Pensioni, ecco gli aumenti dal 1° gennaio 2026

Con la pubblicazione del decreto del 19 novembre nella Gazzetta Ufficiale numero 277, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che la percentuale di perequazione, utile a calcolare gli aumenti delle pensioni dal 1° gennaio 2026, è pari all’1,4 per cento. Il provvedimento conferma, inoltre, lo 0,8 per cento di perequazione del 2025 in riferimento all’aumento dei prezzi registrato nell’anno 2024. In base al nuovo tasso, l’Inps adeguerà le pensioni del prossimo anno, partendo da quelle minime il cui importo costituisce la base di partenza per l’aggiornamento dei trattamenti più alti.

Pensioni aumenti gennaio 2026, di quanto crescono gli importi?

Pensioni, ecco gli aumenti dal 1° gennaio 2026
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi (Ansafoto).

Per l’anno 2026 il tasso di perequazione riferito al 2025 è dell’1,4 per cento. A confermarlo è il ministero dell’Economia e delle Finanze di Giancarlo Giorgetti nel provvedimento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 novembre 2025. In base alla percentuale si procederà ad adeguare gli importi delle pensioni, a partire da quelle minime che passeranno, secondo i calcoli della Cgil, da 616,67 a 619,79 euro, con un incremento di 3,12 euro. Tuttavia, il dato tiene conto delle maggiorazioni introdotte dal governo nello scorso anno per sostenere le pensioni di importo più basso. In realtà, l’importo provvisorio della pensione minima dell’Inps per l’anno 2025 è di 603,40 euro al mese, pari a 7.844,20 euro annui. È su questo importo che si calcolano gli scaglioni di perequazione dei trattamenti più alti.

Simulazioni degli aumenti da gennaio 2026 delle pensioni

Qualche simulazione sull’aumento degli importi delle pensioni è stata fatta dalla Cgil secondo la quale una pensione di 632 euro netti nel 2025 aumenterà di 9 euro nel 2026, per un importo netto di 641 euro. Anche chi prende una pensione di circa 800 euro netti al mese vedrà crescere l’importo di 9 euro. Per esempio, da un trattamento di 841 euro del 2025 si passerà a 850 euro. Chi prende una pensione di 1.000 euro netti avrà un aumento di 11 euro al mese. Gli assegni di 1.500 euro lordi, dopo la tassazione, cresceranno di 17 euro mensili. «Numeri che parlano da soli – si legge nella nota del sindacato – e che dimostrano come non solo non si recuperi la perdita accumulata, ma si prosegua su una strada che impoverisce ulteriormente chi vive già con redditi insufficienti».

Qual è l’incremento della pensione in base a quanto si prende?

Pensioni, ecco gli aumenti dal 1° gennaio 2026
Anziane pensionate (Imagoeconomica).

L’importo delle pensioni minime impatta direttamente sul meccanismo di perequazione a fasce. I trattamenti che hanno un importo fino a quattro volte quello della pensione minima (603,40 euro x 4), riceveranno un incremento pari al 100 per cento del tasso di perequazione, quindi pari all’1,4 per cento. Le pensioni tra quattro e cinque volte il trattamento minimo (da 603,40 euro x 4 a 603,40 euro x 5) otterranno un aumento del 90 per cento della percentuale di perequazione, dunque il 90 per cento dell’1,4 per cento. Le pensioni di importo sopra le cinque volte il minimo (603,40 euro x 5) avranno un aumento del 75 per cento del tasso di perequazione (1,4 per cento).

Vendita Warner Bros. Discovery, Netflix presenta una nuova offerta

Warner Bros. Discovery ha ricevuto un nuovo round di offerte per una potenziale acquisizione totale o parziale da parte dei suoi tre principali concorrenti. Secondo le ultime indiscrezioni di Bloomberg, tra i rilanci più importanti ci sarebbe quello di Netflix, che ha avanzato una proposta soprattutto in contanti per le divisioni cinema e streaming, escludendo la tv lineare. Alcune fonti hanno riferito che lo streamer numero uno al mondo starebbe lavorando a un prestito ponte da decine di miliardi di dollari per assicurarsi gli studios dei film di Harry Potter e il network Hbo. Le altre due società interessate restano sempre Paramount Skydance, a lungo considerata in vantaggio su una possibile trattativa, e Comcast, già proprietaria di Nbc e Universal. Bloomberg ha aggiunto che le offerte sono vincolanti, cosa che potrebbe consentire al cda di WBD di approvare un accordo rapidamente se i termini dovessero soddisfare la richiesta.

