Regione Siciliana, respinta la mozione di sfiducia a Schifani

Con 41 voti contrari (tra cui il suo) e 26 favorevoli, la mozione di sfiducia presentata dai partiti d’opposizione al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani è stata respinta. Il dibattito all’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, è durato oltre 4 ore con i partiti del centrosinistra a esporre in quindici punti il contenuto della mozione. A votare in favore della mozione anche il gruppo di Sud chiama Nord, che non aveva partecipato alle riunioni delle scorse settimane delle opposizioni. Tre gli assenti oggi. Si tratta di Alessandro De Leo (Forza Italia), Fabrizio Ferrara (FdI) e Carmelo Pace (Dc).

Schifani si difende

Poco prima del voto, con un lungo intervento è stato lo stesso Schifani a difendersi, ricordando come tutto sia partito dal caso Cuffaro e di come lui abbia scelto di estromettere gli assessori in quota Dc dalla Giunta «in attesa che si faccia chiarezza su un partito accusato di avere usato il suo ruolo di altri fini». Poi l’attacco del presidente a Pd, M5s e Controcorrente, i partiti che hanno presentato la mozione, accusati di non aver presentato alcun progetto e di aver soltanto criticato e insultato.

Il caso Galvagno

Poco prima dell’avvio dei lavori, l’Ars è stata scossa dal rinvio a giudizio al presidente Gaetano Galvagno (che ha poi presieduto la sessione di lavori. La Procura di Palermo ha formalizzato la richiesta di processo a suo carico, con accuse di corruzione, peculato, truffa e falso ideologico. Con lui altre cinque persone coinvolte, tra cui l’ex portavoce Sabrina De Capitani e l’imprenditrice Caterina Cannariato. Gli altri sono l’imprenditore Alessandro Alessi, la dipendente della Fondazione Orchestra sinfonica siciliana Marianna Amato e Roberto Marino, all’epoca autista del presidente dell’Ars. L’udienza è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari per il 21 gennaio prossimo.