Sparatoria a Milano, 36 minuti tra la chiamata al 118 e la morte di Mansouri

AGI - Sono passati 36 minuti dal momento in cui gli agenti hanno chiamato i soccorsi per Abdrehhaim Mansouri, alle 17 e 55, e la constatazione del suo decesso da parte dei sanitari, alle 18 e 31. È quanto risulta dai verbali del 118 che ricostruiscono le tempistiche di quanto accaduto il 26 gennaio quando dalla pistola dell'assistente capo Carmelo Cinturrino è partito il colpo di pistola che ha ucciso il 28enne marocchino nel boschetto della droga di Rogoredo durante un controllo antispaccio.

Le prime evidenze dell'autopsia non suggeriscono un decesso immediato e risulta che sono trascorsi venti minuti abbondanti dopo lo sparo prima della chiamata al 118 - spiega all'AGI il medico legale della parte civile, Michelangelo Bruno Casali -. Mansouri era vivo quando è arrivata la prima auto dei soccorsi e il decesso è stato poi constatato in loco, quando era arrivato anche un secondo mezzo. In questi casi, un minuto in più o in meno può fare la differenza per la vita di una persona".

Casali sottolinea che siamo solo ai primi riscontri, bisognerà che vengano svolti altri accertamenti, come quelli balistici, anche per capire con più cognizione se Mansouri potesse essere stato salvato qualora i soccorsi fossero stati più rapidi. Ma l'ipotesi c'è e la parte civile, rappresentata dai legali Debora Piazza e Marco Romagnoli, vuole andare a fondo sul punto.

Le indagini e le accuse

Nei prossimi giorni proseguiranno le indagini del pm Giovanni Tarzia e della Squadra Mobile per chiarire anche il ruolo dei 4 agenti accusati di avere contribuito a una messinscena per proteggere Cinturrino e i rapporti tra l'assistente capo di Mecenate e la vittima. Secondo quanto riportato da 'Repubblica', un'informativa sulle presunte richieste di 'pizzo' ai pusher da parte di Cinturrino sarebbe arrivata in Procura a fine gennaio. Un elemento importante per ricostruire i rapporti tra il poliziotto e la piazza dello spaccio in cui si muoveva la vittima.