Poste italiane porta il co-working del progetto Polis a Sanremo

Poste italiane sbarca a Sanremo, dove martedì 24 febbraio 2026 ha avuto inizio la 76esima edizione del Festival della canzone italiana. Il Gruppo ha aperto un’area per il co-working a disposizione di privati, professionisti e imprese nell’ambito del programma Spazi per l’Italia che mira ad ampliare le opportunità di lavoro condiviso sul territorio. Entro la fine dell’anno saranno 250 i siti di co-working di Poste attivi in tutto il Paese, di cui 80 in Comuni con meno di 15 mila abitanti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto Polis volto a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nei piccoli centri. In Liguria, oltre ai co-working già operativi a Sanremo, Genova e La Spezia, sono previste nuove aperture a Imperia, Savona, Alassio e Santa Margherita Ligure.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori

C’è un momento esatto in cui capisci di aver perso. Non quando, dopo un rosario di buoni propositi, cedi e accendi la tivù. Ma quando, mezz’ora dopo aver deciso di non farlo, guardi il telefono e Sanremo è già lì: nei tweet, nelle storie, nei titoli, nelle analisi di chi magari sa poco nulla di musica ma conosce alla perfezione l’algoritmo.

Il Festival non ha più bisogno del televisore per colonizzarti

Per evitarlo dovresti spegnere tutto. Smartphone compreso. Un gesto estremo, quasi antisociale: rischio di sindrome da abbandono, vertigine da isolamento, sospetto di essere sparito dal consesso umano. Così, che lo si guardi oppure no, il Festival ineluttabilmente lo si subisce. Questa è la sua vera mutazione antropologica: non ha più bisogno del televisore per colonizzarti. Gli basta un inciampo, una gaffe, un abito azzardato, una lacrima calibrata male, un microfono ammutolito, la stecca di un cantante, e la macchina distributiva entra in funzione.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
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Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori

Sanremo è diventato un flusso che si consuma ovunque

Quest’anno la prima serata ha registrato un calo di ascolti. Una volta sarebbe stato un segnale. Oggi è un dettaglio statistico. Lo share misura chi guarda la televisione, non chi consuma Sanremo. E Sanremo ormai si consuma ovunque: nei giornali che lo anticipano e lo commentano, nei podcast che lo smontano, nei talk che lo riciclano. Vive di frammenti, clip, citazioni, polemiche. Non è più un programma, è un flusso.

Quello che una volta era solo spettacolo è diventato un organismo dotato di metabolismo autonomo. Assorbe qualsiasi cosa, critica compresa, e la restituisce sotto forma di contenuto digeribile. Anzi: la critica è il suo concime preferito. Ogni articolo che ne denuncia la sgradevolezza o l’eccesso contribuisce ad accrescerne la centralità. Il Festival prospera nell’indignazione come nel consenso.

Cassa armonica permanente: la notizia è l’eco che viene prodotto fuori

Durante la settimana sanremese la gerarchia dei media si rovescia con docile devozione. I programmi diventano ancelle, i quotidiani glossatori, i siti internet stenografi del rumore digitale. Non raccontano l’evento, lo amplificano. La notizia non è ciò che accade sul palco, ma l’eco che produce fuori. È una cassa armonica permanente.

La contaminazione, da cifra stilistica, è diventata processo industriale. Non più gara canora ma contenitore emotivo, seduta collettiva di autoanalisi generazionale. La canzone è il pretesto necessario, non il centro. Si discute del messaggio, del sottotesto, dell’ospite simbolico, della battuta riuscita o fallita, di Andrea Pucci che magari a sorpresa potrebbe tornare sui suoi passi così da rendere il clima meno soporifero.

Negli anni lo spettacolo è diventato un esame di cittadinanza culturale

La musica resta sullo sfondo, come un dettaglio tecnico, spesso figlia di un destino segnato dalla sua banalità o bruttezza dove cuore, anche nelle sue declinazioni più tragiche o stralunate, fa sempre rima con amore. Negli anni Sanremo è diventato un esame di cittadinanza culturale. Puoi dichiararti immune, puoi ironizzare, puoi perfino disertare. Ma prima o poi ne parli. E nel momento stesso in cui accade – come sto facendo io adesso – lui certifica la sua vittoria. Non è un festival. È una repubblica. E noi siamo suoi elettori permanenti, anche quando disertiamo le urne o votiamo scheda bianca.

