la risposta di Conte: «Allora perché non l’avete fatto in Parlamento? Perché avete blindato la riforma e non ci avete fatto discutere? Avete mortificato il Parlamento e ci volete far credere che vi confronterete con le opposizioni». E ancora, citando l’ultima opera di Nordio in cui si dice che la riforma serve a far recuperare il primato della politica: «Fatemi capire, voi non rimuovete nemmeno il sottosegretario Delmastro, condannato in primo grado, o la ministra Santanché (rinviata a giudizio per falso in bilancio, ndr), che avete scudato in Parlamento sollevando conflitto di attribuzione per aspettare la prescrizione. È questo il vostro primato della politica?».

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata

La seconda serata del Festival di Sanremo ha visto salire sul palco dell’Ariston 15 dei 30 big in gara. In ordine di uscita hanno cantato le Bambole di pezza (Resta con me), Chiello (Ti penso sempre), Dargen D’Amico (Ai ai), Ditonellapiaga (Che fastidio!), Elettra Lamborghini (Voilà), Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare), Ermal Meta (Stella stellina), Fedez & Marco Masini (Male necessario), Fulminacci (Stupida sfortuna), J-Ax (Italia starter pack), LDA & Aka 7even (Poesie clandestine), Levante (Sei tu), Nayt (Prima che), Patty Pravo (Opera) e Tommaso Paradiso (I romantici). A fine serata sono stati svelati i primi cinque della classifica ottenuta dal voto della Giuria delle Radio e Televoto, senza ordine di piazzamento: Tommaso Paradiso, LDA & Aka 7even, Nayt, Fedez & Masini e Ermal Meta.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano

La scintilla? Un’utopia. Il guizzo? Un fuoriprogramma. Il Festival di Conti V procede su un binario di placida, quasi tombale tranquillità, ignorando che l’Ariston è un’arena che esige inventiva, non burocrazia. Invece, ci ritroviamo immersi in un’atmosfera da “pane e mortadella”, con Pausini che azzanna una fetta di mortazza dietro le quinte quasi a voler certificare il basso profilo di un’edizione che vola rasoterra. Mentre la signora di Solarolo mastica, la platea viene inghiottita da tre milioni di fantasmi: è lo spettro della prima serata, un’emorragia di share che punisce l’immobilismo di una gestione che vorrebbe omaggiare il papà Pippo Baudo e finisce per celebrarne soltanto la polvere.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Carlo Conti e Laura Pausini con la campionessa olimpionica Francesca Lollobrigida (Ansa).

Più che della canzone è il Festival dei conduttori

Se il buongiorno si vede dal mattino, questa restaurazione contiana ha il fiato cortissimo. In questo scenario di stanca, la seconda serata si apre con la consapevolezza dei cocci da raccogliere e con una scelta strategica da harakiri: piazzare il bloccone dei “giovani”, perfetti sconosciuti, più degli altri, si intende, proprio in apertura. A gestire il vivaio arriva Gianluca Gazzoli. Il podcaster sbarca all’Ariston con un orzaiolo d’ordinanza, e gestisce il traffico con garbo, ricordando la mamma da poco scomparsa.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Gianluca Gazzoli (Ansa).

Ma questo, più che il Festival della canzone, sembra il Festival dei conduttori: dall’onnipresente “Laura nazionale” che “pausinizza” pure 16 marzo di Achille Lauro (duetto non esattamente di prima fascia) allo stesso Lauro, lo scorso anno in gara, ridotto a soprammobile di lusso, da spolverare tra un blocco e l’altro. Apprezzato il toccante omaggio alle vittime di Crans-Montana: accompagnato dal soprano Valentina Gargano e da un coro di 20 elementi, Lauro canta Perdutamente.

Lillo rianima la serata. Emozionante il coro dell’Anfass

Mentre la povera Pilar Fogliati annega nell’irrilevanza di un debutto dove le viene chiesto solo di fare “le voci”, a scuotere un minimo il torpore ci pensa Lillo Petrolo, che gioca col cliché del conduttore e piazza la stoccata a Petrecca: «Non devo ribadire che siamo all’Ariston, è ovvio…». E Conti: «Al teatro Olimpico?».

Tanti saluti dalla città dei fiori, che manda Rvm sulle Olimpiadi, un annuncio per le Paralimpiadi. Salvano la serata il coro dell’Anffas di La Spezia, con una versione di Si può dare di più, capace di strappare emozione anche ai duri di cuore, e il vecchio leone Fausto Leali. Ma Sanremo resta pur sempre una gara di canzonette. Ecco le nostre pagelle.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Fausto Leali riceve il premio Città di Sanremo (Ansa).

Le nuove proposte

Nicolò FilippucciLaguna (5) (Vince la manche e passa in finale) Arriva scortato dalle truppe di Amici con una ballad che non brilla per originalità. Il giudizio: acqua passata, un po’ come la canzone.

