Ex Ilva, da gennaio 6 mila lavoratori in cassa integrazione

Il piano presentato dal governo martedì sera per l’ex Ilva di Taranto è stato bocciato dai sindacati, che lo definiscono «un piano di chiusura». Il progetto, illustrato in otto slide e ribattezzato dal governo «a ciclo corto», prevede un’accelerazione dei lavori di manutenzione e decarbonizzazione, ma anche un forte aumento della cassa integrazione straordinaria. Secondo i documenti presentati ai sindacati, la rimodulazione delle attività dal 15 novembre porterà i lavoratori in cassa integrazione da 4.550 a circa 5.700 entro dicembre, per arrivare a 6.000 da gennaio, con il fermo delle batterie di cokefazione. Il governo si è impegnato a introdurre una norma per garantire la copertura finanziaria dell’integrazione del reddito.

Ex Ilva, da gennaio 6 mila lavoratori in cassa integrazione
Impianti dell’ex Ilva (Imagoeconomica).

Per la gestione operativa, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria effettuerà fino al 2026 interventi su altoforni, acciaierie, treni nastri e impianti ambientali. Da marzo 2026 saranno necessari ulteriori lavori, «auspicabilmente a cura del nuovo acquirente». I sindacati hanno respinto il piano, giudicandolo privo di un reale progetto industriale e di risorse per il rilancio. Il governo, che ha espresso «rammarico» per la rottura del confronto, ha ribadito la disponibilità a proseguire il dialogo. Intanto, tra i potenziali acquirenti restano in lizza Bedrock, Flacks Group, Baku Steel e un quarto soggetto coperto da riserbo.