Un colpo a destra e uno al centro. Dopo giorni di silenzio, in una sola giornata, Matteo Salvini assesta uno “schiaffetto” a Roberto Vannacci e gela le ambizioni dei governatori leghisti del Nord. Martedì in mattinata riconosce l’esito deludente delle Regionali toscane (4,8 per cento), prima campagna coordinata dall’ex generale, parlando di «errori commessi da una squadra e non solo da un singolo». «Tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa? Sì, io in primis», ammette, caricando su di sé parte della sconfitta. Un via libera al ‘processo’ a Vannacci? Per la verità no. «Stiamo lavorando per crescere ancora, gli unici conti che mi interessano sono quelli della legge di bilancio e quelli che le banche metteranno a disposizione per la crescita del Paese», taglia corto l’ex capitano.

La stretta (debole) sui Team Vannacci
Poi, nel corso della riunione del massimo organo esecutivo del partito, il consiglio federale, Salvini ascolta con attenzione quando Attilio Fontana gli chiede di prendere una posizione su Vannacci. «Io non ho niente contro di lui», attacca il governatore lombardo, «ma la Lega è una sola, non può esserci un partito nel partito». E per la prima volta – riferiscono diversi dirigenti che hanno partecipato alla riunione, a porte chiuse – il segretario si dice d’accordo con Fontana: ben venga qualsiasi associazione che fa attività culturale, ma il partito nel partito no. Il riferimento è ai cosiddetti team Vannacci che operano su tutto il territorio in autonomia, organizzano eventi, iniziative e incontri, senza raccordarsi con le sezioni locali del partito, anzi spesso in modo parallelo. La presa di posizione è chiara, tanto che finisce nella nota fatta filtrare dalla segreteria leghista al termine della riunione, cui il generale in pensione non ha partecipato perché impegnato in una sessione plenaria a Strasburgo. Il consiglio federale della Lega ha ribadito – si legge – che «sono benvenute tutte le realtà e le associazioni che possono affiancare» il partito «a patto che non siano una realtà politica alternativa». Schiaffetto a Vannacci e ai suoi team, quindi. Senza troppa veemenza, però. Perché alla fine si tratta di una raccomandazione generica, che il vicesegretario, volendo, potrebbe anche non considerare troppo, essendo i suoi team già associazioni. L’atteggiamento nei confronti delle fondazioni create da Flavio Tosi nel 2015, per dire, ai tempi, fu ben più ostile: l’adesione ai cosiddetti ‘Fari’ fu dichiarata incompatibile con la militanza nella Lega e l’ex sindaco di Verona fu espulso dal partito (così come accaduto più di recente al Patto per il Nord dell’ex deputato Paolo Grimoldi). Insomma, quando vuole essere più cattiva, la Lega sa esserlo. E non è (ancora) il caso di Vannacci, da pochi mesi nominato vicesegretario.

Salvini congela l’ipotesi di una Csu leghista avanzata da Zaia
Ed eccoci ai governatori. La ‘bastonata’ arriva dalle dichiarazioni della mattinata, prima della ‘carota’, allungata durante il federale, dell’apertura a una timida critica a Vannacci, da tempo richiesta dall’ala più moderata del partito. Conversando con i cronisti, Salvini risponde a chi gli chiede cosa ne pensa dell’idea di federare il partito sul modello delle Csu-Cdu tedesche (ovvero con la Csu che rappresenta in Baviera la Cdu, formazione solo nazionale). È una proposta lanciata da Luca Zaia sul palco di Pontida. E sostenuta da Fontana e da Massimiliano Fedriga. Prima di parlarne al raduno, il governatore veneto avrebbe toccato l’argomento con Salvini – come riferito da fonti qualificate a L43 -, il quale gli avrebbe dato una sorta di via libera ad affrontare il tema. Ma evidentemente non si tratta di un progetto che il segretario ha intenzione di condividere. Perché la risposta alle domande dei cronisti la risposta è netta: «Sono chiacchiere giornalistiche senza fondamento». Insomma, l’idea non sembra piacere a Salvini, o forse potrebbe non piacergli l’eventualità che Zaia possa essere il candidato naturale alla guida dell’eventuale Csu italiana, ovvero della parte nordista della federazione-Lega.

Giorgetti invita a non fomentare polemiche sulla manovra
Durante il federale si è inoltre parlato di manovra, di spese per la Difesa, che la Lega vorrebbe concentrare sulla sicurezza nazionale, e delle proposte per una stretta sui ricongiungimenti familiari o dell’introduzione di un permesso di soggiorno a punti. Per quanto riguarda la legge di bilancio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invitato tutti a non giudicare le bozze ma di aspettare il testo definitivo evitando le polemiche. Il tema riguarda l’aumento della cedolare secca al 26 per cento per gli affitti brevi già dal primo immobile, contro cui si sono scagliati sia Salvini che Antonio Tajani di Forza Italia.

La resistenza di Romeo alla ‘cessione’ della Lombardia a FdI
Infine, la Lombardia, tema da mesi sempre presente nelle discussioni leghiste. Lunedì sera si è riunito il direttivo lombardo guidato dal segretario regionale Massimiliano Romeo. Alla riunione, cui ha partecipato anche il governatore Fontana, è stato posto il problema delle rivendicazioni di Fratelli d’Italia rispetto alla candidatura a Palazzo Lombardia al prossimo giro, quando il leghista non potrà più candidarsi. Prima di ‘concedere’ la corsa veneta al vice di Salvini, Alberto Stefani, i Fratelli sono riusciti a ottenere una dichiarazione in cui Salvini si diceva pronto a riconoscere il diritto di esprimere la candidatura lombarda al primo partito della coalizione, ovvero quello che avesse ottenuto più voti nella precedente elezione nazionale. Il tema è che Meloni & co vorrebbero votare con un anno di anticipo, nella primavera del 2027, in coincidenza con le Politiche. Quindi il voto nazionale di riferimento per scegliere il candidato sarebbe quello delle Europee del 2024 quando FdI prese il 28,81 per cento e la Lega il 9. Ma Romeo da tempo chiede che vengano prese in considerazione le scorse Regionali, quando FdI raggiunse il 25 per cento, solo un paio di punti in più rispetto alla somma dei voti della Lega con quelli della lista Fontana. Insomma, dopo una discussione approfondita, il direttivo, all’unanimità, ha dato mandato a Romeo di continuare a chiedere che la candidatura spetti alla Lega, nel 2028, a scadenza naturale della legislatura. Ogni ‘prenotazione’ d’anticipo di altri partiti, è stato il ragionamento, indebolisce Fontana e la sua Giunta.

In Regione maggioranza divisa sul caso Picchi
Ma la debolezza non è solo nella Lega. In Lombardia, FdI è un partito fortemente diviso, attraversato da correnti e fazioni, rivalità vecchie e nuove. La sottosegretaria ai Giovani e allo Sport Federica Picchi è finita nel mirino delle opposizioni che hanno chiesto una mozione di sfiducia urgente per un post dell’esponente di FdI con contenuti che sembravano strizzare l’occhio ai ‘no Vax’. Per dare il via libera all’urgenza della discussione erano necessari i due terzi dei voti del consiglio, ovvero 42. E Picchi ha rischiato grosso perché a favore hanno votato in 40 (23 contrari), compresi diversi consiglieri di maggioranza. Un segnale netto per la sottosegretaria, ritenuta vicina ad Arianna Meloni, che nelle scorse settimane avrebbe irritato la vecchia guardia di FdI con il licenziamento della capa della segreteria Roberta Capotosti, che ha in essere un contratto di collaborazione anche con il presidente del Senato Ignazio La Russa.
