È possibile andare in pensione anticipata con 35 anni di contributi previdenziali versati? La soglia che fino a pochi anni fa rappresentava un traguardo per l’uscita dal lavoro, al giorno d’oggi, in realtà, consente pochi canali di uscita prima. Infatti, fino al 31 dicembre 2025 potranno uscire in anticipo le lavoratrici con opzione donna, canale di pensionamento anticipato che, allo stato attuale del disegno di Bilancio, non verrà riproposto nel 2026. È più facile che chi abbia versato così tanti anni di contribuzione riesca ad agganciare altre formule di pensione anticipata. Ecco, quindi, quali sono le alternative previste fino alla fine del 2025 e negli anni successivi.
Pensione anticipata con 35 anni di contributi, quali possibilità?

Un lavoratore dipendente che abbia versato 35 anni di contributi previdenziali può andare in pensione con un paio di formule. La prima è quella dell’opzione donna, misura a favore delle lavoratrici valida per i requisiti maturati fino al 31 dicembre 2025 unitamente all’età di 61 anni e al possesso di altri criteri di carattere sociale ed economico (l’essere disoccupate, caregiver, disabili al 74 per cento almeno od occupate in mansioni gravose). Proprio chi svolge una mansione usurante può andare in pensione se ha versato 35 anni di contributi ai sensi di quanto prevede l’ex decreto legislativo numero 67 del 2011. Al di fuori di questi due casi, i 35 anni potrebbero rappresentare un requisito insufficiente per assicurare una pensione. Ciò che si può verificare è, dunque, l’età anagrafica alla quale si intenda uscire. A tal proposito, sia la quota 103 che la misura per i precoci sono fuori dalla portata del lavoratore in quanto richiedono, tra i vari requisiti, almeno 41 anni di contributi versati.
Pensioni anticipate del contributivo puro: quali sono i requisiti da possedere?
L’età anagrafica di 64 anni può agevolare il lavoratore in possesso di 35 anni di contributi per lasciare fin da subito il lavoro e andare in pensione. In questo caso, però, è necessario che il richiedente abbia versato i contributi solo a partire dal 1° gennaio 1996 e che, pertanto, rientri nel sistema previdenziale contributivo. A queste condizioni, i 35 anni di contribuzione rappresenterebbero un montante quasi doppio rispetto al minimo richiesto (20 anni) e un’ottima base per raggiungere il terzo requisito di questo tipo di pensione, ovvero quello di aver maturato un trattamento mensile che sia di almeno il triplo superiore all’importo della pensione sociale (nel 2025 pari a 538,69 euro).
Come rientrare nel sistema contributivo e far valere i 35 anni di contributi per la pensione anticipata?

È alquanto improbabile che un lavoratore abbia accumulato 35 anni di versamenti nel sistema previdenziale contributivo puro. In ogni modo, anche un lavoratore del sistema misto (in possesso, cioè, di anni di contributi versati fino al 31 dicembre 1995) può optare per il meccanismo contributivo puro:
- facendo valere almeno un mese di contribuzione nella Gestione separata dell’Inps;
- riscattando gli anni di laurea e optando per il calcolo dell’onere la modalità agevolata del decreto 4 del 2019 (circa 6.200 euro per ogni anno di università da valorizzare).
In entrambi i casi, il passaggio dal sistema misto al contributivo puro ha come conseguenza il fatto che il calcolo della futura pensione avvenga con il solo metodo contributivo, meno vantaggioso del misto per la perdita della quota retributiva.