Unicredit lancia la seconda edizione di Skills for Transition

Unicredit ha annunciato la seconda edizione di Skills for transition, il programma sociale che fornisce formazione strategica ai giovani – inclusi studenti e persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet) – che si prevede saranno impattati dagli effetti della transizione verde. Il percorso dedicato agli studenti, sviluppato in collaborazione con Polimi Graduate school of management – la business school del Politecnico di Milano – offre agli studenti selezionati l’opportunità di partecipare a due percorsi formativi, ovvero un master per neolaureati e un bootcamp di quattro mesi aperto sia a diplomati che a studenti universitari.

Il percorso raddoppia la sua copertura geografica, passando da sei a 12 Paesi

Entrambi i percorsi mirano ad accrescere conoscenze e consapevolezza sulla transizione verde e sul framework Net zero, aiutando gli studenti ad acquisire competenze utili a migliorare le loro prospettive professionali future. I partecipanti avranno inoltre l’opportunità di fare esperienze pratiche con aziende maggiormente esposte alla transizione verde e affrontare i cambiamenti specifici che stanno trasformando settori come manifattura, energia e sviluppo urbano. A seguito del successo della prima edizione, questo percorso raddoppia la sua copertura geografica, passando da sei a 12 Paesi. Ora gli studenti potranno partecipare da Italia, Germania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Il programma inizierà a settembre 2026 e le candidature sono già aperte.

Attività anche per i Neet in linea con gli obiettivi Ue

La seconda edizione di Skills for Transition includerà anche un percorso dedicato a persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet), in collaborazione con la cooperativa sociale Glocal Factory. Il lancio è previsto in primavera e l’iniziativa contribuirà al raggiungimento dell‘obiettivo Ue di ridurre il numero di Neet al di sotto del 9 per cento entro il 2030. Il percorso sarà aperto a giovani Neet in Italia, Germania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia e Romania. L’iniziativa si inserisce pienamente nel costante impegno di Unicredit a favore di una transizione giusta ed equa e nel supporto all’educazione – un elemento chiave per il futuro dell’Europa.

La Russia sta inviando migranti nell’Ue attraverso tunnel segreti

Nell’ambito della sua guerra ibrida contro l’Occidente, la Russia sta inviando migranti in Europa attraverso tunnel sotterranei dalla Bielorussia, progettati da specialisti «con un elevato livello di competenza» reclutati in Medio Oriente. Lo scrive il quotidiano britannico The Telegraph, che ha parlato con funzionari polacchi: difficile stabilire con certezza quali gruppi siano stati coinvolti, ma secondo le fonti di Varsavia le uniche entità con questo tipo di competenza sono Hamas, Jihad Islamica Palestinese, Hezbollah, alcune fazioni curde e l’Isis. Sarebbero decine di migliaia i migranti entrati nell’Unione europea attraverso il confine orientale della Polonia.

Nel corso del 2025 sono stati scoperti in tutto quattro tunnel

A metà dicembre le autorità polacche hanno scoperto uno dei tunnel più grandi, nei pressi del villaggio di Narewka, nella Polonia orientale: lungo circa 60 metri e alto 1,5, è stato usato da almeno 180 migranti, quasi tutti afgani e pachistani, che sono stati poi fermati sul lato polacco della frontiera. Nel corso del 2025 sono stati scoperti in tutto quattro tunnel.

La Bielorussia da tempo sta aiutando la Russia nella sua guerra ibrida

Sotto la guida di Alexander Lukashenko, al potere da oltre 30 anni, la Bielorussia ha svolto un ruolo attivo nei tentativi di Vladimir Putin di destabilizzare l’Occidente attraverso ondate migratorie. E questo ben prima dell’invasione dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022. Per tentare di bloccare il grande numero di migranti fatti arrivare fino al confine polacco, Varsavia aveva una barriera frontaliera lunga 200 chilometri, dotata di telecamere e sensori di movimento.

Il cuore di Domenico trasportato in un box frigo, ispettori del ministero all’ospedale di Bolzano

AGI - Gli ispettori del ministero della Salute sono arrivati nel pomeriggio all'ospedale di Bolzano per le verifiche sulla dinamica che ha portato al decesso del piccolo Domenico, morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. Gli ispettori acquisiranno la documentazione relativa alle procedure sull'espianto del cuore da trapiantare, avvenuto a Bolzano, e sulla sua conservazione e trasporto fino a Napoli.