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Niccolò Filippucci (Ansa).


Angelica Bove Mattone (6) (Vince la manche e passa in finale) Ex di X Factor, raffinatissima, ma prigioniera di atmosfere lagnose. Il giudizio: il mattone resta sullo stomaco nonostante la confezione di lusso.

Mazzariello Manifestazione d’amore (Eliminato) Il migliore del lotto, versione Gen Z di Gazzè. Il giudizio: le radio lo passeranno lo stesso, ignorando la miopia del televoto.

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Carlo Conti, Mazzariello, Gianluca Gazzoli e Angelica Bove (Ansa).

I pagelloni dei 15 big

Patty PravoOpera (6) La Divina scende tra i mortali per un’autocelebrazione, in una canzone non all’altezza della sua voce. Il giudizio: cascata nel trappolone festivaliero.

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Patty Pravo (Ansa).

LDA & Aka7evenPoesie clandestine (6,5) I due scugnizzi si divertono con una tarantella senza pretese che trasmette allegria. Il giudizio: in un Festival di plastica, la loro top 5 provvisoria è un guizzo di vita.

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LDA e AKA7even (Ansa).

Enrico NigiottiOgni volta che non so volare (5,5) La poetica quadrata del manzo livornese sta in piedi grazie agli archi e al ricordo di «Nonno Hollywood». Il giudizio: corretto, ordinato: fa il suo senza spettinare nessuno.

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Enrico Nigiotti (Ansa).

Tommaso ParadisoI romantici (5) Canta male un pezzo che è la fotocopia di tutto ciò che ha già scritto. Il giudizio: lo preferivamo sulla sponda adriatica. Su quella tirrenica è un non pervenuto.

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Tommaso Paradiso (Ansa).

Elettra LamborghiniVoilà (4) Apnea creativa per un pezzo di rara bruttezza. Il giudizio: si lamenta dei festini dei vicini: se scende in pantofole, speriamo porti via pure lo spartito.

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Elettra Lamborghini (Ansa).

Ermal MetaStella stellina (5,5) Il dramma palestinese confina pericolosamente con la retorica. Il giudizio: L’intenzione è nobile, ma non basta. La differenza con Ghali si sente.

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Ermal Meta (Ansa).

LevanteSei tu (5,5) Interpretazione leziosa per un brano senza guizzi. Il giudizio: c’è la voce, c’è la scena, ma la canzone?

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Levante (Ansa).

Le Bambole di PezzaResta con me (6) Anima punk barattata per compiacere l’Ariston. Il giudizio: il rock è andato via.

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Le Bambole di Pezza (Ansa).

Chiello Ti penso sempre (5) Si è fatto notare per aver mollato Morgan nella serata dei duetti: un merito sociale, più che artistico. Il giudizio: vuole sciogliersi nell’agonia. Lasciamolo nel suo strazio (che è anche il nostro).

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Chiello (Ansa).

J-Ax Italia Starter Pack (6) Un saloon satirico tra banjo e violini che smutanda i vizi italici. Il giudizio: un po’ di nazional pop.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
J-Ax sul palco dell’Ariston (dal profilo X di Sanremo).

Nayt Prima che (6) Il coraggio di essere intellettuale in un mare di canzonette balneari. Il giudizio: ha il fegato di parlare ai neuroni.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Nayt (Ansa).

Fulminacci Stupida sfortuna (9) Canzone magnifica di un ottimo artista. Il giudizio: il vero colpaccio della serata.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Fulminacci (Ansa).

Fedez & Marco MasiniMale necessario (6,5) Combo particolare ma brano scritto come si deve. Il giudizio: speravamo in scazzi alla Bugo-Morgan, ci ritroviamo con un pezzo molto applaudito.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Fedez e Marco Masini (Ansa).

Dargen D’Amico AI AI (5) Il messaggio sull’IA si perde nel riciclo. Il giudizio: si può dare di più.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Dargen D’Amico (Ansa).

DitonellapiagaChe fastidio! (6,5) Un mini-momento sensuale, se si capisce cosa dice. Il giudizio: se il fastidio diventa tormentone, ha vinto lei.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Ditonellapiaga (Ansa).

La classifica provvisoria della seconda serata

La classifica provvisoria della serata vede, in ordine sparso: Paradiso, Lda e Aka /even, Nayt, Fedez e Masini ed Ermal Meta. Le prime cinque canzoni classificate in ordine sparso. Per gli altri 15 condannati, l’appuntamento è per giovedì sera. Sacrificato anche il ricordo di Ornella Vanoni. «Si può fare di peggio» è l’unico motto che resta a questo Festival.

