Cosa sappiamo sull’omicidio del militante nazionalista a Lione

Sono salite a 11 le persone fermate per la morte del militante di estrema destra Quentin Deranque, che ha perso la vita a Lione dopo una brutale aggressione da parte di un gruppo di attivisti di sinistra. Un omicidio a sfondo politico, quello del 23enne, che ha scosso il Paese e che sta alimentando le tensioni in vista delle elezioni comunali di marzo e delle Presidenziali del 2027, in cui il Rassemblement National sembra avere le migliori possibilità di vittoria mai avute finora. Ecco cosa sappiamo sulle indagini e quali sono al momento le ripercussioni sulla politica francese.

Cosa sappiamo sull’omicidio del militante nazionalista a Lione
Lo striscione: “Antifa assassini. Giustizia per Quentin” (Ansa).

L’aggressione mortale a Lione

Deranque è stato aggredito il 12 febbraio da un gruppo di persone, riportando un grave trauma cranico-encefalico: ricoverato all’ospedale Édouard-Herriot, è morto poi due giorni dopo. L’aggressione, anche con spranghe, è avvenuta a margine della conferenza a Sciences Po Lyon di Rima Hassan, europarlamentare di La France Insoumise. Quentin è stato gettato a terra e picchiato da almeno sei persone, che indossavano il passamontagna. Nei filmati si vedono tre persone a terra, violentemente percosse: due, a differenza di Quentin, sono però riuscite a scappare.

Chi era Quentin Deranque

Deranque, studente di Data Science all’Università di Lione II, era abituale frequentatore della chiesa tradizionalista di Saint-Georges, nel quartiere di Vieux Lyon, dove la messa viene celebrata in latino. Gli amici hanno raccontato che si era convertito «qualche anno fa». L’avvocato della famiglia ha spiegato che il giovane «aveva sempre difeso le sue convinzioni in modo non violento», sostenendo «l’attivismo pacifico». Il 23enne faceva parte del collettivo femminista di estrema destra Némésis, che aveva esposto striscioni di protesta contro la conferenza di Hassan, ma non ci sono conferme sul fatto che fosse nel suo “servizio d’ordine”, come è stato riportato inizialmente.

Cosa sappiamo sull’omicidio del militante nazionalista a Lione
Protesta contro la Jeune Garde (Ansa).

Il coinvolgimento de La France Insoumise

Deranque sarebbe stato aggredito da esponenti del movimento di estrema sinistra Jeune Garde, gruppo antifa disciolto d’autorità a giugno del 2025. Tra essi ci sarebbe anche Jacques-Elie Favrot, che è – o meglio era – assistente di Raphaël Arnault, deputato del partito di sinistra La France Insoumise, guidato da Jean-Luc Mélenchon. La portavoce del governo francese, Maud Bregeon, ha chiesto al partito di sospendere il politico dal suo gruppo parlamentare all’Assemblea Nazionale. Manuel Bompard, coordinatore nazionale di LFI, ha però escluso in maniera categoria l’estromissione temporanea. Favrot è stato arrestato il 17 febbraio dalla polizia: Arnault ha reso noto su X di aver avviato «le procedure per la risoluzione del suo contratto» e che ha già «cessato tutte le sue attività parlamentari». LFI ha poi respinto le accuse provenienti dalla destra e dal campo presidenziale di alimentare un clima di violenza. «Il nostro movimento non la tollererà mai», ha dichiarato la deputata Alma Dufour.

Le accuse del RN a Melenchon

Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha condannato i «barbari responsabili di questo linciaggio». Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra, ha addossato a Melenchon la «responsabilità morale e politica» di quanto accaduto, sostenendo che il leader de La France Insoumise «ha aperto le porte dell’Assemblea Nazionale a sospetti assassini».

Sono 11 le persone arrestate

Dopo i primi accertamenti la Procura di Lione ha annunciato l’ampliamento dell’indagine, che è ora per omicidio volontario e non più per percosse mortali aggravate. Come detto sono al momento 11 le persone fermate. Il procuratore di Lione Thierry Dran ha annunciato l’arresto di nove sospetti il 17 febbraio. Altri due sono stati fermati la mattina di mercoledì 18 febbraio. Si tratta di una coppia: un uomo, sospettato di essere direttamente legato alle violenze, e la sua compagna, accusata di averlo aiutato a sottrarsi alla giustizia. Per quanto riguarda il già citato Favrot, non è chiaro se facesse parte del gruppo di assalitori incappucciati che hanno aggredito Deranque.