Mentre si attende la risposta del gip alla richiesta di incidente probatorio avanzata da Francesco Petruzzi, legale di Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di un cuore danneggiato, fa discutere la foto diffusa da quotidiani del contenitore utilizzato per il trasporto dell'organo da Bolzano a Napoli.

Il contenitore e il refrigerante

Come era già emerso, si tratta di una borsa frigo di plastica rigida con il manico arancione e di colore blu. Su un fianco la scritta a pennarello 'S.OP.C.CHPED', probabilmente abbreviazioni per Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica. Ma il punto critico per gli inquirenti è la tipologia di refrigerante utilizzato, questione che rimbalza da Napoli a Bolzano, per l'uso di ghiaccio secco (anidride carbonica, in pratica, che abbassa la temperatura fino a -80) anziché ghiaccio da acqua, per tenere il cuore per un certo numero di ore in ipotermia in attesa del trapianto.

Le indagini e gli smartphone sequestrati

Sarà conferito domani mattina agli ingegneri Michele Colimoro e Salvatore Carusio l'incarico per procedere agli accertamenti tecnici sui telefoni celluari sequestrati ai sette indagati per la morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto sabato mattina nell'ospedale Monaldi, dopo un trapianto di cuore danneggiato.

Il pm Giuseppe Tittaferrante, che indaga sul caso, intende cosi approfondire le conversazioni in chat, messaggi vocali, scritti e ogni altra traccia che consenta di ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto il giorno del trapianto, il 23 dicembre scorso ed eventuali informazioni utili a ricostruire la vicenda. Intanto si attende la data, che dovrà essere fissata dal gip, dell'incidente probatorio richiesto dalla procura, contestualmente all'autopsia.

L'autopsia e i funerali

Solo dopo l'autopsia sulla salma del bambino, il corpo potrà essere restituito alla famiglia per celebrare i funerali, probabilmente alla fine della prossima settimana.

 

 

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Alle Olimpiadi invernali l’inno nazionale è risuonato così tante volte, grazie alle vittorie dei nostri atleti, che non ne abbiamo sentito la mancanza all’inaugurazione della kermesse patriottico-canora per eccellenza, il Festival di Sanremo. Anche perché quando è stato eseguito l’ultima volta sul palco dell’Ariston, dalla banda dell’Arma dei Carabinieri, l’8 febbraio 2020, non è che abbia portato tanta fortuna: un mese dopo l’Italia, anziché destarsi, si chiudeva in casa per il lockdown. Un altro inno, però, ci sarebbe stato bene: quello di Garibaldi, «si scopron le tombe, si levano i morti». L’Eroe di Caprera non gode di tanta popolarità nell’Italia meloniana di cui questo Festival è espressione – Peppino era troppo cosmopolita, troppo rivoluzionario, oggi un bel fermo preventivo non glielo toglierebbe nessuno – ma Carlo Conti sembra aver preso alla lettera almeno il suo inno: fin dalle battute iniziali, il suo Sanremo si presenta all’insegna della riesumazione, a cominciare dal defunto Pippo Baudo, evocato in voce ad aprire la prima seduta spiritica, pardon, la prima serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il ricordo di Pippo Baudo e Peppe Vessicchio a Sanremo (Ansa).

Il Sanremo di Conti è il Festival dei Due mondi, l’al di qua e l’aldilà

Sono seguite le evocazioni del maestro Peppe Vessicchio e l’ostensione di alcune reliquie viventi: la 105enne che votò per la prima volta nel referendum del 1946 e si è dichiarata apertamente «di sinistra» con l’impunità che oggi è concessa solo a una centenaria; il vetusto ma arzillo Kabir Bedi, il primo (e, per quanto mi riguarda, unico) Sandokan televisivo; Patty Pravo. Altre commemorazioni si attendono da qui alla finale. Insomma, il Festival dei Due mondi non è più a Spoleto, ma a Sanremo. Solo che i due mondi non sono l’Europa e le Americhe, come per Garibaldi, ma questo mondo e quello di là. Vista l’atmosfera da camera ardente, non stupisce che i look all’Ariston avessero tutti una nota sepolcrale: bianco-ectoplasma, rosa-corona funebre, marrone-cassa di noce, e un gettonatissimo nero, colore che sfina il Vip non ancora sgonfiato dall’Ozempic ed evoca cromaticamente sia la famiglia Addams che la famiglia politica oggi al potere, sintesi perfettamente rappresentata da Laura “Morticia” Pausini nella prima parte della serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Fedez-Masini, l’esorcismo perfetto per la coppia Mahmood e Blanco