Omicidio Verzeni: egastolo a Sangare, “era a caccia di una preda”

AGI - La Corte d'Assise di Bergamo ha condannato all'ergastolo Moussa Sangare, il 31enne imputato dell'omicidio di Sharon Verzeni uccisa a coltellate il 30 luglio 2024 a Terno d'Isola (Bergamo). I giudici, presieduti da Patrizia Ingrascì, hanno riconosciuto tutte le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa contestate dal pm Emanuele Marchisio, titolare delle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo.

Il processo per l'omicidio di Sharon Verzeni il 16 gennaio scorso era stato aggiornato a oggi dalla Corte d'Assise di Bergamo che ha accolto la richiesta dell'avvocata Tiziana Baciccia di poter studiare gli atti del procedimento dopo essere stata nominata da pochi giorni dall'imputato per sostituire il precedente legale, Giacomo Maj. Sangare aveva in un primo momento confessato di avere ucciso la giovane donna tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d'Isola, poi aveva ritrattato.

La richiesta dell'ergastolo il 19 dicembre scorso

Il 19 dicembre 2025 la Procura di Bergamo aveva chiesto una condanna all'ergastolo per Moussa Sangare. Il pm Emanuele Marchisio ha contestato a Sangare le aggravanti. "Sharon Verzeni è stato ammazzata per un capriccio", ha detto il pm. "Di fronte a questo grado, ritengono convintamente che non debbano essere riconosciute le attenuanti generiche", ha chiosato. L'avvocato Luigi Scudieri, legale dei familiari di Sharon Verzeni e di Sergio Ruocco, al quale la giovane donna era legata, dopo che la Procura di Bergamo ha chiesto la condanna al carcere a vita per Moussa Sangare ha dichiarato: "La requisitoria del pm ha ricostruito che la sera del 29 luglio 2024 Moussa Sangare si è messo a 'caccia', ossia alla disumana ricerca di una preda, vulnerabile poiché impossibilitata a difendersi. Quella 'preda' è ancora una volta una donna innocenteSharon Verzeni. Ha detto bene il pm: la pena dell'ergastolo è l'unica pena giusta". E oggi è arrivata la conferma dell'ergastolo.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

C’è un piano che si aggira tra le stanze di Via Asiago, fin su agli studi di Saxa Rubra per arrivare alla nuova sede di via Alessandro Severo, ma che in questi giorni arriva addirittura a Sanremo, dove è iniziato un soporifero Festival (che ha già fallito alla prova degli ascolti). Alcuni sussurri raccontano di un amministratore delegato, Giampaolo Rossi, che si sarebbe stufato di guidare la Rai, un’azienda praticamente irriformabile, completamente bloccata da un sindacato fortissimo che mette bocca su tutto e sempre sotto l’occhio vigile della politica, che non perde occasione per occuparsi di televisione. Un’azienda dove qualsiasi polemica, anche piccola, diventa un affare di Stato. E così Rossi, che qualcuno chiama “il guru” e qualcun altro “il profeta”, si sarebbe stancato. Ne avrebbe addirittura parlato con Giorgia Meloni, che l’ha ascoltato annuendo in silenzio, perché la premier, come tradizione della vecchia destra, non ama chi si sfila dalla lotta. E soprattutto ama chi le risolve i problemi, non chi gliene porta di nuovi.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

Comunque, il piano di cui si narra è il seguente. Dopo mesi di stallo, in parlamento si è notata un’accelerazione di Fratelli d’Italia sulla legge di riforma della Rai, con il testo base adottato dalla maggioranza che arriverà nell’aula del Senato tra il 3 e il 5 marzo e dove sono anche pronti gli emendamenti presentati dall’opposizione. Radio Transatlantico spiega che questo improvviso sprint, dopo mesi di melina, è dovuto alla volontà di approvare la riforma della tivù pubblica – così come chiesto dall’Europa tramite il Media Freedom Act – entro l’estate.

Con una nuova legge per la governance, il cda dovrebbe dimettersi

Per quale motivo? Non certo per fare un piacere a Bruxelles o ai partiti di opposizione, che da mesi denunciano il pericolo che possa scattare un meccanismo d’infrazione dell’Unione europea verso l’Italia. Ma perché, con la riforma approvata, a quel punto l’attuale vertice sarebbe in pratica esautorato: non c’è nessun obbligo alle dimissioni, ma di fatto all’intero consiglio di amministrazione, di fronte a una nuova legge per la governance, si chiederebbe il beau geste del passo indietro.

Il timone della Rai in mano alla destra durante importanti tornate elettorali

A quel punto, magari in autunno, il parlamento eleggerebbe con la nuova norma un altro vertice Rai che, nonostante i paletti imposti dai regolamenti europei, sarebbe comunque espressione della maggioranza, quindi del centrodestra. Un vertice Rai che durerebbe cinque anni e non gli attuali tre, e quindi sarebbe alla guida della televisione pubblica sia durante le elezioni politiche del 2027 sia quando ci sarà da eleggere il nuovo capo dello Stato nel 2029, per non parlare di tutte le altre tornate amministrative, tra cui l’importante voto per Milano.