Vendita Warner Bros. Discovery, Netflix presenta una nuova offerta
Il logo di Netflix (Ansa).

Warner Bros. Discovery, già rifiutate due offerte di Paramount Skydance

Warner Bros. Discovery ha confermato per la prima volta di essere aperta a valutare una possibile vendita a ottobre, confermando la ricezione di «manifestazioni di interesse spontanee». Per diverse settimane, il principale interessato è sembrato essere Paramount Skydance, colosso nato in estate dopo l’acquisizione di Paramount da parte della media company di David Ellison, figlio del patron di Oracle Larry. Già avanzate due offerte per l’intera società, reti via cavo comprese, ma rispedite al mittente poiché considerate troppo basse: l’una era, tutta in contanti, pari a 20 dollari per azione, mentre l’altra – secondo indiscrezioni – poco sotto i 24 dollari per azione all’80 per cento in contanti. La richiesta della società, il cui valore di mercato si aggira attorno ai 59 miliardi, è infatti di 30 dollari per azione.

Vendita Warner Bros. Discovery, Netflix presenta una nuova offerta
Gli Warner Bros. Studios di Burbank, in California (Ansa).

A differenza di Paramount, Netflix è interessata solamente alla divisione cinematografica del gruppo e al comparto streaming, con cui spera di aggiungere asset premium alla sua capacità di produzione. Stesso discorso per Comcast, che avrebbe escluso dalla sua offerta la televisione lineare. L’ipotesi, qualora venisse accettata una delle due opzioni, è che Warner Bros. Discovery venga smembrata. Un accordo con l’una o con l’altra azienda rischia tuttavia di ridisegnare l’intero settore cinematografico, portando a un nuovo equilibrio tra i grandi colossi dell’industria americana e mondiale. Non si esclude pertanto un intervento delle autorità dell’Antitrust statunitense e di altri mercati per sottoporre l’acquisizione a un più attento esame.

Nuovo Codice Ateco 2025, attività non corrispondente alla classificazione: cosa fare? 

Con l’adozione del nuovo Codice Ateco 2025, entrato in vigore per la classificazione delle professioni e delle attività produttive dal 1° aprile scorso, è possibile che alcune codifiche riportino a descrizioni non del tutto in linea con quelle della propria attività. Cosa fare in casi come questi? Come specificato dall’Agenzia delle entrate, chi noti una non corrispondenza della sequenza numerica con la descrizione della propria attività non è obbligato a fornire comunicazione alla stessa amministrazione finanziaria per richiedere una variazione dei dati. Il chiarimento è stato fornito con la risoluzione 24/E del 2025 dell’Agenzia delle entrate. Tuttavia, l’operatore economico interessato può, in ogni modo, presentare una nota all’Agenzia delle entrate per comunicare la necessità di una nuova codifica che rappresenti meglio la propria attività svolta. In questo caso, si può procedere in due modi.

Nuovo Codice Ateco 2025, cosa fare se non corrisponde?

Nuovo Codice Ateco 2025, attività non corrispondente alla classificazione: cosa fare? 
Industria farmaceutica (Imagoeconomica).

Cosa fare se il Codice Ateco 2025 non corrisponde esattamente all’oggetto dell’attività svolta dalla propria impresa? Con la sostituzione dell’edizione 2025 del Codice Ateco rispetto alla precedente del 2007, è possibile che alcune imprese possano riscontrare una codifica che non rispecchi esattamente l’oggetto della propria attività. In questo caso, l’azienda ha due opzioni che può far valere. La prima, riservata alle aziende iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di commercio, consente di inviare una dichiarazione mediante la Comunicazione unica (ComUnica) che Unioncamere mette a disposizione. Diversamente, se l’azienda non è iscritta al Registro delle Imprese delle Camere di commercio si può usare uno dei moduli pubblicati sul portale dell’Agenzia delle entrate. I modelli da usare per inoltrare la nota sono i seguenti:

  • AA7/10 se si tratta di società, associazioni ed enti;
  • AA0/12 se la nota proviene da lavoratori autonomi, liberi professionisti, artisti e aziende individuali;
  • AA5/6 se si tratta di enti non commerciali e associazioni;
  • ANR/2 nel caso di soggetti non residenti ai fini Iva.

