«Esiste una questione settentrionale e prima o poi la dovremo affrontare». Era l’aprile del 1996, L’Ulivo di Romano Prodi aveva appena vinto le elezioni e Massimo D’Alema, segretario del Pds, il Partito democratico della sinistra, non si lasciò abbagliare dal successo. A D’Alema, romano di nascita e pugliese d’adozione, non sfuggì che al Nord il centrodestra l’aveva fatta da padrona.

Lombardia e Veneto da 30 anni saldamente in mano alla destra
Dopo 30 anni, la morte di Umberto Bossi ha riaperto una riflessione sul valore dell’intuizione politica del leader leghista, sul dare voce alle istanze del Nord Italia, sul federalismo, mentre il centrosinistra tutto sommato su quella riflessione è ancora al palo. Perché nonostante tutti i convegni e i tentativi politici, Lombardia e Veneto sono saldamente in mano a esponenti del centrodestra. Solo il Piemonte e la Liguria a tratti si sono lasciati guidare da politici di centrosinistra.
Le Regioni più produttive appannaggio dell’avversario
Diverso è il discorso delle grandi città: Milano, Torino e Genova hanno avuto spesso sindaci di sinistra, ma guardando i dati delle elezioni politiche, Lega e Forza Italia hanno sempre dominato nelle circoscrizioni del Nord. E l’analisi di mille politologi e di decine di politici del centrosinistra, per tre decenni, è stata questa: non è saggio lasciare che le Regioni più produttive e spesso più al passo con il resto d’Europa siano appannaggio dell’avversario.

Anche alle ultime elezioni politiche, quelle del 2022, le cartine geografiche raccontano una storia di monopolio del Settentrione: Fratelli d’Italia ha fatto il pieno, al Partito democratico è rimasto il Centro ex rosso, al Movimento 5 stelle il Sud.
La sinistra si limita a misurare la sua vicinanza al Senatùr
E così, mentre la Lega si è riunita per l’ultimo saluto al Senatùr e tutti si interrogano sul suo valore, sempre fedeli al motto de mortuis nihil nisi bonum, il centrosinistra si limita a misurare la sua vicinanza a Bossi, a testimoniare la sua simpatia, ad assicurare il suo rispetto. Ma per le prossime elezioni politiche, nel 2027 o magari prima, se il campo largo, o quel che sarà, vorrà sperare di essere in partita dovrà tornare a riflettere sul popolo del Nord. Magari tirando anche fuori qualche idea e qualche buon candidato.
