Cina-Giappone, cresce la tensione: il monito di Pechino

La crescente tensione tra Pechino e Tokyo ha avuto un nuovo sviluppo con l’invito delle autorità cinesi ai propri cittadini a evitare viaggi in Giappone. L’ambasciata cinese nella capitale nipponica ha motivato l’avvertimento citando le recenti parole della premier Sanae Takaichi su Taiwan, spiegando che «i leader giapponesi hanno rilasciato in pubblico dichiarazioni palesemente provocatorie sulla questione di Taiwan» e che «il clima per gli scambi interpersonali tra Giappone e Cina si è notevolmente deteriorato, rappresentando un serio rischio per la sicurezza dei cinesi». Le tensioni sono esplose dopo l’intervento di Takaichi in Parlamento, dove ha affermato che un eventuale attacco cinese a Taiwan e un uso della forza contro le truppe statunitensi impegnate nella difesa dell’isola «potrebbe trasformarsi in una minaccia esistenziale» per il Giappone, aprendo alla possibilità che le Forze di Autodifesa intervengano in base al principio di difesa collettiva.

Il vice ministro degli Esteri cinese: «Parole di Takaichi estremamente malevole»

Le sue dichiarazioni hanno subito provocato la reazione di Pechino. Il vice ministro degli Esteri Sun Weidong ha convocato l’ambasciatore nipponico Kenji Kanasugi chiedendo alla premier di ritrattare parole definite «estremamente malevole». Nel tentativo di ridurre la tensione, Tokyo ha diffuso una nota sottolineando che la postura rimane invariata: «La posizione su Taiwan è coerente con il Comunicato congiunto Giappone-Cina del 1972», ha affermato il segretario di gabinetto Minoru Kihara, «ribadiamo con fermezza la necessità di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan». Parallelamente, dal ministero della Difesa cinese è arrivato un avvertimento diretto: nel caso in cui il Giappone dovesse intervenire militarmente nella vicenda taiwanese, «subirebbe solo una schiacciante sconfitta contro l’Esercito popolare di liberazione cinese dalla volontà d’acciaio e pagherebbe un prezzo elevato».

Il botta e risposta tra Pechino e Washington sulla vendita di armi Usa a Taipei

Sul fronte internazionale, Pechino ha rivolto un monito anche a Washington, giudicando con ostilità il via libera statunitense a un nuovo pacchetto di armi a Taiwan da 330 milioni di dollari. Il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan, Chen Binhua, ha dichiarato che la Cina si oppone «con fermezza alle vendite di armi statunitensi alla regione cinese di Taiwan», aggiungendo che tale scelta «mina gravemente sovranità e interessi di sicurezza della Cina e invia un segnale profondamente sbagliato ai separatisti per l’indipendenza di Taiwan». Chen ha esortato gli Usa a rispettare il principio dell’Unica Cina e i tre comunicati bilaterali, sostenendo che le autorità del Partito democratico progressista «hanno costantemente cercato sostegno esterno, intensificato la militarizzazione e sperperato il denaro duramente guadagnato dal popolo di Taiwan, trasformando la regione in una polveriera». Il portavoce ha concluso assicurando che la Cina «adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente la sovranità nazionale, la sicurezza e l’integrità territoriale». In risposta, la Defense Security Cooperation Agency ha spiegato che l’approvazione riguarda componenti e supporto per F-16, C-130 e altri velivoli taiwanesi, sostenendo che «la vendita proposta migliorerà la capacità del destinatario di affrontare le minacce attuali e future» e che contribuisce alla modernizzazione delle forze armate dell’isola senza modificare «l’equilibrio militare di base nella regione».