Ma il nero totale più significativo era quello indossato da Fedez, che si è esibito in coppia con Masini, anche lui in tenuta da necroforo sbarazzino. Chi era il morto? Il passato di Fedez, probabilmente. Solo tre anni fa era l’uomo che la destra amava odiare, e che amava farsi odiare dalla destra, il mister Ferragnez audace e scostumato che a Sanremo provocava Salvini e baciava sulla bocca Rosa Chemical. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto sfarfallare fra gli eventi dei giovani di Forza Italia, dove ha criticato Beppe Sala e Marco Travaglio, e lo yacht dei Santanchè, al fianco di Ignazio La Russa. L’inversione a U ora l’ha riportato sul palco dell’Ariston al fianco di Marco Masini, accreditato fra gli “artisti di destra” e che presumibilmente deve fungere da garante della nigredo politica dell’ex rapper.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Fedez e Marco Masini (Ansa).

La loro presenza sul palco – due maschi vestiti indubitabilmente da maschi, che cantavano un testo cupo e vittimista – sembrava una specie di esorcismo per scacciare da Sanremo il ricordo di una coppia di tutt’altro genere, Mahmood e Blanco, così luminosamente belli, desiderabilmente fluidi e sfacciatamente stilosi, che nel 2022 con Brividi raccontavano il tormento e la malìa di un amore fra uomini, fra umani. Il punto più avanzato raggiunto dalla canzone italiana, prima del ritorno all’ordine. Oltretombale.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Blanco e Mahmood sul palco dell’Ariston nel 2022 (Ansa).

Cade dalla sedia in smart working, riconosciuto l’infortunio sul lavoro

AGI - Cade dalla sedia mentre è in smart working e dopo tre anni le viene riconosciuto l'infortunio sul lavoro. È accaduto a una donna di 60 anni di Padova: l'Inail le ha negato il risarcimento, che invece le è stato riconosciuto da un tribunale civile. Il fatto risale all'8 aprile del 2022. La sentenza è stata emessa dai giudici del lavoro di Padova l'8 maggio scorso ma è stata resa nota in questi giorni dal sindacato Fgu Gilda Unams e riportata da media locali.

Dipendente universitaria

La lavoratrice, dipendente del dipartimento giuridico dell'Università di Padova, si era alzata quattro anni fa dalla sedia nel corso di una riunione in videoconferenza, ma era caduta procurandosi la frattura della caviglia in due punti, con il ricovero in ospedale, un intervento chirurgico e un certificato medico di 137 giorni di inabilità al lavoro. Il giudice di Padova Maurizio Pascali ha dichiarato "cessata la materia del contendere in ordine alla natura di infortunio sul lavoro occorso e sulle entità postume", imponendo il rimborso di 1.300 euro e il riconoscimento di un'invalidità permanente nella misura del 9%.

Istat: divario marcato Nord-Sud sull'adozione dello smart

L'adozione dello smart working in Italia evidenzia marcate differenze tra le diverse aree del Paese. Le città metropolitane e le regioni del Centro-Nord, caratterizzate da una maggiore concentrazione di settori terziari avanzati e da evolute infrastrutture digitali, mostrano livelli più elevati di diffusione del lavoro agile. È quanto emerge dalle statistiche dell'Istat dedicate allo smart working relative al 2023. In particolare, città come Milano, Roma, Bologna e Torino hanno registrato, tra i Comuni con più di 150mila residenti, le percentuali più alte di lavoratori da remoto, grazie anche alla presenza di grandi aziende e pubbliche amministrazioni più strutturate.

Al contrario, nel Mezzogiorno, con alcune eccezioni, il lavoro da casa risulta meno frequente, riflettendo anche le caratteristiche della struttura produttiva del territorio. Nel 2023, nel Nord-Est, gli occupati che hanno lavorato a distanza almeno un giorno nelle quattro settimane precedenti la data di riferimento della rilevazione censuaria sono il 17,1%, un punto percentuale in più di quelli residenti nel Centro. Nella ripartizione Nord-occidentale la quota scende sensibilmente fino all'11,9%, e si assesta al 10,2% nelle regioni del Sud, in entrambi i casi al di sotto della media nazionale (13,8%).

