Durante la tappa irlandese del suo viaggio europeo, Volodymyr Zelensky ha descritto la sua visita come «uno dei momenti più difficili e allo stesso tempo più ottimistici», spiegando che «ora, più che mai, c’è la possibilità di porre fine a questa guerra». Il presidente ucraino ha fatto sapere che il lavoro sull’ultima versione del piano di pace – articolato in venti punti e messo a punto nei recenti incontri di Ginevra e della Florida – non è ancora concluso, poiché «alcune cose devono ancora essere risolte». Ha inoltre insistito sulla possibilità di chiudere il conflitto in modo «decente e dignitoso» grazie allo «sforzo» diplomatico degli Stati Uniti. In conferenza stampa insieme al premier irlandese Micheal Martin, Zelensky ha rimarcato che «il nostro compito comune è mettere fine alla guerra, non solo arrivare ad una pausa nelle ostilità. È necessaria una pace dignitosa». Il leader di Kyiv ha poi ribadito la richiesta che la Russia sia dichiarata «responsabile dell’aggressione e dei crimini di guerra» attraverso un tribunale dedicato.
Putin: «Se l’Europa attaccherà saremo pronti a reagire»
Intanto, da fonti ucraine citate da Afp, arriva l’indicazione che Kyiv sarebbe pronta a vedere l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, dopo il loro colloquio con Vladimir Putin a Mosca. La possibilità di un faccia a faccia – eventualmente a Bruxelles – non è però ancora definita, poiché «non c’è ancora un accordo chiaro e definitivo». Dopo le dichiarazioni di Cavo Dragone, sul fronte russo sono giunte nuove dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui «la Russia non ha intenzione di combattere con l’Europa, ma se l’Europa inizierà, saremo subito pronti». Il leader del Cremlino ha anche richiamato l’importanza di Pokrovsk, affermando che la città ucraina «ha un significato speciale» e costituisce «una grande base per raggiungere gli obiettivi» di Mosca, rivendicando che sia «sotto il pieno controllo dell’esercito russo».
