Nel dicembre 1991, a Maastricht, 12 Paesi europei si ritrovarono per dare una forma politica a un sogno che covava da anni: un’Europa unita, capace di condividere non solo un mercato ma anche una moneta, una cittadinanza e un destino comune. Il Trattato, firmato il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore nel novembre 1993, segnò la nascita dell’Unione europea.
Come si arrivò al Trattato di Maastritch

L’idea di un’Unione politica nacque nel 1983 con la dichiarazione del Consiglio europeo di Stoccarda, ma trovò slancio solo dopo la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione tedesca. La Francia di François Mitterrand e la Germania di Helmut Kohl compresero che la stabilità del continente dipendeva da un’integrazione più profonda. Nel 1990 e 1991, durante i vertici di Dublino e Roma, i governi europei discussero a lungo su come bilanciare poteri nazionali e istituzioni comuni. Le proposte si scontrarono su temi chiave: il grado di federalismo, la politica di difesa, l’influenza della Nato e il ruolo della Commissione europea. Il compromesso arrivò con il progetto del premier lussemburghese Jacques Santer, che introdusse la struttura a “tre pilastri”. A dicembre 1991, a Maastricht, il Consiglio europeo approvò il testo definitivo del trattato. L’Italia, allora rappresentata dal premier Giuliano Amato, fu tra i 12 Paesi firmatari del trattato nel febbraio 1992.
Cosa prevedeva il Trattato: i tre pilastri
Il nuovo accordo ridefinì l’architettura dell’Europa. Il primo pilastro — la Comunità europea — assorbì le precedenti istituzioni economiche e pose le basi dell’unione monetaria, con la creazione della Banca centrale europea e dell’euro. Per accedervi, gli Stati avrebbero dovuto rispettare i parametri di convergenza: deficit sotto il tre per cento, debito entro il sessanta per cento del Pil, inflazione e tassi d’interesse allineati ai Paesi più virtuosi. Il secondo pilastro riguardava la politica estera e di sicurezza comune, pensata per rendere l’Europa un attore internazionale più coeso. Il terzo, invece, disciplinava la cooperazione in materia di giustizia e affari interni, introducendo strumenti comuni contro criminalità e traffici illeciti. Il trattato istituì anche la cittadinanza europea, ampliando i diritti di voto, circolazione e protezione consolare. E rafforzò i poteri del parlamento europeo con la procedura di codecisione. Maastricht divenne il punto di partenza dell’Unione europea moderna: un equilibrio fragile tra integrazione e spinte sovraniste.
