A dare notizie dell'attacco è stato il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, il quale ha riferito che è stato colpito uno 'shelter' all'interno del quale si trovava il velivolo della Task Force Air italiana, "andato distrutto". Il velivolo è un 'MQ-9A Predator', uno dei principali strumenti di sorveglianza e ricognizione (Isr) a disposizione delle forze italiane nel teatro mediorientale con un'autonomia che può superare le 24 ore di volo continuativo e con una quota operativa fino a 15 mila metri. L'aereo è prodotto dalla americana General Atomics.
Le reazioni e la sicurezza dei militari
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha subito informato dell'attacco il resto del governo e i leader delle opposizioni, ha sottolineato che nella base Al Salem in Kuwait "già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto, lasciando esclusivamente quello essenziale". "La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell'area", ha assicurato. "Il Kuwait è un obiettivo militare dell'Iran per la presenza di base americane", ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando dell'attacco, "non ci facciamo intimorire, manterremo fede agli impegni internazionali".
La base di Ali Al Salem: un hub strategico
La base kuwaitiana, che si trova a 60 chilometri dal confine iracheno, soprannominata 'The Rock' nel senso di fortezza, è una cittadella logistica e operativa e uno degli hub strategici della sicurezza in Medio Oriente. Creata come un'infrastruttura della Kuwait Air Force, è ora un polo multinazionale cruciale per le operazioni della coalizione internazionale. Ospita assetti aerei statunitensi e alleati per attività di sicurezza e supporto alle operazioni contro le reti jihadiste tra Iraq e Siria nell'ambito dell'Operazione Prima Parthica. Dal 2014 i militari italiani operano nella base con assetti forniti dall'Aeronautica Militare.
Reaper-Predator, occhio nel cielo senza pilota
Il velivolo italiano distrutto in Kuwait è un 'Reaper/Predator' da ricognizione della task force aeronautica italiana. Si tratta di un aereo a pilotaggio remoto con un'apertura alare di 20 metri e una lunghezza di 11, usato per missioni di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi. Il Reaper, evoluzione del più noto Predator B, ha un'autonomia che può superare le 24 ore di volo continuativo, una quota operativa fino a 15 mila metri e un range di quasi mille chilometri.
Il drone è prodotto dalla americana General Atomics e grazie a un collegamento satellitare può essere controllato anche da centinaia di chilometri di distanza mentre è in grado con il suo radar di veder tutto ciò che si trova a terra. Le immagini e i dati raccolti sono esaminati in tempo reale dalla stazione operativa. Prima di questo attacco l'Italia ne possedeva sei esemplari, pienamente operativi e in dotazione al 32mo stormo dell'Aeronautica, ma ne sono già stati ordinati altri sei agli Stati Uniti.
