Il grande riarmo tedesco: cosa c’è dietro la paura della Russia

Durante i primi sei mesi alla cancelleria, Friedrich Merz lo ha ripetuto più volte: la Germania dovrà avere presto l’esercito convenzionale più grande d’Europa. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 ha cambiato gli equilibri continentali e la difesa è diventata una priorità per le strategie di Berlino, dove si teme che Mosca possa attaccare nel breve periodo.

Per la Nato e gli 007 tedeschi, Mosca si prepara ad attaccare tra il 2028 e il 2029

Secondo la Nato e il Bnd, i servizi segreti esteri tedeschi, già fra un paio d’anni, tra il 2028 e il 2029 la Russia potrebbe lanciare un’aggressione armata su larga scala: gli indizi, dicono le intelligence occidentali, ci sono tutti e Mosca sarà in grado non solo di compensare le perdite di personale e materiali in Ucraina nei prossimi anni, ma anche di riarmarsi. Grandi quantità di munizioni, così come di missili, vengono accumulate e mai schierate in prima linea, grazie anche al supporto di Cina, Iran e Corea del Nord. A questo si aggiungono sviluppi osservati da tempo dai satelliti spia, con l’esercito russo che starebbe costruendo nuove basi nelle regioni occidentali al confine con la Finlandia e gli Stati baltici e modernizzando le strutture esistenti, compresi i siti di armi nucleari. I collegamenti e le infrastrutture ferroviari locali vengono ampliati per consentire il dispiegamento di missili balistici in tempi rapidi. La Bielorussia si sta trasformando in un avamposto logistico. Insomma, di fronte al rischio che Berlino possa essere presa di mira dagli Iskander o dai nuovi Oreshnik e Burevestink, meglio prepararsi, soprattutto nel caso le forze del Cremlino decidano di marciare presto verso la Germania come alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il grande riarmo tedesco: cosa c’è dietro la paura della Russia
Friedrich Merz e il segretario generale della Nato Mark Rutte (Ansa).

Per Merz e Pistorius la parola d’ordine è Kriegstüchtig

Per ora le truppe di Vladimir Putin sono impegnate però a Pokrovsk, nel Donbass, e sono avanzate una settantina di km in oltre tre anni e mezzo di conflitto: per arrivare a Berlino ce ne sono circa 2 mila e per vedere quindi sfilare i tank russi sotto la Porta di Brandeburgo a questo ritmo servirebbe un po’ di tempo in più, circa un centinaio d’anni. Ma per Merz e il suo ministro della Difesa, Boris Pistorius, bisogna muoversi in fretta ed ecco quindi che la parola d’ordine per la Germania è diventata Kriegstüchtig, traducibile con “pronta alla guerra”: dunque con un grande esercito e una grande industria bellica. Da una parte è stata avviata la riforma della leva e lo scopo dichiarato dal governo di Berlino è quello di aumentare gli effettivi della Bundeswehr, l’esercito, soprattutto con volontari. L’obiettivo è avere almeno 260 mila uomini e donne nelle truppe, con un aumento di circa 80 mila unità; in più ci dovrebbero essere 200 mila riservisti. Il servizio volontario sarà reso più attraente con uno stipendio previsto di circa 2.600 euro lordi al mese. Nemmeno tanto, se si pensa che i volontari russi arrivano fino a 3.200 dollari.

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Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius (Ansa).

I piani di riconversione (e anticrisi) dell’industria tedesca

Dall’altra parte l’industria tedesca in crisi, in primo luogo il settore dell’auto, sarà parzialmente riconvertita al servizio di quella bellica: secondo il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) la Germania è già il quinto esportatore di armi al mondo e Rheinmetall, prima azienda tedesca e al 26esimo posto al mondo, è l’esempio lampante della nuova strategia che unisce industria e politica: il colosso di Düsseldorf sta per disfarsi del suo settore civile e automobilistico per concentrarsi su quello militare, sia in Germania sia all’estero, e l’ultima notizia è quella dell’apertura di una fabbrica di munizioni in Lituania, sul fianco orientale della Nato, nella zona considerata l’anello debole dell’Alleanza Atlantica, confinante con l’exclave russa Kaliningrad, dove sono già piazzati gli Iskander che sarebbero pronti a colpire Berlino. Il tempo dunque stringe. E a ricordarlo ci ha pensato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che dopo aver preso telefonicamente una lavata di capo da Merz per lo scandalo di corruzione che sta facendo tremare Kyiv, ha ribadito l’allarme sul fatto che la Russia potrebbe lanciare un grande attacco alla Nato fra il 2029 e il 2030, coinvolgendo tutto il continente.

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Volodymyr Zelensky (Ansa).

Visti i rapporti di forza, a Mosca non conviene attaccare la Nato

Resta da capire perché Mosca, che non ha conquistato nemmeno tutto il Donbass, dovrebbe aprire il conflitto diretto con l’Alleanza atlantica, che già adesso sulla carta ha un potenziale molto maggiore di quello russo. A tutt’oggi le forze armate complessive della Nato contano circa 3,44 milioni di militari attivi, rispetto agli 1,32 milioni di militari attivi dell’esercito russo. Le capacità militari collettive dei 32 Paesi membri superano quelle di Mosca in termini di velivoli, 22.377 contro 4.957, e in termini di potenza navale, 1.143 navi militari, contro 419. Per quanto riguarda i veicoli da combattimento terrestri, la Nato dispone di circa 11.495 carri armati, contro i 5.750 della Russia. Sul nucleare ci si equivale: l’arsenale di Stati Uniti, Regno Unito e Francia ammonta a 5.559 testate nucleari, contro le 5.580 di Mosca. Nel 2024 i Paesi Nato hanno speso in armamenti 1,47 trilioni di dollari, Mosca 140 miliardi, una decina di volte meno. Nel dubbio però che il Cremlino, dopo Pokrovsk, possa decidere davvero di marciare su Berlino, andando dritto a una sicura sconfitta visto il rapporto di forze della Nato, il governo e l’industria tedesca si preparano a costruire l’esercito più grande d’Europa, puntando su più panzer e meno automobili.