Tutto da rifare per Alitalia, commissari verso l’ottava proroga

Il 21 novembre scadono i termini per l'acquisto della compagnia, ma non ci sono offerte. Nessun partner commerciale si è fatto avanti.

Le tessere sul tavolo non sono sufficienti e per Alitalia è tutto da rifare.

Il 21 novembre scade il termine per la presentazione delle offerte d’acquisto della compagnia, ma nessun partner commerciale si è fatto avanti.

E così Ferrovie dello Stato, tra Lufthansa che non intende aprire il portafoglio e Atlantia che si sfila, non può fare altro che prendere atto della mancanza delle «condizioni necessarie» per costituire il consorzio.

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PATUANELLI CI CREDE ANCORA

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ritiene che ci sia ancora un margine di trattativa con gli americani di Delta e con la stessa Lufthansa. Ma la palla adesso torna ai commissari, che con ogni probabilità decideranno l’ennesima proroga (l’ottava) per la presentazione di un’offerta vincolante. Una proroga di un paio di settimane, venti giorni al massimo, purché l’intera operazione venga chiusa entro marzo 2020.

SULLO SFONDO IL RISCHIO LIQUIDAZIONE

Sullo sfondo resta sempre l’ipotesi della liquidazione. Il board di Fs, da 13 mesi capofila della cordata per la nuova Alitalia, il 20 novembre si è riunito per fare il punto sulla posizione dei partner coinvolti nelle trattative: Delta ha «confermato la disponibilità a partecipare all’equity» con 100 milioni per una quota del 10%; Lufthansa ha invece «prospettato la disponibilità a un accordo commerciale, ma non a un ingresso immediato nell’equity»; infine Atlantia, pur restando disponibile a proseguire il confronto, non vede ancora realizzate le condizioni per l’adesione al progetto.

FS COSTRETTA A PROSEGUIRE LE TRATTATIVE

Alla luce di tutto questo, Fs è costretta a proseguire le negoziazioni e attende le valutazioni dei commissari su come procedere. Ma la strada, come detto sopra, è già segnata e passerà per una nuova proroga. Secondo il ministro Patuanelli, Lufthansa chiede cose che si possono ottenere, ma dovrebbe «fare un piccolo sforzo iniziale e cioè compartecipare all’equity da subito». Anche la proposta di Delta sarebbe interessante, ma mancherebbe «quel quid in più che cercheremo di creare nelle prossime ore».

IL PESSIMISMO DI SALVINI

Gli fa eco la titolare dei Trasporti, Paola De Micheli: «Lufthansa o Delta, siamo ragionevolmente ottimisti sulla chiusura positiva della vertenza». Ma non mancano le critiche. Matteo Salvini non crede in una soluzione: «Rinvieranno ancora e ci metteranno soldi pubblici». Mentre Stefano Fassina suggerisce il passaggio degli asset a una società controllata dallo Stato. Intanto Alitalia prosegue il trend in crescita dei ricavi. Novembre verrà chiuso con un aumento di circa il 6%, mentre a dicembre la crescita sarà del 7%, promette il chief business officer Fabio Lazzerini, assicurando che «Alitalia non è guarita, ma sta meglio di prima».

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Sciopero di 24 ore del trasporto aereo il 13 dicembre

I sindacati hanno proclamato la sospensione dal lavoro per protestare contro la mancanza di sviluppi sul fronte Alitalia e la mancata applicazione del contratto e di nuovi finanziamenti per il fondo solidarietà.

Uno sciopero di 24 ore alle porte del periodo natalizio. Il 19 novembre i sindacati del trasporto aereo hanno annunciato la sospensione dal lavoro per la giornata del 13 dicembre. Le motivazioni? La crisi infinita di Alitalia – sul salvataggio della quale proprio lo stesso giorno Atlantia ha tirato il freno a mano -, e la mancanza di condizioni uguali per i lavoratori del settore. Per questo nell’annunciare lo sciopero Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo chiedono anche a tutte le aziende l’applicazione del contratto di settore, e il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà.

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«I PROBLEMI DI ALITALIA SONO IMMUTATI»

Lo sciopero, che fa seguito a quello di 4 ore dello scorso 26 luglio, è proclamato «a seguito della grave crisi che imperversa nel settore del Trasporto aereo e per il proliferare di situazioni fallimentari, in alcuni casi della stessa impresa più volte nel tempo, come nella vicenda Alitalia». «Permangono immutate», si legge nella proclamazione, «tutte le problematiche che hanno determinato la crisi della principale compagnia italiana, ovvero il gruppo Alitalia in amministrazione straordinaria, e non sussistono al momento certezze, al di là delle dichiarazioni di intenti, circa il fatto che essa si possa concludere senza impatti sul fronte del lavoro, in termini di esuberi di lavoratori e lavoratrici e di paventati quanto insostenibili tagli al costo del lavoro, sia per i dipendenti diretti della compagnia che per quelli delle imprese dell‘indotto, effetti «inaccettabili» che i sindacati «ribadiscono ancora una volta di non voler minimamente accettare».

CHIESTA UNA RIFORMA COMPLESSIVA DEL COMPARTO

Alitalia «sta attualmente applicando la Cigs ad oltre 1000 lavoratori del personale di terra e di volo, oltre a presentare una serie di criticità contrattuali non risolte», ricordano i sindacati, evidenziando che questo aggrava «un quadro già altamente critico in termini di incertezza rispetto al futuro aziendale ed al piano industriale della nuova Alitalia» su cui le quattro sigle «chiedono, inascoltate, da mesi l’avvio di un confronto». Oltre a questo, c’è «la non più procrastinabile necessità di dare finalmente corso ad una profonda riforma del comparto del Trasporto Aereo, intervenendo sulle asimmetrie competitive che penalizzano da anni le imprese italiane». «Permane infine – concludono i sindacati – la necessità di prevedere una adeguata e strutturale alimentazione del Fondo di Solidarietà del Trasporto Aereo, in prospettiva dell’avvicinarsi di un altro possibile pesante aggravamento della crisi del settore».