Nelle due Isole maggiori meno di 10 lavoratori su 100 (9,7%) hanno scelto, o avuto la possibilità, di svolgere, anche solo per qualche giorno, la propria attività al di fuori della sede di lavoro. A livello regionale, il Lazio guida la classifica con il 21,5%; valori elevati anche per la Lombardia (18,6%) e il Piemonte (14,5%). Supera la media nazionale anche la Liguria con il 14%. In tutte le regioni del Mezzogiorno il lavoro da casa interessa meno del 10% degli occupati, a eccezione di Campania (11,1%), Abruzzo (10,3%) e Sardegna (10,2%). In controtendenza, la Valle d'Aosta/Vallee d'Aoste che, al pari della Basilicata, si ferma all'8,8%.

Referendum, il caso dell’incontro per il “no” cancellato dall’Università di Genova

È diventato un caso politico l’annullamento di un incontro sul “no” al referendum sulla giustizia, organizzato dagli studenti di Sinistra universitaria nella sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Genova e poi, appunto, cancellato dall’ateneo. Valentina Ghio e Alberto Pandolfo, deputati liguri del Pd, hanno annunciato un’interrogazione alla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, parlando di «un atto che rischia di comprimere la libertà di discussione dentro l’ateneo» e di «regole devono valere per tutti». Stefano Balleari, presidente del consiglio regionale ed esponente di Fratelli d’Italia, ha invece applaudito la scelta del rettore Federico Delfino: «L’università è un luogo di confronto, non di propaganda»

Sinistra universitaria: «Grave violazione del diritto degli studenti a esprimersi»

L’incontro si sarebbe dovuto tenere il 2 marzo in via Balbi 5, sede del Dipartimento di Giurisprudenza e del rettorato. Ma è stato annullato perché non avrebbe rispettato il regolamento dell’ateneo, che esclude le iniziative di tipo politico dall’università, e in quanto «non rispettava il contraddittorio», rappresentando la sola posizione del “no”. Da parte sua, Sinistra universitaria – evocando altre iniziative promosse dalla maggioranza – ha denunciato sui social che il dietrofront rappresenta «una grave violazione del diritto di studentesse e studenti a esprimersi».

Referendum, il caso dell’incontro per il “no” cancellato dall’Università di Genova
Federico Delfino (Ansa).

Il nodo della presenza dell’ex ministro Orlando, esponente del Partito democratico

Tra i relatori, oltre a professori dell’Università di Genova e magistrati, ci sarebbe stato anche l’ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ora è consigliere regionale Pd in Liguria. «Ci hanno chiesto spazi per organizzare un dibattito monotematico sul “no”, alla presenza di un esponente politico. I nostri regolamenti ci invitano a tenere un atteggiamento neutro. Quindi ho chiesto agli studenti di Sinistra universitaria di organizzare lo stesso dibattito con gli stessi relatori, ma dando voce anche alle ragioni del “sì”, in modo tale da mantenere questa neutralità», ha spiegato il rettore Delfino. L’organizzazione studentesca ha precisato di aver invitato Orlando non in qualità di esponente del Pd, ma di ex ministro della Giustizia, dunque come tecnico.

Referendum, il caso dell’incontro per il “no” cancellato dall’Università di Genova
Andrea Orlando (Imagoeconomica).

Alcolock in auto: come funziona, chi deve installarlo e quanto costa

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato l’elenco degli installatori autorizzati e dei modelli di veicoli compatibili con ogni tipo di alcolock, il dispositivo che impedisce l’avvio del motore dell’auto se il tasso alcolemico è superiore a zero, obbligatorio per i conducenti già sanzionati per aver guidato con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. Costoro potranno condurre soltanto veicoli con a bordo tale dispositivo, che farà accendere il motore solo se il livello di alcol risulterà pari a zero. L’obiettivo principale è scoraggiare la guida in stato di ebbrezza e aumentare la sicurezza stradale.

Come funziona l’alcolock e le sanzioni per chi non lo installa

L’alcolock può essere installato su diverse categorie di veicoli adibiti al trasporto sia di persone che di merci e dovrà rispettare gli standard della normativa unionale. Gli installatori autorizzati avranno un ruolo cruciale, dovendo applicare un sigillo speciale per prevenire qualsiasi tentativo di manomissione. In caso di controlli su strada, il conducente dovrà esibire l’originale della dichiarazione di installazione e il certificato di taratura valido del dispositivo. Chi ha l’obbligo di installare il dispositivo e non lo fa, dovrà pagare una multa da 158 a 638 euro e si vedrà la patente nuovamente sospesa, per un periodo da uno a sei mesi. Le pene raddoppiano se si manomette, altera (ad esempio facendo soffiare un’altra persona) o rimuove del tutto il dispositivo. Se una persona che ha l’obbligo di alcolock viene sorpresa nuovamente alla guida in stato di ebbrezza, invece, le sanzioni previste aumentano di un terzo.