Fazzolari, Filini e la mossa del cavallo nelle stanze di Via della Scrofa

Insomma, il governo Meloni farebbe un passo indietro, facendo dimettere Rossi e il cda un anno prima della scadenza, per farne cinque in avanti, visto che poi la nuova governance durerà fino al 2031. Mica male. Una vera mossa del cavallo, partorita nelle stanze di Via della Scrofa, di cui sono stati informati Giovanbattista Fazzolari e il suo fedelissimo con delega alla tivù, Francesco Filini.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

Il bivio di Chiocci: Palazzo Chigi o il vertice della tivù pubblica

Addirittura si vocifera che il nome a cui i Fratelli puntano come futuro ad sia quello di Gian Marco Chiocci, attuale direttore del Tg1 e fedelissimo di Giorgia. «Ma non doveva lasciare il Tg1 per andare a rinforzare la comunicazione di Palazzo Chigi?», è la domanda che sorge spontanea. Sì, ma non è detto. Per lui si sta aprendo anche questa seconda possibilità. Dunque, se Chiocci va a Chigi, per lui si spalancherebbe la strada di una futura candidatura in parlamento. Se invece resta al Tg1, sarà in pole position per guidare l’azienda con il nuovo vertice.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Gian Marco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Da risolvere l’impasse sulla commissione di Vigilanza Rai

In più, seguendo questo percorso, si risolverebbero un paio di importanti questioni. Da un lato si verrebbe incontro alla stanchezza di Rossi e al suo desiderio di andare altrove; dall’altra si risolverebbe l’impasse sulla presidenza, sbloccando di conseguenza la paralisi che attanaglia da un anno la commissione di Vigilanza Rai. Chiaramente poi tutto dipenderà dalla nuova legge che uscirà dal parlamento, ma la maggioranza non farà più l’errore di voler imporre un nome alle opposizioni, che è il motivo per cui la Vigilanza è in stallo sul profilo di Simona Agnes.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Simona Agnes e Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

L’exit strategy di Rossi: andare a Rai Cinema al posto di Del Brocco

Alcuni parlamentari negano questo scenario, smentendo il fatto che Rossi voglia lasciare. «Non è vero, lui vuole andare fino in fondo, gli piace assai quello che fa», assicurano. Altri però confermano: anzi spiegano che addirittura l’ad abbia in mente una precisa exit strategy per lasciare il timone ma non l’azienda, che consisterebbe nel prendere le redini di una casella che gli sta molto a cuore, cioè Rai Cinema, dove ad aprile scade l’ennesimo mandato di Paolo Del Brocco. Il quale punta alla riconferma, ma che invece FdI vuole far sloggiare.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (foto Imagoeconomica).

Da tempo per quel posto si scalda l’attuale direttore del Day Time, Angelo Mellone, che però in Via della Scrofa considerano inadatto al ruolo. «Lì ci vuole qualcuno con capacità manageriali», ripetono in coro i meloniani che seguono da vicino le vicende di mamma Rai. E quello di Rossi potrebbe corrispondere al giusto identikit.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Angelo Mellone (foto Imagoeconomica).

Se i meloniani andranno in pressing, allora sarà una prova…

Nelle prossime settimane ne sapremo di più, soprattutto tenendo d’occhio il cammino della riforma in parlamento. Se da Fratelli d’Italia, come sembra, si spingerà per una rapida approvazione, anche aprendo alle richieste dell’opposizione, allora tutte le caselle del mosaico potrebbero andare al loro posto, all’interno dello scenario di cui sopra. Se invece non succederà, si continuerà con l’attuale vertice fino alla scadenza del mandato, nell’ottobre 2027. A quel punto, però, il nuovo management sarà poi eletto dalla prossima maggioranza di governo. Un rischio che in Via della Scrofa si preferirebbe evitare.

Crans-Montana, Berna annuncia aiuti straordinari per feriti e famiglie delle vittime

La Svizzera verserà un contributo di solidarietà di 50 mila franchi (circa 55 mila euro), ai 115 feriti e ai familiari delle vittime del rogo scoppiato a Capodanno nel Le Constellation di Crans-Montana, nel quale hanno perso la vita 41 persone, tra cui sei italiani. La proposta, che è stata presentata dal Consiglio federale – l’organo esecutivo del governo della Confederazione Elvetica – verrà votata dal Parlamento a marzo come misura urgente. L’obiettivo del contributo una tantum è fornire assistenza rapida alle persone colpite, evitando lunghe e complesse procedure giudiziarie: si aggiunge all’aiuto finanziario d’urgenza di 10 mila franchi disposto dal Canton Vallese, dove si trova la località sciistica di Crans-Montana.