Come inviare la comunicazione all’Agenzia delle entrate?

La comunicazione all’Agenzia delle entrate, utilizzando uno dei moduli elencati, consente di evidenziare codifiche non rispondenti all’effettiva attività svolta dall’impresa o dal professionista che invii la nota. Lo stesso può spiegare qual è il Codice Ateco 2025 che maggiormente si avvicina alla descrizione della propria attività. Per reperire il modello utile a inviare la comunicazione è necessaria una ricerca sul sito dell’Agenzia delle entrate. Per esempio, il modello AA7/10 si può reperire seguendo il percorso Home > Schede informative e servizi > Istanze > Richiesta Apertura, variazione e chiusura Partita Iva Soggetti diversi da persone fisiche (modello AA7/10). All’interno della sezione, l’interessato può utilizzare:

  • le istruzioni per la compilazione del modello AA7/10;
  • i link correlati come la Classificazione Ateco 2025;
  • il Servizio di Infocamere.

Pensione anticipata con 35 anni di contributi: quando è possibile e quali sono le alternative

È possibile andare in pensione anticipata con 35 anni di contributi previdenziali versati? La soglia che fino a pochi anni fa rappresentava un traguardo per l’uscita dal lavoro, al giorno d’oggi, in realtà, consente pochi canali di uscita prima. Infatti, fino al 31 dicembre 2025 potranno uscire in anticipo le lavoratrici con opzione donna, canale di pensionamento anticipato che, allo stato attuale del disegno di Bilancio, non verrà riproposto nel 2026. È più facile che chi abbia versato così tanti anni di contribuzione riesca ad agganciare altre formule di pensione anticipata. Ecco, quindi, quali sono le alternative previste fino alla fine del 2025 e negli anni successivi.

Pensione anticipata con 35 anni di contributi, quali possibilità?

Pensione anticipata con 35 anni di contributi: quando è possibile e quali sono le alternative
Anziani pensionati (Imagoeconomica).

Un lavoratore dipendente che abbia versato 35 anni di contributi previdenziali può andare in pensione con un paio di formule. La prima è quella dell’opzione donna, misura a favore delle lavoratrici valida per i requisiti maturati fino al 31 dicembre 2025 unitamente all’età di 61 anni e al possesso di altri criteri di carattere sociale ed economico (l’essere disoccupate, caregiver, disabili al 74 per cento almeno od occupate in mansioni gravose). Proprio chi svolge una mansione usurante può andare in pensione se ha versato 35 anni di contributi ai sensi di quanto prevede l’ex decreto legislativo numero 67 del 2011. Al di fuori di questi due casi, i 35 anni potrebbero rappresentare un requisito insufficiente per assicurare una pensione. Ciò che si può verificare è, dunque, l’età anagrafica alla quale si intenda uscire. A tal proposito, sia la quota 103 che la misura per i precoci sono fuori dalla portata del lavoratore in quanto richiedono, tra i vari requisiti, almeno 41 anni di contributi versati.

Pensioni anticipate del contributivo puro: quali sono i requisiti da possedere?

L’età anagrafica di 64 anni può agevolare il lavoratore in possesso di 35 anni di contributi per lasciare fin da subito il lavoro e andare in pensione. In questo caso, però, è necessario che il richiedente abbia versato i contributi solo a partire dal 1° gennaio 1996 e che, pertanto, rientri nel sistema previdenziale contributivo. A queste condizioni, i 35 anni di contribuzione rappresenterebbero un montante quasi doppio rispetto al minimo richiesto (20 anni) e un’ottima base per raggiungere il terzo requisito di questo tipo di pensione, ovvero quello di aver maturato un trattamento mensile che sia di almeno il triplo superiore all’importo della pensione sociale (nel 2025 pari a 538,69 euro).

Come rientrare nel sistema contributivo e far valere i 35 anni di contributi per la pensione anticipata?