Quanto costa

«La spesa stimata per l’installazione dell’alcolock sulle auto è di circa 2 mila euro a vettura, a cui si dovranno aggiungere i costi di taratura periodica prevista dal decreto, di manutenzione, e quella per i boccagli monouso», ha spiegato il presidente di Federcarrozzieri Davide Galli. Un costo elevato che rappresenta solo una delle criticità sollevate sul dispositivo. A questa si aggiunge il fatto che il parco auto italiano è molto anziano, al punto che l’età media delle vetture si attesta a 13 anni. Su molte di esse, particolarmente anziane, sarà tecnicamente impossibile installare l’alcolock. Non tutte le autocarrozzerie, inoltre, seppur in possesso dei requisiti di legge, potranno montarlo, ma solo quelle indicate dal produttore dell’apparecchio e inserite nell’elenco del Mit. Un limite che riduce il numero di operatori abilitati.

Polemiche su Gaza, la direttrice della Berlinale sarà sostituita?

Secondo quanto riportato dalla Bild, il ministro della Cultura tedesco Wolfram Weimar farà sostituire la direttrice artistica della Berlinale, l’americana Tricia Tuttle, dopo le polemiche su Gaza avvenute durante la kermesse. Alla premiazione, come Miglior opera prima, del film Chronicles from Siege dell’attivista palestinese Abdallah Alkhatib, quest’ultimo ha tenuto un discorso contro Israele e contro la Germania sul palco, indossando e sventolando una kefiah. Durante il suo intervento, il ministro dell’Ambiente Schneider ha lasciato la sala in segno di protesta. Secondo Weimer, il problema non è solo lo scandalo dell’antisemitismo, ma anche il fatto che la direttrice Tuttle avesse posato con la troupe cinematografica una settimana prima con una bandiera palestinese e alcune kefiah. «La Berlinale non è il luogo adatto per incitamento, minacce e antisemitismo. L’odio per Israele non deve dilagare lì», sostiene il ministro.

Polemiche su Gaza, la direttrice della Berlinale sarà sostituita?
Tricia Tuttle posa con il cast di Chronicles from Siege (X).

Cos’ha detto Alkhatib? Il discorso integrale

Questa la traduzione del discorso pronunciato dal regista siriano-palestinese: «Mi piacerebbe dire “Grazie, sono felice di essere qui, di ricevere questo premio”. Ma sapete, sono palestinese, quindi devo approfittare di questo momento per parlare della Palestina.
E non sono fortunato come Tricia (Tuttle, direttrice della Berlinale). Quindi devo leggere da un foglio, mi dispiace. Ho subito molte pressioni per partecipare alla Berlinale per un solo motivo: stare qui e dire che i palestinesi saranno liberi. E un giorno avremo un grande festival cinematografico nel cuore di Gaza, nel cuore di altre città palestinesi. Il nostro festival sarà solidale con le persone che vivono sotto assedio, sotto occupazione e sotto dittature in tutto il mondo. Parleremo di politica prima che di cinema. Parleremo di resistenza prima che di arte, di libertà prima che di bellezza e di esseri umani prima che di cultura. Il giorno tanto atteso, questo giorno tanto atteso, sta arrivando. E quando vi chiederanno cosa è successo, rispondete loro che la Palestina ricorda. Ricorderemo tutti coloro che sono stati al nostro fianco e ricorderemo tutti coloro che si sono opposti a noi, al nostro diritto di vivere con dignità, o che hanno scelto il silenzio, che hanno scelto di tacere. Alcuni mi hanno detto che forse dovrei stare attento prima di dire quello che voglio dire ora. Perché sono un rifugiato in Germania, e qui ci sono così tante linee rosse. Ma non mi interessa. Mi interessa il mio popolo, mi interessa la Palestina. Quindi dirò la mia ultima parola al governo tedesco. Siete complici del genocidio di Gaza da parte di Israele. Credo che siate abbastanza intelligenti da riconoscere questa verità. Ma avete scelto di non curarvene. Palestina libera, da ora fino alla fine del mondo».