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Alitalia, Atlantia avverte il governo: «Non ci sono le condizioni per l’offerta»

Dura nota della società Benetton che in «mancanza di significative evoluzioni», informa che per ora non aderisce al consorzio per rilanciare la compagnia di bandiera. Ma il confronto resta aperto.

Alitalia, storia infinita. In teoria ci si aspettava di chiudere la fase dell’offerta il 21 novembre. E invece a 48 dalla data prevista, uno dei tasselli principali e il più controverso per rimettere insieme il puzzle della compagnia di bandiera italiana tira il freno a mano. Atlantia, la società dei Benetton che controlla Autostrade per l’Italia, il 19 novembre ha diffuso una comunicazione che suona come un avvertimento al governo: «Preso atto della mancanza di significative evoluzioni» nelle problematiche rappresentate il 15 ottobre scorso, si legge nel comunicato, la società «informa che allo stato non si sono ancora realizzate le condizioni necessarie per l’adesione della società al Consorzio finalizzato alla presentazione di un’eventuale offerta vincolante su Alitalia». La nota precisa tuttavia che «resta in ogni caso ferma la disponibilità a proseguire il confronto per l’individuazione del partner industriale e per la definizione di un business plan condiviso, solido e di lungo periodo per il rilancio di Alitalia».

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Delta conferma: pronta a comprare il 10% di Alitalia

La compagnia aerea americana mette sul piatto un investimento da 100 milioni di euro. E alla settima proroga e all'ennesimo prestito ponte da 400 milioni, il governo spera di chiudere con l'offerta per il 21 novembre.

Altro che Lufthansa. A dieci giorni dalla scadenza dell’offerta per Alitalia, la via della compagnia di bandiera tedesca è definitivamente sfumata, mentre l’americana Delta ha confermato il proprio impegno, rompendo il silenzio e ribadendo invece la disponibilità ad entrare col 10%.

SCADENZA FISSATA PER IL 21 NOVEMBRE

Ora l’attesa è tutta per il 21 novembre, su cui sono puntati anche gli occhi del Governo. Con il ministro dell’economia Roberto Gualtieri che auspica il rispetto dei tempi e soprattutto, dopo l’ultimo prestito “non indifferente” di 400 milioni concesso dal Tesoro, chiede un piano industriale “convincente” che consenta finalmente di voltare pagina. Delta, che è coinvolta nel dossier Alitalia da oltre un anno e nelle ultime settimane è rimasta alla finestra in attesa che Lufthansa concretizzasse le proprie ‘avance’ (cosa che poi non è avvenuta, visto che i tedeschi hanno riproposto le richieste di due anni fa, con la disponibilità a mettere soldi solo in una compagnia ristrutturata e tagli per 5-6 mila esuberi), ora torna a ribadire la propria posizione.

UNA PROMESSA DI INVESTIMENTO DA 100 MILIONI DI EURO

«Delta continua a lavorare con Ferrovie dello Stato e Atlantia e conferma di essere pronta a investire fino a 100 milioni di euro per una quota del 10% in Alitalia», spiega un portavoce, aggiungendo che «Delta resta impegnata a mantenere la propria partnership con Alitalia nel futuro». Parole che ora, dopo un anno di trattative e sette proroghe, indirizzano il dossier verso la stretta finale. Il governo si aspetta il rispetto della scadenza del 21 novembre. «È possibile e lo auspichiamo, che entro il termine previsto ci sia l’offerta finale e un piano industriale», dice il ministro dell’economia Gualtieri, sottolineando come l’ultimo prestito ponte sia stato concepito – e così spiegato a Bruxelles – «per arrivare a un piano industriale solido e competitivo che rilanci il vettore».

I SINDACATI CHIEDONO ZERO ESUBERI

«Credo che il tempo per capire ci sia stato. Ormai ci siamo ed è necessario avere delle certezze su come si comporrà il consorzio che effettuerà il rilancio», dice anche la ministra dei trasporti Paola De Micheli. E anche i sindacati spingono perché si faccia presto, augurandosi che il governo rispetti le promesse fatte fino ad ora, ovvero «nessuna flessione occupazionale – ricorda Annamaria Furlan della Cisl -, quindi nessun esubero, ma investimenti e rilancio».

FS GUARDA AL CLOSING DEFINITO A MARZO 2020

La palla è ora nelle mani di Fs. La società ferroviaria sta lavorando per rispettare la scadenza del 21 novembre, garantisce l’a.d. Gianfranco Battisti che però puntualizza: «i tempi non dipendono solo da noi». L’obiettivo di Fs è comunque allineato con le indicazioni dei commissari, ovvero «chiudere a marzo 2020 con l’ok di sindacati e antitrust». A non escludere uno slittamento (“minimo”) della scadenza, tra l’altro, sono gli stessi commissari, purché rimanga ferma la deadline del primo trimestre del prossimo anno per il closing. Non manca, infine, nel dibattito intorno al futuro della compagnia, anche la proposta di una «gestione pubblica» per un periodo transitorio tra 18 e 24 mesi, prevista da un emendamento di Leu al Dl Fisco.

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