Pensione anticipata con 35 anni di contributi: quando è possibile e quali sono le alternative
Manifestazione Cgil per la difesa dell’opzione donna (Imagoeconomica).

È alquanto improbabile che un lavoratore abbia accumulato 35 anni di versamenti nel sistema previdenziale contributivo puro. In ogni modo, anche un lavoratore del sistema misto (in possesso, cioè, di anni di contributi versati fino al 31 dicembre 1995) può optare per il meccanismo contributivo puro:

  • facendo valere almeno un mese di contribuzione nella Gestione separata dell’Inps;
  • riscattando gli anni di laurea e optando per il calcolo dell’onere la modalità agevolata del decreto 4 del 2019 (circa 6.200 euro per ogni anno di università da valorizzare).

In entrambi i casi, il passaggio dal sistema misto al contributivo puro ha come conseguenza il fatto che il calcolo della futura pensione avvenga con il solo metodo contributivo, meno vantaggioso del misto per la perdita della quota retributiva.

Bonus 500 euro per l’avvio di nuove imprese: chi può presentare domanda e come

Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato la circolare contenente le modalità di presentazione della domanda del bonus di 500 euro spettante ai giovani per l’avvio di nuove imprese negli anni 2024 e 2025. Si tratta del contributo economico previsto dal comma 3, dell’articolo 21, del decreto legge 60 del 7 maggio 2024, conosciuto come «decreto Coesione», convertito dalla legge 95 del 4 luglio 2024. L’incentivo serve a sostenere e favorire le iniziative imprenditoriali nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e per la transizione ecologica e digitale. Nel dettaglio, il sostegno può essere richiesto dalle imprese avviate nel periodo che va dal 1° luglio 2024 al 31 dicembre 2025 da giovani under 35 e per una durata massima di tre anni. La scadenza per la presentazione della richiesta del bonus è fissata in 30 giorni dall’avvio dell’attività o in 30 giorni dalla pubblicazione della circolare da parte dell’Inps.

Bonus avvio nuove imprese 2025, a chi spetta il contributo di 500 euro?

Bonus 500 euro per l’avvio di nuove imprese: chi può presentare domanda e come
Banconote nelle mani (Freepik).

Pertanto, i giovani in stato di disoccupazione che abbiano avviato un’impresa a partire dal 1° luglio 2024 hanno tempo fino alla fine del 2025 per inoltrare la domanda all’Inps del bonus di 500 euro previsto dal decreto «Coesione» per favorire le iniziative imprenditoriali. È scontato che, chi avvii un’impresa entro il 31 dicembre 2025 avrà tempo fino al 31 gennaio 2026 per effettuare la richiesta dell’incentivo. È quanto prevede la circolare Inps numero 148 del 28 novembre 2025 che stabilisce anche le modalità di presentazione della richiesta, mediante il servizio «Punto di accesso alle prestazioni non pensionistiche». All’interno della circolare dell’istituto di previdenza è presente, all’articolo 3, l’elenco delle attività ammesse al contributo. Il contributo economico, versato dall’Inps, è di 500 euro e spetta ai soggetti beneficiari per una durata massima di tre anni e, in ogni modo, non oltre il 31 dicembre 2028.

Come inviare la domanda Inps per il contributo di avvio attività?

Nello specifico, il servizio «Punto di accesso alle prestazioni non pensionistiche» consente di inviare e di gestire le pratiche di domanda per varie prestazioni erogate se si perde il lavoro o se si sospende l’attività. Inoltre, dallo stesso portale è possibile fare richiesta delle prestazioni a sostegno di maternità e paternità con da parte dei privati e dei patronati. Per accedere al servizio è necessario seguire il percorso sul portale dell’Inps: Home > Sostegni, Sussidi e Indennità > Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche. In basso è presente il tasto «Utilizza lo strumento», mediante il quale è possibile autenticarsi con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Una volta effettuata l’autenticazione, è necessario cliccare sul tasto «Incentivo decreto Coesione». Inoltre, mediante il servizio si può:

  • inoltrare una nuova domanda;
  • consultare lo stato delle pratiche già trasmesse;
  • visualizzare eventuali comunicazioni inerenti le domande già presentate.